Tag Archives: acoustic

GENERIC ANIMAL, GENERIC ANIMAL, LA TEMPESTA DISCHI 2018

Il primo disco solista di Luca Galizia, ventiduenne già chitarrista dei Leute che si nasconde dietro il progetto Generic Animal, è per la verità un lavoro di squadra: i testi musicati da Luca arrivano nientemeno che dalla penna di Jacopo Lietti dei Fine Before You Came mentre l’ottima produzione è stata curata da Marco Giudici e Adele Nigro (Halfalib, Any Other). Le tante mani all’opera però non inficiano l’immediatezza del risultato: Generic Animal è un lavoro fresco e insieme malinconico, sfrontato e insieme vulnerabile, proprio come la voce di Luca. È anche stralunato e preciso: l’andamento stiracchiato della voce, le metriche originali, i ritmi sbilenchi e sincopati, i testi nudi e diretti, inizialmente nascondono sotto un’apparenza lo-fi quelle che sono invece scelte più che ragionate; solo dopo un ascolto più attento tutto questo diventa un preciso intento, un utilizzo creativo e interessante di stilemi dalla provenienza più disparata (hip-hop, soul, anche jazz), un impianto sonoro assolutamente contemporaneo e internazionale, mentre proprio quella sensazione irrisolta che deriva da questo insieme tanto sgraziato di parole e arrangiamenti finisce per costituire grande parte del fascino dell’album. L’atmosfera urbana, il grigiore, l’asfalto, la pioggia, ma anche tanta vita e tanto cuore, insomma la quotidianità che si fa racconto, completano poi il quadro di un ottimo lavoro, che può sicuramente fare presa sul pubblico. (Elisa Giovanatti)

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JENNY PENNY FULL, EOS, VEGGIMAL RECORDS 2016

JENNY PENNY FULL - JEWEL BOX

Bellissima sorpresa questa di Eos, album d’esordio dei Jenny Penny Full registrato e prodotto da Vaggimal Records in collaborazione con C+C=Maxigross (che partecipano attivamente alla traccia Aloud). Il lavoro spazia su più fronti, da un delicato folk semi-acustico fino a un morbido post-rock (splendida Liquefy), rivelando stratificazioni sonore sofisticate, frutto di una già matura capacità di manipolazione dei suoni. Affascinante, e sorprendente, l’abilità nel rendere al meglio gli ampi spazi evocati dai titoli (Far Continents, Of Oceans And Mountains) grazie all’ariosità delle melodie ed ai piccoli, composti crescendo della compagine strumentale, che ben disegnano il movimento dello spalancare e dell’avvolgere, con profondissimi respiri che schiudono orizzonti emozionanti e poi tornano a rassicurarci in un abbraccio, quello della voce avvolgente e vellutata di Giulia Vallisari. E se è vero che Eos trae spunti da diversi modelli preesistenti (senza alcuna preclusione di genere) è altrettanto vero che brilla decisamente di luce propria, una luce a tratti abbagliante. (Elisa Giovanatti)

 

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TY SEGALL, @ BABY’S ALL RIGHT, BROOKLYN, NY, 24/6/2015

Ty Segall, NYC, June 24, 2015_by PSquared Photography

Nuovo appuntamento di cui gli indiani si fanno volentieri carico per voi. Qualche tempo fa vi avevamo segnalato con immenso piacere il sito nyctaper.com, un portale che mette in free download live performances di artisti più o meno noti del panorama indie a stelle strisce, perfromances, tutte registrate nell’area di NYC, e, ci preme dirlo, caricate in rete con il consenso degli stessi artisti. Tra le tante prelibatezze a disposizione la scelta per questa prima volta è caduta su un’incredibile testimonianza acustica di Ty Segall, araldo della nuova ondata psichedelica. Evento più unico che raro lontano dalla natia California, il lungo set acustico propone un Ty Segall particolarmente ispirato che riesce ad alternare registri vocali a metà tra John Lennon e Marc Bolan: nella lunga scaletta del concerto al Baby’s All Right di Brooklyn, sono ovviamente presenti classici del repertorio (Sleeper) ma anche tre ottimi inediti, Orange Colored Baby, Emotional Mugger e California Hills (la mia preferita), che finiranno molto presto, visto gli impressionanti ritmi di lavoro di Ty, in uno nuovo album. C’è spazio anche per un’eterea cover di For the Turnstiles di Neil Young, uno dei tanti brani eseguiti in coppia con Cory Hanson. Il clima assolutamente late Sixties, molto intimo e sognante, che pervade tutta l’esibizione vi conquisterà. Parola di indiano! Che altro dire? Correte a scaricare subito sul sito di nyctaper.com il più sorprendete Ty Segall che abbiate mai sentito! (Matteo Ceschi)

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PRISTINE MOODS, PRISTINE MOODS, I DISCHI DEL MINOLLO 2015

pristinemoods

Ci sono dischi non perfetti che emanano tuttavia un fascino che non lascia indifferenti, e Pristine Moods è uno di questi. Esordio per l’omonima formazione bolognese, raccoglie per la verità una corposa serie di esperienze umane e artistiche: Laura “Matumaini” Masi (voce, ukulele, mandolino, banjo) è già nota per un passato con Minor Swing Quintet, Elanoir, DHOS, e viene qui affiancata da Gherardo Zauber (basso e theremin) e dal talentuoso Michele Venturi (chitarra acustica). Poche note e il trio ci coinvolge immediatamente in una ragnatela di vocalità sofisticate, intrecci armonici ed effetti ipnotici, brani acustici e sinuosi di per sé non particolarmente innovativi eppure bellissimi (Mandala, Gentleman Suits, Grow Up), che guadagnano un sapore elegante e ricercato grazie alle stratificazioni vocali e alla chitarra di Venturi, mentre il misterioso theremin aggiunge qua e là un tocco di magia (N.). Sono davvero spazi d’animo incontaminati (questo il significato del nome, ispirato a Robbie Basho), fiabeschi, non tanto e non solo per l’esplicito riferimento ai Fratelli Grimm (Rumpleskin) ma piuttosto per la sognante resa sonora. Curiosamente, per un album in gran parte giocato sulle armonie vocali, svetta su tutti gli altri brani RWD, unico pezzo in cui la voce tace. (Elisa Giovanatti)

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DI OACH, DI OACH, AUTOPRODUZIONE 2015

diOach

Riscoperto in anni recenti, specie nella sua variante più intimista e sussurrata, il folk sta pian piano popolando il suo panorama di tante belle nuove realtà, band lontane dai riflettori e dal clamore che fanno musica di grande qualità e autenticità. Con la freschezza tipica dell’opera prima e la libertà artistica dell’autoproduzione si affacciano in questo contesto anche i Di Oach, giovanissimi vicentini che propongono sonorità prevalentemente acustiche, raffinati intrecci vocali e atmosfere lievi e delicate. Piacevolissimo il primo brano, The Mountain Fox, che rivela subito quanto sia stata assimilata la lezione vocale di Joe Newman degli Alt-J, il cui saliscendi stralunato delle melodie è qui riproposto dal bel timbro caldo di Nicola Traversa. Nella successiva Don’t Know stupisce l’Irish pipe, ma il quartetto del resto pesca in ugual misura in Nord Europa e America; i ritmi lievi sono spesso ulteriormente addolciti dalla seconda voce femminile, mentre quando si fanno più cadenzati ricordano nemmeno troppo da lontano i Mumford & Sons. Il suono del glockenspiel dà un tocco fiabesco e sognate a tutto l’album, che dipinge spaccati di vita quotidiana per immagini evocative più che per racconti. Pagine raffinate si ascoltano in Every Early Morning, Who Won, Who Lost, Stubborn’s Cure e The First Time, il pezzo più americano, un country-blues molto ben riuscito. Si chiude con Like The Oaks, brano da cui prende il nome la band (di Oach, nell’antico dialetto cimbro, è la quercia): nel bell’intreccio di voci si innesta con la massima naturalezza possibile anche la tromba, che svolazza a lungo  senza minimamente scalfire gli equilibri del brano. (Elisa Giovanatti)

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