Tag Archives: Ep

PAOLO TARSI: LA MIA STANZA DELLE MERAVIGLIE

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Torna, con un numero breve ma ricco, l’appuntamento con INDIANA MUSIC MAGAZINE: il protagonista di questo mese è Paolo Tarsi, compositore, pianista e organista, allievo di Luis Bacalov, autore e interprete di performance e installazioni presentate in musei, gallerie d’arte, aeroporti; Paolo Tarsi ci presenta qui il suo nuovo lavoro Petite Wunderkammer e ci dà modo di fare una veloce ma intensa puntata nel suo interessantissimo mondo, fatto di musica classica, contemporanea, jazz, rock, elettronica, ma anche di cinema e di arte. A seguire, come sempre, i nostri dischi preferiti: Sampha, Nicolas Michaux e Peter Piek. Per il download gratuito del magazine basta cliccare sulla copertina qui sopra.

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PIN CUSHION QUEEN: NEL SEGNO DI TIM BURTON

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Nuovo appuntamento per INDIANA MUSIC MAGAZINE, che questa volta vi porta alla scoperta dei Pin Cushion Queen, formazione bolognese di cui potreste aver già letto dalle nostre parti, impegnata nella composizione di una trilogia della narrazione fatta di personaggi (Characters), ambientazioni (Settings) e storie (Stories). Una proposta che ha pochi riferimenti nell’attuale panorama italiano, e che ci fa piacere presentarvi attraverso una bella intervista. Ottimi anche i dischi selezionati per le nostre recensioni del mese, in un finire di anno che sta regalando qualche bella sorpresa: Angela Kinczly, Pavo Pavo, Opeth, Ohio Kid e Fujima. Cliccate sulla copertina qui sopra, il download del magazine è gratuito!

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FUJIMA, FUJIMA EP, HOPETONE RECORDS 2016

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Originari di Oristano, i Fujima racchiudono in questo omonimo Ep d’esordio l’esperienza di ormai 5 anni passati insieme sui palchi della Sardegna, dove hanno trovato una formula che se a tratti è derivativa (c’è molto James Mercer degli Shins, più un mix di influenze diverse dalla costellazione “indie”) è però anche sorretta da una spinta creativa autentica, che si esprime al meglio proprio nella scrittura dei pezzi, apprezzabilissimi per l’inventiva e la fluidità. Si comincia bene con Spaceship girl e si prosegue ancora meglio con Manly snowman, brano ricco di ingegno e di varietà interna, per giungere all’accattivante singolo Fiction is in you. Meno immediata, più ardita nel suo raffinato intreccio strumentale, è l’ottima Good times, che stuzzica l’intelletto prima delle orecchie (e, si intenda, va benissimo così), finché a metà l’intreccio si scioglie e si apre lo spazio per il libero scorrere delle emozioni. La spinta propulsiva – una delle più belle caratteristiche di questo lavoro – continua e porta a White, dove di nuovo il quartetto se la cava molto bene con gli strumenti, per poi concludere la manciata di brani con Outside the cold storage e la sua lunga parentesi strumentale, sempre molto stimolante per la nostra materia grigia. Arrivati in fondo verrà voglia di ricominciare, alla scoperta dei tanti particolari nascosti di questo ottimo lavoro. (Elisa Giovanatti)

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TASH SULTANA, NOTION EP, AUTOPRODUZIONE 2016

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Ammetto di averla scoperta per caso, shazamando una canzone che stava passando su Lifegate Radio mentre ero al volante; poi, come sempre, Google e YouTube mi sono venuti in soccorso, rivelandomi una storia personale difficilissima che per fortuna si è convogliata positivamente, nella musica, dopo anni di droghe e quant’altro. Tash Sultana è una giovanissima australiana che ha suonato per anni come busker sulle strade di Melbourne ed è ora un vero e proprio astro nascente, con numeri impressionanti su YouTube e Spotify. Sta girando il suo Paese in un tour imponente e ha in programma una tournée internazionale nel 2017, con parecchie date negli USA e 3 date in Italia la prossima estate. Vocalist e multistrumentista, si fa notare per i virtuosismi alla chitarra e nell’uso della pedaliera (loop e riverbero), costruendo la sua musica su ostinati e stratificazioni successive di linee di chitarra. Synergy, il pezzo di apertura dell’Ep, mette subito in chiaro quale sia il metodo, e se la formula bene o male è sempre la stessa, il risultato ha sempre una certa freschezza, con il talento di Tash che riesce a ricavare una notevole varietà, passando da ritmi funky a pezzi quasi ska o reggae (il singolo Jungle) fino alla rilassatezza di Gemini (dove la sentiamo anche alla tromba) o Notion, con un bell’assolo conclusivo, altro elemento ricorrente. Interessantissimi anche i due brani live (Big Smoke Pt 1 e Pt 2), sempre interamente suonati da Tash. Una bellissima scoperta che non vediamo l’ora di vedere più da vicino. (Elisa Giovanatti)

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PAUPIÈRE, JEUNES INSTANTS EP, ENTERPRISE REC./LISBON LUX REC.

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Eclettica formazione, un trio per la precisione, canadese che si ispira apertamente alle sonorità pop-dance della Francia degli anni Ottanta. L’impatto con le quattro tracce dell’EP è gradevole e non accende l’allarme del “già sentito”. La matrice elettronica seppure marcata non è eccessivamente invasiva e si mantiene rispettosa delle trame melodiche che continuano a sorreggere lavoro della band di Montreal. Il musicista Pierre-Luc Bégin accompagnato dalla visual artist Julia Daigle e dalla perfomer Éliane Préfontaine riesce nell’intento di rinverdire i fasti sonori di una generazione, quella degli Eighties, al tempo stesso musicalmente lasciva ma capace di accendere le fantasie del pubblico. La title track e Quinte sono due occasioni per tornare giovani e per presentare a chi non le avesse vissute le mille sfumature di uno dei decenni più pop della contemporaneità. (Matteo Ceschi)

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PIN CUSHION QUEEN, SETTINGS_1, AUTOPRODUZIONE 2016

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Volentieri segnaliamo Settings_1, il primo appuntamento di Settings (3 Ep di 3 brani ciascuno), a sua volta parte di una trilogia iniziata coi personaggi di Characters (2011) e che si concluderà con Stories. Un progetto ambizioso, dunque, affrontato senza alcuna paura dal trio bolognese Pin Cushion Queen, che in questa prima tappa offre una raccolta di sfondi, ambientazioni, scenografie; tre pezzi molto diversi l’uno dall’altro – stratificato e a tratti dilatato Background, cupo e ossessivo Mechanical Liars, malinconico e sottilmente ostile Cracks In The Ice – che sviluppano tuttavia principi compositivi comuni, derivati da generi strumentali come la colonna sonora o certa elettronica: fra questi la ripetizione, che si manifesta in tutti e tre i pezzi (e in maniera più che evidente nello scenario industriale di Mechanical Liars) attraverso loop di chitarra, pattern ritmici o brevi motivi melodici, su cui si innesta il cantato. Nel complesso, un quarto d’ora di musica molto interessante, che lascia ben sperare per i prossimi capitoli. (Elisa Giovanatti)

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OLGA BELL, INCITATION, ONE LITTLE INDIAN RECORDS 2015

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Se si volesse cercare un paragone facile ad uso e consumo della grande distribuzione potremmo dire che Olga Bell ricorda per molti aspetti la Björk delle origini. Poi approfondendo la conoscenza di Incitation si arriverà ad apprezzarne l’originalità sbarazzina e insofferente. La Bell – origini moscovite e radici in Alaska e nella Grande Mela – infatti, sembra fin dalle prime battute volere affermare la propria individualità allontanandosi in un solo colpo dai già citati paragoni e dall’esperienza con i Dirty Projectors. L’appuntamento con il secondo album non brucia le tappe e risulta quello che dovrebbe essere: maturo ma al contempo ancora carico di quell’acerba voglia di dimostrare tutto al mondo. L’EP, cinque tracce, vive, pulsa e sanguina intorno a Pounder, episodio I e II: un’elettronica colta, che ricorda un po’ John Carpenter, si insinua in profondità nei sentimenti di Olga amplificandone la resa e l’impatto sul pubblico e lasciando nell’ascoltatore una sincera voglia di ricominciare daccapo l’esperienza sonora. I due pezzi sebbene eclettici nelle scelte ritmiche possiedono tutti i numeri per vincere le resistenze dei dj e diventare dei club killer. Solo lasciandovi andare alle atmosfere sintetiche e un po’ dark di Incitation, le vostre giornate potranno finalmente raggiungere quelle sfumature “hipster” che da troppo tempo rincorrevate con insuccesso. (Matteo Ceschi)

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UNO SGUARDO VELOCE ALLE ULTIME PRODUZIONI INDIE DEL 2015

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Elettronica downtempo dal forte potere onirico ed evocativo che nasce e cresce in Italia ma mostra una forte ambizione a raggiungere le platee europee. Something For Someone EP (Volume UP), progetto di Giovanni Bruni Zani e del fratello Nicola, in arte Mulai [nella foto], sfrutta al massimo le potenzialità delle nuove tecnologie per rendere tangibili impressioni passeggere altrimenti destinate a essere soffiate via dalla brezza della frenesia contemporanea. Glitters e Last Tune, due ottimi esempi, delle visionarie architetture di Mulai, architetture forse destinate a ridisegnare il paesaggio sonoro. Un ritorno alle origini del cantautorato rock contraddistingue Miele, EP di Oscar (di Mondogemello). Gli evidenti riferimenti a una versione molto noise e in stile Sonic Youth del genere rendono l’ascolto decisamente gradevole e distante da possibili modelli nostrani degli ultimi tempi. Nel complesso questo progetto one-man band non solo riesce a ritagliarsi un suo posto nell’affollato panorama sonoro del 2015 ma si prenota una fetta di notorietà per l’anno entrante. I grossetani Dupe’ continuano a mietere vittime con il nuovo singolo Prendo il largo (E2), un brano che nelle lyrics ricorda un po’ Daniele Silvestri mentre nelle ritmiche la scuola di Ben Harper e Jack Johnson. Musica spensierata, quella del quartetto toscano, che molto presto confluirà in un disco. (Matteo Ceschi)

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THE YELLOW TRAFFIC LIGHT, TO FADE AT DUSK, WE WERE NEVER BEEN BORING 2015

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Secondo Ep per i torinesi The Yellow Traffic Light, uscito per il collettivo We Were Never Been BoringTo Fade At Dusk regala un’interessante commistione di sogni psichedelici anni ’60 e shoegaze anni ’90. Molto curate le parti strumentali, con le chitarre molto riverberate a costruire scenari psichedelici su ritmiche decisamente post-punk, su cui si inserisce con buone melodie la voce di Jacopo Lanotte, sfacciata quanto basta. Unica eccezione in scaletta è Burger Shot, che per raccontare una storia di emarginazione razziale, alienazione e sconfitta adotta un sound duro e sporco. Più puliti, anche se non immuni da nervosismi, gli altri tre pezzi, a partire dall’iniziale e travolgente Hideaway fino alla lunga cavalcata Fall, che chiude in sfumato 20 ottimi minuti che ci fanno sperare di ritrovare presto all’opera il quartetto. Ma l’episodio più riuscito è forse il singolo Cole Drives Too Fast, che assimila alla perfezione i modelli anglosassoni e li restituisce in una prova di sicura qualità. (Elisa Giovanatti)

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METRICO, PERSONA EP, 2015

Metrico

Un lavoro contraddistinto da atmosfere party infarcite di rime al testosterone. Il rapper friulano Metrico se la cava bene come MC, ma da buon sound engineer & designer, il suo pezzo forte dell’EP rimangono le basi. D’altronde a Madlib non si chiedono certo rime assassine! In Strana analogia, pezzo dal groove futuribile à la Daft Punk, la base gira in perfetta sintonia con un flow che ricorda Tormento e pare possedere tutte le carte per diventare una hit (sempre che raggiunga i canali giusti… incrociamo le dita!). Spasmi di stasi, annuncia improvvise finestre melodiche che impreziosiscono una già ricca ed energica trama. In realtà, però, sono Pesci nelle reti e Io voglio andare al mare, realizzata nella tradizione dei Righeira, i migliori momenti del lavoro di Metrico. E lo sono nella misura in cui fanno vedere nuovi e possibili sviluppi di crescita artistica e – cosa apprezzabile da un vecchio old school boy fan di Public Enemy e ATCQ – in cui si staccano da un’ormai soffocante, sebbene redditizia, visione da “battle.” (Matteo Ceschi)

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