Monthly Archives: April 2015

GLI SLEAFORD MODS FINALMENTE IN ITALIA!

Sleaford Mods Italian Tour poster

Di seguito un assaggio dell’intervista concessa dagli Sleaford Mods in esclusiva per l’Italia ed uscita sullo “Speciale Punk” dello scorso febbraio, intervista che potrete leggere per intero – ve la consigliamo vivamente! – scaricando gratuitamente il numero speciale nella sezione “Magazine.” Già che ci siamo, vi ricordiamo le tre date che il duo punk-electro-hip-hop inglese terrà a giorni nel nostro paese: 2 maggio, Bologna, al Covo Club; 3 maggio, Milano, all’Arci Biko; 4 maggio, Roma, all’Init.

INDIANA: Una volta Nottingham era nota come la città di Robin Hood e del Forest di Brian Clough, la squadra due volte vincitrice della Coppa Campioni. Ora ci sono gli Sleaford Mods. Come è cambiata la scena cittadina da quei tempi e dopo il vostro esordio del 2007?

JASON WILLIAMSON: Guarda, ad essere onesti Nottingham non è mai brillata nel panorama musicale e fa piacere poter dire di avere fatto qualcosa di decente e che qualcosa fatto dalle nostre parti comincia a essere apprezzato in Inghilterra e anche all’estero. A Nottingham tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta c’era una bella scena di musica da club, un mondo, ti confesso, che qualcosa mi diceva e che deve avere contribuito non poco alla mia formazione musicale. Ammetto di non avere mai tanto seguito il Nottingham Forest, ma la squadra, come hai ricordato, andava molto forte negli anni Settanta. Ho molti amici tifosi che vanno allo stadio e come ogni tifoso che si rispetti conducono una vita di alti e bassi. Come non capirli, è ovvio che oggi rimpiangono i bei tempi.

Vi considerate gli eredi di qualcuno o pensate di avere avviato voi stessi una tradizione musicale?

Si tratta semplicemente di punk. Nulla di più. Divertente, molto inglese e carico di rabbia. Ma dirti che discendiamo in linea diretta da tutti quegli altri grandi, questo proprio non so. Non ne sono tanto sicuro…

CONTINUA LA LETTURA SCARICANDO GRATUITAMENTE LO “SPECIALE PUNK” NELLA SEZIONE “MAGAZINE”

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VILLAGERS, DARLING ARITHMETIC, DOMINO 2015

villagers

“It took a little time to get where I wanted / It took a little time to get free / It took a little time to be honest / It took a little time to be me”. Comincia così lo splendido ritorno di Villagers (Conor O’Brien), una messa a nudo inaspettata e autentica, a ricordare a tutti che la cosa più difficile, in fondo, è proprio imparare ad essere se stessi. O’Brien lo fa con una musica ridotta all’osso, minimale, che procede per sottrazione (quanto siamo lontani da Awayland!), una scrittura in tono minore, che ci avvolge in luci soffuse, mettendo in risalto parole che invece pesano come macigni, dirette e genuine, le vere protagoniste dell’album, cantate da una voce piena di sentimento, su linee sinuose e sfuggenti. Sembra di assistere, in sole 9 tracce, ad un intero percorso umano (e artistico) per l’auto-accettazione, un percorso che sfiora ogni sfumatura del sentimento, per uno svelamento di sé tanto radicale da far venire i brividi al suo stesso protagonista (So Naïve). La già citata Courage, la ballata Hot Scary Summer, la pungente Little Bigot, la titletrack, le tenui Dawning On Me e No One To Blame, raccontano magistralmente tutte le fatiche del fare i conti con se stessi; sono pezzi illustrati nel comunicato di lancio del disco con una gran profusione di parole dello stesso artista: interpretazioni che preferisco non riportare, essendo questo genere di lotte interiori così universale da far sì che ognuno vi possa trovare il proprio significato. Un gran bel ritorno, un disco da lasciar sedimentare. (Elisa Giovanatti)

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INDIANA PLAYLIST APRILE

indiana-playlistcover

Credevate che ci fossimo dimenticati… ma eccoci qui con l’INDIANA PLAYLIST di APRILE! Come sempre c’è l’imbarazzo della scelta: da Imperfezione di Meg, artista antesignana della nuova generazione degli elettro-cantautori e protagonista con un’interessante intervista del nostro MAGAZINE di aprile, alle eleganti sonorità pop-dance dei bolognesi Wolther Goes Stranger, dal jazz-rock-funk di Disco in ferro dei bravissimi Moorder al folk in siciliano di Malutempu sapientemente creato da Salvo Ruolo, dal pop-rock semplice e romantico di Enrico Farnedi (qui in Fammi vedere) al post-punk di Mad Truth degli inglesi The Pop Group (prossimamente recensiti su Indiana), dalle geniali sperimentazioni di Iosonouncane (qui con Carne) all’indie-folk di Courage degli irlandesi Villagers (domani la recensione del loro album sarà online) fino ad arrivare all’hip-hop industriale dei Death Grips (qui con Billy Not Really). In tutto 13 brani da assaporare qui in streaming. Buon ascolto.

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RED PILL, LOOK WHAT THIS WORLD DID TO US, MELLOW MUSIC GROUP 2015

Red Pill Dopo l’esperienza gratificante con gli Ugly Heroes – potete leggere la recensione del titolo in questione su INDIEceRed Pill, rapper di Redford, Michigan, trova il tempo di dedicarsi al suo esordio solista. Il disco – che vanta una squadra di produttori eterogenea tra cui compare il nome dello stesso Red Pill – veleggia su un agile mood jazzato che ha in That’s Okay e in Rap Game Cranky due ottimi esempi di “free-rap” notturno. Tutto in Look What This World Did to Us possiede una morbida ruvidezza che richiama da un lato i fasti sonori degli anni Sessanta – se non mi credete, andatevi ad ascoltare il loop stile Curtis Mayfield di Kids prodotta da Hir-O – e dall’altro il flow preciso e fluido dei migliori maestri della East Coast. Ottimo MC, Red Pill dimostra anche un peculiare gusto in qualità di produttore prediligendo un sound vintage stile anni Quaranta che fa tanto atmosfera da Martini cocktail e aiuta a rinverdire i più seri dettami dell’old school rap. Un ottimo album nel complesso, che vi consiglio caldamente; ma, se cercate il mood polleggiato da club, vi converrà guardare altrove. La mia proposta indecente comunque è questa: gustarlo in compagnia di amici accompagnandolo con del buon Rémy Martin stando però sempre pronti a coglierne ogni singolo suggerimento sonoro! (Matteo Ceschi)

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MOORDER, MOORDER II, LIZARD 2014

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Con colpevole ritardo ripesco dal 2014 un disco che avevo sbadatamente perso per strada e, fidatevi, val la pena di fare questo passo indietro di qualche mese. I Moorder sono una gustosissima formazione strumentale,  composta da chitarra, trombone, bassotuba, basso e batteria, che propone un mix caleidoscopico di generi e colori, a cavallo fra jazz, rock, funk, spruzzate di post-psichedelia e persino blaxploitation (provare per credere la bellissima, sin dal titolo, Disco In Ferro). L’apertura di questo secondo lavoro, crimsoniana fino al midollo, è affidata a Jesus Zombies Crew, e Fripp (con Levin) è proprio il nome che più di frequente balza alla mente durante l’ascolto dell’album. Non sono, però, i soli paragoni ingombranti, per un disco che, diciamolo subito, non è mai una mera imitazione: John Zorn riecheggia a più riprese, Frank Zappa fa capolino qua e là dall’inizio alla fine, mentre la superba Afro Bones trasuda Pastorius e Weather Report – cui molto deve, qui, l’impiego assieme armonico, melodico e ritmico del basso. L’incessabile dialogo chitarra/trombone, così estroso e dinamico, è uno dei punti di maggiore interesse del disco. I continui cambi di tempo, le sterzate improvvise, possono qualche volta far perdere il senso dell’orientamento, ma ce ne dimentichiamo subito, trascinati dalla veemenza e dalla fantasia vulcanica di Lamborghini e soci. Ciliegina sulla torta il booklet interamente disegnato da Simone Cortesi. Un disco da applausi, complesso, da ascoltare a ripetizione per scoprirne tutta la raffinatezza. (Elisa Giovanatti)

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MEG: L’ARTISTA IMPERFETTA SI RACCONTA SU INDIANA

 

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Esce oggi il numero 7 di INDIANA MUSIC MAGAZINE! Siamo felicissimi di ospitare sulle nostre pagine Meg, che fra nuovo album (Imperfezione), scena musicale contemporanea, identità indie e molto altro si racconta generosamente in un’interessantissima intervista. Cliccate sulla copertina per il download gratuito del nostro magazine, completato dalle recensioni del mese: The Sonics, Pristine Moods e Iosonouncane. Infine, non dimenticate l’INDIANA MUSIC CONTEST: in palio il mixaggio di 3 brani con apparecchiature vintage analogiche, intervista e servizio fotografico sulle nostre pagine. Tutti i dettagli all’interno. Buona lettura!

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PRISTINE MOODS, PRISTINE MOODS, I DISCHI DEL MINOLLO 2015

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Ci sono dischi non perfetti che emanano tuttavia un fascino che non lascia indifferenti, e Pristine Moods è uno di questi. Esordio per l’omonima formazione bolognese, raccoglie per la verità una corposa serie di esperienze umane e artistiche: Laura “Matumaini” Masi (voce, ukulele, mandolino, banjo) è già nota per un passato con Minor Swing Quintet, Elanoir, DHOS, e viene qui affiancata da Gherardo Zauber (basso e theremin) e dal talentuoso Michele Venturi (chitarra acustica). Poche note e il trio ci coinvolge immediatamente in una ragnatela di vocalità sofisticate, intrecci armonici ed effetti ipnotici, brani acustici e sinuosi di per sé non particolarmente innovativi eppure bellissimi (Mandala, Gentleman Suits, Grow Up), che guadagnano un sapore elegante e ricercato grazie alle stratificazioni vocali e alla chitarra di Venturi, mentre il misterioso theremin aggiunge qua e là un tocco di magia (N.). Sono davvero spazi d’animo incontaminati (questo il significato del nome, ispirato a Robbie Basho), fiabeschi, non tanto e non solo per l’esplicito riferimento ai Fratelli Grimm (Rumpleskin) ma piuttosto per la sognante resa sonora. Curiosamente, per un album in gran parte giocato sulle armonie vocali, svetta su tutti gli altri brani RWD, unico pezzo in cui la voce tace. (Elisa Giovanatti)

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NYCTAPER: ESPERIMENTO DI DEMOCRAZIA SONORA SUL WEB

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La piattaforma statunitense NYCTaper.com ha lanciato da un po’ di tempo, dal 2007 per l’esattezza, un vero e proprio esperimento di democrazia digitale tra amanti della musica ed artisti. Il meccanismo su cui si fonda il portale di archiviazione, sharing & downloading in questione è molto semplice e diretto: 1) amanti della musica si recano quotidianamente a concerti nell’area di New York City; 2) molti di loro registrano con apparecchiature sempre più professionale la performance della loro band preferita; 3) una volta acquisto in digitale il live la persona contatta i diretti interessati, gli artisti, e, se ha il loro via libera, carica in MP3 e in FLAC i brani on-line. In questo meraviglioso circuito virtuoso a chiunque è concesso l’accesso sia per il downlaod che per l’upload con la sola limitazione che l’ultima parola spetta comunque alla band o al cantante registrato che, in ogni momento, può chiedere agli amministratori di rimuovere i files che lo interessano. Senza soffermarmi sulla velocità per lo scaricamento dati a catturare l’attenzione e ad accendere un briciolo di speranza per un futuro più libero della rete è la stretta collaborazione tra pubblico e produttore, tra chi acquista i biglietti dei concerti e i dischi e chi fa musica di mestiere per campare. La qualità delle performance caricate, sia che si tratti di big o di emergenti, è ottima e NYCTaper.com rappresenta al momento un’incredibile finestra sul ricco universo sonoro d’oltreoceano. Noi vi abbiamo avvisato!

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IOSONOUNCANE, DIE, TROVAROBATO 2015

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Basta sarcasmo, basta critica sociale e politica, quelle le lasciamo al precedente La macarena su Roma, scritto nel 2010, anni luce fa. Per il secondo album Iosonouncane ha fatto una scelta estrema realizzando un concept album (guai ad ascoltare le singole tracce che si interrompono improvvisamente per fare spazio al file successivo) dal suono arcaico, viscerale, complesso, che in alcuni momenti potrebbe benissimo fare da colonna sonora a uno spettacolo di danza contemporanea. Si parte dall’inquietantissima Tanca, che con quei suoni gutturali (ricordate quei frammenti di One of these days dei Pink Floyd?) sa di morte o di una vita destinata alla morte, una traccia senza speranza che fa proprio pensare che Die non stia per “giorno” in sardo (regione d’origine di Iacopo Incani), ma proprio per “morire” in inglese. D’altra parte la storia portante di questo disco è quella di un naufrago e della sua donna che da riva teme di non rivederlo mai più, una sensazione di impotenza terribile, che seppellisce anche ogni barlume di sarcasmo, appunto. Se Stormi contiene in sé caratteristiche ancora “umane”, proponendosi in un involucro dalla forma canzone che omaggia le diverse anime di Lucio Battisti, la successiva Buio assume di nuovo sembianze liquide, che alternano momenti eterei a dinamiche più scure e prog, in una lunga introduzione strumentale, che poi lascia il posto alla voce del protagonista, accompagnata da canti femminili che potrebbero essere quelli ingannatori delle sirene di Ulisse. La bellissima Carne, con i suoi fiati che umanizzano tappeti stratificati di sintetizzatori, fa poi spazio alla successiva, breve, Paesaggio, traccia avvolta in un’atmosfera sospesa, preludio alla conclusiva Mandria, dove vengono riprese le sonorità luciferine dell’inizio. Die è frutto di un lavoro molto complesso, durato ben quattro anni, fatto di taglia e cuci e al quale hanno partecipato una quindicina di artisti che con voci, percussioni, sintetizzatori, pianoforte, fiati, chitarre di vario genere, compresa la cosiddetta “chitarra preparata”, particolarissimo strumento sardo, hanno prodotto un affascinante flusso sperimentale in continuo movimento. Difficile staccarsi da questo disco, che si candida a diventare uno dei migliori del 2015. (Katia Del Savio)

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INDIEce CONFLUISCE IN INDIANA

Cari amici l’esperienza indipendente del blog INDIEce da oggi confluisce sulle pagine densamente e fieramente indie di INDIANA MUSIC MAGAZINE.

INDIEce1974

INDIEce-INDIANA

Cari lettori, INDIEce interrompe la sua corsa dopo quasi due anni di agonismo sonoro indipendente. E lo fa per permettermi di concentrarmi maggiormente sul progetto di INDIANA MUSIC MAGAZINE, iniziativa editoriale on-line dedicata alle produzioni indie che porto avanti in maniera più strutturata con le amiche e colleghe Katia Del Savio e Elisa Giovanatti. Ma siate tranquilli, DOC INDIE con la sua rubrica settimanale in stile gonzo continuerà le sue scorribande verbali sul sito del MEI/AudioCoop a conferma di una forte partnership culturale con la creatura di Giordano Sangiorgi. Manterrò attivo il blog come archivio a disposizione di tutti e per nuovi eventuali interventi sulle classifiche indie in attesa della tavola rotonda di Milano del prossimo giugno. I recapiti per contattarmi rimangono gli stessi, ma d’ora in avanti tutto il vostro fluido indie dovrà confluire su INDIANA MUSIC MAGAZINE per dare ancora maggiore visibilità alla musica indipendente italiana e…

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