Monthly Archives: July 2015

JOSS STONE, WATER FOR YOUR SOUL, STONE’D RECORD

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Più giovane di Amy Winehouse, Joss Stone faceva ingresso nel mondo del soul bianco dall’anima black nel 2003, a soli 16 anni, con l’album d’esordio The Soul Sessions, lo stesso anno di pubblicazione di Frank della sfortunata collega. Proprio per la presentazione di quel folgorante album ebbi la fortuna di vedere dal vivo la giovanissima Joss durante uno showcase. Da allora l’artista inglese è riuscita a gestire bene la sua carriera, arrivando a collaborare anche con il supergruppo Superheavy, composto nientepopodimenoche da Mick Jagger, Dave Stewart e Damien Marley. E’ proprio con Damien che la Stone ha scritto le ottime Love me e Wake up, brani inseriti in questo nuovo disco, che ha visto quattro anni di gestazione. Così il reggae è entrato a far parte in modo prepotente nel mondo di Joss, collaborando (nel singolo The Answer) anche con Dennis Bovell, veterano della musica nata in Giamaica che ha lavorato anche con i nostri 99 Posse. La solarità del reggae – in questo album ce n’è davvero tanto – si sposa bene con la freschezza che Joss sprigiona in modo naturale, ma in Water for your soul ci sono anche molte altre sfumature che vanno scovate e apprezzate: il funky dell’incisiva e matura This ain’t love e di Star, morbide sonorità esotiche (Stuck on you, Star, quest’ultima con venature dub e la presenza di un bel coro di bambini), dove vengono inseriti tabla indiane, percussioni africane e asiatiche e altri strumenti “non convenzionali”, sensuali venature fra il mediterraneo e l’r’n’b (Let me breathe, una delle più belle del disco), il delicatissimo soul di Sensimilia e tentazioni hip-hop. Il disco, forse un po’ troppo lungo (14 tracce), punta verso gli attuali gusti musicali della cantautrice (l’acqua per l’anima del titolo si riferisce proprio al suo rapporto con la musica), invece che a inseguire a tutti i costi i vertici delle classifiche con brani forzatamente modaioli. Del resto si dice che la stessa Amy Winehouse dopo Back in black avesse intenzione di fare un disco reggae, in collaborazione proprio con Damien Marley, ma che la Island non approvò il progetto… (Katia Del Savio)

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ROCK TARGATO ITALIA, ISCRIZIONI APERTE

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Giovani rock band cercasi. Questa sembra essere il claim di Rock Targato Italia, concorso che da 28 anni chiama a raccolta gruppi da tutta Italia. I due vincitori avranno diritto ad avere una campagna promozionale e di comunicazione curata dall’ufficio stampa Divinazione per quattro mesi, le prime otto band potranno entrare a far parte della compilation Rock Targato Italia distribuita attraverso i più importanti digital store, e tutti gli artisti in gara potranno partecipare al Rock Targato Italia Tour. Le iscrizioni sono aperte. Per info ecco il link: http://www.rocktargatoitalia.eu/regolamento/regolamento.html

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THE STRANGE FLOWERS, PEARLS AT SWINE, AREA PIRATA 2015

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Perle ai porci. Sono quelle che gli Strange Flowers hanno distribuito in qualche decennio di carriera, forse senza trovare quello che sarebbe stato un giustissimo riconoscimento. Altre 11 perle arrivano con questo settimo album, magistrale riassunto del percorso della longeva band pisana, ma anche portatore di qualche novità, come il fondamentale ingresso nella line up di Giacomo Ferrari alle tastiere, che rinnova con molta sensibilità e senza scossoni le sonorità dei nostri. Amanti di pop beat, garage rock, psichedelia, Beatles, Neil Young, Pink Floyd, sixties e seventies, troveranno di che divertirsi fra queste 11 bellissime tracce: i vertici del disco si toccano con Watching The Clouds From A Strawberry Tree e la conclusiva, più dilatata, Twins, ma ben oltre la media sono davvero tutti i brani di Pearls At Swine, a cominciare da Alice Stealing Rainbows e Rose Lynn, che nella loro diversità sono entrambe gioielli di melodia e arrangiamenti. Un album vero, sincero, che risveglierà in voi ben più di un ricordo musicale. (Elisa Giovanatti)

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INDIANA PLAYLIST LUGLIO

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Assetati di nuovi spunti musicali? Ecco l’INDIANA PLAYLIST di luglio con i 10 brani tutti per voi. Si parte con Figurinna di Raiz insieme ai Radicanto e si finisce con They only do harm di Tracey Thorn. In mezzo? Bollywood di Patrick Watson e altre sette chicche dai più svariati mondi sonori. Cosa aspettate? Cliccate play!

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ARTISTI INDIE INSIEME PER IL NEPAL

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Oltre 60 artisti indipendenti dei più svariati Paesi e generi (in prevalenza shoegaze, new wave e rock), su iniziativa della statunitense Patetico Recordings, hanno unito le proprie forze per raccogliere fondi da destinare ai terremotati del Nepal: è nata così la compilation in 3 volumi Rock Back For Nepal, che gode del supporto di alcuni nomi di culto della scena indipendente shoegaze e rock, fra cui Dean Garcia (Curve, SPC ECO), Oliver Ackermann (A Place To Bury Strangers, Skywave), Alexx Kretov (Ummagma), Mark Joy (Lights That Change). Disponibile in Cd e digitale su Bandcamp e Amazon, la compilation vede anche la partecipazione di alcuni artisti italiani: Clustersun, Airrang, Stella Diana, Human Colonies, Novanta, Un-Reason.

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PATRICK WATSON, LOVE SONGS FOR ROBOTS, SECRET CITY/DOMINO 2015

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Scusate il ritardo ma Love Songs For Robots, uscito lo scorso maggio, meritava un ascolto attento, perché, diciamolo subito, è un signor album. Continua per Watson e la sua band il percorso di esplorazione di sempre nuove soluzioni sonore, che qui assumono in ogni brano sfumature diverse, costantemente in bilico fra i generi (folk, rock, new-soul, psichedelia) e perennemente avvolte in un non so ché di evocativo, che qualche volta scivola in un’epicità mai eccessiva. E se il discorso può sembrare un po’ fumoso, basta la prima traccia per chiarire il concetto, una ballad dalla fascinosa melodia, ma con una carica di emozione da musica cinematica (e Patrick Watson in effetti è autore di numerose colonne sonore), o ancora In Circles, dialogo di synth e pianoforte dalle potenti derive atmosferiche e dilatate, da cui scaturisce poi Turn Into The Noise, raffinata miscela electro-jazz-blues che si rivela ben presto una delle perle dell’album. Complesso e straordinario il new-soul di Bollywood, che alla vocalità di Patrick Watson aggiunge molto di più dei soliti paragoni con Jeff Buckley (che pure è un ovvio riferimento, e guarda caso abbiamo in scaletta anche una Grace). Ricchissima di fascino e di spessore anche Hearts, inedita combinazione di ritmi afro e folk più tradizionale, lo stesso che ritroviamo, fra mille reminiscenze sixties, nella delicata Alone In This World. Places You Will Go chiude in bellezza un lavoro intimo, lirico, spesso notturno. Love Songs For Robots è una prova decisamente rilevante, cui le categorie canoniche in cui siamo soliti incasellare i generi musicali non rendono giustizia: meglio lasciarsi ispirare dal suo stesso titolo, molto più adatto a suggerire la varietà e l’innovatività dei linguaggi impiegati, ed ascoltarlo a ripetizione. Non vi stancherà. (Elisa Giovanatti)

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ALLA SCOPERTA DI ACE SU INDIANA MUSIC MAGAZINE

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È finalmente arrivata l’ora dell’attesissimo numero 9 di INDIANA MUSIC MAGAZINE! In copertina nientemeno che Ace, chitarrista-compositore e membro fondatore degli Skunk Anansie, che ci racconta l’esperienza didattica della Ace Guitar Academy, i nuovi progetti con gli Skunk Anansie e il suo impegno di produttore per musicisti emergenti. Spazio poi alle recensioni del mese con Hic Sunt Leones e Kamasi Washington, senza dimenticare l’INDIANA MUSIC CONTEST quasi agli sgoccioli e la nostra partnership con Rossetti Records & Books per la nuova rubrica “Record Seller’s Monthly Choice”. Il tutto gratis, basta cliccare sulla copertina qui sopra! Con INDIANA MUSIC MAGAZINE ci si rivede a settembre, ma restate con noi per sempre nuove recensioni e notizie.

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HO99O9, HORRORS OF 1999 EP, 2015

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Se vi foste mai chiesti se in un brano potessero coesistere i Bad Brains e gli Heltah Skeltah, il primo EP degli Ho99o9 vi fornirà tutte le risposte affermative che andavate cercando. Il duo del New Jersey, formato da Eaddy & TheOGM, irrompe e sconvolge la scena dell’hip-hop alternativo con un serrata sequenza di cinque brani tiratissimi che spalancheranno al mondo i vostri più oscuri, torbidi e sudati pensieri. Hardcore, rap e “disturbanti” presenze punk-core trovano il loro habitat ideale nelle folli e esplosive composizioni degli Ho99o9, le uniche in grado di ridare consistenza a una black music comodamente appiattita sui modelli degli anni Settanta. Da dove cominciare l’ascolto? Dall’ultima traccia, Savage Heads. (Matteo Ceschi)

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FINAL DAYS SOCIETY, ICEBREAKER, SOUNDPOLLUTION 2015

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I Final Days Society non solo provengono dal sud della Svezia, la regione divenuta nota grazie agli sceneggiati del commissario Wallander, ma ognuno dei cinque membri vanta precedenti esperienze in altrettante band. Icebreaker, loro terza fatica, si presenta come un lavoro compatto e maturo pur mantenendo qualche lecita ingenuità che regala al disco un tocco sbarazzino ed estremamente fresco. La matrice pop si mischia con l’infinita gamma di possibilità che solo la musica elettronica e un suo uso fantasioso possono dare e con l’azzardo del post-rock. La musica dei Final Days Society ha bisogno dei suoi tempi, anche quelli lunghi – molti dei brani di Icebraker si spingono oltre i sei minuti – ma ciò non sembra minimamente incidere sulla resa finale. Il consiglio è di lasciarvi andare e di seguire mano a mano i suggerimenti che questa sorprendente, e da noi ancora sconosciuta, band saprà suggerirvi. Parola di indiano! (Matteo Ceschi)

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