Category Archives: stoner rock

JOHN HOLLAND EXPERIENCE, JOHN HOLLAND EXPERIENCE, DREAMINGORILLA REC/TAXI DRIVER REC 2016

Cover John Holland Experience

Si fanno annunciare da un’ondata di garage blues così tirato che non vi lascerà via di scampo. I cuneesi John Holland Experience con l’omonimo album arricchiscono il consolidato sound dei Sonics con escursioni furibonde verso il desert rock à la QSTA e ci riescono non solo mantenendo intatto lo spirito pionieristico dei due generi appena citati ma riuscendo pure a fare sentire la propria voce al di sopra del wall of sound. Brani come Elicottero o Canzone d’amore sembrano abbracciare la filosofia del pulp e ammiccare, con la certezza di piacere al pubblico, a certo hard rock tedesco contemporaneo. Nel complesso il lavoro del power trio – formato da Alex Denina, Simone Calvo e Francesco Martinat – suona con una freschezza che ormai è raro trovare in un disco e che ne farà, ci metto volentieri la faccia, uno dei nomi di punta del rock italiano del 2016. P.S. Splendida e invitante la copertina stile Robert Rodriguez di SoloMacello. (Matteo Ceschi)

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SIENA ROOT, PIONEERS, GAPHALS/CLEOPATRA RECORDS 2015

Siena Root_by Nikola Adamovic_easy

Il bollino dorato che accompagna l’uscita sul mercato statunitense del sesto album della rock band di Stoccolma riporta con sicurezza la seguente dicitura “Un massiccio mix di Deep Purple & Iron Butterfly.” A ben vedere, però, questa etichetta a uso e consumo del mercato discografico, non rende del tutto l’idea di cosa ci si possa aspettare da Pioneers. L’album – otto brani più una ben riuscita cover di Whole Lotta Love degli Zeppelin – infatti, più che fare riferimento a delle band in particolare guarda piuttosto a quel mood sonoro, assai diffuso a cavallo tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta, che inaugurò la stagione dell’hard rock. Qua e là i segni del lato più ruvido ed aggressivo delle sonorità psichedeliche servono a reggere la mole culturale incombente dei Seventies come si può facilmente constatare con l’ascolto della lunga e ed epica In My Kitchen, il momento più ispirato di tutto il lavoro. Per il resto il disco sembra incolonnarsi senza particolari guizzi con le armate rock scandinave che a partire dai Graveyard stanno colonizzando con la foga di antichi conquistatori tutte le lande europee. Produzioni analogiche ineccepibili non fanno che esaltare ancora una volta le qualità dei maestri svedesi. (Matteo Ceschi)

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SAYONARA, S/T, AUTOPRODUZIONE 2014

sayonara

Progetto solista di Lorenzo Farolfi, ex chitarrista dei Mad Martigan e membro degli Al Doum & The Faryds, Sayonara si apre coniugando nel pezzo iniziale (Holy Makers) esotismi tratti in egual misura da Africa e Medio Oriente e un energico rock di stampo americano: una sorta di autocitazione, dato che proprio in questo mix sta la cifra stilistica della band di provenienza di Farolfi. Subito dopo, però, gli esotismi – che abbondano anche in copertina e nel nome stesso del progetto, non senza una qualche confusione – sono quasi del tutto abbandonati a favore di un sound occidentale e perlopiù americano: un rock ruvido e potente che alterna tappeti sonori dilatati a ritmi veloci, mantenendo, in entrambi i casi, una sensazione di inquietudine e oscurità di cui non è facile disfarsi. In Same Semen (con la tromba a ritagliarsi man mano un ruolo da protagonista) e Resist, i due brani più ricchi di inventiva, trova spazio una certa sperimentazione nella struttura dei pezzi. Moltissimi spunti, sparsi qua e là, fanno di Sayonara un buon esordio e un ottimo punto di partenza. (Elisa Giovanatti)

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SAMSARA BLUES EXPERIMENT, RARITIES, 2014

samsara rarities

Non un album ufficiale ma una raccolta di pezzi rari: è questo Rarities, progetto che per ora include sole tre tracce, ma che promette di essere continuato man mano che il tempo rivelerà nuove chicche da portare alle orecchie degli appassionati. Del resto i Samsara Blues Experiment, nati nel 2007, sono già una band di culto, e una raccolta di rarità non può mancare nella collezione dei fan. Si comincia, allora, con Midnight Boogie, pezzo già noto al pubblico dei SBE, B-side di un EP del 2012, bellissima e lunga jam sviluppata a partire dalla vecchia Boogie degli UFO (1970); a seguire un raro pezzo del 2010, Back To Life, pubblicato allora in una compilation stoner rock della Planet Fuzz Records (Cowbells & Cobwebs) e, per finire, una versione acustica della nota Singata (Mystic Queen). Echi d’oriente, psychedelic rock e sperimentazione riuniti in un EP da collezione. To be continued… (Elisa Giovanatti)

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FU MANCHU, GIGANTOID, AT THE DOJO RECORDS 2014

Gigantoid_easy

È come se avessero inventato il genere stoner l’altro ieri. Nulla pare essere cambiato dagli anni Novanta, eppure la freschezza e l’incredibile potenza del loro suono non ha perso un milligrammo di aggressività e di graffiante smalto. La band californiana sembra, infatti, scoprire proprio nell’insanabile attaccamento alle radici sonore il piacere di citare con un certa frequenza i Black Sabbath e di concedersi, con grande sorpresa e goduria per l’ascoltatore, felici derive neo-psichedeliche (per la verità già mezze annunciate dalla copertina del disco). Ad ascoltarli sembrano, credetemi sulla parola, una “demolition gang” intenta a restituire alla natura lo spazio rubato con il sotterfugio dal cemento. Un colpo dopo l’altro i Fu Manchu vi ripagheranno della noia di averli dovuti aspettare per ben cinque anni e scateneranno in voi una nuova ed inaspettata voglia di adrenalina come suggerito in maniera neanche tanto velata dal video di Radio Source Saggitarius popolato da fumanti hot rod. (Matteo Ceschi)

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