Category Archives: cantautore

GERARDO BALESTRIERI: PENSARE A UNA MUSICA PER CORTO MALTESE

corto maltese & gerardo balestrieri, december 31, 2018_03 72

Senza perdermi in troppi convenevoli lascio subito la parola a Gerardo Balestrieri affinché spieghi nel dettaglio il progetto/work in progress ispirato a Corto Maltese, il capitano di ventura nato dalla penna di Hugo Pratt protagoniste di avventure in giro per il mondo. 

Appurata, direi, la tua passione per Corto Maltese, una passione che nutro fin da molto giovane anche io, come nasce l’idea di ripercorrere in musica le avventure/viaggi del personaggio di Hugo Pratt? La tracklist ripercorrerà cronologicamente i volumi del fumetto o ti prenderai qualche licenza poetica?

L’idea di pubblicare un disco dedicato a Corto Maltese mi è acquaticamente balenata in mente a Venezia un po’ di tempo fa. Devo scriverti che non fa parte delle mie letture giovanili, l’ho approfondito tardi. Conoscevo Pratt attraverso Paolo Conte… Ma mi son già dedicato a concept album dedicati a qualche precisa figura… Canzoni del mare salato (questo il titolo ) è un disco con 12 canzoni che narra le trame e i personaggi cari a Corto Maltese. La sequenza sarà cronologica ma con dei salti nelle storie. Attraversare con la musica e i testi le storie e i personaggi cari al marinaio creato da Hugo Pratt. Da Pandora a Rasputin, Tristan Bantam, Tiro Fisso e Bocca Dorata, La Casa di Samarcanda, Corte Sconta detta Arcana, l’ Africa, Una favola di Venezia, Morgana, Tango e altro ancora. La figura di Corto Maltese è ovviamente centrale ma lascia ampio spazio agli altri caratteri e alle storie. Nel disco, lo sforzo maggiore è quello di non nominarlo mai col suo nome.

Quanto ti riconosci in Corto?

Nel nome…nel senso che non sono alto di statura 😉 Riporto qui alcuni “perché” e relative risposte riguardo questo progetto
Perché un disco su Corto Maltese?
Per l’infinita ricchezza di elementi nelle sue storie…
Perché non le ho ancora lette tutte.
Per una mia natura apolide che si ritrova nella sua.
E per tutta una serie di coincidenze…
Perché sono del segno dei gemelli come Corto Maltese e come il suo autore Hugo Pratt è nato il 15 giugno. Io son nato l’11 giugno.
Perché vivo a Venezia, da un po’ di anni in Corte Sconta detta Arcana
Perché le amiche, le donne, i compagni e soci d’avventura
Perché sono un fumatore ma non fumo tanto…
Perché ho avuto parecchi gatti…
Per il linguaggio del vento e del mare che avrei voluto conoscere a fondo
ma sono un marinaio di bosco

Il fatto di vivere a Venezia, locations di numerose avventure di Corto, come ha influenzato e continua a influenzare la genesi del progetto che hai in cantiere?

Venezia è la base di tutto. Non credo avrei intrapreso questo progetto vivendo a Monfalcone… Non tanto riguardo Corto Maltese quanto più per il suo autore. Cerco di ripercorrere anche fisicamente i luoghi cari a Pratt. Dalla città, le sue calli, i suoi ponti, palazzi e case, alle isole come Malamocco dove ha vissuto tanti anni.

gerardo balestrieri

Mi sembra di capire che il tuo approccio a Corto sarà un approccio a 360°. Girerai un videoclip e, immagino, infarcirai il libretto del CD di disegni. Cosa mi sono perso?

Girerò un videoclip a Venezia e dintorni. Il booklet non conterrà invece disegni ma fotografie originali scattate a Venezia. Non attingo dai disegni di Pratt né cerco imitatori per ricordarlo. Dai suoi testi e personaggi vado incontro alla sintesi della canzone. Un lavoro un po’ “giapponese” haiku.

Come hai scelto la piattaforma on-line per le donazioni a sostegno del tuo progetto? Pensi che le nuove possibilità offerte dal web nel campo della produzione, del finanziamento di un progetto discografico e della sua promozione significhino un ulteriore declino dei canali tradizionali della musica?

Il giorno stesso in cui si è tirata indietro la casa editrice con cui stavo affrontando il progetto ho cercato sul web il mondo del crowdfunding. Produzioni dal basso mi è sembrata la piattaforma più attinente. Una raccolta dilatata nel tempo e non limitata a pochi mesi. Un anno per scrivere, incidere e stampare il disco, nel contempo organizzare la raccolta che permette di avere prenotazioni e donazioni. Saltare così tutta una serie di sovrastrutture (etichetta, distribuzione, royalties, ecc.) che tra l’altro per me si son rivelate abbastanza inutili e anzi piuttosto complesse nei loro rapporti. Sarà un disco che non metterò su Spotify, Youtube ecc. Chi vuole lo prenota…Un disco per chi ama Corto Maltese e vuole contribuire realmente al progetto. Un disco a cui ne seguiranno altri due… per completare tutte le storie dedicate al gentiluomo di Fortuna… Se un po’ ne avremo… Approfondite, diffondete e sostenete… Abbracci.

(Testo: Matteo Ceschi)

* PER SOSTENERE IL PROGETTO MUSICALE DI GERARDO BALESTRIERI VISITATE IL SITO PRODUZIONI DAL BASSO *

(Disegno: Matteo Ceschi – Foto: Archivio Gerardo Balestrieri)

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FOSCARI, I GIORNI DEL RINOCERONTE, LA CHIMERA DISCHI/TERRE SOMMERSE 2018

Foscari

L’attacco di Particelle, prima track del disco, parte con vaghi richiami agli Smashing Pumpkins per poi aprirsi gioiosamente una finestra sul mondo pop che molto, e dico molto, deve a quel genio che risponde al nome di Cesare Cremonini. Detto questo il disco di Marco Foscari non lascia così facilmente quella radice rock che evidentemente rappresenta una parte importante della formazione del suo autore: Trasparente ne è un ottimo esempio con la chitarra elettrica di Davide Sparpaglia a sostenerne le idee più audaci. Poi, quando meno te lo aspetti, sul finire del disco, arrivano un paio di canzoni “ibride” dall’atmosfera intimista che mantengono alto l’interesse dell’ascoltatore fino all’ultimo secondo: Eliot con le sue pennellate elettriche strizza l’occhio a Samuele Bersani mentre Te lo confesso si perde placidamente tra un ricordo beatlesiano e improvvisazioni vocali à la Pino Daniele. (Matteo Ceschi)

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AUGUSTINE: LA LIBERTÀ NON È GRATIS

Giunto al ventisettesimo numero, INDIANA MUSIC MAGAZINE torna con una ricchissima intervista a Sara Baggini, in arte Augustine: cantautrice italiana dall’originalissima creatività, Augustine racconta le sue fonti di ispirazione, i percorsi della propria creatività ed il suo nuovo Grief and Desire in una chiacchierata davvero densa di spunti. Densa anche la sezione dedicata alle recensioni, che spazia da Generic Animal a Carlot-ta, da Zara McFarlane a Paolo Spaccamonti & Jochen Arbeit, per concludere questa volta con un libro (Matteo Ceschi). Per cominciare: cliccate sulla copertina qui sopra!

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ANTUNZMASK, ANTUNZMASK, AUTOPRODUZIONE 2017

Produzione povera, lo-fi, e attitudine punk sono al centro del nuovo album omonimo di Antunzmask, nome d’arte dietro cui si cela il campano Antonio Russo: si tratta di un lavoro autoprodotto, cantato e quasi interamente suonato in ogni strumento dallo stesso Antunzmask nella maniera più ruvida, viscerale e schietta, che si tratti di brani energici come Buongiorno obbligatoriamente o di pezzi a volume più basso come E l’ora sia. Una presenza in nuce di idee originali, su cui lavorare in futuro, si rileva in Radio UFO e Nella tana del Kranio, i due pezzi più sperimentali dell’album, ma personalmente apprezzo molto anche le esplosioni di energia di Forse uno sfogo e Ponda Ponda. La parte più bella dell’album, infine, è forse la sincerità con cui gli amori musicali di una vita intera si riversano nella scrittura di Antunzmask, dall’urgenza espressiva viscerale alla Kurt Cobain fino a certe derive allucinatorie alla Syd Barrett, passando per una vena cantautorale che risente fortemente dell’influenza di De Gregori. (Elisa Giovanatti)

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CESARE BASILE, U FUJUTU SU NESCI CHI FA?, URTOVOX 2017

Sono passati ad occhio e croce due anni dall’ultimo lavoro del musicista siciliano. Mese più o mese meno. Ed ecco, quando meno te lo aspetti, che Cesare Basile torna a farci visita con un album densamente popolato dalle voci della terra d’origine: U fujutu su nesci chi fa? va però ben oltre la semplice claustrofobia dialettale per spingersi ancora una volta verso una definizione che non potrebbe essere altro che mediterranea. Il Mare nostrum, intendiamoci, è inteso da Basile come un’area comune d’incontro senza limitazioni al meticciato culturale e alla comunicazione, un concetto egregiamente espresso da un brano come Ljatura, un’ipnotica melodia che idealmente si protende ad abbracciare la saggezza dei griots africani e il sudore esistenziale dei bluesmen neri americani. Se con U scantu la tradizione sonora isolana per un istante si rafforza, bastano pochi minuti per tornare con la title track ad abbracciare le infinite sfumature della world music che strizza l’occhio al rock. Senza cercare forzati paragoni con cose già ascoltate, il disco di Cesare Basile si presenta come null’altro che un invito a spogliarci dei pregiudizi per poter infine ballare più liberi e leggeri. (Matteo Ceschi)

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IL FANTASTICO MONDO DI LUCIO CORSI

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Primo numero del 2017, questo ventunesimo INDIANA MUSIC MAGAZINE incontra il cantautore Lucio Corsi e va alla scoperta di un mondo tutto particolare, tra favola e metafora, esplorato nel suo nuovo album: Bestiario musicale. L’intervista con l’artista toscano è l’occasione per conoscerlo più da vicino, venire in contatto con le sue inclinazioni, capire cosa l’ha ispirato nella concezione del suo ultimo lavoro. Molto ricca, e quasi interamente italiana, la sezione dedicata alle recensioni, che racchiude alcune delle migliori produzioni che hanno chiuso il 2016 ed inaugurato il nuovo anno. Il download del magazine è gratuito: cliccate sulla copertina qui sopra e buona lettura!

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MICHAEL CHAPMAN, 50, PARADISE OF BACHELORS 2017

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Dopo 50 anni passati a calcare centinaia di palchi e registrare decine di album, il leggendario cantautore e chitarrista britannico Michael Chapman dà finalmente alla luce quello che lui stesso definisce il suo “disco americano”, prodotto da Steve Gunn e suonato in compagnia di una folta schiera di amici e seguaci (lo stesso Gunn, Nathan Bowles, Bridget St John, James Elkington, Jason Meagher), contenente diverse rivisitazioni di vecchi pezzi del catalogo di Chapman e alcuni brani inediti. La ventata di autenticità che si respira non appena si comincia l’ascolto fa di questo 50 molto più di un album celebrativo: la scorza dura di chi ha ormai vissuto 76 anni di vita non è così dura da celare l’immenso amore di Chapman per la musica e le persone, la passione che lo muove in ogni sua scelta, la sincerità di un’esistenza dedicata all’arte delle sette note. Tutto questo sembra trasmettersi per osmosi ai musicisti che qui suonano con lui come se fossero da sempre una band, che lo accompagnano magistralmente in questo viaggio retrospettivo e introspettivo in cui il ruolo centrale è giocato dal tempo, protagonista – a cominciare dal titolo – nelle sue più svariate forme, dalla memoria alla nostalgia, dallo scorrere inarrestabile alla continua ridefinizione di senso che ci richiede quando riflettiamo sulla nostra vita. Voce profonda e maestosa, liriche autunnali, atmosfere crepuscolari completano un quadro di rara intensità. (Elisa Giovanatti)

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HIBOU MOYEN, FIN DOVE NON SI TOCCA, PRIVATE STANZE 2016

Giacomo Radi dopo anni di musica rock (Dafne, Sistema, Rosemary’s Lane) si è preso una pausa per assecondare una sempre più pressante esigenza di scrivere canzoni: è così che è nato il progetto solista Hibou Moyen, con le sue trame acustiche e intimistiche, giunto qui al secondo album. Con la produzione artistica di Umberto Maria Giardini – precedentemente noto come Moltheni – la musica di Hibou Moyen guadagna in varietà di registri, perché è vero che il tono dell’album è perlopiù delicato, intimo, introspettivo, ma qualche virata energica c’è e non poteva essere altrimenti, per un lavoro che con sincerità e passione si immerge nelle profondità dell’animo umano, scandagliando vette e abissi di tutto lo spettro dei sentimenti. Il colore generale è in prevalenza plumbeo, come la copertina lascia intuire, ma non mancano momenti più lievi e ariosi (Miei nodi, per esempio). Il titolo del lavoro è preso in prestito da un verso della bellissima Il naufragio del Nautilus, pezzo d’apertura fra i più riusciti dell’intero album. (Elisa Giovanatti)

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HELLO SHARK, DELICATE, ORINDAL RECORDS 2016

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Forse abbiamo trovato le note giuste per inoltrarci nell’autunno. Sono quelle di Lincoln Halloran, che da una decina d’anni sta girando il nord-est degli Stati Uniti col suo progetto Hello Shark, una musica “confessionale” e intimista, fatta in casa, scarna, spoglia, malinconica, dall’incedere lento, strascicato, che tuttavia conquista per il calore e la sincerità dell’emozione che riesce a raccontare. I dodici pezzi di Delicate – titolo indovinatissimo – si esauriscono in poco più di mezzora, mettendo a nudo vulnerabilità, insicurezze e fragilità magistralmente trasferite nei tesi, semplici, diretti, i veri protagonisti di questo album: qualunque cosa accada di contorno, al centro della nostra attenzione rimangono sempre le parole, cantate dalla voce delicata, talora dolente, talora incrinata, di Halloran, affiancato in molte tracce da Katie Bennett, che aggiunge un contro-canto etereo e morbido alla vocalità così efficacemente imperfetta di Halloran. Fatevi una passeggiata e portatevelo in cuffia. (Elisa Giovanatti)

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SCHNEIDER NUR, UN NUOVO MAGGIO, AUTOPRODUZIONE 2016

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Un involontario concept album che ruota attorno a un ventenne alla costante ricerca di una persona da avere accanto e alla sua inadeguatezza nei rapporti con gli altri: così è presentato Un nuovo maggio nel comunicato di lancio, ed effettivamente è una descrizione che ben riassume il senso del lavoro degli Schneider Nur, giovani veronesi con alle spalle due Ep e decine di date live in apertura a band del calibro di Intercity, Ex Otago e C+C=Maxigross. Proprio con questi ultimi è nata un’amicizia che li ha portati a registrare questo ultimo lavoro nei loro Veggimal Studios sui monti della Lessinia. È lì, allo scoppiettio di un camino acceso, che sono state fissate le sonorità calde delle tante piccole storie racchiuse in Un nuovo maggio, racconti in miniatura con l’amore a farla da padrone, scandagliato in lungo e in largo in modi mai banali. E se il pop cantautorale nostrano anni ’70 è il più chiaro dei punti di riferimento degli Schneider Nur (Battisti su tutti), aleggia in realtà in ogni dove la presenza di un amatissimo Morrissey, omaggiato in Un uomo senza importanza ed interiorizzato in tutti i testi dell’album, piccole poesie agrodolci, a volte ciniche, persino brucianti. A portare avanti questa sorta di viaggio sentimentale è una voce su cui forse c’è ancora un po’ da lavorare, ma apprezzabilissimi sono gli arrangiamenti complessi e sofisticati e i begli impasti strumentali, arricchiti da fiati (sax, trombone), moog e persino la viola della brava Federica Furlani. Ottima, anche, la vena poetica e tutta la sua carica di comunicatività. (Elisa Giovanatti)

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