Tag Archives: California psychedelic scene

ALLAH-LAS, CALICO REVIEW, MEXICAN SUMMER 2016

allah-las

Ancora retromania, ancora sixties revival, ancora passato e presente che si mischiano e si confondono: succede, questa volta, con gli Allah-Las, ottima formazione losangelina giunta al terzo album (il primo per Mexican Summer), che ha il merito di suonare con una freschezza invidiabile e di saper maneggiare la materia musicale egregiamente, senza perdersi nell’anonimato del marasma vintage che affolla le produzioni musicali oggigiorno. Gli Allah-Las sono bravi e si sente, maneggiano stili e sonorità a piacimento, con gusto ed eleganza. In Calico Review le due sponde americane si incontrano, California e New York, surf rock e Velvet Underground (Strange Heat), il sole dell’Ovest (ma con qualche frecciata alla generazione Silicon Valley) e le sonorità urbane dell’Est. La tracklist scorre veloce, senza annoiare mai, e regalando anzi piccoli gioielli che non si vorrebbe smettere mai di ascoltare (Satisfied, Could Be You, Famous Phone Figure, la bellissima Terra Ignota, un po’ jazzata, un po’ acida). Divertono e si divertono: ben fatto, quindi. (Elisa Giovanatti)

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MORGAN DELT, PHASE ZERO, SUB POP 2016

morgandelt

Mettete insieme rock psichedelico e piedi ben piantati per terra (lo so, è strano) ed otterrete una buona sintesi di tutto quanto confluisce in Phase Zero, nuovo album di Morgan Delt, il primo per Sub Pop. Atmosfere offuscate e vagamente allucinatorie, echi, riverberi, armonie vocali, chitarre fuzz, sono sì una parte preponderante del mondo sonoro di questo lavoro, e lo sono peraltro ben al di là dei cliché di genere, grazie ad una creatività fuori dal comune; è, però, un ambiente in cui troviamo riversati, fra belle melodie, le ansie e le inquietudini dell’oggi, il rifiuto del nostro modo di vivere, le paure che quotidianamente ci si parano davanti agli occhi. Lo sgomento di fronte alla violenza del mondo di oggi apre l’album con I don’t wanna see what’s happening outside, diluito in una cristallina melodia pop che non potrebbe stridere di più con il contenuto del brano. È il pezzo che stabilisce le coordinate dell’album, che da lì si discosta solo in occasione di qualche leggera accelerazione e di saltuarie inquietanti increspature delle sonorità (Mssr. Monster su tutte). Curato in ogni dettaglio, Phase Zero offre nuovi spunti ad ogni ascolto. Provare per credere. (Elisa Giovanatti)

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HIGH MOUNTAIN BLUEBIRDS, DEWDROPS AND SATELLITES, AUTOPRODUZIONE 2016

highmountainbluebirds

Appena comincia Peter Fonda I Love You, la prima canzone di questo Dewdrops And Satellites, entriamo nel bel mezzo di un qualcosa che sta a metà tra l’onirico e l’acido per ritrovarci catapultati nella mitica Summer Of Love, e lì restiamo fino alla fine dell’album, mentre qualche distorsione e qualche riverbero discretamente mantengono vivo il dubbio: sogno o allucinazione? Freschissimo, godibile, melodico, contrariamente a quanto possa far pensare la copertina, il lavoro di questo interessantissimo terzetto veneziano ha il merito di scorrere senza alcun intoppo, appropriandosi di tutto quanto la California dei lontani sixties ci ha regalato per restituircelo in un garage rock psichedelico ben composto e ben suonato. Gli High Mountain Bluebirds hanno un vero talento per le belle melodie, ma non mancano episodi più articolati (su tutti la strumentale Kamadeva, ultimo brano dell’album che sfocia in un’acustica semi-reprise di Kids Summer Garden). Lighty Diva e I Know That It Hurts allargano il cerchio delle influenze da cui attingere, ma quello che alla fine rimane sulla pelle è il sole californiano. (Elisa Giovanatti)

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TY SEGALL, @ BABY’S ALL RIGHT, BROOKLYN, NY, 24/6/2015

Ty Segall, NYC, June 24, 2015_by PSquared Photography

Nuovo appuntamento di cui gli indiani si fanno volentieri carico per voi. Qualche tempo fa vi avevamo segnalato con immenso piacere il sito nyctaper.com, un portale che mette in free download live performances di artisti più o meno noti del panorama indie a stelle strisce, perfromances, tutte registrate nell’area di NYC, e, ci preme dirlo, caricate in rete con il consenso degli stessi artisti. Tra le tante prelibatezze a disposizione la scelta per questa prima volta è caduta su un’incredibile testimonianza acustica di Ty Segall, araldo della nuova ondata psichedelica. Evento più unico che raro lontano dalla natia California, il lungo set acustico propone un Ty Segall particolarmente ispirato che riesce ad alternare registri vocali a metà tra John Lennon e Marc Bolan: nella lunga scaletta del concerto al Baby’s All Right di Brooklyn, sono ovviamente presenti classici del repertorio (Sleeper) ma anche tre ottimi inediti, Orange Colored Baby, Emotional Mugger e California Hills (la mia preferita), che finiranno molto presto, visto gli impressionanti ritmi di lavoro di Ty, in uno nuovo album. C’è spazio anche per un’eterea cover di For the Turnstiles di Neil Young, uno dei tanti brani eseguiti in coppia con Cory Hanson. Il clima assolutamente late Sixties, molto intimo e sognante, che pervade tutta l’esibizione vi conquisterà. Parola di indiano! Che altro dire? Correte a scaricare subito sul sito di nyctaper.com il più sorprendete Ty Segall che abbiate mai sentito! (Matteo Ceschi)

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TY SEGALL, MANIPULATOR, DRAG CITY 2014

TySegall_Manipulator_coverart

Nuovo progetto solista per il prolifico alfiere della neo-psicadelia californiana. Incapace di rinunciare ai picchi lirici e sonori dei Sixties, il biondo Ty ci ha però al contempo abituati alla sua incredibile capacità di innovare la tradizione spingendo le lame lisergiche più lontano delle avanzate possibilità delle sonde della NASA a spasso per il sistema solare. Ty si presenta, la copertina del disco è solo un assaggio, come un temibile angelo redentore deciso a scuotere violentemente l’umanità dal suo torpore persistente: a tratti troppo bella per suonare vera, la sua arte miscela con un’incredibile e semplice sapienza John Lennon (quello sperimentale di Tomorrow Never Knows) agli eccessi dei T-Rex illuminando di una patina di luce soffusa la realtà così da farla tornare innocentemente indietro nei decenni per provare di nuovo il piacere della scoperta e dell’innovazione. Psichedelico e onirico ma al tempo stesso dall’incredibile presenza fisica, Manipulatore viaggia sulle giuste frequenze per infrangere il wall of sound ed accedere infine all’ambito giardino cantato da Joni Mitchell in Woodstock. (Matteo Ceschi)

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