Tag Archives: etichette indipendenti

INDIANA PLAYLIST PRIMAVERA 18

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Attenzione! Gli Indiani sono tornati con la loro nuova spumeggiante Playlist. Fatevi trasportare dalla musica indie che abbiamo selezionato per voi. Come sempre ce n’è per tutti i gusti: da Jack White ad Alessio Alessandra, da Mimosa a Fantastic Negrito. Pronti a schiacciare play?

 

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ZARA MCFARLANE, ARISE, BROWNSWOOD REC. 2017-18

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Quando mi è arrivato tra le mani Arise, sono rimasto subito incuriosito e non ho lasciato passare molto tempo prima di fare partire l’ascolto. L’impazienza e la curiosità, in questo caso, sono state premiate regalando alle mie orecchie uno dei dischi più interessanti degli ultimi tempi, un lavoro al mio udito in grado di competere per la freschezza dell’approccio con The Source di Tony Allen. Il mood musicale di Zara McFarlane si dipana con eleganza sul confine quasi inviabile che divide l’acide jazz degli anni Novanta dalle incredibili intuizioni dell’allora contemporanea scena di Bristol. La cantante inglese di origini caraibiche fa scendere sull’ascoltatore una gentile bruma profumata che rompe il grigio d’ordinanza – una tinta adatta ormai solo alla Brexit – saturando l’orizzonte con oleose e avvolgenti sfumature che da qui possiamo solo intuire provenire dal ricco universo caraibico. Fussin’ & Fightin’, terza traccia dell’album, è un esempio di questa riuscita forma di meticciato sonoro: la dub degli Aswad rincorre le escursioni dei Massive Attack ma non si dimentica mai dai ritmi sincopati della Giamaica. La McFarlane, d’altronde, propone una musica che è migrante nel suo più intimo DNA, e non potrebbe fare altrimenti. Stoke the Fire, invece, è si dichiara per quello che è: jazz nella sua più moderna incarnazione. Stesso discorso per Allies and Enemies, una composizione semplice ma al tempo stesso potente che pone il “Black Atlantic Jazz” di Zara McFarlane come nuovo metro di paragone per un’intera scena. Mi piace immaginare, per concludere, come sarebbe potuta essere l’esistenza dei protagonisti di The Lonely Londoners (1956) di Sam Selvon se avessero avuto come colonna sonora Arise… la musica d’altronde è un viaggio a cavallo dell’immaginazione… (Matteo Ceschi)

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INDIANA PLAYLIST SETTEMBRE

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Questo mese vi abbiamo preparato 50 minuti di musica con i fiocchi. Non perdetevi quindi il rock psichedelico di Morgan Delt, il cantautorato moderno di Carlo Martinelli o il jazz-swing di Gerardo Balestrieri, il pop raffinato di Francesco Di Bella, il folk rock degli Okkervil River, o l’energico rock di Seattle dei At the Spine. Dateci dentro!

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PILLOLE INDIANE, TRE DISCHI TUTTI DA ASCOLTARE

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Molte etichette, per la precisione cinque, si sono scomodate per produrre questo disco: In The Bottle Records, Shyrec, Indipendead, PoPe VRecords e la canadese Death Roots Syndacate. The Weak è l’album d’esordio di Lorenzo Mazzilli, qui sotto le mentite spoglie di The Giant Undertow, ma che in passato è già stato attivo in alcune band (come bassista di Daniel Payne, ad esempio, è andato in tour in giro per l’Europa). Il genere prescelto da The Giant/Lorenzo si muove fra l’alt-country e il folk (Neil Young è l’artista di riferimento), e la sua voce profonda e intensa (il “nostro” Johnny Cash) è assolutamente credibile in questo contesto sonoro, nonostante le documentate origini venete. Momenti aperti e selvaggi (Murder Cue, Lone) si alternano a fascinose ballate in cui perdersi o a brani più rock’n’ roll (The Batte of Wine). Captivity Waltz sorprende con i suoi continui cambi di ritmo, mentre In the Trees è una ballad con i piedi ben piantati nel country. “Play it loud, don’t forget to” Questo ce lo dice lo stesso Giant nel libretto del Cd. Obbediamo!

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Una voce che ricorda Thom Yorke ci accoglie in Hands, brano che dà il nome all’EP di Makai  (Dario Tatoli), producer, sound designer e polistrumentista che qui si lancia in sonorità elettroniche decisamente nordiche (i Sigur Ros vi dicono qualcosa?) che si fondono con una scrittura di stampo cantautorale. Il dream pop di Last Days si trasforma nel martellante loop di Missed, pezzo evanescente in cui è facile perdersi piacevolmente (già segnalato nell’Indiana Playlist di agosto). Summer è lentissimo, acquatico, completamente immerso nelle emozioni, mentre in Sofia, si parte e si conclude con quello che, se esistesse, potrebbe essere il suono del sole riflesso nel mare, ma nella parte centrale, con la preponderanza delle chitarre, si ha la sensazione di riemergere. Aspettiamo con curiosità il prossimo lavoro di Makai (qui uscito per l’etichetta More Letters Records).

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Un altro artista italiano da tenere d’occhio è Fabio Bliquo, autore (anche di colonne sonore) e musicista (suonava piano e chitarra nei Malaspina) che nel 2011 pubblicò il suo primo EP. Da poco è uscito Controsensi, album disponibile in freedownload su Soundcloud. “Volevo realizzare un album eclettico, che rappresentasse bene l’eterogeneità della mia visione musicale”, e Fabio ci è riuscito citando con stile i grandi della musica italiana: nel brano dal sapore battitesco (La lesione), o nel pop che a tratti ricorda lo stile canoro di Jannacci (Pagliacci), e ancora nell’l’elettro-pop anni ’80 (le martellanti Made in China e Trash song), o nella battistiana Provo a respirare. In tutto l’album si fa un massiccio uso dei synth, di ironia e di “surrealismo”: ascoltare Macchie per credere. Controsensi è un disco-giocattolo. Cosa combinerà Fabio Bliquo la prossima volta? (Katia Del Savio)

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INDIANA PLAYLIST AGOSTO

PlaylistFeb16Cari amici di Indiana, prima di ripartire a pieno ritmo con le recensioni e con il nostro magazine vi proponiamo un po’ di sana musica per accompagnare questi giorni di fine estate. Gustatevi quindi la nuova playlist composta da nove brani morbidi, pigri, sognanti, all’insegna del relax. Buon ascolto!

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INDIANA PLAYLIST FEBBRAIO

PlaylistFeb16Eccoci con 12  proposte sonore che non vi deluderanno,  12 brani che abbiamo racchiuso nella nostra nuova playlist, tutti da ascoltare. Partiamo con i pesaresi Brothers in Law, qui con Middle of Nowhere, che hanno entusiasmato la nostra Elisa,  e chiudiamo con Giacomo Lariccia, cantautore che Katia ha appena intervistato per Indiana Music Magazine  di febbraio, qui rappresentato da Piuttosto. In mezzo trovate tutte le nostre tracce preferite, come Coeurrida degli Ulan Bator, tratto dall’album appena uscito, Abracadabra, che Matteo recensirà presto sulle “pagine” di Indiana.

 

 

 

 

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PILLOLE INDIANE, TRE NUOVI DISCHI DA NON PERDERE

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La musica anglosassone si è impossessata di Vincenzo Di Sarno (Rescue), trasformando un ragazzo di Torre Annunziata in un cantautore rock che può competere con i colleghi del mondo grazie a una pronuncia inglese perfetta, a sonorità che potrebbero calzare benissimo a gente come Coldplay, Starsailor e altri. Venature malinconiche, melodie eteree, emozioni in primo piano fanno di Silence here (Opera Music 2016) un album a presa rapida, tanto che la bonus track Your Eyes è stata scelta per fare da colonna sonora allo spot di una nota birra italiana. Sembra tutto troppo perfetto e forse questo è l’unico difetto del disco di Rescue. Bellissima Intro (Below a pillow), che dà quell’impronta onirica che si trascinerà poi per tutto l’album.

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Cantano in inglese anche i bolognesi Brightside, che nel loro Ep vol. 1 propongono un incalzante brit-pop tutto chitarre e batteria. Anche Andrea Turone (chitarra e voce), Luca Turone (basso), e Philip Volpicella (batteria) vengono notati dalla tv, ma in questo caso per la colonna sonora della serie “Tutto può succedere”, in onda in queste settimane su Rai Uno. La canzone prescelta è Castles in the sky,  ma le mie preferite sono Road to her, dalle venature leggermente più scure, The Answer, con matrice più pop, e la funky-rock Wasted on love.

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Dal 17 al 20 febbraio suonerà in Francia. Stiamo parlando di The Pepiband, quartetto di Siracusa che in Six Grills In Six Days (etichetta Altipiani, terzo lavoro della band), esprimendosi esclusivamente in inglese, alterna momenti più vicini al grunge, al noise e all’hard rock, ad altri più morbidi, che potremmo definire post-rock. Giovanna Cacciola, presa in prestito da altre band siciliane, Uzeda e Bellini, arricchisce di disperazione con la sua voce il brano A Blu Day e dà un tocco femminile al gruppo formato da Alessandro Formica, Enzo Pepi, Marco Caruso e Giuseppe Forte. Cercare di districarsi nel variegato mondo sonoro dei The Pepiband sarà un gioco divertente. Ottime, oltre alla già citata A Blu Day, Sentented to grace e Feathers & Demons. (Katia Del Savio)

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MEI 2015, PRIME NOVITA’

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Annunciate le date del primo #nuovoMEI2015, partner di Indiana. Dal primo al 4 ottobre a Faenza si terrà il nuovo corso di una manifestazione che da 20 anni si rivolge ad artisti e a operatori del settore musicale indipendente. L’1 e il 2 ottobre si svolgeranno le finali del MEI Superstage, concorso rivolto ad artisti emergenti le cui iscrizioni sono aperte fino al 30 luglio. Il 3 e il 4 ottobre arriverà il Super MEI Circus, ovvero musica dal vivo, dibattiti, convegni, esposizioni, la mostra mercato dell’editoria di qualità in collaborazione con Goodfellas e curata dall’Associazione Culturale Interno 4. Il 3 ottobre saranno consegnati per la prima volta il Premio Freak – Sono un ribelle mamma! dedicato a Freak Antoni e rivolto alle autoproduzioni più interessanti, la Targa Mei Musicletter ExitWell, che premia i migliori media musicali, e il Premio Miglior Artista Indipendente dell’Anno. Il tradizionale PIVi (Premio Italiano Videoclip Indipendente) si trasformerà invece in Nuovo Festival del Cinema Musicale MeiD in ITaly. Sempre il 3 ottobre si terrà la Nuova Notte Bianca, che vedrà diversi artisti esibirsi in 30 differenti spazi di Faenza. Insomma, il Mei formato 2015 sarà più snello, proporrà un programma meno dispersivo. Per tutte le informazioni vi invitiamo a visitare la pagina http://www.meiweb.it.

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SALVO RUOLO, CANCIARI PATRUNI ‘UN E’ L’BITTA’, CONTRORECORDS 2015

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Per comprendere la copertina western e l’essenza dell’intero disco è meglio partire dalle parole usate dallo stesso cantastorie Salvo Ruolo: “Il nostro far west in verità lo abbiamo avuto. E’ successo.“Canciari patruni ‘un è libittà” (Cambiare padrone non ti dà la libertà) parla del nostro west, della nostra epopea. Di unità o malaunità. Di briganti e partigiani e di anarchici, ed anche di quel risorgimento in nome del quale si è dimenticato di dare voce ai più deboli. Da nord a sud di questa Italia senza memoria”. L’intenzione di Salvo è quindi chiara: raccontare episodi spesso dimenticati o celati persino nei libri di storia sui soprusi e sulle stragi commesse in nome dell’Unità d’Italia nei confronti delle popolazioni del Sud durante il Risorgimento. Un’operazione che ricorda quella fatta dal giornalista e scrittore Pino Aprile nel libro best seller del 2010 Terroni e che qui viene portata avanti attraverso l’uso del dialetto siciliano antico, facendo di Canciari patroni ‘un è libittà una sorta di Crueza de ma siciliana. Un album intenso, che si avvale della produzione di Cesare Basile (anche co-autore di Passannanti e musicista poliedrico) e che inizia mettendo subito le cose in chiaro nella cadenzata Malutempu, con i versi “Sti quattro malandrini du Savoia scannare picciriddi ‘nte panzi di so’ matri futtennu cosi casi e puru fimmini di chiesa” (Questi delinquenti dei Savoia ordinarono di uccidere perfino bambini nel grembo delle madri razziando cose case e donne di chiesa”.) e che si conclude con la tristissima ninna nanna Picchì brisci accussì notti, che narra di una tragica storia d’amore. Salvo Ruolo incarna a tutti gli effetti il perfetto folksinger, che racconta di leggende e storie vere di briganti, prostitute, eroi, intellettuali e artisti siciliani (lo scrittore Ignazio Buttitta e la folksinger Rosa Balistreri nel brano Buttitta e Balistrieri) fornendo all’ascoltatore un importante bagaglio storico-artistico-culturale con l’aiuto della splendida lingua siciliana, della sua voce sanguigna e dal sapiente uso da parte sua e dei musicisti di strumenti come banjo, mandolino, percussioni e slide guitar. (Katia Del Savio)

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