Category Archives: segnalazioni

TRE PER UNO FA TRE

 

Van Dammes

I finlandesi Van Dammes i lettori di Indiana li conoscono bene, ma ciò non mi impedisce di segnalare in questo breve bollettino sonoro il loro nuovissimo Risky Business, EP pubblicato nei primi mesi del 2019 dalla tedesca Rockstar Records. I quattro rockers finnici proseguono ad esplorare gli interstizi sonori che emergono qua e là tra il garage e il punk. I Ramones rimangono sicuramente i numi tutelari della band ma l’incedere sferragliante di I don’t Like Music Anymore e delle altre tracce lascerebbe intuire un progressivo scivolamento verso atmosfere party à la Animal House. Qualunque strada prenderanno, i Van Dammes rimarranno tra i miei favoriti! Dall’incontro della cantante madrilena Marta Tai e del chitarrista romano Vincenzo Tancorre nasce il duo elettro-acustico dei Taiacore. Raminghi per l’Europa con il loro recente secondo album Freedom, il duo sarà in Italia nella seconda metà di marzo per tre tappe: la giusta occasione per saggiare il loro approccio eclettico alla musica e valutare di persona il tocco leggero ma al tempo stesso avvolgente di brani capaci di riproporre in chiave contemporanea (un po’ in stile Daft Punk) certe geniali intuizioni degli anni Ottanta. Insieme in nome di una musica che non riconosce i confini tracciati dall’uomo (i tre componenti provengono rispettivamente da Germania, Cile e USA) i St. Beaufort ricordano per l’approccio asciutto e diretto dei brani l’affiatamento della Incredible String Band; la spiccata verve narrativa, invece, spinge a guardare maggiormente a Donovan e alla poesia vellutata di Cat Stevens. Non mi credete? Andate ad ascoltarvi di gran volata Hidden Force e gli altri brani di Trail & Guns (Blue Whale Records 2018) oppure cercateli in giro per lo stivale, marzo è il loro mese! (Matteo Ceschi)

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GROSSO GUAIO PER L’ISPETTORE COLIANDRO

Taiyo & Coliandro

Taiyo/HYST, direi di cominciare dall’imminente episodio della serie L’ispettore Coliandro che andrà in onda mercoledì 14 novembre su RAI2: come ti sei imbattuto nei Manetti Bros e come ti hanno convinto a fare parte del cast di Coliandro? La mia è innanzitutto pura curiosità di un super fan della serie.

E fai bene perché è una delle serie più nerd che ci sono in Italia, quella di carattere più internazionale se vuoi. I Manetti li conosco dal loro esordio, facevo lo yakuza incazzato nel primo cortometraggio che uscì al cinema in un film composito che si chiama De-generazione, poi ho fatto con loro alcuni videoclip, etc. Mi hanno chiesto di fare un provino per questo personaggio sperando che risultassi come loro si immaginavano ed è stato così. Il ruolo è veramente nelle mie corde, mischiando seriosità samurai e ironia, mi sono divertito veramente molto nel farlo.

La frequentazione del mezzo video per te non è cosa nuova. Sei sempre stato interessato – a prescindere dall’esigenza di realizzare video per le tue canzoni – all’aspetto visivo/visuale della vita, correggimi se sbaglio. Disegnatore di fumetti, attore, regista, cos’altro mi sono perso?

Hai perfettamente ragione. In molti sentono la cinematograficità del mio modo di pensare anche nelle canzoni. Tutto parte dal disegno. Da bambino molti dicevano che ero particolarmente dotato. È diventato un vizio. Creare, immaginare e rappresentare in qualsiasi forma e con ogni mezzo. Il problema è che devo combattere ogni giorno con il preconcetto che se uno sa fare molte cose non ne sa fare una benissimo, e col fatto che è oggettivamente difficile collocarmi lavorativamente. Ma credo del mio immaginario e nel set di valori che trasmetto, che è costante in ogni mio progetto, e penso che prima o poi questi preconcetti svaniranno. In America nessuno si stupisce più se un Childish Gambino fa lo stand up comedian, il regista, l’attore e il cantante.. è questione di tempo e di persistenza.

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Questi mesi del 2018 sono stati per te ricchi di eventi: tre, anzi quattro nuovi brani distribuiti sulle piattaforme digitali, il già citato episodio de L’ispettore Coliandro e, se la memoria non mi tradisce, recentemente hai fatto riferimento anche a una web series. Sono tutto orecchie, racconta pure.

Per fartela breve. Alla nascita di mia figlia mi sono preso due anni sabbatici in cui concentrarmi solo su di lei. Ho accumulato idee e voglia di fare ed ora sto eplodendo. Ho mezzo disco pronto e conto di uscire verso febbraio marzo prossimo e nello stesso periodo dovrebbe vedere la luce una Web serie di sono co-autore e regista, dal titolo HELIKON, una sorta di thriller esoterico. Sto realizzando questo progetto con la Grey Ladder una società di Torino fondata da un mio caro amico e sceneggiatore di talento fuori dal comune, ed è solo il primo di mille progetti filmici che stiamo sviluppando. In più, come se fare un disco e una serie non fosse abbastanza, sto lavorando ad un fumetto, sempre scritto con lo stesso sceneggiatore, per cui vorrei mettere su una sorta di crowd funding al più presto, anche li una storia di supereroi ma rivista in chiave TAIYO, cioè molto fuori dagli schemi.
Ho anche un mezzo album di brani solo acustici che vorrei finire entro l’estate. Quindi se pensi che il 2018 sia stato un anno pieno per me, caro Matteo, non sai cosa sta per arrivare. Taiyo Tsunami.

HYST_by Filippo Leonardi

Sul piano dei video musicali hai collaborato anche con tuo fratello Jesto? Com’è lavorare in famiglia? Hai per caso in mente di coinvolgere prossimamente anche tuo padre, un noto attore teatrale e cinematografico, nelle imprese degli Yamanouchi?

Amo lavorare con mio fratello che considero un genio sotto diversi aspetti. Come tutti i geni che si rispettino non è sempre facile, ma ormai ci conosciamo bene anche professionalmente, e lui nel tempo ha maturato una visione lavorativa adulta per cui oggi è molto semplice trovare la quadra. Anche lui è in una fase in cui sta depositando dei capisaldi della sua carriera e mi fa molto piacere che in questa fase importante e delicata sia venuto a chiedermi di aiutarlo. Sa bene che nessuno lo conosce come me e tiene ai suoi progetti come me. Si io voglio coinvolgere mio padre il più possibile nelle mie prossime cose. Non farlo è da stupidi, come avere un tesoro in casa e non mostrarlo agli ospiti.

Taiyo's Videoclip_15 72

A proposito di disegno e fumetti, a quando un videoclip o uno short film di animazione?

E’ un desiderio che ho da tanto, di farmi un video animato da solo, ma ci vuole moltissimo tempo. Spero di avere le condizioni di farlo quanto prima.

In qualità di artista come leggi e interpreti l’attuale situazione politico/sociale del Vecchio Continente?

Come uno dei ricorsi di cui la storia è piena, purtroppo. Sono sempre sconvolto dalla volontà dell’essere umano di ripetere gli errori fatti in passato. Credo sia cambiati alcuni paradigmi e che gli eventi del secolo passato non si potranno ripetere in modo pedissequo, ma spesso ho paura che la mia sia solo una speranza e quindi mi preparo al peggio. Sto adocchiando dei terreni in luoghi isolati del mondo, nel caso si presentasse la necessità di fuggire.

Per il 2019 cosa dobbiamo aspettarci? Un nuovo disco dopo tanto musica fluida sul web?

Uno o due dischi, una serie, un fumetto, forse un film, magari un altro figlio e chi sa cos’altro. Sta arrivando lo Tsunami, non ci sarà riparo.

PHOTOS: Matteo Ceschi (b&w) e Filippo Leonardi (color)

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JAZZ PER AMATRICE

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La giornata meteorologicamente parlando non è delle migliori. Cielo grigio e lattiginoso e un notevole teso di umidità su Milano. Arrivo al Teatro Continuo, al centro del Parco Sempione, che il set di Giovanni Falzone e Enrico Intra è appena iniziato. Il primo, un ragazzone ormai maturo che sembra essere un rapper del Bronx – i suoni che escono dalla sua tromba non nascondono l’ammirazione per l’ultima incarnazione della black music. Il secondo con la sua chioma bianca, invece, ricorda Gil Evans e armeggia come mago Merlino al piano. Il set dura 15 minuti, forse, 20. Improvvisazione allo stato puro che lascia ammirata la platea assiepata sull’erba. Suonano per raccogliere fondi per ricostruire il Teatro Giuseppe Garibaldi di Amatrice devastato dal terremoto (la maratona jazz è stata promossa dall’associazione I-Jazz e coordinata da Antonio Ribatti direttore artistico del Milano Jazz Festival). Falzone e Intra si esibiscono con vigore e energia. Quasi a volere opporre alla forza distruttrice del sisma quella rigenerante e confortante della musica. Scatto e ascolto. Non potrei fare altrimenti. Scatto e continuo ad ascoltare cercando di catturare un frame di quell’energia. Scatto e poi smetto al primo applauso. L’esibizione è finita, certo. Per la ricostruzione ci vorrà ancora molto. Lo sanno loro, gli artisti che lasciano il palco ai colleghi. Lo sa il pubblico. Lo sa il fotografo. Non sono il solo a guardare in alto. Immagino le note volare verso Amatrice… (Matteo Ceschi)

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LINDSAY KEMP E CAMILLA FASCINA ABBRACCIANO DAVID BOWIE

1 Camilla Fascina e Lindsay Kemp - Video

Lo scorso dicembre la giovane cantautrice Camilla Fascina ha realizzato – con la straordinaria partecipazione del maestro Lindsay Kemp – un video di Time, pezzo di David Bowie qui riarrangiato per voce, pianoforte e violino e cantato dalla stessa Camilla (contenuto nell’Ep Camilla Fascinated By Bowie disponibile a breve in digitale). Dopo la scomparsa di Bowie, il 10 gennaio, il video ha assunto un significato nuovo, e suona oggi come un sentito abbraccio di Lindsay Kemp e Camilla Fascina a David Bowie. Riproposto qui di seguito, il video è girato da Mattia Ottaviani con la coreografia di Lucia Salgarollo ed è stato presentato in anteprima a Londra il 7 gennaio, in occasione del compleanno di David Bowie e dell’annuale concerto nel quale Camilla si è esibita nel suo spettacolo di apertura a Morgan.

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DAVID BOWIE 1947-2016: ADDIO AL DUCA BIANCO

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Venerdì scorso David Bowie aveva compiuto 69 anni, ieri è morto, lasciandoci come testamento Blackstar, un’uscita di scena straordinaria e plateale, un addio dolorosamente lucido, ultima perla di una carriera fuori dal comune, come tutto quello che faceva. David Bowie ha cambiato la storia del rock, e non una volta sola, sempre un passo avanti a tutti, con un’influenza che è stata profondissima e trasversale. Noi Indiani oggi siamo un po’ tristi e ricordiamo David Bowie semplicemente con una foto (di Matteo Ceschi), ma stiamo tutti ascoltando la sua musica e continueremo a farlo. Ciao David.

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UNO SGUARDO VELOCE ALLE ULTIME PRODUZIONI INDIE DEL 2015

MULAI

Elettronica downtempo dal forte potere onirico ed evocativo che nasce e cresce in Italia ma mostra una forte ambizione a raggiungere le platee europee. Something For Someone EP (Volume UP), progetto di Giovanni Bruni Zani e del fratello Nicola, in arte Mulai [nella foto], sfrutta al massimo le potenzialità delle nuove tecnologie per rendere tangibili impressioni passeggere altrimenti destinate a essere soffiate via dalla brezza della frenesia contemporanea. Glitters e Last Tune, due ottimi esempi, delle visionarie architetture di Mulai, architetture forse destinate a ridisegnare il paesaggio sonoro. Un ritorno alle origini del cantautorato rock contraddistingue Miele, EP di Oscar (di Mondogemello). Gli evidenti riferimenti a una versione molto noise e in stile Sonic Youth del genere rendono l’ascolto decisamente gradevole e distante da possibili modelli nostrani degli ultimi tempi. Nel complesso questo progetto one-man band non solo riesce a ritagliarsi un suo posto nell’affollato panorama sonoro del 2015 ma si prenota una fetta di notorietà per l’anno entrante. I grossetani Dupe’ continuano a mietere vittime con il nuovo singolo Prendo il largo (E2), un brano che nelle lyrics ricorda un po’ Daniele Silvestri mentre nelle ritmiche la scuola di Ben Harper e Jack Johnson. Musica spensierata, quella del quartetto toscano, che molto presto confluirà in un disco. (Matteo Ceschi)

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17 DICEMBRE: INDIE LABELS ALL’UNIVERSITÀ STATALE DI MILANO

Organizzata dalla giovane e grintosa Radio Statale, la giornata intitolata Disco Inverno. Mercatino della bella musica ha regalato a studenti e curiosi capitati nei suggestivi chiostri della Statale di Milano un’inaspettata ventata di novità musicali indipendenti. Le indie labels che hanno aderito all’evento – la Sherpa Records, la Costello Records, la neonata UR Records, la Dischi Mancini e la Gnu Sound – non si sono limitate ad esporre i loro prodotti ma hanno portato i gruppi sotto contratto ad esibirsi dal vivo a cominciare dal duo jazz Dimidiam. INDIANA segnala più che volentieri l’interessante kermesse nella speranza che l’iniziativa trovi presto un seguito e magari ampli la pur nutrita platea di followers.

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STREGONI: JOHNNY MOX E ABOVE THE TREE RACCONTANO I MIGRANTI

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In collaborazione con il Centro informativo per l’immigrazione della Provincia Autonoma di Trento, Johnny Mox e Above the Tree lanciano il progetto Stregoni: vero e proprio laboratorio musicale dal vivo, attraverso una serie di concerti-workshop organizzati nei centri profughi, Stregoni è il tentativo di comprendere attraverso il linguaggio sonoro quello che sta accadendo dentro e fuori i confini di un’Europa segnata dalla più grave crisi politica dalla nascita dell’UE. Sul palco, assieme a Mox e Above the Tree, ci saranno di volta in volta musicisti di ogni estrazione e provenienza in un vero e proprio laboratorio live, in cui electro-tribalismo, hip hop, psichedelia, afro e gospel si fondono con la musica che risuona nella cuffie dei migranti. Qui sotto il video teaser del progetto.

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GERA BERTOLONE, LA SICILIENNE, SEAHORSE/SONORA 2015

Gera Bertolone

Impegnata nel recupero e nella promozione del patrimonio culturale siciliano, Gera Bertolone è cantante, clarinettista ed etnomusicologa: tre modi differenti di vivere il rapporto con la musica, uno spessore formativo complesso, un background poliedrico di gran peso, che non può se non essere estremamente esigente, anzitutto con se stessa. Di qui forse deriva, ascoltando La Sicilienne, la sensazione di un lavoro maniacale, in cui nulla è lasciato al caso. Una tracklist ben farcita recupera brani della ricchissima tradizione musicale siciliana offrendone una rilettura rispettosissima e contemporaneamente non immune da una raffinata impronta autorale. I mezzi espressivi sono quelli della tradizione isolana, di cui si colgono anche i disparati influssi mediterranei, mentre la vocalità di Gera, raffinata ed espressiva, sa coinvolgere ed emozionare, sostenuta dalla collaborazione del polistrumentista Rares Morarescu (violino, mandolino, chitarra e arrangiamenti). Il progetto è audace e incontrerà favori all’estero, dove le nostre tradizioni sono apprezzate e studiate e questo genere di operazioni è riconosciuto in tutto il suo valore, ma potrà contribuire anche in Italia ad avvicinare una fetta di pubblico alla scoperta di questo repertorio. Intanto, Gera Bertolone ci consegna un album dal sapore antico, che a ben guardare racconta storie di valenza universale, oggi come nella notte dei tempi. (Elisa Giovanatti)

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