Tag Archives: European indie music

HANDSHAKE, AN ICE CREAM MAN ON THE MOON, URTOVOX 2020

Photo2

Giovani. Toscani, per l’esattezza fiorentini. E pazzi per i Pink Floyd. Così potrebbero scrivere sul biglietto da visita gli Handshake. Il trio formato da Giulio Vannuzzi, Lorenzo Burgio, Tommaso Giuliani sorprende sia per la naturalezza con cui si inserisce nella galassia del rock psichedelico sia per l’evidente voglia di aggiungere la propria visione ad una storia sonora ben radicata nell’immaginario collettivo e ricca di estimatori. Il lavoro è prodotto molto bene da Samuele Cangi e lo si sente fin dall’ascolto del singolo bold//brash finito nei radar della BBC Radio London: non ci sono “eccessi da studio” e tutto suona come dovrebbe suonare. La migliore qualità di An Ice Cream Man on the Moon è la compostezza sonora capace di contenere le sfumature creative del credo psichedelico senza mai scadere nella sterile esaltazione del genere – una conferma viene da Promises, traccia accattivante con le sue atmosfere oniriche stile Kula Shaker. Unica nota dolente la copertina dell’album: anti-estetica e lontana anni luce dalle accattivanti grafiche che hanno accompagnato l’epopea psych. (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

TAXIWARS, ARTIFICIAL HORIZON, SDBAN ULTRA 2019

TW

Un disco notturno, dalle sfumature un po’ crepuscolari, se vogliamo, quello che Tom Barman, frontman dei dEUS, e il sassofonista belga Robin Verheyen (insieme al bassista Nicolas Thys e al batterista Antoine Pierre) propongono al pubblico. Artificial Horizon ha il gusto musicale di una secret jam a cui pochi fortunati possono assistere. Questa sua natura “aperta & possibilista” porta i suoi interpreti a non fissare mai dei paletti sonori ma a lasciarsi ispirare dal momento e dalle situazioni: il jazz così si mescola a forme di hip-hop old school (Sharp Practice ricorda davvero molto gli Spearhed) prima di passare affascinanti forme di free-post-punk (la title track, ad esempio). C’è anche spazio per ballad dal sicuro impatto emotivo (Irritated Love) e per compiaciute citazioni di classic rock (Different or Not è costruita a partire dal groove inconfondibile di Under My Thumb degli Stones). Nel complesso l’album dei TaxiWars con il suo ampio spettro di proposte sembra riuscire a dare fiato a una naturale quanto impulsiva voglia di variazioni di fronte al continuo ripetersi di pattern e standard artistici. (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

TRE PER UNO FA TRE

 

Van Dammes

I finlandesi Van Dammes i lettori di Indiana li conoscono bene, ma ciò non mi impedisce di segnalare in questo breve bollettino sonoro il loro nuovissimo Risky Business, EP pubblicato nei primi mesi del 2019 dalla tedesca Rockstar Records. I quattro rockers finnici proseguono ad esplorare gli interstizi sonori che emergono qua e là tra il garage e il punk. I Ramones rimangono sicuramente i numi tutelari della band ma l’incedere sferragliante di I don’t Like Music Anymore e delle altre tracce lascerebbe intuire un progressivo scivolamento verso atmosfere party à la Animal House. Qualunque strada prenderanno, i Van Dammes rimarranno tra i miei favoriti! Dall’incontro della cantante madrilena Marta Tai e del chitarrista romano Vincenzo Tancorre nasce il duo elettro-acustico dei Taiacore. Raminghi per l’Europa con il loro recente secondo album Freedom, il duo sarà in Italia nella seconda metà di marzo per tre tappe: la giusta occasione per saggiare il loro approccio eclettico alla musica e valutare di persona il tocco leggero ma al tempo stesso avvolgente di brani capaci di riproporre in chiave contemporanea (un po’ in stile Daft Punk) certe geniali intuizioni degli anni Ottanta. Insieme in nome di una musica che non riconosce i confini tracciati dall’uomo (i tre componenti provengono rispettivamente da Germania, Cile e USA) i St. Beaufort ricordano per l’approccio asciutto e diretto dei brani l’affiatamento della Incredible String Band; la spiccata verve narrativa, invece, spinge a guardare maggiormente a Donovan e alla poesia vellutata di Cat Stevens. Non mi credete? Andate ad ascoltarvi di gran volata Hidden Force e gli altri brani di Trail & Guns (Blue Whale Records 2018) oppure cercateli in giro per lo stivale, marzo è il loro mese! (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

GERARDO BALESTRIERI: PENSARE A UNA MUSICA PER CORTO MALTESE

corto maltese & gerardo balestrieri, december 31, 2018_03 72

Senza perdermi in troppi convenevoli lascio subito la parola a Gerardo Balestrieri affinché spieghi nel dettaglio il progetto/work in progress ispirato a Corto Maltese, il capitano di ventura nato dalla penna di Hugo Pratt protagoniste di avventure in giro per il mondo. 

Appurata, direi, la tua passione per Corto Maltese, una passione che nutro fin da molto giovane anche io, come nasce l’idea di ripercorrere in musica le avventure/viaggi del personaggio di Hugo Pratt? La tracklist ripercorrerà cronologicamente i volumi del fumetto o ti prenderai qualche licenza poetica?

L’idea di pubblicare un disco dedicato a Corto Maltese mi è acquaticamente balenata in mente a Venezia un po’ di tempo fa. Devo scriverti che non fa parte delle mie letture giovanili, l’ho approfondito tardi. Conoscevo Pratt attraverso Paolo Conte… Ma mi son già dedicato a concept album dedicati a qualche precisa figura… Canzoni del mare salato (questo il titolo ) è un disco con 12 canzoni che narra le trame e i personaggi cari a Corto Maltese. La sequenza sarà cronologica ma con dei salti nelle storie. Attraversare con la musica e i testi le storie e i personaggi cari al marinaio creato da Hugo Pratt. Da Pandora a Rasputin, Tristan Bantam, Tiro Fisso e Bocca Dorata, La Casa di Samarcanda, Corte Sconta detta Arcana, l’ Africa, Una favola di Venezia, Morgana, Tango e altro ancora. La figura di Corto Maltese è ovviamente centrale ma lascia ampio spazio agli altri caratteri e alle storie. Nel disco, lo sforzo maggiore è quello di non nominarlo mai col suo nome.

Quanto ti riconosci in Corto?

Nel nome…nel senso che non sono alto di statura 😉 Riporto qui alcuni “perché” e relative risposte riguardo questo progetto
Perché un disco su Corto Maltese?
Per l’infinita ricchezza di elementi nelle sue storie…
Perché non le ho ancora lette tutte.
Per una mia natura apolide che si ritrova nella sua.
E per tutta una serie di coincidenze…
Perché sono del segno dei gemelli come Corto Maltese e come il suo autore Hugo Pratt è nato il 15 giugno. Io son nato l’11 giugno.
Perché vivo a Venezia, da un po’ di anni in Corte Sconta detta Arcana
Perché le amiche, le donne, i compagni e soci d’avventura
Perché sono un fumatore ma non fumo tanto…
Perché ho avuto parecchi gatti…
Per il linguaggio del vento e del mare che avrei voluto conoscere a fondo
ma sono un marinaio di bosco

Il fatto di vivere a Venezia, locations di numerose avventure di Corto, come ha influenzato e continua a influenzare la genesi del progetto che hai in cantiere?

Venezia è la base di tutto. Non credo avrei intrapreso questo progetto vivendo a Monfalcone… Non tanto riguardo Corto Maltese quanto più per il suo autore. Cerco di ripercorrere anche fisicamente i luoghi cari a Pratt. Dalla città, le sue calli, i suoi ponti, palazzi e case, alle isole come Malamocco dove ha vissuto tanti anni.

gerardo balestrieri

Mi sembra di capire che il tuo approccio a Corto sarà un approccio a 360°. Girerai un videoclip e, immagino, infarcirai il libretto del CD di disegni. Cosa mi sono perso?

Girerò un videoclip a Venezia e dintorni. Il booklet non conterrà invece disegni ma fotografie originali scattate a Venezia. Non attingo dai disegni di Pratt né cerco imitatori per ricordarlo. Dai suoi testi e personaggi vado incontro alla sintesi della canzone. Un lavoro un po’ “giapponese” haiku.

Come hai scelto la piattaforma on-line per le donazioni a sostegno del tuo progetto? Pensi che le nuove possibilità offerte dal web nel campo della produzione, del finanziamento di un progetto discografico e della sua promozione significhino un ulteriore declino dei canali tradizionali della musica?

Il giorno stesso in cui si è tirata indietro la casa editrice con cui stavo affrontando il progetto ho cercato sul web il mondo del crowdfunding. Produzioni dal basso mi è sembrata la piattaforma più attinente. Una raccolta dilatata nel tempo e non limitata a pochi mesi. Un anno per scrivere, incidere e stampare il disco, nel contempo organizzare la raccolta che permette di avere prenotazioni e donazioni. Saltare così tutta una serie di sovrastrutture (etichetta, distribuzione, royalties, ecc.) che tra l’altro per me si son rivelate abbastanza inutili e anzi piuttosto complesse nei loro rapporti. Sarà un disco che non metterò su Spotify, Youtube ecc. Chi vuole lo prenota…Un disco per chi ama Corto Maltese e vuole contribuire realmente al progetto. Un disco a cui ne seguiranno altri due… per completare tutte le storie dedicate al gentiluomo di Fortuna… Se un po’ ne avremo… Approfondite, diffondete e sostenete… Abbracci.

(Testo: Matteo Ceschi)

* PER SOSTENERE IL PROGETTO MUSICALE DI GERARDO BALESTRIERI VISITATE IL SITO PRODUZIONI DAL BASSO *

(Disegno: Matteo Ceschi – Foto: Archivio Gerardo Balestrieri)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

CANECAPOVOLTO, NORMALE, 2018

Normale

Verrebbe da dire una raccolta di impressioni/schizzi sonori che dall’ormai lontano 1996 ci porta fino all’oggi. La discografia del progetto/collettivo catanese Canecapovolto – attivo anche nel campo delle colonne sonore – non ha l’ambizione di cambiare le vostre idee musicali, ma piuttosto quello di rendere il pubblico aperto a forme d’arte sonora che non necessariamente rientrano nel rassicurante formato canzone. Anzi, nelle diciannove tracce si può solo trovare un sentimento “disturbante” in grado di spingere chi si è messo all’ascolto a proseguire brano dopo brano nella speranza di ritrovare un “porto sicuro”. Prendiamo ad esempio Continuum: si ha la netta impressione di essersi imbucati alla celebrazione di un culto sconosciuto che sazia i suoi fedeli a suon di feedback, distorsioni e lancinanti lamenti elettronici. Nulla appare per quel che è sebbene la musica sia tutt’altro che eterea e suoni come mai terrena e terrestre. Il mio invito è quello di concedersi la curiosità di ascoltare Normale almeno una volta. (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

MEGANOIDI, DELIRIO EXPERIENCE, LIBELLULA MUSIC 2018

l-pack2b

Inutile perdersi in presentazioni, meglio lasciare partire Delirio Experience e trovare la giusta lunghezza d’onda per farsi coinvolgere dalla band genovese. Sono passati anni dagli esordi discografici, ma i Meganoidi non sembrano avere perso neanche una caloria dell’energia che li aveva sospinti fuori dall’underground fino ad arrivare all’attenzione di un pubblico più ampio. C’è, evidentemente, l’ombra saggia della maturità su questo sesto lavoro in studio che porta a riflessioni  su quanto accade nella quotidianità a partire dal personale per arrivare fino a una visione più ampia della società. Il rock incalzante di Tutto è fuori controllo è un modo di dare forma alla caos e alla cacofonia di una quotidianità che troppo spesso pare avere perso la bussola. In Bye bye presente, altro pezzo tirato,  prevale invece una visione più sarcastica del mondo: il ritornello bye bye presente mi han detto che hai da fare per carnevale e non mi seguirai la dice tutta sul dramma di una contemporaneità in fuga da se stessa verso un futuro che non poggia su salde fondamenta. A volere cercare a tutti i costi un paragone nel panorama attuale, direi che quest’ultima eccellente fatica dei musicisti liguri si avvicina molto al mood blues-rock di Mike Ness e dei Social Distortion. (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

ZARA MCFARLANE, ARISE, BROWNSWOOD REC. 2017-18

ZaraMcFarlane_Arise

Quando mi è arrivato tra le mani Arise, sono rimasto subito incuriosito e non ho lasciato passare molto tempo prima di fare partire l’ascolto. L’impazienza e la curiosità, in questo caso, sono state premiate regalando alle mie orecchie uno dei dischi più interessanti degli ultimi tempi, un lavoro al mio udito in grado di competere per la freschezza dell’approccio con The Source di Tony Allen. Il mood musicale di Zara McFarlane si dipana con eleganza sul confine quasi inviabile che divide l’acide jazz degli anni Novanta dalle incredibili intuizioni dell’allora contemporanea scena di Bristol. La cantante inglese di origini caraibiche fa scendere sull’ascoltatore una gentile bruma profumata che rompe il grigio d’ordinanza – una tinta adatta ormai solo alla Brexit – saturando l’orizzonte con oleose e avvolgenti sfumature che da qui possiamo solo intuire provenire dal ricco universo caraibico. Fussin’ & Fightin’, terza traccia dell’album, è un esempio di questa riuscita forma di meticciato sonoro: la dub degli Aswad rincorre le escursioni dei Massive Attack ma non si dimentica mai dai ritmi sincopati della Giamaica. La McFarlane, d’altronde, propone una musica che è migrante nel suo più intimo DNA, e non potrebbe fare altrimenti. Stoke the Fire, invece, è si dichiara per quello che è: jazz nella sua più moderna incarnazione. Stesso discorso per Allies and Enemies, una composizione semplice ma al tempo stesso potente che pone il “Black Atlantic Jazz” di Zara McFarlane come nuovo metro di paragone per un’intera scena. Mi piace immaginare, per concludere, come sarebbe potuta essere l’esistenza dei protagonisti di The Lonely Londoners (1956) di Sam Selvon se avessero avuto come colonna sonora Arise… la musica d’altronde è un viaggio a cavallo dell’immaginazione… (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

HOLBROOK, HELLO//ANGEL, 2017

Tutti a Parigi con luoghi di provenienza diversi: Canada, Marocco e, ça va sans dire, la ville lumière. Gli Holbrook sono figli di un’epoca di commistioni di genere musicali e di melting pot culturale e non fanno nulla per nascondere la loro natura multiforme alla faccia di quanti provano nostalgia per i muri e i confini blindati. Il sound della band formata da Ali Chafik and Arnaud Jacques e dal chitarrista Nycollas Medeiros è assolutamente attuale ed esaltante con quella sua anima ritmica meticcia contaminata da sprazzi di elettronica che strizza l’occhio alla gioia  tipica degli anni Ottanta. View to Share, brano che inaugura le danze, è un inno alla diversità e alla voglia di lasciarsi per sempre dietro la concezione/visione di un mondo a compartimenti stagni. Man mano che il disco procede si ha la conferma che la band nutra un profondo ed urgente desiderio di comunicare con il pubblico per renderlo partecipe delle proprie scoperte (non solo sonore). Did You? suona, e non potrebbe essere altrimenti, come l’inno di quanti non hanno ancora trovato la loro causa: la chitarra di Medeiros è una lama nel fianco dell’ascoltatore che non dà mai tregua e sospinge il componimento verso la forma perfetta. Volendo dirla tutta Hello//Angel, terza fatica della formazione, arriva con le sue loud vibes a rompere la stanchezza di un panorama sonoro apatico e troppo spesso impegnato ad esaltare quello che è già stato fatto&suonato. Se mancherete di intercettare gli Holbrook perderete ogni diritto a lamentarvi del piattume sonoro che vi circonda! Siete avvisati! (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

BLACK SEAGULL, DISTANT LULLABIES, 2017

Se non fossero danesi di Copenaghen, li si direbbe degli hippy californiani. Il loro “urban folk-rock” suona come un incredibile mix tra i Love di Arthur Lee, creature dei Sixties, per l’appunto, e i primi REM, band evidentemente legata all’eredità di quel magico decennio per la storia del rock. Il quartetto esplode e convince l’ascoltatore sull’attacco di Wake Up Dreaming, terza traccia dell’album, capace di rendere attuale con sorprendente semplicità e nuovamente “spendibile” l’insegnamento delle sopraccitate band. Tutto viene fatto all’insegna di una pacata sobrietà sonora che ammalia e lusinga il pubblico fino a farlo capitolare in coincidenza del brano “mariachi” Silence Is Broken, composizione a suo modo epica che guarda ammirata al concetto di frontiere inteso come un ventaglio di nuove scoperte. In quest’ottica avventurosa, almeno sul piano sonoro, sbocciano e inebriano il critico Ready to Go e Fire Roses. Inutile, girarci attorno, i Black Seagulls, sono proprio una bella sorpresa scovata sul web. Vivamente consigliati! (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

PULA+, FEATURING PULA, 2017

Una voce non eccessivamente roca – quel tanto da esaltare un mood destinato ad aumentare la ruvidezza della scena hip-hop nostrana – basi dal divertito sapore “casserole” e l’ambizione a spingere il rap nella “dimensione più vissuta” del blues, sono le principali skills dell’album dell’artista torinese. Con questo lavoro autoprodotto, Pula+, una volta annunciato di essere libero dalle altrui volontà – in passato, come ricordato ironicamente nel titolo del disco, tante importanti collaborazioni – può imbracciare la chitarra chiamando alla sua corte quei colleghi capaci nella sua visione artistica di sostenerlo nella non facile impresa di definirsi agli occhi degli altri: ecco allora Ezra, già collaboratore dei Casino Royale, affiancarlo per la produzione dell’album, e i due chitarristi Buzzy Lao (INRI) e Anthony Sasso (degli Anthony Laszlo) a irrobustirne l’evidente spinta live. Inutile cercare di stilare la classifica dei migliori brani della tracklist, qualunque scelta facciate il risultato sarà sempre soddisfacente. A me sono piaciute per l’impronta internazionale e la freschezza dei suoni Cerchio di fuoco e Cappello bianco. (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
%d bloggers like this: