Tag Archives: Catania

CANECAPOVOLTO, NORMALE, 2018

Normale

Verrebbe da dire una raccolta di impressioni/schizzi sonori che dall’ormai lontano 1996 ci porta fino all’oggi. La discografia del progetto/collettivo catanese Canecapovolto – attivo anche nel campo delle colonne sonore – non ha l’ambizione di cambiare le vostre idee musicali, ma piuttosto quello di rendere il pubblico aperto a forme d’arte sonora che non necessariamente rientrano nel rassicurante formato canzone. Anzi, nelle diciannove tracce si può solo trovare un sentimento “disturbante” in grado di spingere chi si è messo all’ascolto a proseguire brano dopo brano nella speranza di ritrovare un “porto sicuro”. Prendiamo ad esempio Continuum: si ha la netta impressione di essersi imbucati alla celebrazione di un culto sconosciuto che sazia i suoi fedeli a suon di feedback, distorsioni e lancinanti lamenti elettronici. Nulla appare per quel che è sebbene la musica sia tutt’altro che eterea e suoni come mai terrena e terrestre. Il mio invito è quello di concedersi la curiosità di ascoltare Normale almeno una volta. (Matteo Ceschi)

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PARBAT, SEASON OF K2, SEAHORSE RECORDINGS/AUDIOGLOBE 2015

Parbat_easy

Da amante delle avventure in quota di Reinhold Messner, non ho saputo resistere né al nome del gruppo né all’invitante titolo dell’album. Da critico, invece, dovrei chiedermi cosa possano mai avere tre ragazzi di Catania in comune con il grande scalatore e con le vette magiche del subcontinente indiano. Comunque la mettiate, i Parbat – la “Montagna del destino”, il Nanga Parbat, vegli su di loro! – sono riusciti a creare con le note quello che in milioni di anni movimenti tellurici e smottamenti hanno sollevato sulle teste del genere umano arrivando a rendere tangibile il concetto elevato di paradiso. Il trio, proprio ispirandosi alle ripide pareti dei monti più alti del mondo, riesce a rendere il metal a tal punto rarefatto da riprodurre nella testa di chi ascolta ogni singola asperità del terreno aprendo la mente al concetto di una fusion dolcemente aggressiva – post-rock la si potrebbe definire – nelle sue nuove forme. Himalaya e 8611– composizione che prende il la dall’altitudine del K2, seconda vetta più alta della Terra – sono brani che mantengono intatta l’epica verticale della corsa al Tetto del mondo che vide europei e asiatici competere nel secolo scorso. I Parbat suonano per rievocare con rispetto tutti coloro che uscirono vincenti e perdenti dall’ardua sfida, ma non solo. Nella loro musica emerge un amore sincero per luoghi lontani che per rimanere magici dovrebbero mantenersi i più incontaminati possibile. (Matteo Ceschi)

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