Category Archives: electro-dance

CARAVAN PALACE: L’INFINITA VOGLIA DI CONTINUARE A DIVERTIRSI

Cover-JUNE-AUG 2016 DEF easy

Numero estivo per INDIANA MUSIC MAGAZINE, tutto all’insegna dei ritmi e delle melodie dei Caravan Palace, formazione parigina che ha recentemente pubblicato Robot Face, un buonissimo punto di partenza per chi volesse andare alla scoperta della contagiosa ed esuberante musica del gruppo. I Caravan Palace ci concedono qui una simpatica intervista, proprio a ridosso della loro data italiana in programma l’11 luglio al Circolo Magnolia di Segrate (MI), dove potrete saggiare di persona la potenza dei loro ritmi pulsanti ma anche la vivace eleganza del loro elettro-swing. Da non perdere poi la consueta sezione dedicata alla recensioni, succosa come al solito. Niente più indugi: cliccate sulla copertina, il download del magazine è gratuito.

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CARAVAN PALACE, ROBOT FACE, MVKA 2016

Caravan_Palace-2015-Album_Cover

Direttamente dalla rive gauche parigina arrivano in un tripudio di ritmi house-swing-electro e melodie baldanzose à la The Great Gatsby i Caravan Palace. Il disco vi aggredirà fin dalla prima traccia, Lone Digger, con cui comincerete a sudare tutti i Martini cocktail che avete “colpevolmente” ingurgitato. Da buon conoscitore della scena musicale d’oltralpe, ammetto che era un pezzo che qualcosa di veramente forte non giungeva a solleticare con tale insistenza le mie navigate orecchie. Quando la tracklist si allontana dai generi già citati, sfocia con esplosiva esuberanza nello scat e in un ibrido sonoro che potremmo benissimo definire neo-gospel (correte ad ascoltare Mighty!). Tutto quello di cui avete sempre avuto bisogno per scatenarvi lo troverete finalmente stipato e condensato in <I°_°I>! Anche il gusto per tutto quello che è proibito! Che la festa cominci e non finisca mai! (Matteo Ceschi)

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PRIMAL SCREAM, CHAOSMOSIS, A FIRST INTERNATIONAL 2016

Chaosmosis

Li avevo lasciati negli anni Novanta con l’indimenticabile – almeno per me – Screamadelica ed ora me li ritrovo nuovamente a riempire i miei padiglioni auricolari. Senza pregiudizi ho comprato e iniziato a suonare Chaosmosis. E proprio grazie a questo approccio à la “non mi aspetto niente”, sono riuscito a godermi fino in fondo la nuova fatica della band di Bobby Gillespie e soci. A partire dal singolo assolutamente e meravigliosamente pop Where the Light Get In, un inno al divertimento che molto deve alle idee sonore dei Pet Shop Boys (tornati di recente in scena). E proseguendo con il resto della ricca tracklist che, alla fine, nessun rimpianto per il passato lascia. L’uomo (e con esso la musica), non dimentichiamocelo, è destinato ad evolversi e ad assecondare i mood del momento. E a quanti ancora vorrebbero sentire echi di dub e di sperimentazione, Gillespie strizza spudoratamente l’occhio con la psichedelica Golden Rope e con Autumn in Paradise, brano dalle atmosfere electro che rievoca un po’ Serge Gainsbourg e un po’ i Depeche Mode. Chaosmosis è un album pop in tutto e per tutto, e proprio per questa sua imprescindibile natura non potrà non piacere ad un’ampia ed eterogenea fascia di pubblico. (Matteo Ceschi)

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BELLE AND SEBASTIAN, GIRLS IN PEACETIME WANT TO DANCE, MATADOR 2015

Belle-and-Sebastian-Cinema-by-Søren-Solkær

I commenti che si leggono in queste ore sul nono capitolo della carriera discografica dei Belle And Sebastian (foto di Søren Solkaer) gravitano attorno a due nuclei: la svolta elettro-dance e i testi politicizzati. Per quanto riguarda il primo punto, non possiamo certo parlare di una svolta compositiva: i due “pezzi dello scandalo”, The Party Line e Enter Sylvia Plath, con tanto di lustrini e synth pulsante, sono solo momenti – peraltro fatti di suoni nati già vecchi – inframezzati da brani nel più classico stile di Murdoch e soci; non sono nemmeno una grande novità: ricordate la Electronic Renaissance di Tigermilk? Eravamo nel 1996, ma è stato solo il primo di una serie di episodi disseminati in quasi 20 anni di attività, con il dancefloor ad esercitare da sempre un certo appeal sugli scozzesi. L’impegno politico, poi, è ridotto a qualche accenno (principalmente in Allie, uno dei brani migliori). Piuttosto, bisognerebbe parlare di una fondamentale incertezza sulla direzione da prendere. GIPWTD è un buon album, ma niente più, che oscilla continuamente fra la (stanca) riproposizione del personalissimo stile dei Belle And Sebastian e la spavalderia danzereccia di alcuni brani. L’inizio, per la verità, non è affatto male: Nobody’s Empire supera la prova a pieni voti, insieme ad Allie e, poi, Play For Today. L’effetto sorpresa, però, non basta per fare un album del tutto convincente. E l’accostamento di Sylvia Plath ai ritmi dance lascia molta perplessità. (Elisa Giovanatti)

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ADRYELLE, THE WAITING ROOM, SINGLE ENGINE 2014

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Sicuramente c’è un pizzico dei primi Depeche Mode, ma il disco d’esordio della statunitense Adryelle richiama molto di più le atmosfere rarefatte e malinconiche di una certa scena di electro-dance degli anni Novanta che guardava con ammirazione e un certo compiacimento alla garbata rivoluzione del trip-hop. Per questo mélange i suoni risultano più corposi di quello che ci si potrebbe aspettare senza però perdere quella profonda vena onirica che li rende fin da subito graditi all’orecchio. Da ascoltare in solitudine, sprofondanti nel proprio spleen, oppure da ballare a uno dei sempre più numerosi silent party. (Matteo Ceschi)

ENGLISH: There is a pinch of Depeche Mode mood in The Waiting Room, but Baltimore-based Adryelle’s debut album explores 1990s electro-dance’s rarefied musical notes, and the atmosphere and melancholic feeling of a musical genre that, at that time, looked with a degree of admiration at the gentle trip-hop revolution. This mix makes the sounds bolder than you might expect though never losing that deep dreamy vein that caresses the ear. The Waiting Room is your disc: good for an intimate listening, alone with your thoughts, or for dancing at a crazy silent party.

FREE DOWNLOAD: http://noisetrade.com

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