Category Archives: cover songs

DANZIG, SKELETONS, EVILIVE REC./AFM REC. 2015

Skeletons

Intendiamoci, Skeletons non è certo un disco paragonabile agli ormai classici Lucifuge (1990) e How the Gods Kill (1992), ma ciò non toglie che sotto la scorza un po’ lo-fi e “amatoriale” – Glenn Danzigus  stesso annuncia sullo sticker in copertina che la sua nuova fatica vuole essere un passepartout per potere entrare ancora più in sintonia con la sua musica – si celi un genuino progetto sonoro. La serie di rock cover proposte vuole nella sua essenziale semplicità fotografare almeno una parte del complesso percorso artistico che ha visto l’ex-frontman dei Misfits attivo non solo nel rock ma anche in altre branche dell’arte come il fumetto (il marchio Verotik non vi dice nulla?). Ed è proprio a questo approccio caleidoscopico che bisogna rifarsi nel momento in cui ci si decide ad ascoltare Skeletons. Le dieci tracks rappresentano degli spunti sonori e come tali vanno presi per completare un ascolto comunque piacevole e capace di evitare il ricorso all’odiosa azione di “skippare”, tipica di molte produzioni contemporanee. Solo così si potrà apprezzare la lamentosa interpretazione post-punk di Lord Of The Thighs degli Aerosmith o la schietta versione di Rough Boy intrisa di maturità dei texani ZZ Top. Let Yourself Go di Elvis suona per l’occasione quel tanto dark & satanic da fare rizzare i peli ai più irsuti bikers. Quindi, per concludere, se state cercando un break di genuina evasione rock, affidatevi anima e corpo a questa playlist redatta per l’occasione dal buon Danzig. (Matteo Ceschi)

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NAOMI BERRILL, FROM THE GROUND, MUSICAMORFOSI 2015

NaomiBerrill

Ricordate la Julie di Fame, il film di Alan Parker che raccontava la vita degli studenti dell’High School of Performing Arts di New York dal quale venne poi tratta la fortunata serie televisiva? Lei era la bellissima violoncellista interpretata dall’ex modella Lori Singer. Quella è l’immagine che da allora mi è rimasta impressa delle violoncelliste e Naomi Berrill porta avanti lo stesso fascino. Naomi è una ragazza irlandese che ha viaggiato in tutto il mondo suonando non solo musica classica e barocca, ma anche jazz, folk, pop, accompagnando il suono del violoncello (a volte utilizzato come una chitarra) con la sua delicatissima voce. Ora si è stabilita in Italia, dove ha tra l’altro partecipato al progetto 100 violoncelli voluto da Giovanni Sollima e portato sul palco del Concerto del Primo Maggio a Roma lo scorso anno. In questo suo album di debutto sono racchiuse tutte le anime musicali che la appassionano. Così Naomi utilizza l’originale accoppiata voce-violoncello per interpretare Nick Drake (From the morning), come una composizione di Henry Purcell (A new round, del XVII Secolo), la solare Feelin’ Groovy di Paul Simon (suonata senza archetto, come un contrabbasso jazz) e la celebre canzone di protesta di Pete Seeger (scomparso proprio un anno fa) Where have all the flowers gone in una chiave molto intimista. Kind im Einschulummern del compositore tedesco Robert Schumann si alterna a Lifesaver, etereo brano della cantautrice italo-islandese Emiliana Torrini, passando per Baubles Bangles and Beads, vivace rifacimento in chiave jazz di String Quartet in D del compositore russo Alexander Borodin, fino ad arrivare al Claire de Lune di Claude Debussy. In From the ground c’è spazio anche per due brani folk tradizionali: lo scozzese Black is the color e l’irlandese The lark in the cler air. Ogni traccia, arrangiata in modo personale, viene interpretata da Naomi come un delicato soffio del vento sulle nuvole, creando un’atmosfera eterea che fa bene allo spirito. (Katia Del Savio)

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RUDY ROTTA, THE BEATLES vs. ROLLING STONES, SLANG MUSIC 2014

Rydy Rotta

Quasi a volere scoprire cinquant’anni dopo le carte della tenzone generazionale tra Beatles e Stones, Rudy Rotta riporta tutto il succo della British Invasion a una più semplice e fruibile questione di 12 bar notes. Per il bluesman piemontese, per i Fab Four e per Jagger & soci, d’altronde, la “musica del diavolo” è l’origine di tutto, la scintilla che ha acceso la miccia e ha fatto esplodere definitivamente il rock così come oggi noi lo conosciamo. Rotta per questo album tributo adotta e rielabora l’idea mashup, unendo con grande maestria e sensibilità quello che in principio nasceva come discograficamente slegato o addirittura opposto: così la mefistofelica Sympathy for the Devil sfuma e rinasce a nuova vita nell’arrembante Come Together. Un unico rimpianto per un disco solido e ben pensato, non assistere all’incontro destabilizzante tra Helter Skelter e Gimmie Shelter. Rimpianto che, però, potrebbe essere estinto a uno dei numerosissimi live che Rudy tiene in lungo e in largo per lo stivale. (Matteo Ceschi)

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PINO SCOTTO, VUOTI DI MEMORIA, VALERY REC. 2014

Vuoti di Memoria

Un’anima dannatamente blues accompagna l’ennesima prova di forza contaminando tutto quello che incontra sul suo cammino. Compreso il rock. In un impulso di generosità, il rocker di Monte di Procida dischiude il suo cuore traboccante di passione e idealmente offre al pubblico la sua collezione privata di dischi per un’operazione discografica che di revival non ha proprio nulla: grandi nomi della scena italiana e internazionale, da Tenco a Willie Dixon passando per Elvis Presley, vengono profondamente amati, ancor prima di essere suonati in una gioiosa festa della musica, da Scotto e da un agguerrito manipolo di amici accorsi per dire la loro. Il tutto è arricchito dall’eccellente produzione di Oliviero Riva che esalta in eguale misura, aspetto da non dare affatto per scontato, la voce e gli strumenti. I “vuoti di memoria” del titolo, evidentemente auto-ironici, vengono presto riempiti. (Matteo Ceschi)

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FLY MOON ROYALTY, COVER TRILOGY, 2014

Fly Moon Royalty easy

Il duo electro-soul di Seattle dopo un fortunato e convincente EP (in free download sul portale noisetrade.com) torna con un nuovo e sempre accattivante progetto battezzato in tutta semplicità Cover Trilogy. Dopo avere rivisitato con ottimi risultati Read My Lips dei Duran Duran e Baby Got Back del rapper Sir Mix-A-Lot, ora è la volta di un classico della regina della musica pop, Madonna. La loro versione di Physical Attraction esplode sulle prime note funky delle tastiere di Mike Illvester e, accarezzando il gotha del soul d’oltreoceano, esplode tra lo stupore generale in una melodia ritmica di note ed effetti elettronici degni di Tron. La voce calda e ricca di personalità di Adra Boo, coadiuvata per l’occasione da quelle di Taryn Dorsey e di Calea Bailey, incide un solco sonoro nelle testa dell’ascoltatore cancellando presto l’originale del 1983. Uno dei meriti dei Fly Moon Royalty? Riuscire a fare riconciliare il mondo con il meglio della musica degli anni Ottanta aprendo scenari sorprendenti anche per il critico più navigato. (Matteo Ceschi)

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