Tag Archives: Berlin

SANANDA MAITREYA PER VOI SU INDIANA MUSIC MAGAZINE

 

Cover-OCTOBER 2015 DEF

Difficile contenere in poche pagine l’estro e la vitalità di Sananda Maitreya: ci è riuscita per voi la nostra Katia Del Savio, con una bellissima intervista all’artista newyorkese un tempo noto come Terence Trent D’Arby, di cui domani 9 ottobre esce l’ultima fatica, The Rise Of The Zugebrian Time Lords. Un mondo immaginario, i Signori del Tempo, la libertà artistica, i Beatles… troverete davvero molto da leggere sulle pagine di INDIANA MUSIC MAGAZINE, che vi riservano anche una ricchissima sezione dedicata alle recensioni: Syne, Limone, Kadavar, Ought e Metrico si sono meritati il posto grazie a ottimi lavori che risollevano le sorti di un 2015 fin qui forse un po’ avaro. Pronti? Cliccate sulla cover qui sopra e buona lettura!

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KADAVAR, BERLIN, NUCLEAR BLAST/TEE PEE REC. 2015

Kadavar-Berlin_easy

Senza girarci troppo intorno, Berlin, terza fatica dei tedeschi Kadavar (mi raccomando, non fatevi intimorire troppo dal nome horror!), sale in cima alla lista delle mie personali preferenze del 2015. Se a ciò aggiungiamo una copertina (opera della fotografa Elizaveta Porodina) degna dei migliori e più spinti “Seventies Dreams”, rischiamo di raggiungere una perfezione pitagorica dai risvolti mistici e misticheggianti. Deliri a parte, con l’album che prende il nome dalla città natale Lupus Lindemann, Tiger Bartelt e Simon Bouteloup riescono ad alzare ulteriormente l’asticella rispetto ai precedenti ed ottimi lavori, in particolare Abra Kadavar del 2013.

Kadavar 2015a_Joe Dilworth_easy

Appurato che il modello rimane quello di un hard rock duro & ruvido, un po’ à la Sons of Anarchy, se me lo concedete, bisogna proprio ammettere che il trio tedesco è riuscito ancora una volta a stupire quanti già avevano gridato al miracolo. Rispetto al passato più recente il sound si dilata fino ad abbracciare, in occasione della potente Last Living Dinosaur, le ragioni di una potenza psichedelica dai rivolti dark. Con The Old Man, invece, la band vira verso umori decisamente più popular – ma non per questo scontati – e strizza l’occhio alla semplicità assassina dei KISS, per poi decollare in direzione di una galassia sonora di cui avevamo perso memoria e coordinate. A completare il capolavoro, se non bastasse, arriva, infine, la bonus track, Reich der träume: il brano, un’epica cavalcata verso l’empireo che molto si avvicina alle atmosfere sospese di Nel corso del tempo di Wim Wenders, sboccia all’improvviso offrendo all’ascoltatore la possibilità di sbirciare nel futuro di una delle band più promettenti del Vecchio continente. (Matteo Ceschi)

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