Monthly Archives: October 2014

EMILIANO MAZZONI, COSA TI SCIUPA, GUTENBERG MUSIC 2014

Emiliano Mazzoni 3

Dall’Appennino modenese la voce languida di Emiliano Mazzoni riscalda il cuore. Ascoltando il suo cantautorato al pianoforte, viene in mente l’immagine intima di uno chalet di montagna dove fuori scende una gelida neve e dentro ci si protegge con una coperta davanti al camino scoppiettante. Cosa ti sciupa, secondo lavoro solista dove Mazzoni è accompagnato da Luca Rossi (ex componente degli Üstmamò e collaboratore di Giovanni Lindo Ferretti), è composto da una serie di ballate, che vanno dalla morbida Diva alla spaghetti western Nell’aria c’era un forte odor, dalla ritmata Ma perché te ne vai (una delle nostre preferite) al notturno classicheggiante di Ciao tenerezza, fino al valzer di Non lascirami qui. Le radici dello stile di Emiliano affondano nel cantautorato italo-francese (vedi Fabrizio De André) e nelle produzioni indie-rock più pregiate. Lui non fa nulla per nascondere questi riferimenti anzi, li esalta con l’intensità dell’interpretazione, con la meticolosa scrittura dei testi e con la precisione degli arrangiamenti. (Katia Del Savio)

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WHITE MANDINGOS, THE GHETTO IS TRYNA KILL ME, FAT BEATS REC. 2013

White Mandingos cover_easy

Concept album ispirato a uno dei tanti “eroi comuni” dello scacchiere urbano statunitense che unisce la cattiveria e la frustrazione del punk con l’incredibile carica di denuncia della cultura hip-hop. Il rapper losangeleno Murs, Darryl Jenifer, bassista e anima della band hardcore Bad Brains – ve li ricordate, quelli di Banned in D.C.? – e il musicista e agitatore culturale Sacha Jenkins non vi faranno rimpiangere con la loro music narrative i tempi d’oro di Public Enemy e Beastie Boys. Le atmosfere assolutamente street dei White Mandingos crescono di intensità di brano in brano come in una pièce teatrale degna di questo nome: suoni, umori e performance evolvono e con essi i personaggi musicali che popolano The Ghetto Is Tryna Kill Me. Se non mi credete, almeno date retta ai diretti interessati quando affermano, senza paura di essere poi smentiti, <The White Mandingos are heavy, not wavy.> (Matteo Ceschi)

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JOHN FRUSCIANTE, ENCLOSURE, RECORD COLLECTION 2014

John-Frusciante-Enclosure

La follia spesso e volentieri è sinonimo di genialità. Lo è sicuramente nel caso di John Frusciante, ex-chitarra dei Red Hot Chili Peppers. E lo è in una maniera sempre più evidente e fulgida. Fin dalla copertina del nuovo Enclosure, si intuisce la volontà dell’artista di comunicare con il pubblico ma di volerlo fare alla sua maniera, da un punto fisicamente distante e, soprattutto, separato dal mondo. Da una enclosure, appunto. A noi ascoltatori l’arduo compito di decifrare i messaggi sonori, di renderli pubblici e di ridurre la distanza dal rifugio creativo dove tutto nasce nella solitudine. Solo così attrezzati, si sarà in grado di immergersi nella follia sonora di Mr. Frusciante arrivando a scorgere gradualmente il sentiero intrapreso dalla musica, tra evoluzioni chitarristiche “funkadeliche”, effetti e un tripudio organizzato di campionamenti stile Eighties che dal rock premono verso atmosfere tra il dub e il trip hop. Nel complesso un’ottima prova – forse una delle più convincenti della carriera solista del chitarrista – che lentamente si depositerà per maturare in fondo al vostro cervello. (Matteo Ceschi)

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CARLO MAVER, TRACCE D’AFRICA, AUTOPRODUZIONE 2014

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“Personalmente credo che la ricchezza ritmica che deriva dall’Africa e che ha fecondato tantissimi generi musicali sia uno dei più grossi debiti che il mondo ha contratto nei confronti del continente nero”. Così Carlo Maver spiega Tracce d’Africa, che in effetti altro non è che una personalissima esplorazione di alcune figure ritmiche africane e delle loro più disparate influenze. Di matrice prettamente jazzistica, l’album propone interessanti commistioni ed esperimenti, attraversando in lungo e in largo generi e continenti, America Latina e Medio Oriente, tango e choro, jazz e progressive (con piacevoli reminiscenze di Ian Anderson). Virtuoso suonatore di bandoneon – strumento a mantice, pilastro della tradizione tanguera argentina – Maver privilegia qui il flauto, di cui vanta un diploma al Conservatorio di Bologna: Chansonne de Chameaux, Bona Noite Leo, Rio de la Plata, Tubabu, così come diversi altri brani, avvolgono il flauto con percussioni dall’eco tribale e le affascinanti sonorità del vibrafono affidato a Pasquale Mirra, creando stratificazioni complesse rivelatrici di un’ottima vena compositiva e di una raffinata ricerca timbrica. (Elisa Giovanatti)

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POLAR FOR THE MASSES, #UNA GIORNATA DI MERDA, TIRRENO DISCHI 2014

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Abrasivi e concitati nell’esprimere la loro foga musicale, i Polar for the Masses riescono in maniere piuttosto naturale a rendere il rock assolutamente punk. Tutto, in questo nuovo disco del trio indie – 32 minuti e 33 secondi esatti – viene espresso e si palesa a livelli vertiginosi senza che però la vena ipercinetica infici minimamente la resa finale di un lavoro che non solo nei suoni vorticosi e turbolenti ma anche nelle pungenti strofe torna a fare respirare il profumo della vera satira alla musica lanciata in orbita negli anni Cinquanta da Elvis Presley. Tutte le dieci tracce, e in particolare Provincia, rivelano il viscerale contributo del basso di Davide Dalla Pria, vero pilastro di #Una giornata di merda. Preparatevi, quindi, all’onda d’urto ed accantonate ogni idea salvifica di fuga. Il rock dei Polar for the Masses vi avrà. Volenti o nolenti. (Matteo Ceschi)

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DA OGGI IL JOHN LENNON EDUCATIONAL TOUR BUS IN ITALIA

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Arriva oggi in Italia e resterà fino al 18 novembre il John Lennon Educational Tour Bus, studio di registrazione mobile all’avanguardia nato nel 1998 negli Stati Uniti per dare gratuitamente agli studenti la possibilità di registrare e produrre musica. Il bus blu fa tappa oggi all’Università Bocconi di Milano e nei prossimi giorni sarà all’Istituto Superiore Bonomi Mazzolari di Mantova (il 3 e il 4 novembre), all’International School di Chieri (Torino) (il 6 e il 7), al Centro Lane di Bologna (dal 10 al 12), all’Università La Sapienza di Roma (il 13 e il 14) e al Liceo Respighi di Piacenza (il 17 e il 18 novembre).

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FU MANCHU, GIGANTOID, AT THE DOJO RECORDS 2014

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È come se avessero inventato il genere stoner l’altro ieri. Nulla pare essere cambiato dagli anni Novanta, eppure la freschezza e l’incredibile potenza del loro suono non ha perso un milligrammo di aggressività e di graffiante smalto. La band californiana sembra, infatti, scoprire proprio nell’insanabile attaccamento alle radici sonore il piacere di citare con un certa frequenza i Black Sabbath e di concedersi, con grande sorpresa e goduria per l’ascoltatore, felici derive neo-psichedeliche (per la verità già mezze annunciate dalla copertina del disco). Ad ascoltarli sembrano, credetemi sulla parola, una “demolition gang” intenta a restituire alla natura lo spazio rubato con il sotterfugio dal cemento. Un colpo dopo l’altro i Fu Manchu vi ripagheranno della noia di averli dovuti aspettare per ben cinque anni e scateneranno in voi una nuova ed inaspettata voglia di adrenalina come suggerito in maniera neanche tanto velata dal video di Radio Source Saggitarius popolato da fumanti hot rod. (Matteo Ceschi)

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NOYZ NARCOS RELOADED

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Torna con un’edizione deluxe, denominata Reloaded, due brani inediti, Aspetta la notte e Charlie Sheen, e due remix della title track (ad opera di Salmo e Big Joe), Monster, classico del rapper capitolino Noyz Narcos targato 2013. A completare la sorpresa discografica di Propaganda Records, un DVD che raccoglie tutti i video estratti dall’album più il nuovissimo clip del fresco singolo, Aspetta la notte. Il brano, prodotto da Banf, evoca rarefatte atmosfere urbane stile Mobb Deep esaltate alla perfezione dal video in b&w firmato da Rome York.

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MORPHINE, LIKE SWIMMING, RYKO 1997

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Cercando di sfuggire a sterili definizioni, sarà sufficiente inserire gli statunitensi Morphine in quell’ampio, e spesso ribollente calderone sonoro, chiamato avanguardia. I trio formato da Mark Sandman (voce, basso e chitarra), Dana Colley (sax) e Billy Conway (batteria e percussioni) nel 1997, anno di pubblicazione di Like Swimming, aveva già riscosso successi di critica e pubblico senza però placare la sua vulcanica verve creativa. I fan ne erano al corrente e continuavano per questo motivo ad aumentare giorno dopo giorno. Il sound “decadente” e, per i tempi, assolutamente alieno, ben rappresentato da tracce come Early to Bed e Murder for the Money, rappresentava l’azzardo che paga e rilancia le ambizioni sonore non solo di una band ma di un intero movimento che, per scelta, ai margini del mainstream sopravviveva in nome di una visione eclettica e librera della musica. Nelle dodici tracce ci si può perdere tra improvvisazioni free jazz, exploit da cabaret, blue notes tutte blues, e richiami alla tarda età psichedelica degli Hawkwind. In questa dimensione senza costrizioni e confini fisici l’ascolto si faceva quel tanto anarchico da arrivare ad apprezzare ogni singolo sfumatura del trio di Cambridge, Massachusetts. Un disco da recuperare in gran fretta se già non ci avete messo sopra mani & orecchie. (Matteo Ceschi)

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