Monthly Archives: December 2014

INDIANA PLAYLIST DICEMBRE

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Cari amici di INDIANA, come preannunciato sul numero 3 del nostro Magazine inauguriamo oggi la PLAYLIST DEL MESE: 12 tracce che ci hanno fatto emozionare e divertire e che dimostrano che il mondo indie ha sempre qualcosa di nuovo da dire. Ogni brano della nostra selezione fa parte di un album recensito sul nostro blog. Se vi piace la playlist di dicembre condividetela! Continuate a seguirci anche su Facebook e Twitter Buon ascolto e buone feste dagli Indiani Elisa Giovanatti, Matteo Ceschi e Katia Del Savio.

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AA.VV., NATIVE NORTH AMERICA (VOL. 1), LIGHT IN THE ATTIC RECORDS 2014

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Il titolo completo recita Native North America (Vol. 1): Aboriginal Folk, Rock And Country 1966-1985. Si tratta di 34 introvabili incisioni (inclusi alcuni veri gioielli), recuperate grazie al lungo lavoro del musicologo e archeologo Kevin “Sipreano” Howes, che riportano alla luce un repertorio sommerso e ai più sconosciuto, quella particolare produzione musicale dei nativi del Nord America che prende forma dall’incontro/scontro con il pop-rock mainstream, uno scambio fondamentale per la reciproca definizione della produzione musicale: se da un lato sono evidentissimi i lasciti folk, rock e country nella musica dei nativi, dall’altro va finalmente riconosciuto infatti il sostanziale contributo di questi ultimi alla canzone d’autore americana. Echi di Johnny Cash, Bob Dylan e Neil Young, per non parlare di vero garage-rock (ascoltate Fall Away dei Sugluk) e di rock psichedelico (la bella Old Man Carver di Willie Thrasher), risuonano così nella poetica dei nativi. Proprio nel complesso rapporto coi generi mainstream sta il senso di unità che deriva da questo materiale pur così eterogeneo, frutto di esistenze messe ai margini (dai pregiudizi, dalla politica) che vivono e lottano fra l’impulso di imitare gli altri e quello di distinguersi e autodeterminarsi. Il tema politico – l’emarginazione, il ratto della terra, i soprusi – ha ovviamente largo spazio, insieme al racconto mitico-sacro e alla rievocazione nostalgica di una vita e un mondo ormai perduti. “Pollution it chokes me, movies they joke me”, canta la voce calda di Willie Dunn – paladino dei diritti dei nativi americani morto durante il concepimento dell’album – nella splendida I Pity The Country, restituendo tutto il senso della raccolta in due minuti traboccanti di poesia e rassegnazione. (Elisa Giovanatti)

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PREMI MEI, ECCO I VINCITORI CHE VERRANNO PREMIATI A ROMA

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Dal 6 all’8 febbraio il MEI sbarcherà a Roma con una tre giorni di musica, incontri, presentazioni ed esposizioni. In quell’occasione sabato 7 verranno premiati i vincitori del PIMI (Primio Italiano Musica Indipendente) e del PIVI (Premio Italiano per i migliori Videoclip Indipendenti). Anticipiamo qui i nomi degli artisti vincitori: Riccardo Sinigallia si è aggiudicato il riconoscimento per il Miglior Album dell’anno con “Per tutti”, i Virginiana Miller, con “Venga il regno”, riceveranno il premio come Miglior Gruppo e Vasco Brondi (Le Luci della Centrale Elettrica) quello per il Miglior Solista per l’album “Costellazioni”. I Bud Spencer Blues Explosion hanno vinto la categoria Miglior Live. Il premio come Miglior Esordio è stato assegnato ai Soviet Soviet con “Fate”, mentre il riconoscimento per la Miglior Autoproduzione va a “In primavera” dei Foxhound. La Woodworm di Arezzo e la Tannen di Verona sono state considerate ex aequo le miglior etichette dell’anno, mentre Taketo Gohara riceverà la palma come miglior produttore (Marta Sui Tubi, Verdena, Edda, Brunori Sas, Ministri, Vinicio Capossela). A settembre, durante l’edizione del ventennale del Mei era già stato assegnato il premio Speciale 2014 a Mannarino. Per quanta riguarda il PIVI i premiati sono Marta Sui Tubi con Franco Battiato, gli Zen Circus, Salmo, Paolo Benvegnù, lo stesso Mannarino, i Fast Animals and Slow Kids e i Be Forest.

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P4TM: PUNK D’AUTORE SU INDIANA MUSIC MAGAZINE

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Cliccate sulla copertina! E’ scaricabile gratuitamente da oggi il numero 3 di INDIANA MUSIC MAGAZINE, con cover dedicata ai Polar For The Masses: all’interno, una lunga intervista che esplora il mondo della band veneta e il suo ultimo #UnaGiornataDiMerda. Per chi se lo fosse perso, spazio al nostro INDIANA MUSIC CONTEST 2014 e a Daniele Cocca (Blues Cave Studio), partner dell’iniziativa. E ancora, un nuovo partner per INDIANA: Scambio Date, scoprite di cosa si tratta! Tutto questo, e molto altro, in freedownload per i nostri lettori.

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GIANMARIA SIMON, L’ENNESIMO MALECON, V REC. 2014

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Dopo le sontuose mangiate in famiglia a Natale cosa c’è di meglio che fare spazio nel salotto spostando tavolo e sedie per ballare, magari un po’ brilli, con amici e parenti? L’ennesimo Malecon potrebbe essere uno dei Cd da mettere nello stereo proprio a questo scopo. Sì, perché Gianmaria Simon propone un piacevole mix di musica tzigana, swing e milonga, che provoca come minimo il battito di piedi anche da parte dello zio più timido o della nonna troppo satolla. Il 38enne Gianmaria, nato a Sarzana ma cresciuto a Massa, ex suonatore di strada di Bob Dylan e Neil Young in Germania e Francia, studioso di fisarmonica e di Bach al conservatorio, con il suo album d’esordio (prima militava nei Trajet Karavani) propone 11 brani che sanno di campagna e osterie e che si muovono fra Leo Ferrè (vedi la cover di Marzibill), e la musica latina (L’ennesimo Malecon, la morbida e malinconica milonga di Prima che venga giorno), fra folk, balcanica (Ussaro o il singolo Lo chiamerei goliardo) e rock ‘n roll (Il baro). Nulla di nuovo, direte voi, ma la passione, il divertimento e la bravura di Gianmaria e dei numerosi musicisti fanno dimenticare che altri hanno già percorso questa strada. Da non perdere dal vivo, magari nella sua Sarzana, il 21 dicembre. (Katia Del Savio)

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TY SEGALL, MANIPULATOR, DRAG CITY 2014

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Nuovo progetto solista per il prolifico alfiere della neo-psicadelia californiana. Incapace di rinunciare ai picchi lirici e sonori dei Sixties, il biondo Ty ci ha però al contempo abituati alla sua incredibile capacità di innovare la tradizione spingendo le lame lisergiche più lontano delle avanzate possibilità delle sonde della NASA a spasso per il sistema solare. Ty si presenta, la copertina del disco è solo un assaggio, come un temibile angelo redentore deciso a scuotere violentemente l’umanità dal suo torpore persistente: a tratti troppo bella per suonare vera, la sua arte miscela con un’incredibile e semplice sapienza John Lennon (quello sperimentale di Tomorrow Never Knows) agli eccessi dei T-Rex illuminando di una patina di luce soffusa la realtà così da farla tornare innocentemente indietro nei decenni per provare di nuovo il piacere della scoperta e dell’innovazione. Psichedelico e onirico ma al tempo stesso dall’incredibile presenza fisica, Manipulatore viaggia sulle giuste frequenze per infrangere il wall of sound ed accedere infine all’ambito giardino cantato da Joni Mitchell in Woodstock. (Matteo Ceschi)

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MARTIN HAGFORS AND C+C=MAXIGROSS, AN INSTANTANEOUS JOURNEY, VEGGIMAL 2014

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Continua quel piccolo miracolo sonoro chiamato C+C=Maxigross, quell’impasto di sonorità calde e ammalianti nato fra le Prealpi veronesi, fra legna che brucia nel camino e un bicchiere di vino, un po’ folk e un po’ psichedelico, un po’ Neil Young e un po’ Grateful Dead. Ed è d’altronde un piccolo prodigio anche il loro incontro con Martin Hagfors, americano ma norvegese d’adozione, prolifico musicista ex Home Groan, uno strano ritrovo di spiriti così lontani – anagraficamente e geograficamente – ma così affini da rendere quasi migliori degli originali, in questo Instantaneous Journey, sei dei pezzi più noti dello stesso Hagfors: un’operazione che, a differenza dei lavori precedenti dei giovani della Lessinia, questa volta non sa tanto di gioco ma piuttosto di genuina vicinanza artistica. Riarrangiati e reinterpretati nello stile dei C+C=Maxigross, i brani di Hagfors riacquistano nuovo fascino fra reminiscenze di indie rock britannico (Maximum Amount), puntante nel country e nella road song (The Woods, Country Chris) e folk acido e riflessivo su tempi lenti (Company Oil). Un impatto più corposo è quello dell’ottima Coffee Or Cigarettes, mentre Astrodome chiude come meglio non si poteva questo viaggio istantaneo: ballatona malinconica con splendide armonie vocali, romantica, intensa, ha una coda quasi epica se la melodia non fosse così morbida e vagamente dolente. (Elisa Giovanatti)

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JOAN E JOHN LIVE IN ITALIA

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Due leggende della musica internazionale faranno tappa in Italia nel 2015. Si tratta di Joan Baez, che a marzo si esibirà in quattro concerti e terrà alcuni incontri nelle università, e di John Mayall, che è atteso per il prossimo autunno. La cantautrice americana paladina dei diritti civili sarà il 7 marzo a Bologna (Auditorium Canzoni), l’8 a Udine (Teatro Giovanni da Udine), il 10 all’Auditorium Parco della Musica di Roma e il 12 marzo al Teatro Arcimboldi di Milano. Il bluesman inglese, che negli ultimi dieci anni ha inciso per la sua etichetta indipendente Private Stash Records, si esibirà il 17 ottobre all’Auditorium Canzoni di Bologna, il giorno successivo al Teatro Civico di La Spezia e il 19 ottobre all’Alcatraz di Milano. I biglietti per i concerti di entrambi gli artisti sono disponibili da oggi tramite il circuito Ticketone.

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SAYONARA, S/T, AUTOPRODUZIONE 2014

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Progetto solista di Lorenzo Farolfi, ex chitarrista dei Mad Martigan e membro degli Al Doum & The Faryds, Sayonara si apre coniugando nel pezzo iniziale (Holy Makers) esotismi tratti in egual misura da Africa e Medio Oriente e un energico rock di stampo americano: una sorta di autocitazione, dato che proprio in questo mix sta la cifra stilistica della band di provenienza di Farolfi. Subito dopo, però, gli esotismi – che abbondano anche in copertina e nel nome stesso del progetto, non senza una qualche confusione – sono quasi del tutto abbandonati a favore di un sound occidentale e perlopiù americano: un rock ruvido e potente che alterna tappeti sonori dilatati a ritmi veloci, mantenendo, in entrambi i casi, una sensazione di inquietudine e oscurità di cui non è facile disfarsi. In Same Semen (con la tromba a ritagliarsi man mano un ruolo da protagonista) e Resist, i due brani più ricchi di inventiva, trova spazio una certa sperimentazione nella struttura dei pezzi. Moltissimi spunti, sparsi qua e là, fanno di Sayonara un buon esordio e un ottimo punto di partenza. (Elisa Giovanatti)

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