MIMOSA, LA TERZA GUERRA, GAS VINTAGE 2015

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La parola talento viene spesso abusata, ma nel caso di Mimosa Campironi è difficile trovare un sinonimo per descrivere la sua potenza artistica, la sua passione per esprimere una vasta gamma di sentimenti attraverso arti diverse, visto che oltre a essere cantante e musicista è attrice di cinema e teatro. Il diploma in pianoforte al Conservatorio ha permesso a Mimosa di giocare qui con tutte le varianti dello strumento, dall’antesignano clavicembalo al piano a coda, dal pianoforte preparato a quello giocattolo. La terza guerra è un album ricco di vicende, storie, soprattutto al femminile, raccontate tutte con lodevole originalità e con stili dalla forte personalità. La titletrack, che apre l’album, è frenetica, come la città dove si svolge il racconto: Milano. E la frenesia è resa quasi folle dall’uso del theremin. In Fame d’aria, brano che Mimosa dedica al padre scomparso, si apre sempre di più fino a un finale alla Debussy e descrive come frammenti di vita vissuti del padre, fotografie, vinili anni ’70 le trasmettono ciò che il genitore non può più raccontarle. In Gli effetti si fotografa la realtà alterata dalla cocaina, dall’alcol degli happy hour o dallo shopping compulsivo, una situazione dalla quale la protagonista vuole uscire pur sapendo che comporta realizzare che la parola “diritto” è sparita e che in quest’epoca “si lavora senza guadagnare”. Un pugno nello stomaco arriva diretto quando si ascolta Fakhita, Ave Maria dedicata a una prostituta africana sfruttata in Italia: una canzone struggente, che tocca nel profondo. In Voglio avvelenarmi un po’ torna il rapporto con la città e più precisamente con il monossido di carbonio: la protagonista è disposta a morire inalando gas di scarico pur di vivere insieme e al suo amore: brano divertente più parlato che cantato. In Bambola il piano toy aiuta a descrivere la vita di una ragazza diventata “di pezza”, o un pezzo di arredamento, che però semina “speranze sul parquet”. E poi c’è Non ero io, altro toccante episodio in cui una donna è vittima, in questo caso dell’acido lanciatole addosso dall’ex fidanzato. Ma Mimosa non cade in facili luoghi comuni, soprattutto nell’uso sapiente della voce, del linguaggio parlato e musicale, dell’ironia, provocando stupore nell’ascoltatore. Ecco, stupore è un concetto che i veri artisti non dovrebbero mai perdere di vista. Ottimo debutto! (Katia Del Savio)

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