Category Archives: industrial

BON.NOT, TRE, AUTOPRODUZIONE 2016

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In questo inizio 2017 mi trovo ad ascoltare un disco che recupera dichiaratamente frammenti di gruppi che hanno fatto grande la scena indipendente italiana nei gloriosi anni ’90 (CSI, Posse varie, ecc.) associandoli a elettronica sempre di quegli anni (trip-hop in particolare) e a sonorità più contemporanee. Nonostante le atmosfere crepuscolari e i testi poco consolanti (tutti rigorosamente in italiano), quello che esce dalla mescolanza di beat, campionamenti e strumenti è un suono fresco, che fonde elementi industriali con il fattore umano. I Bon.Not, che da due sono diventati quattro, dimostrano di sapere esattamente ciò che vogliono, attenti ai dettagli, come si evince dall’autopresentazione pubblicata sul sito bonnotband.it, non scimmiottando l’elettronica trendy un po’ fine a se stessa, ma utilizzando tutti gli strumenti a disposizione di un artista oggi, per comunicare qualcosa, per inventare qualcosa, o almeno per provarci. La voce ossessionante di Ruberemo, i suoni martellanti de La preda, l’apparente distensione di Fino in fondo, il suono angosciante e claustrofobico de L’impiccato sono i momenti più interessanti dell’ep. (Katia Del Savio)

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IAM{X}, METANOIA, ORPHIC/CAROLINE 2015

Metanoia

Perturbanti atmosfere dark con una massiccia presenza di abrasiva potenza industrial raggiungeranno il vostro cervello cominciando ad erodere il concetto di serenità e di calma. Metanoia, ultima fatica del produttore londinese Chris Corner, ha dalla sua una presenza ed un’irruenza sonora che oggi è difficile riscontrare anche nei prodotti discografici più riusciti. Spessi suoni sintetici – in cui, in maniera quasi terapeutica, vengono riproposti gli schemi degli Eighties – sembrano uscire da una catena di montaggio per aggredire prima i critici e poi il pubblico e per poi spingere tutti in un torbido intreccio danzante. Musica da club, sicuramente quella di IAM{X}, ma anche adatta per quanti vogliono tranciare di netto con le rassicuranti melodie del mainstream ben sapendo che, una volta fatta la scelta, non potranno più tornare indietro. Se non mi credete andatevi ad ascoltare Happiness o North Star. La musica 3.0 è finalmente arrivata alle nostre orecchie! (Matteo Ceschi)

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TEHO TEARDO INCONTRA MAN RAY: INTERVISTA SU INDIANA MUSIC MAGAZINE

Cover-SETTEMBRE 2015

INDIANA MUSIC MAGAZINE torna dopo l’estate con il suo numero 10, un’uscita per noi particolarmente importante: intanto perché abbiamo l’onore di ospitare Teho Teardo, che in una bella intervista ci accompagna all’ascolto del suo nuovo album e ci svela alcune delle mille sfaccettature del suo mondo artistico; e poi, perché con questo numero festeggiamo il nostro primo compleanno da indiani, un traguardo per il quale ringraziamo tutti voi, invitandovi a continuare l’avventura. Per l’occasione presentiamo una nuova grafica per il magazine, ancora più pulita e leggera, impegnandoci a lavorare per migliorare di giorno in giorno. Come sempre spazio anche alle migliori recensioni del mese: Mimosa, Fraser A. Gorman e Tracey Thorn. Il tutto gratis, semplicemente cliccando sulla copertina qui sopra. Buona lettura!

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WHITE BIRCHES, DARK WATERS, BIRDS WILL SONG FOR YOU 2015

White Birches

L’opera nata dall’incontro tra Jenny Gabrielsson Mare e Fredrik Jonasson vi si appiccicherà morbosamente addosso. Che la Svezia sia una fucina di talenti in pochi ormai lo ignorano, ma, nonostante ciò, ancora in molti ancora si attardano alla sua scoperta. Nel panorama dell’elettronica più sofisticata in pochi erano riusciti finora ad iniettare in profondità le laceranti proposte della noise e dell’industrial music. Sebbene rimanga percepibile durante tutto l’ascolto un’impronta tipicamente Eighties, quella inconfondibile della prima metà del decennio, Dark Waters spinge le sue lame oscure a fondo nel futuro ampliando ulteriormente il vocabolario della musica elettronica. Le radici dei White Birches sono forti e in salute – i Depeche Mode fluiscono nei Kraftwerk e viceversa – e questo permette loro di scegliere di volta in volta la strada sonora più congeniale da percorrere: Here It Comes parte in sordina per poi esplodere in una trama ritmica à la Radio GaGa; Thousand Yard Stare, invece, accarezza atmosfere più morbide ma non per questo immuni al fascino della notte. Sarebbe un vero peccato se un lavoro simile non circolasse nel nostro paese. (Matteo Ceschi)

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MARILYN MANSON, THE PALE EMPEROR, HELL ETC./COOKING VINYL 2015

MM 2015

Secondo album da indipendente per il reverendo dell’eccesso e della provocazione. Mr. Manson, tra una ripresa e l’altra della serie TV Sons of Anarchy, si è chiuso in studio è ha sfornato un disco che trasuda una solida e matura inquietudine umana che riesce a smussare – ma, diciamolo a chiare lettere, non a cancellare – gli insegnamenti del buon William Blake. Musicalmente assistiamo a un’evoluzione rispetto al precedente Born Villain: l’hard rock verte decisamente più verso un blues malato di punk che ha da un lato in Danzing e dall’altro in un’elettronica dark, a metà tra Depeche Mode e Nine Inch Nails, i suoi maggiori riferimenti. Il tutto poi è condito da una sapiente dose di Eighties tanto che ogni tanto sembra fare capolino qua e là il Billy Idol di Shock the System. I fedeli adepti di Marilyn di fronte a questi paragoni potrebbero storcere abbondantemente il naso ma rischierebbero di vederlo cadere molto presto: le nuances evidenziate arricchiscono, infatti, il “DNA metallaro” di Manson rendendo meno opprimente e cupo il sound e permettono a tutta una nuova schiera di ascoltatori di avvicinarsi alla sua musica. Il tempo per una “pesante lezione” di storia c’è sempre, ma ora vale la pena di godersi dall’inizio alla fine questo magnifico The Pale Emperor. Tra i vari formati in vendita, il mio vivo consiglio , è quello di acquistare il doppio LP; le sorprese, e non mi sto limitando alle sole tre bonus track acustiche, non mancheranno di stupirvi. Il 2015 non poteva iniziare meglio! (Matteo Ceschi)

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GIANNI MAROCCOLO & CLAUDIO ROCCHI, VDB23/NULLA È ANDATO PERSO, ALKEMI/ALA BIANCA 2015

Rocchi & Maroccolo

Nato da un progetto di crowdfunding del 2013 e circolato in edizione limitata, ora l’ultima esperienza discografica di Claudio Rocchi, realizzata insieme a Gianni Maroccolo, arriva a godere di una seconda ed inaspettata vita grazie alla decisione presa di comune accordo dallo stesso Maroccolo e dall’etichetta. La dipartita dell’autore di Volo Magico ha spinto il co-autore del lavoro ad andare contro l’ultima volontà dell’amico e a condividere insieme ai numerosi fan rimasti a bocca asciutta un’ultima splendente memoria sonora. VDB23 non è un’ermetica testimonianza di quello che fu. Anzi, per la varietà dei suoni prodotti e per l’intensità e la sinteticità del messaggio verbale suona molto più come un necessario conato di vitalità di fronte a quelle avversità cui la vita talvolta ci sottopone. La sorpresa di passare dalle atmosfere industrial-noise della title track alle suggestioni neo-psichedeliche di Torna con me, vicine al Rocchi classico, spingono ad approfondire e partecipare ancora più a fondo alla natura ultima: all’ascoltatore il privilegio di assistere a una dissociata jam cosmico-terrena in cui anche il dolore per la fine imminente trova con estrema naturalezza il suo suono distintivo. (Matteo Ceschi)

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TEHO TEARDO, BALLYTURK, SPÈCULA RECORDS 2014

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Reduce dalla collaborazione con Blixa Bargeld, Teho Teardo torna ad una scrittura “visiva”, anche se questa volta per il teatro e non per il cinema: le musiche di questo Ballyturk sono state concepite per l’omonima pièce teatrale del drammaturgo Enda Walsh, presentata in anteprima mondiale a luglio al Festival di Galway e a settembre al National Theatre di Londra; tuttavia, come spesso accade alle colonne sonore di Teardo, le note di Ballyturk abbandonano l’anonimato cui sono condannate le semplici musiche d’accompagnamento e vivono di vita propria. Questo grazie ad un lavoro certosino di composizione e arrangiamento, che pur basandosi su pochissimi elementi penetra con grande profondità nelle emozioni, aderendo perfettamente alle atmosfere dell’opera di Walsh ma al contempo elevandosi verso un destino autonomo. Come già è successo nella produzione più recente di Teardo, lo strumento principe per veicolare ambigue e turbolente emozioni è il violoncello (qui affidato a Lori Goldston, nota per la lunga collaborazione coi Nirvana): dello strumento Teardo valorizza al massimo l’aspetto cupo della sua timbrica, costruendo magistralmente un clima notturno, plumbeo, reso a tratti persino claustrofobico grazie all’utilizzo di andamenti ossessivi e tese iterazioni; anche le aperture di ampio respiro rimangono in bilico, schiacciate dal lavorio sottocutaneo di sottili e continue increspature. L’attore Cillian Murphy impreziosisce con una partecipata declamazione (e la presenza in copertina insieme a Mikel Murfi) un album dal solido background culturale mitteleuropeo. (Elisa Giovanatti)

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