Tag Archives: Elettronica

PICCOLI ANIMALI SENZA ESPRESSIONE, SVEGLIO FANTASMA, SUSSURROUND 2017

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A partire dal nome, preso in prestito dall’omonimo racconto di David Foster Wallace, il gruppo toscano mette subito in chiaro la sua vocazione alta, a gettare l’arte oltre l’ostacolo. D’altra parte uno dei fondatori è il bassista Andrea Fusario, ex Virigniana Miller, e i nostri alle spalle hanno già due album, This incanto e Cerco casa vista Marte con la collaborazione di Robin Guthrie dei Cocteau Twins (mica pizza e fichi!). Sveglio fantasma prosegue il progetto ambizioso dei Piccoli Animali Senza Espressione fornendo agli ascoltatori molto materiale da assimilare, elaborare, studiare, fra cantautorato, pop ed elettronica che non annoiano mai. Ogni brano ha senso di esistere con la sua ricerca sonora, che attinge a diversi mondi – musica mediterranea (Oltremare), drum ’n bass (La teoria delle stringhe), mediorientale “battiatiana” (Luminoso, con Nabil Salameh alla voce), rock (la misteriosa, inquietante e intrigante Lupa) – e riferimenti artistici e letterari, da Kafka che si muove per le strade della sua Praga (Vicolo d’oro) a Kandinski che viaggia dalla Russia all’Oriente (ancora Luminoso) fino alla Flatlandia di Edwin Abbott Abbott (Come il quadrato), o geografici (La mia parte lagunare, In cammino). L’album si chiude con un omaggio alla natura ispiratrice, con la sua “pura geometria” celebrata nel brano solo piano e voceTracce separate. L’uso dell’elettronica è preponderante ma quasi mai invadente, umanizzato dalla presenza degli strumenti “veri” e dalla voce adulta e senza tempo di Edoardo Bacchelli. (Katia Del Savio)

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INDIANA PLAYLIST PRIMAVERA

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Cari amici di Indiana, eccoci con nuove chicche musicali per voi.  I tre piccoli indiani vi propongono artisti italiani e internazionali, sonorità eterogenee che hanno colpito le loro orecchie negli ultimi mesi. Tenete quindi in alto le vostre antenne e ascoltate tutto d’un fiato la nostra playlist di primavera!

 

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PAOLO TARSI: LA MIA STANZA DELLE MERAVIGLIE

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Torna, con un numero breve ma ricco, l’appuntamento con INDIANA MUSIC MAGAZINE: il protagonista di questo mese è Paolo Tarsi, compositore, pianista e organista, allievo di Luis Bacalov, autore e interprete di performance e installazioni presentate in musei, gallerie d’arte, aeroporti; Paolo Tarsi ci presenta qui il suo nuovo lavoro Petite Wunderkammer e ci dà modo di fare una veloce ma intensa puntata nel suo interessantissimo mondo, fatto di musica classica, contemporanea, jazz, rock, elettronica, ma anche di cinema e di arte. A seguire, come sempre, i nostri dischi preferiti: Sampha, Nicolas Michaux e Peter Piek. Per il download gratuito del magazine basta cliccare sulla copertina qui sopra.

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SAMPHA, PROCESS, YOUNG TURKS 2017

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Fra i terreni più fertili e innovativi degli ultimi anni, la black music (hip hop e r&b) è stata graziata di recente anche dal tocco di Sampha, artista londinese che prima di arrivare a questo suo primo LP ha prestato voce e talento ad alcuni dei più grandi ed interessanti nomi contemporanei, fra cui SBTRKT, FKA twigs, Drake, Kanye West, Frank Ocean e le sorelle Knowles (Beyoncé e Solange). Process racconta, fin dal titolo, come questo album sia il frutto di un lungo processo di costruzione, un percorso di maturazione musicale e, prima ancora, personale. Il lavoro ha una doppia faccia: colpisce per la straordinaria intimità di quel che racconta, la tribolata vicenda umana di Sampha (le dolorose perdite che ha dovuto affrontare, la faticosa costruzione di se stesso), con testi brutalmente sinceri e una voce capace di esprimere al meglio tutto il range delle emozioni, conferendo a Process una dimensione di rarissima intensità; l’aspetto puramente musicale, invece, sembra il frutto di un perfezionismo quasi ossessivo, in cui gli strumenti primari di Sampha (voce e pianoforte) sono affiancati da un fiorire di piccoli particolari tutti al posto giusto, studiati e pensati in ogni minimo dettaglio, per un raffinato mix di soul, r&b ed elettronica. Questo scrupolosissimo lavoro di composizione, però, non tocca minimamente l’atmosfera meditativa dell’album, nemmeno nelle sue tracce più movimentate (Blood on me, Kora sings, Timmy’s prayer), in cui si ha comunque la sensazione di essere nei pensieri, nelle paure e nelle tribolazioni dell’artista. Basta poi ascoltare pezzi come (No one knows me) Like the piano e sembrerà di essere da soli con Sampha al pianoforte, per sentirlo cadere, rialzarsi, avere paura, crescere, cercare di andare avanti. (Elisa Giovanatti)

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BON.NOT, TRE, AUTOPRODUZIONE 2016

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In questo inizio 2017 mi trovo ad ascoltare un disco che recupera dichiaratamente frammenti di gruppi che hanno fatto grande la scena indipendente italiana nei gloriosi anni ’90 (CSI, Posse varie, ecc.) associandoli a elettronica sempre di quegli anni (trip-hop in particolare) e a sonorità più contemporanee. Nonostante le atmosfere crepuscolari e i testi poco consolanti (tutti rigorosamente in italiano), quello che esce dalla mescolanza di beat, campionamenti e strumenti è un suono fresco, che fonde elementi industriali con il fattore umano. I Bon.Not, che da due sono diventati quattro, dimostrano di sapere esattamente ciò che vogliono, attenti ai dettagli, come si evince dall’autopresentazione pubblicata sul sito bonnotband.it, non scimmiottando l’elettronica trendy un po’ fine a se stessa, ma utilizzando tutti gli strumenti a disposizione di un artista oggi, per comunicare qualcosa, per inventare qualcosa, o almeno per provarci. La voce ossessionante di Ruberemo, i suoni martellanti de La preda, l’apparente distensione di Fino in fondo, il suono angosciante e claustrofobico de L’impiccato sono i momenti più interessanti dell’ep. (Katia Del Savio)

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MERRY INDIE CHRISTMAS PLAYLIST

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Ecco qui le strenne natalizie di Indiana: 13 brani da cui prendere ispirazione per i regali o per donare a voi stessi un’ora in compagnia della nostra musica preferita del momento. Fateci sapere cosa pensate della nuova Indiana Playlist qui accanto al post e sulle nostre pagine Facebook  e Twitter. Non ci resta che farvi gli auguri di buone feste e di un fantastico happy indie year! Elisa Giovanatti, Matteo Ceschi e Katia Del Savio.

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TASH SULTANA, NOTION EP, AUTOPRODUZIONE 2016

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Ammetto di averla scoperta per caso, shazamando una canzone che stava passando su Lifegate Radio mentre ero al volante; poi, come sempre, Google e YouTube mi sono venuti in soccorso, rivelandomi una storia personale difficilissima che per fortuna si è convogliata positivamente, nella musica, dopo anni di droghe e quant’altro. Tash Sultana è una giovanissima australiana che ha suonato per anni come busker sulle strade di Melbourne ed è ora un vero e proprio astro nascente, con numeri impressionanti su YouTube e Spotify. Sta girando il suo Paese in un tour imponente e ha in programma una tournée internazionale nel 2017, con parecchie date negli USA e 3 date in Italia la prossima estate. Vocalist e multistrumentista, si fa notare per i virtuosismi alla chitarra e nell’uso della pedaliera (loop e riverbero), costruendo la sua musica su ostinati e stratificazioni successive di linee di chitarra. Synergy, il pezzo di apertura dell’Ep, mette subito in chiaro quale sia il metodo, e se la formula bene o male è sempre la stessa, il risultato ha sempre una certa freschezza, con il talento di Tash che riesce a ricavare una notevole varietà, passando da ritmi funky a pezzi quasi ska o reggae (il singolo Jungle) fino alla rilassatezza di Gemini (dove la sentiamo anche alla tromba) o Notion, con un bell’assolo conclusivo, altro elemento ricorrente. Interessantissimi anche i due brani live (Big Smoke Pt 1 e Pt 2), sempre interamente suonati da Tash. Una bellissima scoperta che non vediamo l’ora di vedere più da vicino. (Elisa Giovanatti)

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JOAN AS POLICE WOMAN & BENJAMIN LAZAR DAVIS, LET IT BE YOU, REVEAL REC./BERTUS 2016

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Sodalizio artistico nato dalla comune passione per la sperimentazione e il viaggio, Let It Be You, vede collaborare con ottimi risultati Joan Wasser, meglio conosciuta come Joan as Police Woman, una delle più conturbanti star della indie music statunitense, e il polistrumetista Benjamin Lazar Davis. Il disco, cominciamo fin d’ora a dirlo, appare molto convincente per tutta la sua lunghezza con la sola esclusione di Overloaded, brano, passate il termine non proprio da educanda, “paraculo”. Il richiamo più evidente per la commistione tra rock, elettronica, pop e, mettiamocela pure dentro visto il tema del viaggio, world music è sicuramente Nina Hagen anche se l’impronta vocale e stilistica di Miss Wasser non viene mai schiacciata: Magic Lamp, terza traccia, è una gemma di potenza e delicatezza allo stesso tempo capace di definire nuovi schemi e mode sonore. Satellite, oltre la metà dell’album, è la composizione che meglio regge alla fusione degli ego dei due artisti. Provare Let It Be You, non vi costerà niente, magari a cominciare dal singolo Broke Me In Two… e se poi dovesse piacervi… (Matteo Ceschi)

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FRANCESCO DI BELLA, NUOVA GIANTURCO, LA CANZONETTA REC 2016

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Ascoltare Francesco Di Bella è come fare un tuffo nella metà degli anni ’90, quando la musica italiana ebbe un sussulto, quando esplose una nuova creatività e nacquero moltissimi gruppi, che diedero una scossa, non solo artistica, ma anche culturale a un Paese forse un po’ troppo intorpidito. Francesco Di Bella allora era il leader dei 24 Grana, una delle band, insieme ai 99 Posse, agli Almamegretta, a Neffa e i Messaggeri della Dopa e ad altri, che dal Sud contribuirono fortemente a questa rivoluzione indie, una rivoluzione che, anche se un bel po’ assopita, ha effetti benefici ancora oggi. Ed è proprio con la collaborazione di alcuni di quei colleghi che, lasciati i 24 Grana, Francesco ricomincia con un album solista. Il titolo richiama l’attenzione nei confronti di Gianturco, quartiere periferico di Napoli, ex zona industriale che avrebbe dovuto essere riqualificata e modernizzata, ma che in realtà secondo i suoi abitanti è stata abbandonata a se stessa. L’aggettivo “nuova”, aggiunto da Di Bella, può essere visto quindi con ironia o con speranza, perché l’album racconta sì di gente che fugge dal degrado (Gina se ne va, bellissima), che è arrivata a Napoli scappando da un Paese lontano e portando con se tanta malinconia (Aziz, con i 99 Posse) che si vorrebbe ribellare agli “invasori piemontesi” (la cover di Briganti se more, scritta nel ’79 da Carlo D’Angiò ed Eugenio Bennato) ma lo fa con una delicatezza infinita, senza urlare, con uno sguardo benevolo, provando a far emergere punti di vista positivi (come nella “souly” Progetto – secondo singolo che sembra stato scritto per Neffa, che infatti vi canta – oppure nella conclusiva Guardate fori), o sogni di un futuro migliore (il primo singolo Tre nummarielle). Il disco ha un suono fresco e moderno: elettronica e strumenti acustici si fondono in modo compatto grazie alla raffinata produzione di Daniele Sinigallia, con il quale Di Bella aveva già lavorato al precedente disco, di cover, intitolato Francesco Di Bella & Ballads Cafè, e che qui è attivo anche come musicista (chitarre e programming). Disco da ascoltare ripetutamente. (Katia Del Savio)

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INDIANA PLAYLIST SETTEMBRE

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Questo mese vi abbiamo preparato 50 minuti di musica con i fiocchi. Non perdetevi quindi il rock psichedelico di Morgan Delt, il cantautorato moderno di Carlo Martinelli o il jazz-swing di Gerardo Balestrieri, il pop raffinato di Francesco Di Bella, il folk rock degli Okkervil River, o l’energico rock di Seattle dei At the Spine. Dateci dentro!

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