Tag Archives: Be Indie Be Free

INDIANA PLAYLIST ESTATE

PlaylistMagGiu

Cari amici di INDIANA, eccoci con la rovente playlist dell’estate con o senza ombrelloni, con o senza tormentoni. Godetevela tutta dalla prima all’ultima traccia, come sempre ricca di sonorità eterogenee. Molte le donne presenti: Mara Redeghieri, Chrysta Bell, Ginevra Di Marco, Julia Stone, Orelle, Io e la tirgre e Ibeyi. Buon divertimento!

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CHRYSTA BELL, WE DISSOLVE, AWAL/KOBALTMusic REC 2017

Si torna indietro nei nebbiosi e uggiosi anni Novanta con We Dissolve di Chrysta Bell, artista poliedrica che può vantare un estimatore come il regista David Lynch che l’ha voluta a recitare nella nuova e attesissima serie di Twin Peaks dopo numerosi progetti discografici realizzati in tandem. Lo si intuisce già da Heaven, prima traccia del disco, che non lascia dubbio a riguardo e se ne ha la certezza scorrendo velocemente i nomi di alcune guest: il produttore John Parish e, scusate se è poco, Adrian Utley dei Portishead. Il sound è quello di un pop votato alla contaminazione che cerca il “guizzo assassino” nell’incerto equilibrio del jazz e nella fredde certezze dell’elettronica. Gravity, il singolo che anticipa l’album e che certo non passerà inosservato, possiede nella sua anima “artificiale” il calore della musica da camera. Planet Wide, così lasciva e imprevedibile nella sua aggressività sonora, non ha mai smesso di piacermi fin dal primo istante in cui vi ho posato sopra orecchio. Detto ciò, non grido certo al miracolo anche se sono conscio di avere in cuffia un album solido e ben realizzato che non manca certo di un paio di acuminate frecce per trapassare il muro dell’indifferenza sonora che, ahimè, troppo spesso ci circonda e ci rende pigri di fronte all’esplorazione sonora. (Matteo Ceschi)

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MARA REDEGHIERI, RECIDIVA, LULLABIT 2017

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A 15 anni dallo scioglimento della band reggiana che ha fatto un pezzo della storia della musica indipendente italiana, gli Üstmamò, la notizia che Mara Redeghieri sarebbe uscita con un disco solista ha procurato una certa emozione a chi, come me, non è più una ragazzina. Con tanta curiosità mi sono quindi dedicata all’ascolto di Recidiva, un album che mantiene quel filo che collega il presente al passato, fusione fra elettronica e pop, che negli anni ‘90 rappresentava una ventata di novità (eravamo in pieno trip-hop), amalgamate con la voce caratteristica di Mara, qui utilizzata spesso con toni teatrali, come ad esempio in Pestifera (cattura della), accompagnata da ritmi reggae tanto amati proprio in quegli anni, nella title track e in Nella casa, pezzi totalmente recitati. Non a caso, fra le attività che la Redeghieri ha intrapreso in questi anni di silenzio discografico c’è stata la recitazione. Augh, che apre il disco, richiama lo stile dei CSI, compagni di merende degli Üstmamò, con i quali registrarono anche un album live (insieme anche ai Disciplinatha), ma aggiorna ai nostri tempi il sarcasmo sulla condizione degli sfruttati (badanti, lavoratori in nero per 18 ore), così come nell’inquietante, cinematografico e commovente Uomo nero, che descrive con inquadrature efficaci il viaggio dei migranti dal deserto fino all’attraversamento del Mediterraneo con i barconi (uno dei brani più riusciti, non solo per il tema toccato). Recidiva racconta storie, come quella di Cupamente, che sotto le mentite spoglie di un brano leggero racconta di un avaro palazzinaro, crea atmosfere, agrodolce in Anni luce, giocosa in Essere umana. Insomma, l’album è un continuo stimolo concettuale, sonoro e vocale, e la forza di Mara, dopo tanti anni resta soprattutto l’uso spericolato, divertito, sicuro e originale della sua voce. (Katia Del Savio)

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BLACK SEAGULL, DISTANT LULLABIES, 2017

Se non fossero danesi di Copenaghen, li si direbbe degli hippy californiani. Il loro “urban folk-rock” suona come un incredibile mix tra i Love di Arthur Lee, creature dei Sixties, per l’appunto, e i primi REM, band evidentemente legata all’eredità di quel magico decennio per la storia del rock. Il quartetto esplode e convince l’ascoltatore sull’attacco di Wake Up Dreaming, terza traccia dell’album, capace di rendere attuale con sorprendente semplicità e nuovamente “spendibile” l’insegnamento delle sopraccitate band. Tutto viene fatto all’insegna di una pacata sobrietà sonora che ammalia e lusinga il pubblico fino a farlo capitolare in coincidenza del brano “mariachi” Silence Is Broken, composizione a suo modo epica che guarda ammirata al concetto di frontiere inteso come un ventaglio di nuove scoperte. In quest’ottica avventurosa, almeno sul piano sonoro, sbocciano e inebriano il critico Ready to Go e Fire Roses. Inutile, girarci attorno, i Black Seagulls, sono proprio una bella sorpresa scovata sul web. Vivamente consigliati! (Matteo Ceschi)

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PULA+, FEATURING PULA, 2017

Una voce non eccessivamente roca – quel tanto da esaltare un mood destinato ad aumentare la ruvidezza della scena hip-hop nostrana – basi dal divertito sapore “casserole” e l’ambizione a spingere il rap nella “dimensione più vissuta” del blues, sono le principali skills dell’album dell’artista torinese. Con questo lavoro autoprodotto, Pula+, una volta annunciato di essere libero dalle altrui volontà – in passato, come ricordato ironicamente nel titolo del disco, tante importanti collaborazioni – può imbracciare la chitarra chiamando alla sua corte quei colleghi capaci nella sua visione artistica di sostenerlo nella non facile impresa di definirsi agli occhi degli altri: ecco allora Ezra, già collaboratore dei Casino Royale, affiancarlo per la produzione dell’album, e i due chitarristi Buzzy Lao (INRI) e Anthony Sasso (degli Anthony Laszlo) a irrobustirne l’evidente spinta live. Inutile cercare di stilare la classifica dei migliori brani della tracklist, qualunque scelta facciate il risultato sarà sempre soddisfacente. A me sono piaciute per l’impronta internazionale e la freschezza dei suoni Cerchio di fuoco e Cappello bianco. (Matteo Ceschi)

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MAXÏMO PARK, RISK TO EXIST, DAYLIGHT/COOCKING VINYL/EDEL

Non importa che siate fans della scena alternative inglese o meno, Risk to Exist vi conquisterà fin dalle prime note. Pur mantenendo una vocazione puramente indie il disco trasuda un pop adulto a cui pochi (e sfortunati) potranno resistere. Prodotto da Tom Schick (Wilco, Beck, White Denim), l’ultimo lavoro della band di Newcastle attinge al miglior campionario di suoni degli ultimi trent’anni portandoci in un ubriacante vortice di terapeutici ricordi sonori. Se What Equals Love? andrebbe fatta studiare alle giovani leve come un modello molto vicino alla perfezione di “canzone rock da ballare”, I’ll Be Around riaccende al contempo la passione per le melodie degli anni Ottanta così ben rappresentata da Nick Kershaw e insinua con i fraseggi di tromba sul finale il dubbio per una fusion tutt’altro che scontata. A fare la differenza, rispetto agli appena citati Eighties, quel “risk to exist” del titolo, chiaro riferimento al precario equilibrio di una contemporaneità in bilico sul baratro. The Hero, track dal titolo inequivocabile, con la brevissima intro orientaleggiante e le sue ritmiche un po’ à la Chic, è, forse, il brano che meglio rappresenta l’attitude schierata della band e la sua voglia di farsi sentire: all’indifferenza di fronte alla tragedia delle migrazioni dal Sud del mondo ci sarà sempre un’inconsapevole vocazione da eroe nelle persone più insospettabili. Risk to Exist, è un inno all’empatia, a quel sentimento troppo spesso smarrito da un’umanità soffocata da muri, barriere e fake news. I Maxïmo Park ritengono evidentemente possibile un’alternativa alla pericolosa direzione intrapresa ed usano il più diretto idioma della musica, il pop, per comunicare le loro idee. (Matteo Ceschi)

#mayday #primomaggio

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PICCOLI ANIMALI SENZA ESPRESSIONE, SVEGLIO FANTASMA, SUSSURROUND 2017

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A partire dal nome, preso in prestito dall’omonimo racconto di David Foster Wallace, il gruppo toscano mette subito in chiaro la sua vocazione alta, a gettare l’arte oltre l’ostacolo. D’altra parte uno dei fondatori è il bassista Andrea Fusario, ex Virigniana Miller, e i nostri alle spalle hanno già due album, This incanto e Cerco casa vista Marte con la collaborazione di Robin Guthrie dei Cocteau Twins (mica pizza e fichi!). Sveglio fantasma prosegue il progetto ambizioso dei Piccoli Animali Senza Espressione fornendo agli ascoltatori molto materiale da assimilare, elaborare, studiare, fra cantautorato, pop ed elettronica che non annoiano mai. Ogni brano ha senso di esistere con la sua ricerca sonora, che attinge a diversi mondi – musica mediterranea (Oltremare), drum ’n bass (La teoria delle stringhe), mediorientale “battiatiana” (Luminoso, con Nabil Salameh alla voce), rock (la misteriosa, inquietante e intrigante Lupa) – e riferimenti artistici e letterari, da Kafka che si muove per le strade della sua Praga (Vicolo d’oro) a Kandinski che viaggia dalla Russia all’Oriente (ancora Luminoso) fino alla Flatlandia di Edwin Abbott Abbott (Come il quadrato), o geografici (La mia parte lagunare, In cammino). L’album si chiude con un omaggio alla natura ispiratrice, con la sua “pura geometria” celebrata nel brano solo piano e voceTracce separate. L’uso dell’elettronica è preponderante ma quasi mai invadente, umanizzato dalla presenza degli strumenti “veri” e dalla voce adulta e senza tempo di Edoardo Bacchelli. (Katia Del Savio)

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CESARE BASILE, U FUJUTU SU NESCI CHI FA?, URTOVOX 2017

Sono passati ad occhio e croce due anni dall’ultimo lavoro del musicista siciliano. Mese più o mese meno. Ed ecco, quando meno te lo aspetti, che Cesare Basile torna a farci visita con un album densamente popolato dalle voci della terra d’origine: U fujutu su nesci chi fa? va però ben oltre la semplice claustrofobia dialettale per spingersi ancora una volta verso una definizione che non potrebbe essere altro che mediterranea. Il Mare nostrum, intendiamoci, è inteso da Basile come un’area comune d’incontro senza limitazioni al meticciato culturale e alla comunicazione, un concetto egregiamente espresso da un brano come Ljatura, un’ipnotica melodia che idealmente si protende ad abbracciare la saggezza dei griots africani e il sudore esistenziale dei bluesmen neri americani. Se con U scantu la tradizione sonora isolana per un istante si rafforza, bastano pochi minuti per tornare con la title track ad abbracciare le infinite sfumature della world music che strizza l’occhio al rock. Senza cercare forzati paragoni con cose già ascoltate, il disco di Cesare Basile si presenta come null’altro che un invito a spogliarci dei pregiudizi per poter infine ballare più liberi e leggeri. (Matteo Ceschi)

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GIACOMO LARICCIA, RICOSTRUIRE, AVVENTURA IN MUSICA 2017

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Ricorstruire mette e in chiaro fin da subito che Giacomo Lariccia questa volta si gioca in tutto e per tutto la carta dell’intimismo, inteso come forma per raccontare sia i sentimenti che riguardano la sfera privata, che quella pubblica come riflessione personale, con sonorità essenziali, prive di arrangiamenti inutili per mettersi totalmente a nudo. Così se l’iniziale Ottobre è un invito a riprendere in mano la propria storia d’amore in un momento di crisi, la titletrack, soffice rock in crescendo, è il punto di vista di un artista, ma anche di un semplice uomo di fronte a un momento storico difficile come il nostro, specialmente nel cuore dell’Europa, in quella Bruxelles dove Giacomo vive e che un anno fa è stata teatro degli attentati terroristici che tutti ricordiamo. La delicatissima e intensa Quanta strada parla del riassunto della propria vita con la consapevolezza di volerla abbandonare, un brano in punta di piedi sul tema del fine vita, così come La mano di un vecchio racconta del rapporto fra un bambino e un anziano (o sono la stessa persona?): “Uno piange per ciò che ha perduto e l’altro per quello che avrà”, una sorta di riflessione “nel mezzo del cammin di nostra vita…”, perché Giacomo, come noi, sta lì, a metà strada. La giocosa Come sabbia è un inno a cambiar se stessi prima di voler cambiare il mondo e qui, come Celeste o Solo una canzone che incontriamo più avanti, Lariccia sembra far emergere tutto il suo DNA cantautorale, eredità dei grandi come De Gregori. Amore e variabili è una malinconica ballata molto ispirata, che man mano si apre e si diffonde nell’aria con il contributo degli archi e che si conclude con un dolcissimo assolo di pianoforte. Celeste racconta della donna che si dice che il 16 ottobre 1943 provò ad avvisare gli abitanti del Ghetto di Roma che i nazisti sarebbero arrivati a rastrellare gli ebrei, ma che non venne ascoltata e definita “pazza”. La fragilità di questo momento storico, sottotesto di tutto l’album, compare prepotentemente nell’incalzante Luce, in cui “senza te io sono al buio”. Il disco si chiude con Solo una canzone, delicata ballata voce-chitarra che esprime il  punto di vista di…una canzone. Ricostruire non poteva che chiudersi con questo semplice omaggio al ruolo che la musica ha nelle nostre vite. L’anno scorso Giacomo Lariccia è stato protagonista di una delle nostre copertine. Se volete rileggere l’intervista cliccate qui (Katia Del Savio)

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INDIANA PLAYLIST PRIMAVERA

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Cari amici di Indiana, eccoci con nuove chicche musicali per voi.  I tre piccoli indiani vi propongono artisti italiani e internazionali, sonorità eterogenee che hanno colpito le loro orecchie negli ultimi mesi. Tenete quindi in alto le vostre antenne e ascoltate tutto d’un fiato la nostra playlist di primavera!

 

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