Tag Archives: Beatles

… A TOYS ORCHESTRA, BUTTERFLY EFFECT, ALABIANCA 2014

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Contraddistinto da un sound spiccatamente beatlesiano, l’ultimo lavoro degli … A Toys Orchestra riesce a convogliare le intuizioni psichedeliche della copertina in una ampia autostrada pop disseminando lungo il percorso prove evidenti di una maturazione artistica che si concretizza, grazie alla produzione di Jeremy Glover (già collaboratore dei Liars), in un sound dalle inaspettate esplosioni umorali. Butterfly Effect dimostra di possedere la necessaria varietà di suoni ed atmosfere – un “caos ordinato” potremmo definirlo senza timori di essere smentiti, che trova sempre la sua esatta posizione sul pentagramma – per resistere all’estenuante usura delle classifiche e rilancia con convinzione un certo trend msuciale degli anni Novanta inesorabilmente legato al gusto dei Sixties. La presenza del neo-acquisto, il polistrumentista Julian Barrett, non sembra avere alterto gli equilibri della band, anzi, ha aggiunto nuove ed interessanti note all’Orchestra fornendo spessore con le parti di synth e piano ai momenti topici dell’album. (Matteo Ceschi)

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NANA BANG!, IN A NUTSHELL, GURUBANANA 2014

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La voce di Andrea Fusari suona limpida come quella di un cantastorie di altri tempi tanto da non avere bisogno di sofisticati arrangiamenti dietro cui celare una timidezza tutta da artista. I Nana Bang!, parliamoci chiaro, sono quel che suonano, e riescono ad essere al contempo assolutamente casserole pur mantenendo alla luce del sole una poesia dai contorni pop che talvolta ci ricorda la lezione dei Beatles (Yesman e Green Valentine). Che si tratti di brani dall’ossatura scarna che si rifanno a una certa tradizione tutta americana della folk song o di composizioni più baldanzose aperte alle avances del synth, il duo produce una musica assolutamente singolare per il piatto standard del paesaggio sonoro delle sette note. Sarebbe azzardato etichettarli come “avanguardia”, piuttosto appare sensato vestire Andrea Fusari e Beppe Mondini con degli sgargianti panni picareschi. In a Nutshell, un disco assolutamente e volutamente avventuroso. (Matteo Ceschi)

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BENJAMIN BOOKER, BENJAMIN BOOKER, ROUGH TRADE 2014

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Un rock and roll che ha le sue radici più profonde in Chuck Berry incontra in un’incredibile esplosione di energia sonora i Beatles di Revolver, l’estro incompreso dei T-Rex, il Dylan più “trasandato” e il soul di Sam Cooke. Ne scaturisce una bolla di splendente passato in un presente grigio e dalle ancora più scure prospettive per il futuro. A Benjamin Booker, classe 1989, non manca certo il coraggio di aggiungere a questo già incredibile amalgama un gusto post-grunge/garage molto contemporaneo che lo avvicina per l’azzardo creativo – se lo ascolterete non potrete che condividere questa opinione – a Jack White. A ciò aggiungete una voce quel tanto rude & ruvida da suonare piacevolmente imperfetta e dimenticherete presto quanto ascoltato nell’ultimo anno solare. Concedete a questo giovane cantautore rock adottato da New Orleans un’occasione. Non ne rimarrete delusi. (Matteo Ceschi)

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