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BILAL SVELA LA NATURA DEL SOUL AL PUBBLICO ITALIANO

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Non erano ancora svaniti nell’etere i vapori stregati di Halloween, che Bilal, soul singer di Philadelphia, già collaboratore di Common, Erykah Badu e Roots, intonava i primi vagiti nu-soul sul suolo italiano. Una voce calda, profonda e capace di spingersi con autorevole dolcezza verso il corpo sudato del funk, ha agitato la platea del Biko di Milano, indirizzando il pubblico talvolta verso la classicità di Donny Hathaway, altre spingendolo tra le braccia invitanti del migliore Prince degli anni Ottanta (Bilal sul palco ha le movenze e l’attitude tipica del genio di Minneapolis). L’unica data italiana del tour europeo di Bilal se da un lato è stata un’occasione per fare conoscere le ultime composizioni dell’album A Love Surreal, quarto album di una fortunata carriera, dall’altro ha proposto un ensemble (basso, batteria, chitarra e tastiere) non solo in grado di giocare all’interno dei singoli brani con i classici standard soul-funk ma anche di trarre da essi estemporanee ispirazione per gustose divagazioni sonore (che, per fortuna, non hanno risentito eccessivamente di un impianto sonoro non sempre all’altezza).

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Per chi fosse stato digiuno di black music, lo show notturno di Mr. Oliver ha offerto un perfetto distillato in grado di rilanciare le speranze musicali di fan e neofiti del genere. Voto: 8/10 (Matteo Ceschi)

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HYST, MANTRA, MACRO BEATS 2014

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Non stupitevi se con Mantra le immagini precederanno di un’infinitesimale frazione di secondo il suono. Artista a dir poco poliedrico, Hyst, all’anagrafe Taiyo Yamanouchi, trova nella semplicità della formula old school – sapiente equilibrio ritmico tra samples e rime – e nelle atmosfere da bloc party la chiave per dare nuovo e vigoroso respiro all’arte più esposta dell’hip-hop, il rap. Le parole non arrivano mai a caso, ma non per questo fuggono una musicalità pop(ular) che l’autore sente intimamente sua e vuole ad ogni costo comunicare e condividere con l’ascoltatore. Nelle dodici tracce si possono trovare riferimenti ai Platters, a Jesus Christ Superstar, alla critica sociale delle pellicole di John Carpenter e alla morale del cinema di Hong Kong. Mantra, per tutti questi motivi, e per altri che avrete il piacere di scoprire in prima persona, sortirà su di voi un positivo effetto destabilizzante che vi porterà a riconsiderare più attentamente gli aspetti più scontati della produzione musicale. Hyst, un Common italiano cresciuto nel segno dei Sanguemisto. (Matteo Ceschi)

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