Tag Archives: Angelo Braduardi

CIRCOLO LEHMANN, DOVE NASCONO LE BALENE, LIBELLULA/AUDIOGLOBE 2016

Circolo-Lehmann

Se una band ti fa sobbalzare, qualunque sia il suo nome, la sua provenienza e il genere suonato, è dovere di un critico degno di questo nome correre a segnalarla al suo pubblico. Detto e fatto! Dove nascono le balene, incredibile opera del Circolo Lehmann, ensemble letterario-musicale nato nel 2011, possiede davvero tutte le carte in regola per spingere il nome dei suoi creatori lontano dalla soffocanti gabbie provinciali dell’Italia indecisa a darsi un volto serio e a votare all’unanimità la sua maggiore età. Questa sana volontà a volere emergere e a gridare “Io ci sono!”, la si sente forte fin dalle prime battute e quasi obbligatoriamente spinge chi scrive (e magari anche chi ascolterà) a cercare altrove, lontano dai nostrani lidi, riferimenti utili per una più chiara lettura del lavoro. Dalla matrice tardo psichedelica à la Julian Cope emergono qua e là orecchiabili richiami ai Prefab Sprout (Niente di nuovo) ed altri più duri in stile Motorpshyco (La nostra guerra). Intendiamoci il Circolo Lehmann deve molto anche alla tradizioni dei grandi interpreti italiani, a cominciare da Battisti e Branduardi, ma qualunque siano i riferimenti che ognuno può trovare in Dove nascono le balene, ovunque l’orecchio si posi c’è il conforto di un’originalità oggi molto difficile da trovare. Io la mia parte l’ho fatta, ora tocca a voi! (Matteo Ceschi)

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NUOVO CORSO CAFÈ, RACCONTI ESPRESSI, 2015

Nuovo corso cafè

Non lo pensavate più possibile? E invece, la musica e i musicisti sono pieni di risorse! Lontani dall’ambiente protetto (con gelosia patologica dalle major) dei format televisivi continua a muoversi un universo sonoro che nulla chiede al pubblico se non di essere ascoltato. Mi direte voi, ma abbiamo, poi, effettivamente tutto questo tempo da dedicare loro? Si tratta di pochi minuti, credetemi, nulla a confronto delle maratone serali sullo schermo al plasma. Pochi minuti per capire che l’arte nasce dalla gavetta e solo in età matura arriva a tergersi le gocce di sudore provocate dai riflettori di importanti palcoscenici. Tra le tante proposte alternative al mainstream, quella del Nuovo Corso Cafè, giovane band del milanese, mi è parsa possedere l’elisir per una futura e lunga vita musicale. Il sound folk-rock, ben costruito e architettato dal quartetto, certo attinge qua e là alle voci dell’Almanacco sonoro – piuttosto evidente la vena “etnica” stile Negrita, a sua volta derivata dalla rivoluzione sonora dei Clash, e cenni inevitabili all’epopea dei Modena City Ramblers – ma sa anche mostrare una spiccata indipendenza di gusto spingendo il sopraccitato modello verso l’embrione dell’originalità. Se l’elemento rock – esaltato dalla chitarra di Giulio Milanesi – regala in più di un’occasione ai brani quella giusta frenesia per spiccare voli che rasentano sfumature neo-psichedeliche, la tradizione del cantautorato resiste con orgoglio nella voce di Simone Milani che ricorda un po’ Angelo Branduardi ma anche l’Eddie Vedder solista. Racconti Espressi riesce a svegliare come un caffè sorseggiato al bancone del bar lasciandovi in circolo per tutta la giornata un ottimo ed energico retrogusto musicale! (Matteo Ceschi)

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