Tag Archives: cantautori italiani

LIBERO, 9 TERRE, TERRA SOLARE 2019

LiberoReina

Nonostante Binnajah (Buona fortuna), scelto come singolo e come brano di apertura ricordi immediatamente ciò che la Bandabardò faceva più di 20 anni fa, basta passare ai brani successivi per capire che Libero ha un modo tutto personale di interpretare la musica folk nel 2019. Cantato spesso in siciliano, 9 terre utilizza tutti gli strumenti del momento per rendersi contemporaneo senza perdere l’ancoraggio alle radici. Non è facile scrivere un album che fonda sonorità tradizionali con la freschezza data dall’uso dell’elettronica. Libero Reina ci è riuscito dai monti Sicani (in provincia di Agrigento) dove vive suonando chitarra acustica, elettrica, mandolino, armonica, ukulele, piano, didjeridoo, Pad e synth elettronici. Alcuni brani hanno un’attitudine lo-fi e sono semplicemente acustici, come Involuzioni, in altri, come la italo-siculo-francese Au Maghreb, è l’elettronica a farla da padrone. In altri ancora acustica, elettrica ed elettronica si fondono. Il risultato è molto interessante: He yama yo ha dentro di sé echi mediorientali e loop alla Fatboy Slim. Il meraviglioso suono del dialetto siciliano è poi l’ingrediente imprescindibile del disco. Ascoltate ad esempio la dolcissima Angela e mi darete ragione. (Katia Del Savio)

https://indianamusicmag.wordpress.com

 

 

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ERICA MOU, TIENIMI IL POSTO, AUAND 2015

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Erica Mou si fa ascoltare immediatamente, nel senso che fin dalle primissime note di Tienimi il posto è come se ti prendesse la testa, te la girasse delicatamente per guardarla in faccia, per prestarle immediatamente attenzione. Così fin da Sottovoce il suo timbro preciso, cristallino, asciutto, pronuncia parole chiare, dirette, dalle quali è difficile sfuggire, distrarsi. E questo è un elemento fondamentale in un’epoca in cui le voci, le musiche si affollano, si sovrappongono freneticamente. L’aspetto musicale non è marginale né scontato (pop e non solo con tocchi di elettronica), ma è come se facesse un passo indietro rispetto alla voce. Le emozioni della cantautrice vengono trasmesse come in filo diretto con chi ascolta il disco: in Niente di niente, ad esempio, possiamo cogliere distintamente il sorriso che accompagna Erica nell’ammettere con leggerezza tutte le cose che non conosce (“ma so tutto di te”), così come in Biscotti rotti, delizioso, jazzato, elogio dell’imperfezione. Nell’acustica, delicatissima, titletrack, la precisa scansione delle parole che caratterizza lo stile di Erica, lascia spazio a un cantato più evanescente, creando atmosfere che ben si addicono alle nebbie autunnali. In Quando eravamo piccoli emerge la recente passione di Erica: il soul, un soffice soul, che esprime tutta la nostalgia per l’infanzia; e di nuovo la nostalgia emerge prepotentemente in Se mi lasciassi sola, dall’impronta decisamente ‘60s. Tienimi il posto è un album impegnativo perché, come dicevo all’inizio, ti costringe ad ascoltarlo con estrema attenzione: ci sono pochi ritornelli e tanto flusso di coscienza, nessuna banalità, ma intimità, passione per ciò che la vita riserva, senza avere certezze né verità (“sono vaghi i miei contorni” dice in Niente di niente). (Katia Del Savio)

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