Tag Archives: Black Candy

LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI, MORTE A CREDITO, TIRRENO DISCHI/BALCK CANDY 2014

La notte dei lunghi coltelli

Un disco “disturbante” e “disturbato” fin dalla copertina. Se il nome inquietante scelto da Karim qqru, batterista degli Zen Circus, richiama a sinistri snodi storici della contemporaneità, il sound del disco pare invece volere risolvere sul piano sonoro le frizioni della contemporaneità spingendo oltre ogni sensatezza il suono verso un mix di elettronica minimal e di massive hard rock che non potrà che dividere il pubblico in fazioni. Il riferimento naturale a questo tipo di approccio brutale e lacerante sono gli statunitensi Death Grips, ma nell’intricato collage allestito per l’occasione dal trio (Izio Orsini e Ale Lera gli altri due vertici del triangolo) non mancano sorprendenti riferimenti alla chanson française e alla musica sacra. Nelle intenzioni degli autori non c’è nessuna volontà di piacere ma solo l’impellente necessità di esprimere la voce di una contemporaneità che certo non appare gentile e morbida nelle sue manifestazioni. Morte a credito, è un disco per gente dal palato fine ma dal cuore forte. (Matteo Ceschi)

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IL DISORDINE DELLE COSE, NEL POSTO GIUSTO, BLACK CANDY 2014

Ildisordine

Nel posto giusto provoca stupore continuo. Il terzo disco della band piemontese, registrato al CaVa Sound Studio di Glasgow, come i lavori precedenti, è un album che sfugge alle definizioni. Anche all’interno dello stesso brano, quando si crede di star ascoltando del tipico cantautorato italiano, poche battute più avanti ci si ritrova invischiati in sonorità complesse che non si sa dove possano portare (La statua); quando si pensa di essere dalle parti di un rassicurante pop beatlesiano si finisce per perdersi in un finale dilatato (Conseguenze). Se si crede di assistere a un film epico (il coinvolgente brano d’apertura Non basta mai), ci si ritrova immersi negli archi sognanti del brano strumentale Just Woods; quando si parte per il viaggio intitolato Il giorno più normale la direzione del treno si chiama “ballata”, ma all’arrivo si scopre in realtà di essere giunti a “psichedelia”. Come La giostra, precedente album registrato in Islanda, anche Nel posto giusto risente ovviamente delle influenze del luogo dove è stato registrato, in questo caso grazie soprattutto alla collaborazione con Chris Geddes, tastierista dei Belle and Sebastian, che con le note del suo organo fornisce un tocco intimo alla conclusiva Sulla schiena, e con la vocalist, anche lei scozzese, Christine Bovil, presente in Un ponte sul fiume e nella stessa, delicatissima Sulla schiena. Pur essendo un disco dalla forte impronta internazionale, Nel posto giusto è interamente cantato in italiano e questa è la ciliegina sulla torta di un ottimo album. Trovate questa recensione anche su Indiana Music Magazine, il foglio di informazione mensile di Indiana scaricabile in pdf nella sezione Magazine. Per chi volesse farsi coinvolgere dal vivo dalle atmosfere de Il Disordine, dopo la prima data  di sabato 18, il loro tour prosegue con il concerto di Arona (24 ottobre – Meltin Pop), di Pavia (1 novembre – Spazio Musica), di Milano (12 novembre – Ohibò), di Roma (14 novembre – Le mura), di Napoli (15 novembre – Cabaret Portalba), di Asti (12 dicembre – Diavolo Rosso), di Catania (18 dicembre – La chiave) e di Lamezia Terme (19 dicembre – Off).  (Katia Del Savio)

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