Monthly Archives: August 2014

BENJAMIN BOOKER, BENJAMIN BOOKER, ROUGH TRADE 2014

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Un rock and roll che ha le sue radici più profonde in Chuck Berry incontra in un’incredibile esplosione di energia sonora i Beatles di Revolver, l’estro incompreso dei T-Rex, il Dylan più “trasandato” e il soul di Sam Cooke. Ne scaturisce una bolla di splendente passato in un presente grigio e dalle ancora più scure prospettive per il futuro. A Benjamin Booker, classe 1989, non manca certo il coraggio di aggiungere a questo già incredibile amalgama un gusto post-grunge/garage molto contemporaneo che lo avvicina per l’azzardo creativo – se lo ascolterete non potrete che condividere questa opinione – a Jack White. A ciò aggiungete una voce quel tanto rude & ruvida da suonare piacevolmente imperfetta e dimenticherete presto quanto ascoltato nell’ultimo anno solare. Concedete a questo giovane cantautore rock adottato da New Orleans un’occasione. Non ne rimarrete delusi. (Matteo Ceschi)

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UGOSTIGLITZ, UGOSTIGLITZ, 2014

Ugostiglitz

Con un nome ispirato a uno dei più recenti film di Quentin Tarantino la band non può che destare curiosità nel pubblico sintonizzato all’ascolto. Tralasciando i pur accattivanti riferimenti cinematografici, però, ci sia accorge che del personaggio di Bastardi senza gloria, il quartetto mantovano ha preso molto più del solo nome: su una robusta matrice rock-blues che molto deve alla esperienze dei primi anni Settanta affiorano vagiti funk che ampliano enormemente la proposta musicale della band rendendola decisamente più aggressiva. Gli Ugostiglitz, comunque li vogliate prendere, rimangono profondamente rock nella misura in cui fanno della spontaneità e della naturalezza dell’atteggiamento sonoro non un marchio di fabbrica ma un’ostinata ragione di vita. Contraddirli non sarebbe una saggia mossa! (Matteo Ceschi)

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SINEAD O’CONNOR, I’M NOT BOSSY. I’M THE BOSS, NETTWERK 2014

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A 47 anni, l’artista che sa essere convincente sia con la sua voce dolcissima che con la sua rabbia ha deciso di stupire ancora una volta. Già il titolo e la copertina che vede Sinead O’Connor in versione sensuale e ammiccante svelano una trasformazione, l’ennesima, dell’artista. Lo ha fatto per provocare di nuovo? Visto che solo pochi mesi fa mandò una lettera alla popstar americana Miley Cyrus consigliandole di non lasciare che usassero il suo corpo per far vendere più dischi, la provocazione sembra riferirsi a quella questione. Dietro a I’m not bossy. I’m the boss (Non sono prepotente. Sono semplicemente il capo) si cela in realtà la campagna per l’affermazione delle donne forti e capaci che non devono essere discriminate, lanciata dal direttore operativo di Facebook Sheryl Sandberg, alla quale la O’Connor (oltre ad altre star come Beyoncé) ha aderito. Ma l’ultimo album dell’artista irlandese non è solo questo, naturalmente. Come sempre la complessità di Sinead è rappresentata da ogni singolo brano e da tutte le sfumature che riesce a rappresentare con la sua splendida e unica voce. Dall’r’n b di Kisses like mine al folk irlandese di The Vishnu Room, dal rock potente e drammatico di Harbour (il finale ricorda la forza e l’intensità di You made me the thier of you heart incisa per la fantastica colonna sonora del film In the name of the father del 1993) fino al divertente funky intitolato James Brown, interpretato insieme al sassofonista nigeriano Seun Kuti, figlio del grande Fela Kuti, Sinead mostra le sue mille sfaccettature. La cantautrice stessa ha dichiarato che, tranne il brano d’apertura How About Be Me, I’m not bossy. I’m the boss non è un album autobiografico, ma in esso lei interpreta alcuni personaggi femminili. Questo espediente artistico è stato utilizzato anche da altre cantautrici, come Tori Amos nel disco di cover Strange Little Girls. In Take me to church Sinead dice “Per quale motivo scrivo canzoni d’amore? Non le voglio scriverne mai più”. In realtà amore e sesso sono il filo conduttore dell’album, dalla dolce How about I be Me all’incisiva Dense water deeper down non si celano sentimenti e desideri, in modo libero, esplicito e semplice. Nulla da stupirsi: le contraddizioni fanno parte del mondo artistico di Sinead. Il precedente album How about I be me (And you be you)? conteneva maggiori punte di diamante, ma l’ultimo lavoro della cantautrice ha il pregio di essere più positivo e leggero. (Katia Del Savio)

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NECRO & KOOL G RAP, Once Upon a Crime, PLR 2014

Once Upon a Crime

Due pezzi da novanta della scena rap a stelle&strisce fanno letteralmente a pezzi le certezze di coloro che pensavano di sapere tutto sul “gangsta rap”. Kool G Rap, padre fondatore del genere appena citato, accetta l’invito di di Necro, una delle migliori espressioni artistiche dello storico, per il movimento hip-hop, quartiere di Brooklyn, per riscriverne dapprincipio le regole o quantomeno ripulirne la storia da falsi miti. Lyrics hardcore, con crudi riferimenti a una delle inconfutabili realtà delle metropoli americane, la violenza, fanno bruciare storie urbane su beat assolutamente assassini riuscendo a spazzare via la pesante patina di glitter che negli ultimi anni aveva rischiato di soffocare il rap. Ricche citazioni jazz, funk e blaxploitation regalo all’album una musicalità rara. Un peccato mortale perderselo! (Matteo Ceschi)

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Auguri alla Real World, cofanetto in arrivo a settembre

Real World, la celebre etichetta fondata da Peter Gabriel, compie 25 anni. Per festeggiare l’anniversario, la label di world music che ha lanciato nel mondo artisti come Nusrat Fateh Ali Khan, The Blind Boys of Alabama e molti altri (compresi i nostri Tenores Di Bitti), pubblicherà il 29 settembre uno speciale cofanetto di tre Cd contenente brani classici del suo repertorio (CD 1), rarità (CD 2) e uno curato dagli appassionati (CD 3).

 

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ADRYELLE, THE WAITING ROOM, SINGLE ENGINE 2014

ADRYELLE_01

Sicuramente c’è un pizzico dei primi Depeche Mode, ma il disco d’esordio della statunitense Adryelle richiama molto di più le atmosfere rarefatte e malinconiche di una certa scena di electro-dance degli anni Novanta che guardava con ammirazione e un certo compiacimento alla garbata rivoluzione del trip-hop. Per questo mélange i suoni risultano più corposi di quello che ci si potrebbe aspettare senza però perdere quella profonda vena onirica che li rende fin da subito graditi all’orecchio. Da ascoltare in solitudine, sprofondanti nel proprio spleen, oppure da ballare a uno dei sempre più numerosi silent party. (Matteo Ceschi)

ENGLISH: There is a pinch of Depeche Mode mood in The Waiting Room, but Baltimore-based Adryelle’s debut album explores 1990s electro-dance’s rarefied musical notes, and the atmosphere and melancholic feeling of a musical genre that, at that time, looked with a degree of admiration at the gentle trip-hop revolution. This mix makes the sounds bolder than you might expect though never losing that deep dreamy vein that caresses the ear. The Waiting Room is your disc: good for an intimate listening, alone with your thoughts, or for dancing at a crazy silent party.

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MEI MUSIC LAB 2014

MEI 2.0

Nelle giornate di sabato 27 e domenica 28 settembre a Faenza per il MEI 2.0, ventennale del MEI, si terranno due giorni di formazione gratuita per gli artisti e le band con il Music Lab, workshop con produttori e promoter, sul tema “Dall’Autoproduzione all’Autopromozione” e Campus MEI con ascolto da parte di produttori discografici e giornalisti delle demo degli artisti emergenti presenti con consigli preziosi e utili suggerimenti.

Le giornate, che saranno aperte entrambe da Giordano Sangiorgi, patron del MEI e formatore, saranno così suddivise: sabato 27 settembre dalle ore 9 alle ore 13 MusicLab e dalle ore 15 alle ore 17 Campus MEI , domenica 28 settembre dalle ore 9 alle ore 13 MusicLab e dalle ore 16 alle ore 17 Campus MEI.

La partecipazione è a titolo gratuito ed e’ aperta a tutti i giovani artisti, musicisti, band e operatori del settore interessati. Per iscriversi mandare mail a comunicazioni@audiocoop.it con oggetto il tipo di formazione che si intende seguire, nome, cognome, mail, cellulare. Sarete avvisati sulla location dei workshop del pomeriggio.

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