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LA MIA NON-INTERVISTA A SHILPA RAY

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Quando, un anno fa, mi sono imbattuta in Last Year’s Savage di Shilpa Ray (cliccate qui per saperne di più), ho sperato in cuor mio che l’artista capitasse in Italia, in modo da poter scambiare due parole con un essere umano tanto tormentato, affascinante e inafferrabile. Ecco, inafferrabile è la parola giusta. Il mese scorso, con le date italiane dell’artista lanciata da Nick Cave, l’occasione era arrivata e mi ero accordata col suo management per un’intervista. O meglio, avremmo dovuto dedicare a Shilpa Ray intervista, session fotografica e copertina di Indiana Music Mag. Il giorno convenuto, armato di fotocamere, il nostro Matteo Ceschi si è sorbito qualche ora di un evento privato milanese prima di riuscire, faticosamente, a scattare delle foto e tornarsene mestamente a casa, senza intervista. Avventura poco invidiabile, che il nostro ha superato con una pazienza che nessuno di noi gli avrebbe mai riconosciuto (più qualche sfogo irripetibile via Whatsapp). E chissà se gli hanno almeno offerto un drink.  Ad ogni modo (lascio a lui il racconto del secret party) a me, promotrice dell’iniziativa, non restava che prendere nuovi accordi col management di Shilpa: poche domande per iscritto, e avrai risposta. Bene, non sto a riassumervi le peripezie varie, ma risposte non ne ho avute, ho anche cominciato a pensare che intervistare Madonna (o LA Madonna) potesse essere più semplice, e mi stavo arrovellando su un pezzo da scrivere circa tutta la vicenda, senonché un giorno appare sui profili social di Shilpa questo messaggio:

ShilpaRay comment

Fantastico, ho avuto una non-risposta alla mia non-intervista, peraltro all’unica domanda a cui Shilpa Ray ha deciso di non rispondere (le altre, a carattere musicale, sono ancora sospese nell’etere). Ebbene sì, l’ho fatto: ho chiesto a Shilpa Ray (che sì, è nata nel New Jersey da immigrati indiani) un commento sulla crisi dei rifugiati e sull’innalzamento più o meno metaforico di barriere, muri fisici e mentali di protezione (da cosa?).  Ho sbagliato? È una domanda stupida? Banale? Semplicemente inappropriata? Che poi se non glielo chiedi si offende, perché diciamocelo subito, con una come Shilpa Ray si sbaglia comunque…  Non lo so e sono domande che mi faccio qui con voi. Capisco molto bene la sua rabbia nel sentire di dover vedere il mondo attraverso determinate categorie, imposte da altri, ma non era quello il senso delle mie parole. Insomma non so dire se la mia era una domanda da porre o meno, ma io vivo qui, nell’Europa della crisi dei rifugiati, degli Stati che chiudono le frontiere, o anche di Fuocoammare che vince a Berlino, e quello che non vivo direttamente lo leggo, e sento di un’America in cui un certo signore parla di un muro al confine col Messico (da far pagare ai messicani!), e quindi sì, stanti così le cose ho pensato che una come Shilpa Ray potesse avere una sensibilità particolare a riguardo, e qualcosa di interessante da dire, per il suo vissuto personale, o per le sue scelte artistiche, o semplicemente perché di solito questo gli artisti hanno, qualcosa di interessante da dire.

E qui certo ho sbagliato, perché come molti altri artisti Shilpa vive nel SUO mondo, una realtà a forti tinte persecutorie da cui non ha alcuna intenzione di emergere. Shilpa Ray è autrice di uno strano miscuglio di blues, soul e punk che si è rivelato essere una delle proposte più interessanti degli ultimi tempi, un rockaccio sporco abitato da ossessioni per sesso, tradimento, morte, sangue ed elementi materici e corporali di ogni tipo, dai titoli provocatori e dallo humour beffardo, scuro e decadente, musica che, se si regge il primo schiaffo, sa conquistare. Immersa in quella realtà, quando scrive testi scostanti o quando infiamma il palco imbracciando l’harmonium indiano, Shilpa Ray ha sempre ragione, come ogni artista vero, e di cose da dire ne ha a tonnellate. È quando deve relazionarsi con l’altra parte della barricata (perché, dimenticavo, lei è in guerra) che cominciano i problemi.

Shilpa Ray 01

In quest’altro mondo, quello dei rifugiati, di Trump, di Parigi e di Bruxelles, del Bataclan e di Charlie Hebdo, dei contratti a progetto e di un futuro non più lungo di 6 mesi, vivo io, che appartengo a pieno titolo a quella generazione di trentenni derubati del proprio futuro che si destreggiano tra desideri non realizzati e asfissianti incombenze quotidiane. Qui, a differenza che nel mondo di Shilpa, è tutto molto più sfumato, e dire chi ha ragione è impossibile. Faccio questo lavoro con molta serietà e naturalmente ne faccio anche un altro, con altrettanta serietà, per mantenermi. Utilizzo ogni giorno un decimo delle mie qualità perché con i nove decimi tengo a bada le frustrazioni e mi barcameno nelle ansie quotidiane, riservando il mio meglio per un futuro che non ho il tempo di costruirmi e una vita che non è mai ora, è sempre dopo. Andrò in pensione a 174 anni con un assegno insultante. Quindi, Shilpa, non dico che tu mi debba ringraziare per le domande che ti rivolgo o lo spazio che ti dedico, ma deponi l’ascia di guerra, perché sappi che tu stai dalla mia parte come io sto dalla tua, non attaccare a priori, tu che canti ingiustizie e frustrazioni, rabbia e rassegnazione, perché se mi conoscessi staresti con me, credimi.

E poi, diciamolo, prendersela coi giornalisti (giornalista, io? Non so nemmeno io cosa sono, e indugio qui mentre cerco strade alternative, o alibi per non cercarle) quando hai management, ufficio stampa, staff e quant’altro che altro non fanno che sfinirci per ottenere spazi, recensioni, interviste, non è proprio una furbata. Fatti le domande e datti le risposte, verrebbe da dire, ma d’altronde mi rendo conto che è sempre un po’ così con chi dev’essere ribelle e alternativo a tutti costi, e vive in un mondo persecutorio/vittimistico che all’occasione si rivela comodo per sfuggire a responsabilità di qualsiasi tipo, fossero anche tre semplici domande; non è una novità e va bene così, è nel gioco delle parti.

Di buono c’è da dire che mentre scrivo sto riascoltando Last Year’s Savage e suona bene oggi come un anno fa, il che è un ottimo segno. Burning Bride, Pop Song For Euthanasia, Nocturnal Emissions, Johnny Thunders Fantasy Space Camp… non ce la faccio, Shilpa, a non volerti bene, e anche oggi, come in passato, ti sto facendo un buon servizio. Le risposte vere, se vuoi, cantamele nel prossimo album. Love, Elisa

(testo di Elisa Giovanatti, foto di Matteo Ceschi)

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STREGONI: JOHNNY MOX E ABOVE THE TREE RACCONTANO I MIGRANTI

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In collaborazione con il Centro informativo per l’immigrazione della Provincia Autonoma di Trento, Johnny Mox e Above the Tree lanciano il progetto Stregoni: vero e proprio laboratorio musicale dal vivo, attraverso una serie di concerti-workshop organizzati nei centri profughi, Stregoni è il tentativo di comprendere attraverso il linguaggio sonoro quello che sta accadendo dentro e fuori i confini di un’Europa segnata dalla più grave crisi politica dalla nascita dell’UE. Sul palco, assieme a Mox e Above the Tree, ci saranno di volta in volta musicisti di ogni estrazione e provenienza in un vero e proprio laboratorio live, in cui electro-tribalismo, hip hop, psichedelia, afro e gospel si fondono con la musica che risuona nella cuffie dei migranti. Qui sotto il video teaser del progetto.

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99 POSSE E MODENA CITY RAMBLERS INSIEME ALLA CONQUISTA DELL’EUROPA

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Si chiama “Resistenza globale” ed è il tour che per quattro date europee per la prima volta unirà sugli stessi palchi due storiche band rappresentative della scena indipendente italiana: i 99 posse e i Modena City Ramblers. Si parte il 2 novembre con la data parigina (La Bellevilloise), per proseguire il giorno successivo all’Heaven di Londra, il 4 a Bruxelles (Vk) e si conclude il 5 novembre con il concerto di Amsterdam (Sugar Factory). Da non perdere!

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IL RITORNO DEGLI AFRICA UNITE

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Sulle scene da quasi 35 anni, gli Africa Unite sono appena usciti con Il punto di partenza, nuovo album autoprodotto e reso disponibile in free download sul loro sito www.africaunite.com. Questa scelta è stata fatta per stimolare i fan a partecipare ai loro prossimi live. Nel prezzo dei concerti che si terranno il 7 maggio all’Hiroshima Mon Amour di Torino e l’8 al Live Club di Trezzo sull’Adda sarà compreso il costo della versione in Cd dell’album. Il tour di presentazione de Il punto di partenza proseguirà il 6 giugno al Sonard di Colle Val d’Elsa. Gli Africa si presenteranno con una nuova formazione composta da 8 elementi, con il ritorno della sezione fiati. Non possiamo che concludere con il motto di Indiana: be indie be free!

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GLI SLEAFORD MODS FINALMENTE IN ITALIA!

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Di seguito un assaggio dell’intervista concessa dagli Sleaford Mods in esclusiva per l’Italia ed uscita sullo “Speciale Punk” dello scorso febbraio, intervista che potrete leggere per intero – ve la consigliamo vivamente! – scaricando gratuitamente il numero speciale nella sezione “Magazine.” Già che ci siamo, vi ricordiamo le tre date che il duo punk-electro-hip-hop inglese terrà a giorni nel nostro paese: 2 maggio, Bologna, al Covo Club; 3 maggio, Milano, all’Arci Biko; 4 maggio, Roma, all’Init.

INDIANA: Una volta Nottingham era nota come la città di Robin Hood e del Forest di Brian Clough, la squadra due volte vincitrice della Coppa Campioni. Ora ci sono gli Sleaford Mods. Come è cambiata la scena cittadina da quei tempi e dopo il vostro esordio del 2007?

JASON WILLIAMSON: Guarda, ad essere onesti Nottingham non è mai brillata nel panorama musicale e fa piacere poter dire di avere fatto qualcosa di decente e che qualcosa fatto dalle nostre parti comincia a essere apprezzato in Inghilterra e anche all’estero. A Nottingham tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta c’era una bella scena di musica da club, un mondo, ti confesso, che qualcosa mi diceva e che deve avere contribuito non poco alla mia formazione musicale. Ammetto di non avere mai tanto seguito il Nottingham Forest, ma la squadra, come hai ricordato, andava molto forte negli anni Settanta. Ho molti amici tifosi che vanno allo stadio e come ogni tifoso che si rispetti conducono una vita di alti e bassi. Come non capirli, è ovvio che oggi rimpiangono i bei tempi.

Vi considerate gli eredi di qualcuno o pensate di avere avviato voi stessi una tradizione musicale?

Si tratta semplicemente di punk. Nulla di più. Divertente, molto inglese e carico di rabbia. Ma dirti che discendiamo in linea diretta da tutti quegli altri grandi, questo proprio non so. Non ne sono tanto sicuro…

CONTINUA LA LETTURA SCARICANDO GRATUITAMENTE LO “SPECIALE PUNK” NELLA SEZIONE “MAGAZINE”

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BILAL SVELA LA NATURA DEL SOUL AL PUBBLICO ITALIANO

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Non erano ancora svaniti nell’etere i vapori stregati di Halloween, che Bilal, soul singer di Philadelphia, già collaboratore di Common, Erykah Badu e Roots, intonava i primi vagiti nu-soul sul suolo italiano. Una voce calda, profonda e capace di spingersi con autorevole dolcezza verso il corpo sudato del funk, ha agitato la platea del Biko di Milano, indirizzando il pubblico talvolta verso la classicità di Donny Hathaway, altre spingendolo tra le braccia invitanti del migliore Prince degli anni Ottanta (Bilal sul palco ha le movenze e l’attitude tipica del genio di Minneapolis). L’unica data italiana del tour europeo di Bilal se da un lato è stata un’occasione per fare conoscere le ultime composizioni dell’album A Love Surreal, quarto album di una fortunata carriera, dall’altro ha proposto un ensemble (basso, batteria, chitarra e tastiere) non solo in grado di giocare all’interno dei singoli brani con i classici standard soul-funk ma anche di trarre da essi estemporanee ispirazione per gustose divagazioni sonore (che, per fortuna, non hanno risentito eccessivamente di un impianto sonoro non sempre all’altezza).

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Per chi fosse stato digiuno di black music, lo show notturno di Mr. Oliver ha offerto un perfetto distillato in grado di rilanciare le speranze musicali di fan e neofiti del genere. Voto: 8/10 (Matteo Ceschi)

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LE COSTELLAZIONI DI VASCO BRONDI SPLENDONO A SUD

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Fra le diverse comunicazioni giunte in redazione sui prossimi tour, ci piace segnalare su Indiana la prossima tranche del tour de Le Luci della Centrale Elettrica. Questo non solo per la qualità della proposta artistica di Vasco Brondi, ma anche per la sua idea di raggiungere una serie di località italiane, di solito poco battute dagli artisti più noti. La parte invernale del tour si intitolerà infatti Costellazioni a Sud – con la chitarra e il computer. Lo stesso Vasco/Le Luci ha spiegato l’iniziativa: “Ho pensato di preparare per il Sud un concerto particolare, minimale e irripetibile, provando a trasformare un’esigenza, un desiderio e un limite in un’idea, in una possibilità unica sia per noi che per chi verrà ad ascoltarci partendo con la chitarra e il computer e di uscire dai percorsi abituali”. Ad accompagnare Vasco ci sarà Andrea “Cabeki” Faccioli. Le tappe del Sud saranno anticipate dalla data dell’8 dicembre al Teatro di San Ginesio (Macerata), per poi proseguire il 9 alla Masseria Ospitale di Lecce, il 10 all’Off di Lamezia Terme, il 12 al Kenisia di Enna, il 13 al Retronoveau di Messina, il 14 allo SMAV di Santa Maria a Vico (Caserta) e per concludersi il 15 dicembre al Sottoscala9 di Latina. La foto è di Ilaria Magliocchetti Lombi.

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IL TRIANGOLO TORNA ON THE ROAD

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Dopo il tour estivo e un’esibizione – tra le più apprezzate – al Miami Festival di Milano, il trio luinese beat rock Il Triangolo torna on the road con una serie di date nei club italiani: confermati finora i concerti di Torino (10/10, Hiroshima Mon Amour), Montefino (11/10, House Concerti), Roma (25/10, Circolo Degli Artisti), Milano (30/10, Bico), Ancona (7/11, Picadilly Bar), Teramo (8/11, Gallacaffè), Pavia (13/11, Spaziomusica) e Legnano (14/11, Circolone). La band presenterà sul palco Un’America, nuovo album uscito a maggio per Ghost Records.

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NUOVO ALBUM DI CRISTINA DONA’, COSI’ VICINO

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L’attesa per il nuovo album di Cristina Donà è quasi finita. Il 23 settembre la cantautrice pubblicherà infatti Così vicini, questa volta per l’etichetta indipendente Qui base luna, che nel suo roster vanta fra gli altri l’originalissima Beatrice Antolini. A partire da oggi si potrà avere un assaggio dell’album ascoltando il primo singolo, title track, in radio. Dopo un piccolo giro di presentazione dell’album in alcune librerie Feltrinelli, Cristina partirà con un’anteprima del vero e proprio tour, proponendo i nuovi brani insieme al musicista e produttore Saverio Lanza in alcuni “concerti-storytelling” per raccontare in una chiave diversa la realizzazione di Così vicini.

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ANI DIFRANCO PRESTO IN ITALIA

AniDiFranco

La regina delle artiste indipendenti americane arriva in Italia. La cantautrice folk Ani DiFranco torna nel nostro Paese dopo sei anni con tre date: il 9 settembre sarà all’Alcatraz di Milano, il 10 all’Orion di Roma e l’11 al Cavea Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze. L’artista di Buffalo presenterà in anteprima il suo prossimo disco intitolato “Allergic to water”, registrato nell’homestudio del compagno Mike Napolitano, che verrà pubblicato il 14 ottobre, naturalmente su Righteous Babe Records, etichetta fondata nel 1990 dalla stessa DiFranco. Tour imperdibile per gli Indiani!

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