Monthly Archives: November 2014

DADAMATTO, ROCOCO’, LA TEMPESTA 2014

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Nell’anno in cui scompare il grande Francesco Di Giacomo, papà del progressive italiano, un gruppo nato solo 10 anni fa pubblica un disco dalla forte impronta prog. I Dadamatto hanno già alle spalle tre album, ma per Rococò sono riusciti ad agguantare un contratto con La Tempesta Dischi, etichetta che non sbaglia mai un colpo, dando così una svolta alla loro carriera, anche in termini di visibilità. Non basta, il disco, davvero interessante, è prodotto da Marco Caldera, già curatore del fortunato album dei Massimo Volume Aspettando i barbari (e non a caso il loro leader Emidio Clementi presta qui la voce nel brano America), mentre la copertina in stile settecentesco è stata realizzata dall’originale cantautrice Maria Antonietta. Date tutte queste premesse possiamo finalmente entrare in Rococò, facendoci trascinare dalle atmosfere decadenti e da un mondo sonoro dilatato, che sa di mobili impolverati abbandonati in una villa disabitata, dove una volta si svolgevano feste dell’alta società. Ma qui i fantasmi non c’entrano, anche se l’uso del theremin in Marina e del mellotron in tracce come la coinvolgente Pluridimensionalità forniscono un tocco di mistero, c’entra invece l’evocazione di un’epoca lontana, proprio come quella dello stile artistico rococò, sontuosa ma elegante, ironica ed erotica. I Dadamatto, Marco Imparato, Andrea Vescovi e Michele Grossi, con Rococò sono riusciti a creare un mondo, uno stile, senza forzature, né autocompiacimento. (Katia Del Savio)

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SAMSARA BLUES EXPERIMENT, RARITIES, 2014

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Non un album ufficiale ma una raccolta di pezzi rari: è questo Rarities, progetto che per ora include sole tre tracce, ma che promette di essere continuato man mano che il tempo rivelerà nuove chicche da portare alle orecchie degli appassionati. Del resto i Samsara Blues Experiment, nati nel 2007, sono già una band di culto, e una raccolta di rarità non può mancare nella collezione dei fan. Si comincia, allora, con Midnight Boogie, pezzo già noto al pubblico dei SBE, B-side di un EP del 2012, bellissima e lunga jam sviluppata a partire dalla vecchia Boogie degli UFO (1970); a seguire un raro pezzo del 2010, Back To Life, pubblicato allora in una compilation stoner rock della Planet Fuzz Records (Cowbells & Cobwebs) e, per finire, una versione acustica della nota Singata (Mystic Queen). Echi d’oriente, psychedelic rock e sperimentazione riuniti in un EP da collezione. To be continued… (Elisa Giovanatti)

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L’OFFICINA DELLA CAMOMILLA, SENONTIPIACEFALOSTESSO DUE, GARRINCHA 2014

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Senontipiacefalostesso due è un concentrato di candore tipico di chi ha vent’anni, con l’aggiunta di un pizzico di disillusione, un goccio di cattiveria e abbondante ironia. Il secondo lavoro del quintetto milanese sembra un unico flusso di coscienza, nel quale la voce infantile di Francesco De Leo descrive ciò che vede nella sua città di adozione (è ligure di Chiavari, ma vive come gli altri a Milano), magari dal finestrino di un tram. Così il concentrato si diluisce lungo tutte le 15 tracce, capitanate dalla divertente Gentilissimo oh, sorta di canzoncina per bambini il cui protagonista è un Alice al maschile post-adolescente che vive alcune disavventure in città. I toni soffici di tracce come Piccola sola triste, Charlotte e Bucascuola (il pianoforte sembra un carillon) si alternano a brani di impronta garage e punk, come Squatter, Nazipunk e la graffiante Bicicletta pirata, tutte comunque piene di immagini, osservazioni, storie, appunti raccolti in giro e riportati spesso con originalità, specialmente sul fronte dei testi. A differenza del primo disco qui l’identità sonora è meno precisa, in bilico appunto fra un fresco soft rock e pestate di batteria post-punk, e questa dimensione indefinita fa pensare che Senontipiacefalostesso due sia un disco di transizione. In attesa che gli Officina della Camomilla trovino una direzione più precisa nel successivo capitolo discografico è interessante ascoltare Meringa Lexotan, che mescola in modo straniante e allo stesso tempo efficace questi due mondi sonori. (Katia Del Savio)

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LEE FIELDS, EMMA JEAN, TRUTH & SOUL RECORDS 2014

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Se si dovesse mai azzardare ad immaginare la voce di una divinità, una qualunque delle tante che muovono le fantasie dell’umanità incerta, beh, allora, quella del navigato cantante della North Carolina potrebbe essere la migliore candidata. Il nuovo album di Lee Fields ci regala una musica carica di umane gioie e incomprensioni che fin dalle prime note riesce a catapultare l’ascoltatore in una terra dove tutto si sviluppa e cresce nel segno della coolness, quella più raffinata e spontanea lanciata da Nate King Cole. Proprio grazie ad un’estetica e a uno stile di vita che nella musica ha trovato la suprema ragione d’esistere, Fields e i suoi Expressions riescono ad assegnare alla voce del passato, il soul, una lunga prospettiva futura ad uso e consumo delle nuove generazioni. Il tutto è condito da interessanti citazioni di black culture, che includono all’occorrenza riferimenti al funk e persino alcuni passaggi di chitarra in stile blaxploitation soundtrack. Just Can’t Win e la magnifica Stone Angel, due lezioni di spontaneità cui attingere. (Matteo Ceschi)

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IL TALENTO A 360° DI HYST SU INDIANA MUSIC MAGAZINE

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E’ arrivato il numero 2 di INDIANA MUSIC MAGAZINE! Disponibile da oggi in freedownload (cliccate sulla copertina!), il numero di novembre mostra ai lettori i segreti di HYST, che si racconta in una generosissima intervista. C’è spazio, poi, per l’INDIANA MUSIC CONTEST 2014: l’intervista a Daniele Cocca del Blues Cave Studio, partner dell’iniziativa, svela tutto il fascino del suo lavoro sul suono. Nuove recensioni, come sempre, completano il magazine. Non ci resta che augurarvi una buona lettura. Click on the picture!

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DAVID BOWIE, NEI CINEMA LA MOSTRA-EVENTO

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Arriva nei cinema italiani solo il 25 e il 26 novembre David Bowie is, ovvero un viaggio nella mostra dedicata al Duca Bianco che nel 2013 ha visto passare al Victoria and Albert Museum di Londra 311.000 visitatori. Filmati, fotografie, testi, storyboard dei video, bozzetti di costumi e scenografie raccontano i 50 anni di carriera dell’artista che più di ogni altro ha trasformato la sua immagine nel corso del tempo. Oltre ad accompagnare lo spettatore attraverso le sale della mostra, il film intervista ospiti speciali come lo stilista giapponese Kansai Yamamoto e il leader dei Pulp Javis Cocker. Per trovare il cinema più vicino dove verrà proiettato il film-evento si può visitare questa pagina: http://www.nexodigital.it/1/id_378/David-Bowie-Is.asp

 

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RONIN, ADAGIO FURIOSO, TANNEN RECORDS/SANTERIA 2014

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Nuovo importante tassello nella carriera dei Ronin, Adagio furioso è un disco tecnicamente maturo e rigoroso, senza per questo perdere la capacità di emozionare, nonostante la formazione sia ancora una volta rimaneggiata. Cinematografico, morriconiano, narrativo, l’album avanza granitico, con una solennità che si innesta su una pervasiva malinconia di fondo. C’è poco, diciamolo, di furioso, o almeno non quello che ci si potrebbe aspettare: quello che c’è va individuato nell’urgenza espressiva, nel crescendo emozionale che si delinea dalla prima all’ultima traccia, quella bellissima Ex che condensa in sé questo crescendo, esplodendo, lei sì, con furia. Piuttosto, Adagio furioso è un disco pacato, della lentezza (i guizzi di Gilgamesh, Catfish e Preacher Man sono le sole eccezioni), un lavoro delicato fatto di dettagli dosatissimi e ricercati (gli archi di Nicola Manzan, il flauto di Claudia Muratori), che non lascia nulla al caso. Far Out è morbida e dolente, merito non solo della vocalità soffice di Francesca Amati (Comaneci) ma di tutti gli strumentisti impiegati in un efficace gioco di squadra. La titletrack, uno dei brani migliori, è studiata in ogni dettaglio ed arricchita dal violino di Matt Howden, a disegnare linee struggenti. Coi suoi accenti western e desertici (tanto cari a Bruno Dorella), forte del suono riverberato delle chitarre – un suono così tridimensionale da sembrare quasi una presenza fisica – Adagio furioso non sfigurerebbe in una colonna sonora tarantiniana. (Elisa Giovanatti)

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LIZ VICE, THERE’S A LIGHT, DEEPER WELL RECORDS 2014

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Per ogni soul singer che si rispetti, fare i primi passi nel mondo del canto facendo parte del coro gospel della propria parrocchia è quasi una tappa obbligata. Così è successo anche alla timidissima Liz Vice, ma questo dopo aver sognato per anni dalla sua Portland, Oregon, di seguire le orme di Britney Spears e Christina Aguilera sperando di iniziare una carriera partecipando a programmi della Disney. La vita non facile di Liz, per la sua triste situazione famigliare e per ragioni di salute, l’ha fatta invece avvicinare al gospel, ed è stato proprio il reverendo della sua parrocchia, Josh White (a sua volta musicista e folksinger) a scrivere questo suo album di debutto, che contiene un ampio spettro di black music, dallo spiritual al soul degli anni ’60-‘70, dalle varie sfaccettature dell’ r’n’b al funky, interpretato con freschezza e sicurezza vocale allo stesso tempo. Speranza e fede sono al centro di There’s a light, ma il risultato è talmente piacevole che con stupore Liz stessa ha dichiarato al sito Willamette Week: “Non so come sia potuto accadere, ma molte persone che amano questo disco non hanno mai messo piede in una chiesa in vita loro”. In There’s a light il rispetto per i grandi del passato e la lettura in chiave moderna di quelle radici convivono in modo sorprendente. Un’operazione che ricorda il disco di debutto di Joss Stone di qualche anno fa. Ma nella voce di Liz si possono sentire echi di Bettye Lavette e, in qualche sfumatura, della grande Irma Thomas. Non solo, il brano intenso e disperato The Source sarebbe piaciuto anche ad Amy Winehouse. Nel panorama del new soul c’è una luce abbagliante: si chiama Liz Vice! (Katia Del Savio)

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