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ANDREA ASCOLESE, TI PORTERÒ, PROGETTI DADAUMPA/MATERIALI MUSICALI 2015

Andrea Ascolese

Blues e pop a braccetto come solo il sentiero musical-culturale dell’ormai rinomata Via Emilia riesce a mettere insieme. Sono questi gli elementi di maggior spicco del disco d’esordio di Andrea Ascolese, cantautore e compositore laureato in Civiltà afro-americana, che pare rinverdire con una precisa manciata di note il fermento e l’entusiasmo che animarono decenni addietro la regione. Ad accompagnare gli otto brani della tracklist una spiccata propensione per il ritmo che colora le composizioni di piacevoli sfumature black, dal blues già citato di La rete fino alle impressioni delicate di atmosfere caraibiche di Via Cipro, 63. Ascolese dimostra oltre a un’ottima padronanza anche una certa personalità vocale seppure rimangano piuttosto evidenti i riferimenti al timbro e allo stile canoro di Nek. (Matteo Ceschi)

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WOLTHER GOES STRANGER, “II”, LA BARBERIA/IRMA RECORDS 2015

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Poggiando le orecchie su certi dischi viene da domandarsi con spontanea rassegnazione se mai raggiungeranno il grande pubblico. L’augurio sincero è che il nuovo lavoro dei Wolther Goes Stranger riesca in questa impresa per niente scontata portando a casa il giusto riconoscimento da parte di critica e pubblico. Sprofondata in un mood elegante à la Garbo, che cita con gusto sia i Roxy Music che le atmosfere pop-dance dei Pet Shop Boys, la formazione bolognese sforna una sequenza di nove tracce una più bella dell’altra che regalano una concreta impressione di internazionalità. Centro pulsante delle composizioni è un dualismo canoro che ha nel leader Luca Mazzieri e in Linda Brusiani due elementi sorprendentemente complementari. In “II”, è bene precisarlo, non ci sono lead e backing singer: qualunque sia l’apporto al brano, anche la più piccola sfumatura viene ingigantita dalla bravura dei due personaggi appena citati capaci di suonare – correte ad ascoltare Pelle e Intorno – come uno strumento aggiuntivo all’unisono. Ed è così, che in un gioco di ruolo ricco di sensualità, il dualismo maschio-femmina scioglie le sue evidenze arricchendo a ogni passaggio la storia delle note. I Wolther Goes Stranger sotto la regia di Andrea Suriani sono riusciti a creare un album piacevolmente notturno in grado di assecondare ogni passione o turbamento dettato dal buio e dalla luna. (Matteo Ceschi)

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RONIN, ADAGIO FURIOSO, TANNEN RECORDS/SANTERIA 2014

ronin2014

Nuovo importante tassello nella carriera dei Ronin, Adagio furioso è un disco tecnicamente maturo e rigoroso, senza per questo perdere la capacità di emozionare, nonostante la formazione sia ancora una volta rimaneggiata. Cinematografico, morriconiano, narrativo, l’album avanza granitico, con una solennità che si innesta su una pervasiva malinconia di fondo. C’è poco, diciamolo, di furioso, o almeno non quello che ci si potrebbe aspettare: quello che c’è va individuato nell’urgenza espressiva, nel crescendo emozionale che si delinea dalla prima all’ultima traccia, quella bellissima Ex che condensa in sé questo crescendo, esplodendo, lei sì, con furia. Piuttosto, Adagio furioso è un disco pacato, della lentezza (i guizzi di Gilgamesh, Catfish e Preacher Man sono le sole eccezioni), un lavoro delicato fatto di dettagli dosatissimi e ricercati (gli archi di Nicola Manzan, il flauto di Claudia Muratori), che non lascia nulla al caso. Far Out è morbida e dolente, merito non solo della vocalità soffice di Francesca Amati (Comaneci) ma di tutti gli strumentisti impiegati in un efficace gioco di squadra. La titletrack, uno dei brani migliori, è studiata in ogni dettaglio ed arricchita dal violino di Matt Howden, a disegnare linee struggenti. Coi suoi accenti western e desertici (tanto cari a Bruno Dorella), forte del suono riverberato delle chitarre – un suono così tridimensionale da sembrare quasi una presenza fisica – Adagio furioso non sfigurerebbe in una colonna sonora tarantiniana. (Elisa Giovanatti)

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