Monthly Archives: February 2018

MADBOX, THIS MACHINE? INSANE!, 2018

MADBOX, THIS MACHINE? INSANE!, 2018

Quando un critico musicale incrocia due volte una band, qualche domanda dovrebbe porsela. Che sia tutto merito del suo infallibile fiuto sonoro o della caparbietà del gruppo, ha poca importanza: quello che rimane è pur sempre la certezza di una seconda volta. I MadBox, citando quasi alla lettera il titolo di uno dei loro nuovi pezzi, Blind Man, seguono ciecamente l’istinto finché questo non dà loro ragione. Energici e un po’ pazzi, i ragazzi milanesi rinverdiscono i fasti di un alternative rock molto hardcore tipico degli anni Novanta statunitensi. I Circle Jerks potrebbero essere un buon riferimento per trovare velocemente le coordinate di un ascolto facile e soddisfacente. Somebody Dead Like You, invece, sembra ricalcare l’aggressività dei Refused e spinge le attenzioni della band lontano dalla California fino alla penisola scandinava. Nel complesso, This Machine? Insane! riconcilia il pubblico con quella voglia di essere, citando appunto i californiani Circle Jerks, “wild in the stress.” (Matteo Ceschi)

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GENERIC ANIMAL, GENERIC ANIMAL, LA TEMPESTA DISCHI 2018

Il primo disco solista di Luca Galizia, ventiduenne già chitarrista dei Leute che si nasconde dietro il progetto Generic Animal, è per la verità un lavoro di squadra: i testi musicati da Luca arrivano nientemeno che dalla penna di Jacopo Lietti dei Fine Before You Came mentre l’ottima produzione è stata curata da Marco Giudici e Adele Nigro (Halfalib, Any Other). Le tante mani all’opera però non inficiano l’immediatezza del risultato: Generic Animal è un lavoro fresco e insieme malinconico, sfrontato e insieme vulnerabile, proprio come la voce di Luca. È anche stralunato e preciso: l’andamento stiracchiato della voce, le metriche originali, i ritmi sbilenchi e sincopati, i testi nudi e diretti, inizialmente nascondono sotto un’apparenza lo-fi quelle che sono invece scelte più che ragionate; solo dopo un ascolto più attento tutto questo diventa un preciso intento, un utilizzo creativo e interessante di stilemi dalla provenienza più disparata (hip-hop, soul, anche jazz), un impianto sonoro assolutamente contemporaneo e internazionale, mentre proprio quella sensazione irrisolta che deriva da questo insieme tanto sgraziato di parole e arrangiamenti finisce per costituire grande parte del fascino dell’album. L’atmosfera urbana, il grigiore, l’asfalto, la pioggia, ma anche tanta vita e tanto cuore, insomma la quotidianità che si fa racconto, completano poi il quadro di un ottimo lavoro, che può sicuramente fare presa sul pubblico. (Elisa Giovanatti)

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