Category Archives: recensioni

VALERIA VALERIANO: DECLINARE IL RITMO DEL BLUES AL FEMMINILE

Eccoci ritornati, giunti ormai al numero 31 di INDIANA MUSIC MAGAZINE, per il quale ringraziamo la protagonista indiscussa, Valeria Valeriano: nella bella intervista qui raccolta Valeria ci fa conoscere la sua attività di bassista blues-rock e di produttrice, svariando tra modelli di riferimento, attività live e in studio, progetti e molto altro. Vi offriamo poi una selezione di recensioni di produzioni indie italiane e internazionali, da Kishi Bashi a Libero, dai Northwest a Saffelli, e qualche altro consiglio sul finale. Buona lettura quindi, basta cliccare sulla copertina!

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SE IL MONDO FOSSE INDIE…

NANO

… Ci sarebbe sicuramente meno omologazione sonora. Forse un’osservazione scontata, ma pur sempre da ribadire in un mondo appiattito sulle impellenti esigenze dei format televisivi. Intendiamoci, i grandi nomi da cui trarre ispirazione sono sempre quelli ma un artista libero dall’assillo dello share e dei like sui social è decisamente più indipendente e libero di sviluppare il proprio gusto. N.A.N.O., all’anagrafe Emanuele Lapiana, membro fondatore dei C.O.D., guarda con uguale affetto a Franco Battiato e ai Tiromancino per realizzare con Bionda e Disperata (FiabaMusic/SELF) la sua visione artistica del mondo. Quattordici brani delicati e ben pensati che lasciano nell’ascoltatore non tanto l’agrodolce gusto del déjà vu, bensì la speranza che, infine, qualcosa nel music business sia ancora vivo e non condizionabile. L’esempio del cammino artistico di Lapiana è Giga, un brano che fa pulsare tutta l’italica creatività pur non tralasciando l’esotismo di un’esterofilia che punta direttamente al nord dell’Europa. Alle esperienza extraeuropee, in particolare a una fusion in stile Carlos Santana, guarda con convinzione ed intenzione Larry Manteca con il suo Zombie Mandingo 2. Il risultato è sorprendentemente funky & cinematografico e accresce nell’ascoltatore il desiderio di vedere i suoni accompagnati dalle immagini. Insomma, lasciate che ve lo ripeta per l’ennesima volta: BE INDIE, BE FREE! (Matteo Ceschi)

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PILLOLE INDIANE, TRE DISCHI DA ASCOLTARE

Cover OSSITOCINA 3000X3000

SAFFELLI – OSSITOCINA – OYEZ 2019

Nell’infinito elenco di nuovi cantautori, ormai definiti semplicemente “indie”, che si stanno affacciando sul mercato discografico negli ultimi anni, il nome Saffelli merita una pennellata di evidenziatore. Dopo aver prodotto alcuni singoli, è uscito ora con un ep composto da quattro brani intitolato Ossitocina. Il suo elettro-pop è fresco e mescola immagini quotidiane, perlopiù ambientate nella sua Milano. Così il titolo Alaska non deve ingannare, parla di “viale” Padova, di droga, di master inutili, di paprika e della nebbia che non c’è più. In Amore miope l’inciso spinge di più sulla trap ed entra a pieno nel mondo degli amori giovanili in cui la realtà, levata la patina finta delle foto su Instagram, può risultare deludente. La notte milanese multietnica fatta di tangenziali, insegne, mezzi pubblici che attraversano la città e sogni per il giorno dopo è la protagonista di Fastfood. Il brano più debole dell’EP è quello di chiusura, Una vita e 4 giorni, qui la storia e le immagini utilizzate sembrano poco centrate. Interessante il fatto che il nome produttore del disco, Polezky, sia scritto sulla copertina accanto all’interprete.

 

Vertigini EP - copertina

LUANA CORINO – VERTIGINI – RED MUSIC 2019

Rap, soul e r’n’b sono gli ingredienti principali di Vertigini, l’ep di Luana Corino, ragazza veneta che prima si faceva chiamare LaMiss. La cosa che colpisce subito, oltre alla rotondità della voce di Luana, è l’ottima fusione di queste sonorità black con la lingua italiana, impresa non facile . L’ep contiene cinque tracce, ognuna che rappresenta una donna con età e storie diverse. Interessante poi scoprire che regia e scenografia del video di Non ti piacevo abbastanza sono state curate dall’artista stessa. Senza scimmiottare i suoi colleghi maschi, Luana si muove bene in un ambito musicale solitamente poco femminile rendendolo invece molto femminile. Una ragazza da tenere d’occhio.

DaBomb

 

 

THE HIGH JACKERS – DA BOMB – MUSIC FORCE/TOKS 2019

Tutti i colori della black music sono inseriti nel godibile primo lavoro degli udinesi The High Jackers, tredici elementi che formano una big band di tutto rispetto, capitanati dal cantante, bassista autore e produttore di tutti i brani Stefano Toboga. La voce calda, nera e avvolgente di Stefano si amalgama bene con il funky di If I don’t have you, Everybody’s burning (qui le simpatie per i Red Hot Chili Peppers sono evidenti) e You made me mad (invece qui siamo più dalle parti di Curtis Mayfield), ma anche con il rock morbido di Going crazy (dove emerge una piacevole somiglianza con il timbro di Ben Harper), con il rock-blues di Stunned and diz, nel delicato soul (stile Stax) di Hush now, ma anche nel rock “scomposto” di Live it, nella jazzy The wrong side of the street, nella semi-rappata This is the sound e così via. Da bomb è un disco con una produzione molto ben fatta, suonato da ottimi musicisti, che dal vivo spaccheranno di sicuro. (Katia Del Savio)

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TRE PER UNO FA TRE

 

Van Dammes

I finlandesi Van Dammes i lettori di Indiana li conoscono bene, ma ciò non mi impedisce di segnalare in questo breve bollettino sonoro il loro nuovissimo Risky Business, EP pubblicato nei primi mesi del 2019 dalla tedesca Rockstar Records. I quattro rockers finnici proseguono ad esplorare gli interstizi sonori che emergono qua e là tra il garage e il punk. I Ramones rimangono sicuramente i numi tutelari della band ma l’incedere sferragliante di I don’t Like Music Anymore e delle altre tracce lascerebbe intuire un progressivo scivolamento verso atmosfere party à la Animal House. Qualunque strada prenderanno, i Van Dammes rimarranno tra i miei favoriti! Dall’incontro della cantante madrilena Marta Tai e del chitarrista romano Vincenzo Tancorre nasce il duo elettro-acustico dei Taiacore. Raminghi per l’Europa con il loro recente secondo album Freedom, il duo sarà in Italia nella seconda metà di marzo per tre tappe: la giusta occasione per saggiare il loro approccio eclettico alla musica e valutare di persona il tocco leggero ma al tempo stesso avvolgente di brani capaci di riproporre in chiave contemporanea (un po’ in stile Daft Punk) certe geniali intuizioni degli anni Ottanta. Insieme in nome di una musica che non riconosce i confini tracciati dall’uomo (i tre componenti provengono rispettivamente da Germania, Cile e USA) i St. Beaufort ricordano per l’approccio asciutto e diretto dei brani l’affiatamento della Incredible String Band; la spiccata verve narrativa, invece, spinge a guardare maggiormente a Donovan e alla poesia vellutata di Cat Stevens. Non mi credete? Andate ad ascoltarvi di gran volata Hidden Force e gli altri brani di Trail & Guns (Blue Whale Records 2018) oppure cercateli in giro per lo stivale, marzo è il loro mese! (Matteo Ceschi)

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LA FABBRICA DELL’ASSOLUTO: ORWELL IN ROCK

Siamo giunti al numero 30, ebbene sì, e festeggiamo con un’uscita particolarmente corposa di INDIANA MUSIC MAGAZINE. Doppia intervista, infatti, questa volta: si parte con La Fabbrica Dell’Assoluto, formazione romana autrice di un apprezzato concept album ispirato al celebre 1984 di George Orwell, che si racconta qui in una lunga e generosa intervista, e si chiude con Gerardo Balestrieri, di recente alle prese col suo progetto dedicato a Corto Maltese. In mezzo, le nostre recensioni delle produzioni più interessanti di fine 2018 e inizio 2019: Il Terzo Istante, Veronica Marchi e Mimosa. Il tutto a vostra disposizione con un semplice click sulla copertina qui sopra. Buona lettura!

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VERONICA MARCHI, NON SONO L’UNICA, QUI BASE LUNA 2018

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Non conosciamo la vita privata di Veronica Marchi, ma ascoltando questo disco si può intuire che sia nato dopo un periodo di crisi, un disco di riflessione interiore profonda e un incoraggiamento alla propria rinascita, alla ricostruzione. Cose che danno fastidio, ad esempio, racconta di nevrosi quotidiane, di una sorta di depressione che non ti fa uscire di casa, del senso di solitudine, il tutto raccontato però senza drammaticità, con quel distacco che fa intuire che forse il peggio è passato. Non è nelle stelle è il successivo suggerimento a prendere in mano la propria vita, non pensando che tutto dipenda dall’esterno, dagli altri, ma che provenga soprattutto dal nostro modo di essere e dallo nostra forza di volontà, stesso concetto ripreso ad esempio in L’unica, da cui è tratto il titolo dell’intero album. Veronica canta in modo molto diretto, limpido e senza filtri e sa toccare le corde più profonde di noi stessi; la sua scrittura non contempla grandi metafore, né ammiccamenti, ma è sempre convincente. Rispetto alle produzioni precedenti, di impronta quasi esclusivamente acustica, qui Veronica e i suoi collaboratori hanno voluto aggiungere, in alcuni casi, arrangiamenti più elaborati e l’uso di strumenti elettronici, che danno maggior rotondità e una vena più pop alla sua produzione, senza togliere autenticità e intimismo. (Katia Del Savio)

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50 ANNI DI “KICK OUT THE JAMS!”

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Dopo due interviste (una via mail e una via Skype, quest’ultima per il mio libro Un’altra musica. L’America nelle canzoni di protesta), finalmente riesco a spuntare dalla lunga lista delle “cose da fare nella vita” l’incontro con Wayne Kramer, membro fondatore degli MC5, storica band del Midwest legata al gruppo radical White Panther Party di John Sinclair. L’attesa, ci premo fin da subito a dirlo, è valsa la pena. In tour con un gruppo di affiatati amici (Kim Thayil dei Soundgarden; Marcus Durant dei Zen Guerrilla; Brendan Canty dei Fugazi; e Billy Gould dei Faith No More), Wayne Kramer sta portando in giro per gli States e per l’Europa l’album Kick Out the Jams, registrato nell’ottobre del 1968 alla Grande Ballroom di Detroit. L’occasione di celebrare il cinquantesimo anniversario della storica incisione per la Elektra fornisce al sempre militante Brother Wayne la buona scusa per alimentare nel pubblico la voglia di opporsi alle brutture e alle ingiustizie dell’attualità A guidarlo e a guidare i fans allora come oggi c’è la musica, quella più sana, sincera e, lasciatemelo sottolineare, indipendente: <La creatività e l’arte hanno sempre provocato forme di Resistenza e continueranno a farlo.>

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Il concerto punta tutto sulla tracklist di Kick Out the Jams ma non fa mancare agli ascoltatori anche altri brani del repertorio degli MC5. Musicalmente, mi sento tranquillo nel dirlo, la formazione sul palco dell’Alcatraz di Milano suona decisamente all’altezza di quella originaria e a tratti quasi pare mettere la freccia e sorpassare la line-up sessantottina: in questo, senso, Kim Thayil non fa rimpiangere Fred Sonic Smith e la sezione ritmica quasi sempre suona più massiccia e arrabbiata di quella dei tardi Sixties. Un discorso a parte, non me ne vogliano i puristi, va fatto per quel gigante di Marcus Durant, la cui voce pare non temere nulla né dal passato né dal futuro come ben si intuisce da Let Me Try uno dei brani del bis. Un concerto intenso, seppure non lunghissimo, per un pubblico attento e preparato. Poco importano i numeri, in questo caso. Immancabile, alla fine della performance l’incontro con Wayne e la consegna di una copia del mio Un’altra musica. L’America nelle canzoni di protesta tra sinceri abbracci di chi ancora crede di cambiare le cose e scambi di battute militanti. Insomma, una serata in perfetto stile <Kick Out the Jams… Motherfuckers!> (Matteo Ceschi)

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LEWISLAND: DALLA MOTOWN AL SOUND GLOBALE

Vi abbiamo fatto aspettare ma ne è valsa la pena… eccoci qui, con il nuovo numero di INDIANA MUSIC MAGAZINE! Un’uscita di cui siamo particolarmente felici, merito anzitutto di Lewisland, della sua simpatia e della generosità che ci ha dimostrato nell’intervista a lui dedicata: Lewis Enwegbara, cantante, songwriter, rapper e polistrumentista di origine nigeriana trapiantato in Friuli Venezia Giulia, ci racconta qui la sua variegata esperienza di artista, dalle origini fino al suo ultimo lavoro (Fast Forward), passando per attività live, aneddoti, artisti di riferimento e molto, molto altro. Diversi consigli di ascolto, poi, per soddisfare la vostra voglia di novità, ed una succosa novità che riguarda nientemeno che Rick Rubin, uno dei produttori più noti del pianeta. Cliccate sulla copertina, non sarete delusi!

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PAOLO RICCA: FANTASIA E IMPROVVISAZIONE ASPETTANDO I SOFT MACHINE

Rieccoci qui, ad augurarvi una buona estate con il ventottesimo numero di INDIANA MUSIC MAGAZINE, un’uscita di cui siamo particolarmente orgogliosi per la ricchezza dei contenuti: grazie quindi a Paolo Ricca, compositore e arrangiatore torinese che non si è certo risparmiato per questa interessantissima intervista che qui vi proponiamo, in cui si spazia per gli anni ’70, il nuovo disco Mumble, la collaborazione con John Etheridge dei Soft Machine, e molto altro. A seguire una scorpacciata di recensioni e consigli per i vostri ascolti estivi: con Liz Vice, Meganoidi, Foscari, Cimini, Postino e Belize sarete in ottima compagnia, parola di Indiani! Non vi resta che cliccare sulla copertina qui sopra, e buona lettura.

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FOSCARI, I GIORNI DEL RINOCERONTE, LA CHIMERA DISCHI/TERRE SOMMERSE 2018

Foscari

L’attacco di Particelle, prima track del disco, parte con vaghi richiami agli Smashing Pumpkins per poi aprirsi gioiosamente una finestra sul mondo pop che molto, e dico molto, deve a quel genio che risponde al nome di Cesare Cremonini. Detto questo il disco di Marco Foscari non lascia così facilmente quella radice rock che evidentemente rappresenta una parte importante della formazione del suo autore: Trasparente ne è un ottimo esempio con la chitarra elettrica di Davide Sparpaglia a sostenerne le idee più audaci. Poi, quando meno te lo aspetti, sul finire del disco, arrivano un paio di canzoni “ibride” dall’atmosfera intimista che mantengono alto l’interesse dell’ascoltatore fino all’ultimo secondo: Eliot con le sue pennellate elettriche strizza l’occhio a Samuele Bersani mentre Te lo confesso si perde placidamente tra un ricordo beatlesiano e improvvisazioni vocali à la Pino Daniele. (Matteo Ceschi)

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