Category Archives: jam band

ATTENTION SLAP, THE ANIMAL AGE, AUTOPRODUZIONE 2015

ATTENTIONSLAP

Concept album frutto di una fantasia visionaria e di amate letture orwelliane, The Animal Age ci catapulta in un mondo sinistro non troppo dissimile dal nostro: un topo, un coniglio, un asino e un maiale sono i protagonisti – insieme a un Okapi, rivoluzionario su cui sono riposte le speranze di cambiamento – del racconto allegorico che accompagna l’uscita del primo full length degli Attention Slap, lavoro interamente strumentale (salvo qualche inserto vocale in cui la voce, però, è in verità uno strumento aggiuntivo) che con una grande capacità narrativa e insperata immediatezza restituisce il senso di un universo corrotto e opprimente, popolato da loschi personaggi. Chitarre, sassofono, basso, synth e batteria dialogano tra loro in una sapiente e disinvolta commistione di generi, dall’acid-jazz al rock, dal funk al prog, per una musica dal fortissimo impatto visivo, che se non può fare a meno di richiamare il già citato Orwell, sa anche disegnare davanti ai nostri occhi le luci al neon e la contemporaneità dolente di un Hopper. Per la maestria tecnica e la complessità del progetto, questo coraggioso quartetto pavese merita davvero i nostri complimenti. Dal vivo promettono show esplosivi. (Elisa Giovanatti)

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THE BAD MEXICAN, DUE, LIZARD RECORDS 2014

badmexican

Messo insieme grazie ad una campagna di crowdfunding su Musicraiser, Due è il secondo album dei Bad Mexican, formazione toscana dal passato death metal, un passato che è ormai solo un lontano ricordo: nel presente dei quattro mariachi, piuttosto, troviamo fin dall’attacco della prima traccia un piglio da vera jam band, che gioca con ritmi e generi musicali grazie a un’inventiva irrefrenabile e strumentisti eccellenti. Pochissimi artisti nel panorama italiano hanno una tale disinvoltura nello spaziare fra rock, funk, jazz core e psichedelia, e ancora meno sono quelli che lo sanno fare con leggerezza, trasmettendo l’idea del puro divertimento. Notevolissima la parte centrale dell’album, in cui Davide Vannuccini guadagna sempre più spazio con sax ed elettronica, mentre le voci di Tommaso Dringoli e Filippo Ferrari si sovrappongono, giocano e si rincorrono, regalando all’album la necessaria rotondità e qualche bella melodia. Dall’inizio alla fine è grande il lavoro di Matteo Salutari alla batteria. Coraggio, caos e follia la fanno da padroni. Chiudiamo con un encomio particolare per l’etichetta Lizard, ancora una volta fautrice di un progetto pregevole, uno dei tanti del suo ormai lungo percorso. (Elisa Giovanatti)

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