Monthly Archives: January 2015

INDIANA PLAYLIST GENNAIO

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Cari amici di INDIANA, gennaio è agli sgoccioli, ed ecco arrivare al fotofinish la PLAYLIST DEL MESE con le nostre 12 tracce preferite (scorrete la barra di Spotify fino in fondo). Come potrete vedere ce n’è per tutti i gusti. Vi invitiamo a commentare le nostre scelte e, se vi piacciono, a condividerle! Come sempre ogni brano della selezione di INDIANA fa parte di un album recensito sul blog, che potete trovare nell’archivio. Continuate a seguirci anche su Facebook e Twitter. Buon ascolto a tutti dagli Indiani Elisa Giovanatti, Matteo Ceschi e Katia Del Savio.

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INDIANA MUSIC MAGAZINE ALLA SCOPERTA DI LEO PARI

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Ormai lo sapete: dovete cliccare sulla copertina e avrete in freedownload il numero 4 di INDIANA MUSIC MAGAZINE. Con una lunga intervista andiamo alla scoperta di Leo Pari, che nella doppia veste di artista e discografico (con la sua Gas Vintage Records) svela un prezioso punto di vista sull’attuale scena musicale indipendente. Completano il magazine le recensioni del mese e le partnership di Indiana: quella con Scambio Date e quella col Blues Cave Studio, promotore con noi dell’INDIANA MUSIC CONTEST 2014. Il tutto scaricabile gratuitamente. Buona lettura!

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MARILYN MANSON, THE PALE EMPEROR, HELL ETC./COOKING VINYL 2015

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Secondo album da indipendente per il reverendo dell’eccesso e della provocazione. Mr. Manson, tra una ripresa e l’altra della serie TV Sons of Anarchy, si è chiuso in studio è ha sfornato un disco che trasuda una solida e matura inquietudine umana che riesce a smussare – ma, diciamolo a chiare lettere, non a cancellare – gli insegnamenti del buon William Blake. Musicalmente assistiamo a un’evoluzione rispetto al precedente Born Villain: l’hard rock verte decisamente più verso un blues malato di punk che ha da un lato in Danzing e dall’altro in un’elettronica dark, a metà tra Depeche Mode e Nine Inch Nails, i suoi maggiori riferimenti. Il tutto poi è condito da una sapiente dose di Eighties tanto che ogni tanto sembra fare capolino qua e là il Billy Idol di Shock the System. I fedeli adepti di Marilyn di fronte a questi paragoni potrebbero storcere abbondantemente il naso ma rischierebbero di vederlo cadere molto presto: le nuances evidenziate arricchiscono, infatti, il “DNA metallaro” di Manson rendendo meno opprimente e cupo il sound e permettono a tutta una nuova schiera di ascoltatori di avvicinarsi alla sua musica. Il tempo per una “pesante lezione” di storia c’è sempre, ma ora vale la pena di godersi dall’inizio alla fine questo magnifico The Pale Emperor. Tra i vari formati in vendita, il mio vivo consiglio , è quello di acquistare il doppio LP; le sorprese, e non mi sto limitando alle sole tre bonus track acustiche, non mancheranno di stupirvi. Il 2015 non poteva iniziare meglio! (Matteo Ceschi)

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DELLERA, STARE BENE E’ PERICOLOSO, MARTELABEL 2015

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Il secondo lavoro solista di Dellera, bassista degli Afterhours e molto altro, è un vero e proprio atto d’amore per il pop-rock anni ’60 e ’70. Stare bene è pericoloso parteggia smaccatamente per il beat italiano e per il rock internazionale di quegli anni, senza mollare mai quell’ispirazione per un attimo. Più che di un cantautore questo è proprio un disco di un musicista che cura ogni suono e arrangiamento come un proprio figlio, e il brano Maharaja, al quale ha collaborato, fra gli altri, l’ex leader degli australiani Jet Nick Chester, è l’emblema di questa ricerca spasmodica verso il “suono perfetto”. Ma se nel caso di Maharaja il risultato è notevole, in altre canzoni (come ad esempio The Costitution, registrato in Inghilterra, o Testa floreale) questo atteggiamento fa perdere quella spontaneità che era propria del precedente album, il bellissimo Colonna sonora originale. Insomma, troppa carne al fuoco rischia di distrarre l’ascoltatore. In questo senso i brani arrangiati in modo più semplice, come Non ho più niente da dire, sognante ballata cantata in coppia con Rachele Bastrenghi dei Baustelle, Ogni cosa, una volta (scritta per la colonna sonora del film Senza nessuna pietà) o Stare bene è pericoloso, sono i più riusciti, soprattutto nell’ottica di far rivivere i favolosi anni ’60. Ottime, infine le dilatate Siamo argento (riflessione spirituale con uno stile che ricorda molto Cesare Cremonini, e questo è un complimento) e soprattutto Un ultimo saluto, brano lentissimo con una meravigliosa, malinconica, melodia sottolineata dagli archi dell’amico Rodrigo D’Erasmo. (Katia Del Savio)

 

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THE RAMBLING WHEELS, THE THIRTEEN WOMEN OF ILL REPUTE, RUMBLIN’ RECORDS 2015

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Arriva anche in Italia il terzo album degli svizzeri Rambling Wheels, allegri e pittoreschi giovani in bombetta e giacche di panno (giusto per invogliare i fan di Mumford & Sons). L’inizio è prorompente: Cassius (Versus The World) impiega pochi secondi a catturare tutta la nostra attenzione, col suo garage rock moderno e forse un pochino edulcorato, ed è subito gran divertimento; a seguire Marylou, unica ballata del disco, anch’essa di un’immediatezza disarmante, e Giving It All The Gold a completare un trittico di tutto rispetto. Melodie azzeccatissime, chitarre che emergono qua e là, sporche ma non troppo, pianoforte onnipresente e ritmi da puro spasso non fanno nulla per nascondere gli evidentissimi debiti verso Arctic Monkeys e dintorni (una parola va spesa anche per gli Strokes, che risuonano chiaramente in How It Blows Your Mind e Running After Time), ma il tutto scorre con una naturalezza tale da far presto dimenticare ogni influenza esterna per godere semplicemente dell’ascolto di ogni singolo brano. A ben guardare, poi, emergono anche particolari inaspettati, come il leggerissimo tocco soul di Shadows We’ve Become. Senza pretese, a volte, si centra l’obiettivo. (Elisa Giovanatti)

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LERA LYNN, THE AVENUES, LERA LYNN MUSIC 2014

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Innovare e risultare originali pur rimanendo legati alla tradizione è una delle imprese più difficili per un artista. Lera Lynn, giovane stella del folk country rock originaria di Houston, ci riesce e lo fa in una maniera tutta sua che fa gridare al miracolo. <WOW!> Assurta agli onori della cronaca d’oltreoceano per l’ospitata al David Latterman Show, la Lynn nel giro di pochi mesi è uscita con tre album uno più bello dell’altro (tutto, e ne siamo molto grati, in free-download sulla piattaforma NoiseTrade.com) sfidando ogni sensata legge di mercato. Il coraggio ha pagato, possiamo oggi affermare, e ha regalato al pubblico una voce che, senza timore di venire fulminati, suona in maniera originalissima come un’evoluzione tutta al femminile del Bob Dylan di Self Portrait. Il legame con le radici del folk c’è e non viene nascosto, così come fece agli esordio Sheryl Crow, ma invece di risultare una pesantissima palla al piede si trasforma in un flessibile trampolino di lancio verso la nota che deve essere ancora suonata. Individuare un brano piuttosto che un altro è un’impresa quantomai ardua nel caso di The Avenues e dei suoi due gemelli Have You Met Lera Lynn? e Lying in the Sun: il consiglio è di lasciarsi andare agli umori della giornata e scoprire la canzone più adatta a voi. Io, nel momento di scrivere queste righe, ho scelto Standing on the Moon e Letters. (Matteo Ceschi)

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BELLE AND SEBASTIAN, GIRLS IN PEACETIME WANT TO DANCE, MATADOR 2015

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I commenti che si leggono in queste ore sul nono capitolo della carriera discografica dei Belle And Sebastian (foto di Søren Solkaer) gravitano attorno a due nuclei: la svolta elettro-dance e i testi politicizzati. Per quanto riguarda il primo punto, non possiamo certo parlare di una svolta compositiva: i due “pezzi dello scandalo”, The Party Line e Enter Sylvia Plath, con tanto di lustrini e synth pulsante, sono solo momenti – peraltro fatti di suoni nati già vecchi – inframezzati da brani nel più classico stile di Murdoch e soci; non sono nemmeno una grande novità: ricordate la Electronic Renaissance di Tigermilk? Eravamo nel 1996, ma è stato solo il primo di una serie di episodi disseminati in quasi 20 anni di attività, con il dancefloor ad esercitare da sempre un certo appeal sugli scozzesi. L’impegno politico, poi, è ridotto a qualche accenno (principalmente in Allie, uno dei brani migliori). Piuttosto, bisognerebbe parlare di una fondamentale incertezza sulla direzione da prendere. GIPWTD è un buon album, ma niente più, che oscilla continuamente fra la (stanca) riproposizione del personalissimo stile dei Belle And Sebastian e la spavalderia danzereccia di alcuni brani. L’inizio, per la verità, non è affatto male: Nobody’s Empire supera la prova a pieni voti, insieme ad Allie e, poi, Play For Today. L’effetto sorpresa, però, non basta per fare un album del tutto convincente. E l’accostamento di Sylvia Plath ai ritmi dance lascia molta perplessità. (Elisa Giovanatti)

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VOCI PER LA LIBERTA’, ISCRIZIONI APERTE

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Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty diventa quest’anno maggiorenne e Amnesty International Italia compie 40 anni. Questi due traguardi verranno festeggiati in diversi modi che saranno rivelati nel corso dell’anno. Intanto sono già partite le iscrizioni per il Premio Web, organizzato in collaborazione con il Mei, legato al concorso dedicato agli artisti emergenti che hanno scritto brani che trattano il tema dei diritti umani. Il termine per iscriversi è il 7 marzo. Per suonare invece “solo” sul palco del Premio Amnesty International Italia Emergenti (le semifinali e le finali si terranno dal 17 al 19 luglio a Rosolina Mare – RO) le iscrizioni saranno aperte fino al 18 aprile. Da quest’anno si aggiunge anche un contest dedicato alla videoarte: verranno premiati i cortometraggi che meglio rappresenteranno uno o più articoli che fanno parte della Dichiarazione universale dei diritti umani. Non mancherà come sempre il riconoscimento rivolto ai big della italiana, le cui candidature potranno essere presentate entro il 16 febbraio. Tutte le informazioni sono disponibili su http://www.vociperlaliberta.it.

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