Tag Archives: Cesare Basile

ALDO BETTO’S SAVANA FUNK

È con particolare orgoglio che vi presentiamo il ventitreesimo numero di INDIANA MUSIC MAGAZINE dedicato ad Aldo Betto, artista e chitarrista che nella bellissima intervista qui inclusa si rivela in tutta la sua umana profondità, oltre a raccontarci alcuni dei segreti del suo ultimo, splendido lavoro, Savana Funk. Contaminazioni, migrazioni e una contemporaneità complessa e sempre più sull’orlo del baratro sono qui filtrate da una grande sensibilità artistica, che ci lascia ben sperare sulle possibilità della musica di toccare nel profondo l’animo delle persone. E ci sembra proprio questo il filo rosso che unisce anche i dischi scelti questo mese per la sezione recensioni: Cesare Basile, Giacomo Lariccia e Maxïmo Park completano infatti un numero particolarmente intenso. Come sempre il download è gratuito: cliccate sulla copertina qui sopra, buona lettura!

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CESARE BASILE, U FUJUTU SU NESCI CHI FA?, URTOVOX 2017

Sono passati ad occhio e croce due anni dall’ultimo lavoro del musicista siciliano. Mese più o mese meno. Ed ecco, quando meno te lo aspetti, che Cesare Basile torna a farci visita con un album densamente popolato dalle voci della terra d’origine: U fujutu su nesci chi fa? va però ben oltre la semplice claustrofobia dialettale per spingersi ancora una volta verso una definizione che non potrebbe essere altro che mediterranea. Il Mare nostrum, intendiamoci, è inteso da Basile come un’area comune d’incontro senza limitazioni al meticciato culturale e alla comunicazione, un concetto egregiamente espresso da un brano come Ljatura, un’ipnotica melodia che idealmente si protende ad abbracciare la saggezza dei griots africani e il sudore esistenziale dei bluesmen neri americani. Se con U scantu la tradizione sonora isolana per un istante si rafforza, bastano pochi minuti per tornare con la title track ad abbracciare le infinite sfumature della world music che strizza l’occhio al rock. Senza cercare forzati paragoni con cose già ascoltate, il disco di Cesare Basile si presenta come null’altro che un invito a spogliarci dei pregiudizi per poter infine ballare più liberi e leggeri. (Matteo Ceschi)

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CESARE BASILE, TU PRENDITI L’AMORE CHE VUOI E NON CHIEDERLO PIÙ, URTOVOX 2015

Cesare Basile_easy

Un disco dai suoni antichi e marginali che inevitabilmente guarda al blues, quello più dannato e scarno, come a un modello, ancor prima che sonoro, di vita. In quest’ottica, la scelta del dialetto siciliano – l’artista ha fatto da alcuni anni ritorno nell’isola natia – pare supportare l’evidente sforzo di trovare nel passato la forza di affrontare il presente. Tutte le canzoni dell’album racchiudono una storia e dei personaggi che, proprio grazie a questa volontà di profondità storica, prendono forma tra le singole note fino a spingersi dentro l’intimità dell’ascoltatore. Con Tu prenditi l’amore che vuoi…, Cesare Basile pare fare proprio il concetto di schizofrenia contemporanea e vivere al contempo i panni di narratore e soggetto narrato. Attingendo a una tavolozza sonora agrodolce in cui fanno capolino persino i vivacissimi colori dell’Africa, il musicista non solo restituisce alla contemporaneità un passato degno di questo nome ma riesce anche, come in occasione di La libertà mi fa schifo se alleva la miseria, a liberare un sano sdegno rivoluzionario nei confronti delle tante, troppe, cose che non funzionano come vorremmo (Matteo Ceschi)

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SALVO RUOLO, CANCIARI PATRUNI ‘UN E’ L’BITTA’, CONTRORECORDS 2015

copertina

Per comprendere la copertina western e l’essenza dell’intero disco è meglio partire dalle parole usate dallo stesso cantastorie Salvo Ruolo: “Il nostro far west in verità lo abbiamo avuto. E’ successo.“Canciari patruni ‘un è libittà” (Cambiare padrone non ti dà la libertà) parla del nostro west, della nostra epopea. Di unità o malaunità. Di briganti e partigiani e di anarchici, ed anche di quel risorgimento in nome del quale si è dimenticato di dare voce ai più deboli. Da nord a sud di questa Italia senza memoria”. L’intenzione di Salvo è quindi chiara: raccontare episodi spesso dimenticati o celati persino nei libri di storia sui soprusi e sulle stragi commesse in nome dell’Unità d’Italia nei confronti delle popolazioni del Sud durante il Risorgimento. Un’operazione che ricorda quella fatta dal giornalista e scrittore Pino Aprile nel libro best seller del 2010 Terroni e che qui viene portata avanti attraverso l’uso del dialetto siciliano antico, facendo di Canciari patroni ‘un è libittà una sorta di Crueza de ma siciliana. Un album intenso, che si avvale della produzione di Cesare Basile (anche co-autore di Passannanti e musicista poliedrico) e che inizia mettendo subito le cose in chiaro nella cadenzata Malutempu, con i versi “Sti quattro malandrini du Savoia scannare picciriddi ‘nte panzi di so’ matri futtennu cosi casi e puru fimmini di chiesa” (Questi delinquenti dei Savoia ordinarono di uccidere perfino bambini nel grembo delle madri razziando cose case e donne di chiesa”.) e che si conclude con la tristissima ninna nanna Picchì brisci accussì notti, che narra di una tragica storia d’amore. Salvo Ruolo incarna a tutti gli effetti il perfetto folksinger, che racconta di leggende e storie vere di briganti, prostitute, eroi, intellettuali e artisti siciliani (lo scrittore Ignazio Buttitta e la folksinger Rosa Balistreri nel brano Buttitta e Balistrieri) fornendo all’ascoltatore un importante bagaglio storico-artistico-culturale con l’aiuto della splendida lingua siciliana, della sua voce sanguigna e dal sapiente uso da parte sua e dei musicisti di strumenti come banjo, mandolino, percussioni e slide guitar. (Katia Del Savio)

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