Category Archives: dark wave

BROTHERS IN LAW, RAISE, WE WERE NEVER BEING BORING 2016

raise

Il disco di debutto dei pesaresi Brothers In Law, Hard Times For Dreamers, aveva rivelato alla scena internazionale – perché sì, se la sono conquistati subito, con tanto di partecipazione al SXSW di Austin, Texas – una band dal talento cristallino. Raise arriva dopo 3 anni e dopo l’ingresso in formazione di un quarto elemento, Lorenzo Musto, al basso, ad inseguire sonorità più piene, e conferma che i Brothers In Law sono una delle realtà più interessanti del panorama indie. Arrangiamenti più maturi e ragionati, e una maggiore varietà sonora (anche all’interno del singolo pezzo), contraddistinguono questi nuovi 8 brani, che si muovono con successo in una miscela stilistica di dream-pop, shoegaze e rock con un approccio più deciso rispetto al debutto, che non disdegna accelerazioni, riff potenti, esplosioni e puntate epiche (Oh, Sweet Song). All The Weight e Life Burns corrono, ariose; Middle Of Nowhere rallenta leggermente e si imprime in testa prepotentemente, come la successiva Through The Mirror; l’accoppiata finale (Leaves I e II) è un saggio della raggiunta maturità stilistica dei Brothers In Law. Eppure forse sono le tematiche dei brani quelle che rivelano la maggiore crescita della band: pur se tutti diversi, i pezzi alla fine lambiscono temi di fondo come lo scorrere ineluttabile del tempo, la condizione di precarietà dell’essere umano, con domande, dubbi e incertezze che non trovano risposta, ma anche la necessità di vivere appieno, di dare un senso al nostro percorso, o quantomeno cercarlo. Rimangono, alla fine, sensazioni dolceamare, sentimenti di nostalgia, incertezza, ma anche tanta speranza, con una positività di fondo che si fa strada fra mille asperità. Il tutto insieme, contemporaneamente, proprio come accade nella quotidiana lotta fra i nostri impulsi vitali e le difficoltà che ci si parano davanti. E questo fa di Raise, oltre a tutto il resto, un album molto sincero, che offre (e si offre) senza paura uno squarcio di vita in tutta la sua contraddittorietà. (Elisa Giovanatti)

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MARILYN MANSON, THE PALE EMPEROR, HELL ETC./COOKING VINYL 2015

MM 2015

Secondo album da indipendente per il reverendo dell’eccesso e della provocazione. Mr. Manson, tra una ripresa e l’altra della serie TV Sons of Anarchy, si è chiuso in studio è ha sfornato un disco che trasuda una solida e matura inquietudine umana che riesce a smussare – ma, diciamolo a chiare lettere, non a cancellare – gli insegnamenti del buon William Blake. Musicalmente assistiamo a un’evoluzione rispetto al precedente Born Villain: l’hard rock verte decisamente più verso un blues malato di punk che ha da un lato in Danzing e dall’altro in un’elettronica dark, a metà tra Depeche Mode e Nine Inch Nails, i suoi maggiori riferimenti. Il tutto poi è condito da una sapiente dose di Eighties tanto che ogni tanto sembra fare capolino qua e là il Billy Idol di Shock the System. I fedeli adepti di Marilyn di fronte a questi paragoni potrebbero storcere abbondantemente il naso ma rischierebbero di vederlo cadere molto presto: le nuances evidenziate arricchiscono, infatti, il “DNA metallaro” di Manson rendendo meno opprimente e cupo il sound e permettono a tutta una nuova schiera di ascoltatori di avvicinarsi alla sua musica. Il tempo per una “pesante lezione” di storia c’è sempre, ma ora vale la pena di godersi dall’inizio alla fine questo magnifico The Pale Emperor. Tra i vari formati in vendita, il mio vivo consiglio , è quello di acquistare il doppio LP; le sorprese, e non mi sto limitando alle sole tre bonus track acustiche, non mancheranno di stupirvi. Il 2015 non poteva iniziare meglio! (Matteo Ceschi)

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NON, SACRA MASSA, GARAGE RECORDS/EL-SOP 2014

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Se avete ancora nostalgia dell’estate questo disco non fa per voi. Con Sacra massa siamo nel pieno dell’inverno, l’inverno dell’anima. Fin dal nome che si sono scelti, i NoN, trio toscano composto da Andrea Zingoni (voce e chitarra), Massimo Leggieri (basso) e Alvaro Buzzegoli (batteria e voce), ognuno dei quali già attivo da anni con diverse formazioni, mettono le carte in tavola: nessuna speranza per l’umanità. Le sei tracce di Sacra massa sviluppano questo concetto attraverso un rock cupo, ipnotico e dilatato, che a tratti ricorda il gruppo norvegese, ormai ahimé sciolto, Madrugada. Ma mentre la band nordica usava il languore delle chitarre principalmente per strazi amorosi, i quali qui compaiono solo nella cavalcata new-wave Peccato, ai NoN serve soprattutto per farci capire che è arrivata La fine del mondo, che “eravamo già morti perché da terra non vedevamo la paura degli altri”- come recita il killer dell’incalzante La farfalla sul mirino – e per raccontare, con uno stile alla Giovanni Lindo Ferretti, di una “notte passata a fare a botte” (Un’altra notte), o di un tizio che attraversa la strada con in mano una pistola: vicenda descritta con un efficace stile cinematografico nella conclusiva, industriale, L’uomo che sarà. Benvenuti nel catramoso inferno dei NoN! (Katia Del Savio)

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P.OZ, 2974 MUSIK FOR DARK AIRPORTS, SEAHORSE 2014

P.Oz

Atmosfere rarefatte ed estreme – e visto la tragica fonte d’ispirazione, i dirottamenti del 9/11, non poteva essere altrimenti – che inevitabilmente richiamano all’orecchio WTC 9/11 scritto da Steve Reich per il Kronos Quartet. Dovendo fare dei distinguo, è facile ammettere che i P.Oz riescono a rendere più fruibile la “colonna sonora della tragedia” rispetto al grande maestro della contemporanea presentando al pubblico un lavoro che, pur nella complessità e nella stratificazione dei suoni, per lo più elettronici, ha il pregio di esercitare sulla memoria una potente scarica evocativa. Il risultato finale è un perfetto mix tra la ambient music di Brian Eno, la complessa e soffocante ragnatela di Reich e il più sperimentale David Bowie del periodo berlinese. (Matteo Ceschi)

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