IL NUOVO STUDIO DI RICK RUBIN IN ITALIA? IN PROVINCIA DI SIENA

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Uno studio santuario.
La tenuta — negli States la chiamerebbero semplicemente ranch — sorge in mezzo alla fitta vegetazione di un bosco di querce e faggi tagliato da una tipica strada bianca del senese. Una di quelle strade su cui le macchine talvolta arrancano lasciandosi dietro nubi di fine ed appiccicosa polvere bianca.
Il complesso comprende, oltre alla dimora principale riconoscibile per il suo balcone d’epoca incoronato da colonnine, anche altri edifici una volta adibiti a magazzini e stalle. Ci saranno parecchi lavori da fare per riportarla al suo antico splendore. Poi c’è il terreno che corre tutto intorno e poi ancora oltre fino al confine con quello di un’altra grande e nota (da queste parti) proprietà.
Siamo in provincia di Siena, in Val d’Elsa, località X. E qui, dove meno te lo aspetteresti, sorgerà il nuovo studio di Rick Rubin, uno dei produttori musicali più geniali e coraggiosi degli ultimi trent’anni.
I dettagli dell’operazione ancora sono “segreti”, ma come si sa, nelle piccole comunità le voci corrono e superano boschi, colline e irte strade bianche.
La gente chiacchiera, appunto, e gli osti non fanno che confermare quel che tutti ormai sanno. , dicono in un posto. Alla sera un altro oste fa di più e aggiunge Annuisco in maniera amichevole e mi permetto di aggiungere, Ormai distante l’oste,
Chiacchiere a parte, ci si chiede come verrà il nuovo studio-santuario di Rubin.
Ancora presto per dirlo.
Mancano ancora piccolissime distanze da limare tra le parti dell’affare. Quisquiglie. Qualche migliaio di euro, probabilmente. Una goccia in un oceano.
Certo, questo lo si può affermare con certezza, il buon Rick non si sentirà solo da queste parti vista la nutrita compagine di gente di lingua inglese che da anni ha deciso di venire a vivere in queste splendide e ancora a tratti selvagge lande. Tra una session di registrazione e l’altra — è mia convinzione che dopo il Cherubini, altri artisti nostrani si rivolgeranno a lui —non mancheranno inviti per il thé delle cinque o per una cena con vista tramonto sulle colline.
Ancora più certo è il fatto che in un simile contesto la wilderness — regina nonostante l’umana ed ingombrante presenza — e l’isolamento contribuiranno non poco ad acuire e acutizzare i sensi degli artisti invitandoli a seguire unicamente i propri istinti.
Rubin, come ha sempre fatto, in quel caso li lascerà sfogare per poi riportarli verso la strada bianca. Solo a quel punto, solo allora, dalla nube di polvere comincerà a emergere e a prendere forma il suono. Lo farà con la forza genuina e l’irruenza dell’uomo delle caverne uscito finalmente dalla grotta. A noi non resta che aspettare al tavolo di una trattoria il nuovo Blood Sugar Sexy Magic. (Matteo Ceschi)

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