Category Archives: Indie world

TANTA VOGLIA DI RICOMINCIARE: QUATTRO CHIACCHIERE SUL PRESENTE E SUL FUTURO DELLA MUSICA CON I VAN DAMMES

Van Dammes 3

Cominciamo la nostra chiacchierata dal vostro ultimo singolo, Tax Free World: nel brano si può ascoltare un mix perfetto di energia punk classica e melodia pop-core tipiche della scena californiana di fine degli anni Novanta. Mi sono perso qualcosa lungo la strada?

MARKUS KUJAWA: Come darti torto! Ho ascoltato molto i primi album di Weezer. Penso che le nostre melodie pop-core groove provengano proprio da quel gruppo e dalla scena californiana. Ad un certo punto ci siamo chiesti se le nostre canzoni fossero troppo brevi e veloci perché il pubblico potesse veramente memorizzarle ed apprezzarle. Con il nuovo singolo abbiamo in un certo senso lavorato per facilitare l’ascolto, speriamo di esserci riusciti.

Puoi raccontarci qualcosa del video del nuovo singolo?

Buona parte del video, le parti principali, per intenderci, sono state girate a Bruxelles non lontano dal quartiere dove vivo. Juho, il nostro guitar hero, è venuto a trovarmi da Helsinki e abbiamo deciso di girare senza impegno qualcosa un venerdì sera. Siamo andati in una specie di “liceo rock”, una scuola di musica, per chiedere in prestito una chitarra. Non sono sicuro se i ragazzi dell’istituto avessero in mente che la storia sarebbe poi finita sulla pagine di una rivista di musica italiana. Nel video, ci sono anche alcuni filmati del campo estivo organizzato dalla nostra etichetta discografica a Playa del Inglés nelle Isole Canarie.

 

Che feedback avete avuto e continuate a ricevere per il vostro album Risky Business?

Inutile dire che la risonanza che il disco ha avuto in giro per i circuiti punk non mainstream, nel giro del punk alternativo, nel circuito dei live negli atenei e sulle radio dedicate al punk ci ha reso felici e orgogliosi. Questo significa molto per noi. Anche con il tour live le cose sono andate molto bene: l’anno scorso abbiamo visitato molti paesi europei. Quest’anno, purtroppo, la pandemia ha incasinato non poco i nostri piani.

Che ricordi avete dei primi giorni del lockdown causato dalla pandemia di covid-19? Sono stati dei giorni davvero strani, per usare un eufemismo.

In effetti l’intera primavera è stata davvero molto strana. Personalmente mi sono comunque divertito almeno nei primi giorni e nelle prime settimane perché normalmente non ho la possibilità di spassarmela così tanto a casa in relax. Tuttavia è stato proprio nei primi giorni del lockdown che ci siamo resi conto che avremmo dovuto annullare e posticipare le nostre nuove session di registrazione in studio.

Ritieni che la musica abbia giocato una sua parte nel mantenere la normalità nella vita delle persone? Per farla breve, la musica ha fornito un antidoto (quantomeno temporaneo) contro il covid-19?

Spero proprio che ci sia riuscita. Io ho ascoltato un sacco di radio, in particolare un’emittente che trasmetteva delle ottime cose degli anni ’80, un passatempo, lo ammetto, a cui normalmente non mi dedicato troppo. All’inizio ho persino provato ad unirmi ad alcuni “concerti//jam” in streaming, ma non l’ho trovato un’esperienza gratificante. Questa è l’idea che i sono fatto, ciò non toglie che, invece, altri ne abbiano tratto buone sensazioni.

La pandemia ha sicuramente scombussolato e stravolto il mondo della musica con tour e shows cancellati. Come si ripartirà da questa stop epocale?

Ci vorrebbe il nostro booking agent e la nostra casa discografica per rispondere a questa domanda. Per loro, in particolare i promoter, non è stata e non è tuttora una situazione facile, lo stesso vale per gli organizzatori di eventi. Ad esempio quelli dell’IF Festisval ci hanno confermato l’ingaggio per l’edizione della prossima estate, ammesso che la kermesse nel 2021 esista ancora… Sinceramente spero che i vari governi nazionali siano in grado di sostenere l’intero campo della cultura, ma sarà difficile perché in molti paesi ci sono sicuramente altre priorità oltre alla musica e al punk rock.

Ritengo che la musica per vivere abbia bisogno della dimensione live e la parentesi del web da sola non possa sostenere debitamente le necessità dell’ambiente. Cosa pensi a tale riguardo?

Condivido pienamente. Mi manca la sensazione del basso che vibra e si diffonde in tutto il tuo corpo. E il sudore. Un’esperienza on-line o concerti drive-in sono completamente diversi rispetto agli eventi dal vivo “reali”, quelli tradizionali, per intenderci. È stato comunque bello vedere quanta creatività e innovazioni le persone hanno messo in campo per sostenere e mantenere viva la cultura. Tuttavia, non vedo l’ora di suonare per un pubblico dal vivo non appena la situazione sarà sicura e ci consentirà di farlo.

(Matteo Ceschi)

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CHI NON SI ANNOIA SOPRAVVIVE… GRAZIE ALLA MUSICA

Stahlwerk

Se in un momento difficile per l’umanità intera John McLaughlin ha donato generosamente agli ascoltatori la sua nuova fatica Is That So? per aiutare le persone a resistere a serrate e quarantene, sono numerosi i giovani colleghi che continuano a produrre musica nuova e a distribuirla sugli ormai consueti canali digitali. È il caso degli Stahlwerk, trio jazz elvetico formato dal pianista Dominic Stahl, dal bassista Francesco Rezzonico e dal batterista Tobias Schmid, che con l’omonimo album (Hout Records/Radio SFR2) abbracciano il silenzio di questi giorni regalando un lavoro solido, poetico e magistralmente registrato e mixato. Il più grande merito degli Stahlwerk è, infatti, essere riusciti a ricreare su disco, con l’aiuto di Andy Neresheimer, l’atmosfera di genuina complicità dello studio con tutte le sfumature e i colori dei suoni. E sono propio queste nuances a rendere le dodici tracce che compongono i quattro movimenti un assoluto momento di evasione. Jazz, classica e contemporanea sono un’unica cosa per queste ragazzi di grande talento. Alessandro Zannier in arte Ottodix, ritorna invece con Entanglement (Discipline Records) un lavoro che vuole esplorare a 360° il mondo che ci circonda: a cominciare dagli invisibili principi fisici che governano le vite di ogni essere vivente sul Pianeta per finire a con le gesta di personaggi storici come Cristoforo Colombo e Gengis Khan. Il brano ispirato ispirato al grande condottiero mongolo, il migliore momento dell’intera tracklist, suona molto à la Garbo ed apre finestre sulla globalizzazione e ricorda l’importanza delle istanze ecologiste. Nel mondo di oggi connesso (nel bene e nel male) e uploadato, l’artista, molto più di una divinità qualunque, ha ancora qualcosa da dire alla sua gente. (Matteo Ceschi)

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SUDAN ARCHIVES, ATHENA, STONES THROW 2019

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Era dai tempi dei Massive Attack e di Erykah Badu che non mi capitava di mettere orecchio su un prodotto musicale così fresco e votato al futuro. La statunitense Sudan Archives con Athena non solo porta una ventata di innovazione nel panorama pretenziosamente hipster della black music degli ultimi anni, ma spinge il genere – e più in generale l’intrattenimento sonoro – verso una ritrovata consapevolezza nei propri mezzi. Down On Me, non solo invita le nostre voglie musicali a palesarsi e a sbirciare al di là delle mode ma riallaccia concretamente il confronto tra artista e pubblico. La scelta del violino – che Sudan Archives condivide, ad esempio, con jazzisti del calibro di Ben Williams e Ambrose Akinmusire – solo apparentemente scoraggia l’ascolto: in realtà l’uso sapiente dello strumento reso celebre da Vivaldi (doveroso citare Black Vivaldi Sonata) regala ad ognuna delle composizioni dell’album un tocco etereo sufficientemente distante per fare viaggiare la mente di chi si mette in ascolto. Così la libertà d’espressione dell’artista si sovrappone quasi perfettamente a quella del pubblico rompendo ogni schematismo discografico. Athena è l’album che in molti aspettavano di aver tra le mani da tempo… Forse non tutto è perduto… (Matteo Ceschi)

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SE IL MONDO FOSSE INDIE…

NANO

… Ci sarebbe sicuramente meno omologazione sonora. Forse un’osservazione scontata, ma pur sempre da ribadire in un mondo appiattito sulle impellenti esigenze dei format televisivi. Intendiamoci, i grandi nomi da cui trarre ispirazione sono sempre quelli ma un artista libero dall’assillo dello share e dei like sui social è decisamente più indipendente e libero di sviluppare il proprio gusto. N.A.N.O., all’anagrafe Emanuele Lapiana, membro fondatore dei C.O.D., guarda con uguale affetto a Franco Battiato e ai Tiromancino per realizzare con Bionda e Disperata (FiabaMusic/SELF) la sua visione artistica del mondo. Quattordici brani delicati e ben pensati che lasciano nell’ascoltatore non tanto l’agrodolce gusto del déjà vu, bensì la speranza che, infine, qualcosa nel music business sia ancora vivo e non condizionabile. L’esempio del cammino artistico di Lapiana è Giga, un brano che fa pulsare tutta l’italica creatività pur non tralasciando l’esotismo di un’esterofilia che punta direttamente al nord dell’Europa. Alle esperienza extraeuropee, in particolare a una fusion in stile Carlos Santana, guarda con convinzione ed intenzione Larry Manteca con il suo Zombie Mandingo 2. Il risultato è sorprendentemente funky & cinematografico e accresce nell’ascoltatore il desiderio di vedere i suoni accompagnati dalle immagini. Insomma, lasciate che ve lo ripeta per l’ennesima volta: BE INDIE, BE FREE! (Matteo Ceschi)

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TRE PER UNO FA TRE

 

Van Dammes

I finlandesi Van Dammes i lettori di Indiana li conoscono bene, ma ciò non mi impedisce di segnalare in questo breve bollettino sonoro il loro nuovissimo Risky Business, EP pubblicato nei primi mesi del 2019 dalla tedesca Rockstar Records. I quattro rockers finnici proseguono ad esplorare gli interstizi sonori che emergono qua e là tra il garage e il punk. I Ramones rimangono sicuramente i numi tutelari della band ma l’incedere sferragliante di I don’t Like Music Anymore e delle altre tracce lascerebbe intuire un progressivo scivolamento verso atmosfere party à la Animal House. Qualunque strada prenderanno, i Van Dammes rimarranno tra i miei favoriti! Dall’incontro della cantante madrilena Marta Tai e del chitarrista romano Vincenzo Tancorre nasce il duo elettro-acustico dei Taiacore. Raminghi per l’Europa con il loro recente secondo album Freedom, il duo sarà in Italia nella seconda metà di marzo per tre tappe: la giusta occasione per saggiare il loro approccio eclettico alla musica e valutare di persona il tocco leggero ma al tempo stesso avvolgente di brani capaci di riproporre in chiave contemporanea (un po’ in stile Daft Punk) certe geniali intuizioni degli anni Ottanta. Insieme in nome di una musica che non riconosce i confini tracciati dall’uomo (i tre componenti provengono rispettivamente da Germania, Cile e USA) i St. Beaufort ricordano per l’approccio asciutto e diretto dei brani l’affiatamento della Incredible String Band; la spiccata verve narrativa, invece, spinge a guardare maggiormente a Donovan e alla poesia vellutata di Cat Stevens. Non mi credete? Andate ad ascoltarvi di gran volata Hidden Force e gli altri brani di Trail & Guns (Blue Whale Records 2018) oppure cercateli in giro per lo stivale, marzo è il loro mese! (Matteo Ceschi)

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GERARDO BALESTRIERI: PENSARE A UNA MUSICA PER CORTO MALTESE

corto maltese & gerardo balestrieri, december 31, 2018_03 72

Senza perdermi in troppi convenevoli lascio subito la parola a Gerardo Balestrieri affinché spieghi nel dettaglio il progetto/work in progress ispirato a Corto Maltese, il capitano di ventura nato dalla penna di Hugo Pratt protagoniste di avventure in giro per il mondo. 

Appurata, direi, la tua passione per Corto Maltese, una passione che nutro fin da molto giovane anche io, come nasce l’idea di ripercorrere in musica le avventure/viaggi del personaggio di Hugo Pratt? La tracklist ripercorrerà cronologicamente i volumi del fumetto o ti prenderai qualche licenza poetica?

L’idea di pubblicare un disco dedicato a Corto Maltese mi è acquaticamente balenata in mente a Venezia un po’ di tempo fa. Devo scriverti che non fa parte delle mie letture giovanili, l’ho approfondito tardi. Conoscevo Pratt attraverso Paolo Conte… Ma mi son già dedicato a concept album dedicati a qualche precisa figura… Canzoni del mare salato (questo il titolo ) è un disco con 12 canzoni che narra le trame e i personaggi cari a Corto Maltese. La sequenza sarà cronologica ma con dei salti nelle storie. Attraversare con la musica e i testi le storie e i personaggi cari al marinaio creato da Hugo Pratt. Da Pandora a Rasputin, Tristan Bantam, Tiro Fisso e Bocca Dorata, La Casa di Samarcanda, Corte Sconta detta Arcana, l’ Africa, Una favola di Venezia, Morgana, Tango e altro ancora. La figura di Corto Maltese è ovviamente centrale ma lascia ampio spazio agli altri caratteri e alle storie. Nel disco, lo sforzo maggiore è quello di non nominarlo mai col suo nome.

Quanto ti riconosci in Corto?

Nel nome…nel senso che non sono alto di statura 😉 Riporto qui alcuni “perché” e relative risposte riguardo questo progetto
Perché un disco su Corto Maltese?
Per l’infinita ricchezza di elementi nelle sue storie…
Perché non le ho ancora lette tutte.
Per una mia natura apolide che si ritrova nella sua.
E per tutta una serie di coincidenze…
Perché sono del segno dei gemelli come Corto Maltese e come il suo autore Hugo Pratt è nato il 15 giugno. Io son nato l’11 giugno.
Perché vivo a Venezia, da un po’ di anni in Corte Sconta detta Arcana
Perché le amiche, le donne, i compagni e soci d’avventura
Perché sono un fumatore ma non fumo tanto…
Perché ho avuto parecchi gatti…
Per il linguaggio del vento e del mare che avrei voluto conoscere a fondo
ma sono un marinaio di bosco

Il fatto di vivere a Venezia, locations di numerose avventure di Corto, come ha influenzato e continua a influenzare la genesi del progetto che hai in cantiere?

Venezia è la base di tutto. Non credo avrei intrapreso questo progetto vivendo a Monfalcone… Non tanto riguardo Corto Maltese quanto più per il suo autore. Cerco di ripercorrere anche fisicamente i luoghi cari a Pratt. Dalla città, le sue calli, i suoi ponti, palazzi e case, alle isole come Malamocco dove ha vissuto tanti anni.

gerardo balestrieri

Mi sembra di capire che il tuo approccio a Corto sarà un approccio a 360°. Girerai un videoclip e, immagino, infarcirai il libretto del CD di disegni. Cosa mi sono perso?

Girerò un videoclip a Venezia e dintorni. Il booklet non conterrà invece disegni ma fotografie originali scattate a Venezia. Non attingo dai disegni di Pratt né cerco imitatori per ricordarlo. Dai suoi testi e personaggi vado incontro alla sintesi della canzone. Un lavoro un po’ “giapponese” haiku.

Come hai scelto la piattaforma on-line per le donazioni a sostegno del tuo progetto? Pensi che le nuove possibilità offerte dal web nel campo della produzione, del finanziamento di un progetto discografico e della sua promozione significhino un ulteriore declino dei canali tradizionali della musica?

Il giorno stesso in cui si è tirata indietro la casa editrice con cui stavo affrontando il progetto ho cercato sul web il mondo del crowdfunding. Produzioni dal basso mi è sembrata la piattaforma più attinente. Una raccolta dilatata nel tempo e non limitata a pochi mesi. Un anno per scrivere, incidere e stampare il disco, nel contempo organizzare la raccolta che permette di avere prenotazioni e donazioni. Saltare così tutta una serie di sovrastrutture (etichetta, distribuzione, royalties, ecc.) che tra l’altro per me si son rivelate abbastanza inutili e anzi piuttosto complesse nei loro rapporti. Sarà un disco che non metterò su Spotify, Youtube ecc. Chi vuole lo prenota…Un disco per chi ama Corto Maltese e vuole contribuire realmente al progetto. Un disco a cui ne seguiranno altri due… per completare tutte le storie dedicate al gentiluomo di Fortuna… Se un po’ ne avremo… Approfondite, diffondete e sostenete… Abbracci.

(Testo: Matteo Ceschi)

* PER SOSTENERE IL PROGETTO MUSICALE DI GERARDO BALESTRIERI VISITATE IL SITO PRODUZIONI DAL BASSO *

(Disegno: Matteo Ceschi – Foto: Archivio Gerardo Balestrieri)

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CANECAPOVOLTO, NORMALE, 2018

Normale

Verrebbe da dire una raccolta di impressioni/schizzi sonori che dall’ormai lontano 1996 ci porta fino all’oggi. La discografia del progetto/collettivo catanese Canecapovolto – attivo anche nel campo delle colonne sonore – non ha l’ambizione di cambiare le vostre idee musicali, ma piuttosto quello di rendere il pubblico aperto a forme d’arte sonora che non necessariamente rientrano nel rassicurante formato canzone. Anzi, nelle diciannove tracce si può solo trovare un sentimento “disturbante” in grado di spingere chi si è messo all’ascolto a proseguire brano dopo brano nella speranza di ritrovare un “porto sicuro”. Prendiamo ad esempio Continuum: si ha la netta impressione di essersi imbucati alla celebrazione di un culto sconosciuto che sazia i suoi fedeli a suon di feedback, distorsioni e lancinanti lamenti elettronici. Nulla appare per quel che è sebbene la musica sia tutt’altro che eterea e suoni come mai terrena e terrestre. Il mio invito è quello di concedersi la curiosità di ascoltare Normale almeno una volta. (Matteo Ceschi)

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GROSSO GUAIO PER L’ISPETTORE COLIANDRO

Taiyo & Coliandro

Taiyo/HYST, direi di cominciare dall’imminente episodio della serie L’ispettore Coliandro che andrà in onda mercoledì 14 novembre su RAI2: come ti sei imbattuto nei Manetti Bros e come ti hanno convinto a fare parte del cast di Coliandro? La mia è innanzitutto pura curiosità di un super fan della serie.

E fai bene perché è una delle serie più nerd che ci sono in Italia, quella di carattere più internazionale se vuoi. I Manetti li conosco dal loro esordio, facevo lo yakuza incazzato nel primo cortometraggio che uscì al cinema in un film composito che si chiama De-generazione, poi ho fatto con loro alcuni videoclip, etc. Mi hanno chiesto di fare un provino per questo personaggio sperando che risultassi come loro si immaginavano ed è stato così. Il ruolo è veramente nelle mie corde, mischiando seriosità samurai e ironia, mi sono divertito veramente molto nel farlo.

La frequentazione del mezzo video per te non è cosa nuova. Sei sempre stato interessato – a prescindere dall’esigenza di realizzare video per le tue canzoni – all’aspetto visivo/visuale della vita, correggimi se sbaglio. Disegnatore di fumetti, attore, regista, cos’altro mi sono perso?

Hai perfettamente ragione. In molti sentono la cinematograficità del mio modo di pensare anche nelle canzoni. Tutto parte dal disegno. Da bambino molti dicevano che ero particolarmente dotato. È diventato un vizio. Creare, immaginare e rappresentare in qualsiasi forma e con ogni mezzo. Il problema è che devo combattere ogni giorno con il preconcetto che se uno sa fare molte cose non ne sa fare una benissimo, e col fatto che è oggettivamente difficile collocarmi lavorativamente. Ma credo del mio immaginario e nel set di valori che trasmetto, che è costante in ogni mio progetto, e penso che prima o poi questi preconcetti svaniranno. In America nessuno si stupisce più se un Childish Gambino fa lo stand up comedian, il regista, l’attore e il cantante.. è questione di tempo e di persistenza.

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Questi mesi del 2018 sono stati per te ricchi di eventi: tre, anzi quattro nuovi brani distribuiti sulle piattaforme digitali, il già citato episodio de L’ispettore Coliandro e, se la memoria non mi tradisce, recentemente hai fatto riferimento anche a una web series. Sono tutto orecchie, racconta pure.

Per fartela breve. Alla nascita di mia figlia mi sono preso due anni sabbatici in cui concentrarmi solo su di lei. Ho accumulato idee e voglia di fare ed ora sto eplodendo. Ho mezzo disco pronto e conto di uscire verso febbraio marzo prossimo e nello stesso periodo dovrebbe vedere la luce una Web serie di sono co-autore e regista, dal titolo HELIKON, una sorta di thriller esoterico. Sto realizzando questo progetto con la Grey Ladder una società di Torino fondata da un mio caro amico e sceneggiatore di talento fuori dal comune, ed è solo il primo di mille progetti filmici che stiamo sviluppando. In più, come se fare un disco e una serie non fosse abbastanza, sto lavorando ad un fumetto, sempre scritto con lo stesso sceneggiatore, per cui vorrei mettere su una sorta di crowd funding al più presto, anche li una storia di supereroi ma rivista in chiave TAIYO, cioè molto fuori dagli schemi.
Ho anche un mezzo album di brani solo acustici che vorrei finire entro l’estate. Quindi se pensi che il 2018 sia stato un anno pieno per me, caro Matteo, non sai cosa sta per arrivare. Taiyo Tsunami.

HYST_by Filippo Leonardi

Sul piano dei video musicali hai collaborato anche con tuo fratello Jesto? Com’è lavorare in famiglia? Hai per caso in mente di coinvolgere prossimamente anche tuo padre, un noto attore teatrale e cinematografico, nelle imprese degli Yamanouchi?

Amo lavorare con mio fratello che considero un genio sotto diversi aspetti. Come tutti i geni che si rispettino non è sempre facile, ma ormai ci conosciamo bene anche professionalmente, e lui nel tempo ha maturato una visione lavorativa adulta per cui oggi è molto semplice trovare la quadra. Anche lui è in una fase in cui sta depositando dei capisaldi della sua carriera e mi fa molto piacere che in questa fase importante e delicata sia venuto a chiedermi di aiutarlo. Sa bene che nessuno lo conosce come me e tiene ai suoi progetti come me. Si io voglio coinvolgere mio padre il più possibile nelle mie prossime cose. Non farlo è da stupidi, come avere un tesoro in casa e non mostrarlo agli ospiti.

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A proposito di disegno e fumetti, a quando un videoclip o uno short film di animazione?

E’ un desiderio che ho da tanto, di farmi un video animato da solo, ma ci vuole moltissimo tempo. Spero di avere le condizioni di farlo quanto prima.

In qualità di artista come leggi e interpreti l’attuale situazione politico/sociale del Vecchio Continente?

Come uno dei ricorsi di cui la storia è piena, purtroppo. Sono sempre sconvolto dalla volontà dell’essere umano di ripetere gli errori fatti in passato. Credo sia cambiati alcuni paradigmi e che gli eventi del secolo passato non si potranno ripetere in modo pedissequo, ma spesso ho paura che la mia sia solo una speranza e quindi mi preparo al peggio. Sto adocchiando dei terreni in luoghi isolati del mondo, nel caso si presentasse la necessità di fuggire.

Per il 2019 cosa dobbiamo aspettarci? Un nuovo disco dopo tanto musica fluida sul web?

Uno o due dischi, una serie, un fumetto, forse un film, magari un altro figlio e chi sa cos’altro. Sta arrivando lo Tsunami, non ci sarà riparo.

PHOTOS: Matteo Ceschi (b&w) e Filippo Leonardi (color)

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MEGANOIDI, DELIRIO EXPERIENCE, LIBELLULA MUSIC 2018

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Inutile perdersi in presentazioni, meglio lasciare partire Delirio Experience e trovare la giusta lunghezza d’onda per farsi coinvolgere dalla band genovese. Sono passati anni dagli esordi discografici, ma i Meganoidi non sembrano avere perso neanche una caloria dell’energia che li aveva sospinti fuori dall’underground fino ad arrivare all’attenzione di un pubblico più ampio. C’è, evidentemente, l’ombra saggia della maturità su questo sesto lavoro in studio che porta a riflessioni  su quanto accade nella quotidianità a partire dal personale per arrivare fino a una visione più ampia della società. Il rock incalzante di Tutto è fuori controllo è un modo di dare forma alla caos e alla cacofonia di una quotidianità che troppo spesso pare avere perso la bussola. In Bye bye presente, altro pezzo tirato,  prevale invece una visione più sarcastica del mondo: il ritornello bye bye presente mi han detto che hai da fare per carnevale e non mi seguirai la dice tutta sul dramma di una contemporaneità in fuga da se stessa verso un futuro che non poggia su salde fondamenta. A volere cercare a tutti i costi un paragone nel panorama attuale, direi che quest’ultima eccellente fatica dei musicisti liguri si avvicina molto al mood blues-rock di Mike Ness e dei Social Distortion. (Matteo Ceschi)

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FOSCARI, I GIORNI DEL RINOCERONTE, LA CHIMERA DISCHI/TERRE SOMMERSE 2018

Foscari

L’attacco di Particelle, prima track del disco, parte con vaghi richiami agli Smashing Pumpkins per poi aprirsi gioiosamente una finestra sul mondo pop che molto, e dico molto, deve a quel genio che risponde al nome di Cesare Cremonini. Detto questo il disco di Marco Foscari non lascia così facilmente quella radice rock che evidentemente rappresenta una parte importante della formazione del suo autore: Trasparente ne è un ottimo esempio con la chitarra elettrica di Davide Sparpaglia a sostenerne le idee più audaci. Poi, quando meno te lo aspetti, sul finire del disco, arrivano un paio di canzoni “ibride” dall’atmosfera intimista che mantengono alto l’interesse dell’ascoltatore fino all’ultimo secondo: Eliot con le sue pennellate elettriche strizza l’occhio a Samuele Bersani mentre Te lo confesso si perde placidamente tra un ricordo beatlesiano e improvvisazioni vocali à la Pino Daniele. (Matteo Ceschi)

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