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L’ARCANO & THE MICRO B ORCHESTRA, DENTRO IL BAULE, IRMA/MANDIBOLA 2015

Micro B Orch

Progetto crossover nel segno dell’hip-hop e del jazz che, rispetto ai compagni di scuderia Loop Therapy, scivola decisamente verso lo swing delle big band della prima metà del secolo scorso. Il beatmaker Luca Kato Caminiti per evitare di cadere nel cliché Jazzmatazz ha scelto di seguire un mood decisamente più frusciante e polveroso – potremmo azzardarci a dire “roots” – rispetto a quello lanciato da Guru negli anni Novanta nella certezza che il risultato finale sarebbe stato sufficientemente groovy da catturare l’attenzione di Francesco L’Arcano, in arte semplicemente L’Arcano. Da questo incontro – ai due menzionati protagonisti aggiungete Andrea Ras Mancuso e Hugo Foktu Hannoun – nasce The Micro B Orchestra e la sua incredibile musica, capace di restituirci in un paio di loop tutta l’audacia del jazz delle origini e al tempo stesso di legarla con grande maestria a una tradizione tutta nostrana che della musica di New Orleans ha saputo distillare l’anima più pop, la stessa sulla quale già negli anni Quaranta del secolo scorso il Quartetto Cetra costruì le sue fortune discografiche e televisive. Proprio la ricerca di questa radice ha permesso al gruppo di entrare in contatto con diversi artisti d’oltreoceano – Respect Tha God, Traum Diggs e Brian Godilla – e di arricchire ulteriormente una proposta sonora degna di tutte le attenzione della critica. Vi sentirete persi se vi lascerete sfuggire la Micro B Orchestra! (Matteo Ceschi)

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WHITE MANDINGOS, THE GHETTO IS TRYNA KILL ME, FAT BEATS REC. 2013

White Mandingos cover_easy

Concept album ispirato a uno dei tanti “eroi comuni” dello scacchiere urbano statunitense che unisce la cattiveria e la frustrazione del punk con l’incredibile carica di denuncia della cultura hip-hop. Il rapper losangeleno Murs, Darryl Jenifer, bassista e anima della band hardcore Bad Brains – ve li ricordate, quelli di Banned in D.C.? – e il musicista e agitatore culturale Sacha Jenkins non vi faranno rimpiangere con la loro music narrative i tempi d’oro di Public Enemy e Beastie Boys. Le atmosfere assolutamente street dei White Mandingos crescono di intensità di brano in brano come in una pièce teatrale degna di questo nome: suoni, umori e performance evolvono e con essi i personaggi musicali che popolano The Ghetto Is Tryna Kill Me. Se non mi credete, almeno date retta ai diretti interessati quando affermano, senza paura di essere poi smentiti, <The White Mandingos are heavy, not wavy.> (Matteo Ceschi)

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