Tag Archives: Afterhours

MÈSICO, A LONG BETRAYAL, UPUPA PRODUZIONI/RIFF RECORDS 2016

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Per chi si avvicina al progetto solista di Paolo Mazzacani (fondatore, con Luciano Ermondi, dei Tempelhof) aspettandosi una sorta di continuazione del lavoro fatto col duo elettronico, la sorpresa è assicurata: imbracciata una chitarra acustica, Mazzacani scopre una vena cantautorale dolce e profonda, accompagnato in questo nuovo viaggio da qualche ospite d’eccezione come Gionata Mirai de Il Teatro degli Orrori, Stefano Pilia (Massimo Volume, Afterhours) ed altri ancora. Proprio da un viaggio deriva il nome scelto, Mèsico, il nonno dell’artista, venuto al mondo nel mezzo dell’oceano sul ponte di una nave che riportava a casa la sua famiglia, emigrata in Brasile; nella campagna mantovana un posto esotico valeva l’altro: “fosse Cile o Argentina, Brasile o Messico, appunto, non faceva alcuna differenza, così eccolo marchiato a vita: Mèsico, con una esse sola, come vuole la spiccia fonetica del poco cerimonioso dialetto padano. E Mèsico fu mio padre e Mèsico sono anch’io”. Le brevi ballad che compongono l’album svelano una felice attitudine evocativa, l’abilità nell’offrire una vera e propria colonna sonora a storie che nascono dall’ispirazione più intima; non a caso, uno dei piccolissimi gioielli di questo A Long Betrayal è il primo frammento strumentale: offerto forse senza alcuna pretesa colpisce decisamente nel segno per essenzialità e incisività, come del resto sanno fare tutti gli altri brani a partire dal primo, No Pain In The Sea. È una musica dall’approccio delicato, che va lasciata sedimentare: cresce, poi, ascolto dopo ascolto, insinuandosi nella nostra memoria, nei momenti di pausa dalla frenesia contemporanea. E fa venire voglia di concedersela, quella pausa. (Elisa Giovanatti)

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PAOLO TARSI, FURNITURE MUSIC FOR NEW PRIMITIVES, CRAMPS/RARA RECORDS 2015

Paolo Tarsi - Furniture music for new primitives (cover)

Per gli amanti di avant pop e musica contemporanea segnaliamo oggi l’ultimo lavoro di Paolo Tarsi, compositore, organista e pianista, collaboratore di artisti quali Tullio Pericoli e Marco Tirelli, compositore di musiche per mostre di Paolo Cotani, Mario Giacomelli, Andy Warhol, autore di performance e installazioni per gallerie e musei d’arte contemporanea, allievo di Luis Bacalov negli studi di composizione di colonne sonore per il cinema. È tuttavia il rapporto con la narrazione scritta quello che Tarsi indaga in questo Furniture Music For New Primitives, uscito per la collana POPtraits Contemporary Music Collection di Cramps Music e l’etichetta Rara Records e ispirato al romanzo Le città della notte rossa (1981) di William S. Borroughs: un testo che qui è punto di riferimento soprattutto sul piano formale, con i brani di Tarsi a restituire a loro modo la scrittura sperimentale dello scrittore Beat, lo sfondo cupo delle tematiche più esistenziali, il senso di alienazione e le scorribande oniriche. Il tutto con un lavoro molto fine di scambi e influenze fra avanguardie colte e linguaggi pop. Lunghissima la lista di collaboratori, dal quartetto Junkfood a Paolo Tofani (Area), da Enrico Gabrielli (Calibro 35, ex Afterhours) a Sebastiano De Gennaro (Baustelle, Le Luci Della Centrale Elettrica), solo per fare alcuni nomi. (Elisa Giovanatti)

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IN VINO VERITAS, VIAVAI, 2015

IVV - ViaVai Copertina

Li avevo incrociati, se la memoria non mi tradisce, all’altezza del loro primo album. Oggi come allora a colpire è l’abbinamento musicale-etilico che la band lombarda riesce a produrre. Nel vino, che sia un bicchiere o un’intera bottiglia o, per i più resistenti, qualcosa di più, la formazione “stappata” – mi concederete la licenza del termine  – da Edoardo Favrin e Gianmarco Sgroi ha trovato e continua a trovare quell’ideale strada fluida verso una socialità che mai come oggi ha bisogno di essere rinvigorita ed esercitata con costanza. Sospesi come una giusta punta tanninica tra il rock dei primi Afterhours e la poesia del Gaber più giocoso, gli In vino veritas con Viavai sfiorano  il gusto della perfezione regalandovi la sincerità color rubino di un vino invecchiato. Inutile spendere tempo a descrivervi gli undici episodi dell’album e rovinare così al vostro palato musicale la possibilità di scoprirne ogni singola sfumatura. Viavai va sorseggiato fino al raggiungimento dell’ebbrezza e poi nuovamente, ci risiamo, stappato. La compagnia di amici non farà che aumentare il suo benefico effetto. (Matteo Ceschi)

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DELLERA, STARE BENE E’ PERICOLOSO, MARTELABEL 2015

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Il secondo lavoro solista di Dellera, bassista degli Afterhours e molto altro, è un vero e proprio atto d’amore per il pop-rock anni ’60 e ’70. Stare bene è pericoloso parteggia smaccatamente per il beat italiano e per il rock internazionale di quegli anni, senza mollare mai quell’ispirazione per un attimo. Più che di un cantautore questo è proprio un disco di un musicista che cura ogni suono e arrangiamento come un proprio figlio, e il brano Maharaja, al quale ha collaborato, fra gli altri, l’ex leader degli australiani Jet Nick Chester, è l’emblema di questa ricerca spasmodica verso il “suono perfetto”. Ma se nel caso di Maharaja il risultato è notevole, in altre canzoni (come ad esempio The Costitution, registrato in Inghilterra, o Testa floreale) questo atteggiamento fa perdere quella spontaneità che era propria del precedente album, il bellissimo Colonna sonora originale. Insomma, troppa carne al fuoco rischia di distrarre l’ascoltatore. In questo senso i brani arrangiati in modo più semplice, come Non ho più niente da dire, sognante ballata cantata in coppia con Rachele Bastrenghi dei Baustelle, Ogni cosa, una volta (scritta per la colonna sonora del film Senza nessuna pietà) o Stare bene è pericoloso, sono i più riusciti, soprattutto nell’ottica di far rivivere i favolosi anni ’60. Ottime, infine le dilatate Siamo argento (riflessione spirituale con uno stile che ricorda molto Cesare Cremonini, e questo è un complimento) e soprattutto Un ultimo saluto, brano lentissimo con una meravigliosa, malinconica, melodia sottolineata dagli archi dell’amico Rodrigo D’Erasmo. (Katia Del Savio)

 

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MEI, ECCO CHI SUONERA’ AL MEETING DI FAENZA

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Il MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti sta per arrivare. Dal 26 al 28 settembre Faenza si trasformerà come ogni anno in un concerto permanente, che invaderà le strade e i locali della città. Non mancheranno convegni, incontri, workshop e presentazioni. Riassumiamo qui gli artisti più importanti che si esibiranno durante la tre giorni e che si aggiungeranno a moltissimi artisti emergenti. Venerdì 26 sarà dedicato alla finale del contest Mei Superstage con Marco Sbarbati e i Corvi e l’omaggio a Romagna mia con Moreno Conficconi, Mirco Mariani dei Saluti da Saturno. Sabato 27 si esibiranno i Tre Allegri Ragazzi Morti, Mannarino, Mario Venuti, Eugenio Finardi, Rezophonic, Zibba, Francesco Baccini, Arturo Salteri, Nathalie, Skiantos, Sud Sound System, Andy e molti altri. Domenica suoneranno Manuel Agnelli, ex CCCP, Daniele Ronda, Vallanzaska, Piotta, Cristiano Godano e Giancarlo Onorato, Gang, Cantierranti. Per conoscere il programma completo si può visitare il sito http://www.meiweb.it.

 

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