Tag Archives: folk irlandese

VILLAGERS, DARLING ARITHMETIC, DOMINO 2015

villagers

“It took a little time to get where I wanted / It took a little time to get free / It took a little time to be honest / It took a little time to be me”. Comincia così lo splendido ritorno di Villagers (Conor O’Brien), una messa a nudo inaspettata e autentica, a ricordare a tutti che la cosa più difficile, in fondo, è proprio imparare ad essere se stessi. O’Brien lo fa con una musica ridotta all’osso, minimale, che procede per sottrazione (quanto siamo lontani da Awayland!), una scrittura in tono minore, che ci avvolge in luci soffuse, mettendo in risalto parole che invece pesano come macigni, dirette e genuine, le vere protagoniste dell’album, cantate da una voce piena di sentimento, su linee sinuose e sfuggenti. Sembra di assistere, in sole 9 tracce, ad un intero percorso umano (e artistico) per l’auto-accettazione, un percorso che sfiora ogni sfumatura del sentimento, per uno svelamento di sé tanto radicale da far venire i brividi al suo stesso protagonista (So Naïve). La già citata Courage, la ballata Hot Scary Summer, la pungente Little Bigot, la titletrack, le tenui Dawning On Me e No One To Blame, raccontano magistralmente tutte le fatiche del fare i conti con se stessi; sono pezzi illustrati nel comunicato di lancio del disco con una gran profusione di parole dello stesso artista: interpretazioni che preferisco non riportare, essendo questo genere di lotte interiori così universale da far sì che ognuno vi possa trovare il proprio significato. Un gran bel ritorno, un disco da lasciar sedimentare. (Elisa Giovanatti)

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NAOMI BERRILL, FROM THE GROUND, MUSICAMORFOSI 2015

NaomiBerrill

Ricordate la Julie di Fame, il film di Alan Parker che raccontava la vita degli studenti dell’High School of Performing Arts di New York dal quale venne poi tratta la fortunata serie televisiva? Lei era la bellissima violoncellista interpretata dall’ex modella Lori Singer. Quella è l’immagine che da allora mi è rimasta impressa delle violoncelliste e Naomi Berrill porta avanti lo stesso fascino. Naomi è una ragazza irlandese che ha viaggiato in tutto il mondo suonando non solo musica classica e barocca, ma anche jazz, folk, pop, accompagnando il suono del violoncello (a volte utilizzato come una chitarra) con la sua delicatissima voce. Ora si è stabilita in Italia, dove ha tra l’altro partecipato al progetto 100 violoncelli voluto da Giovanni Sollima e portato sul palco del Concerto del Primo Maggio a Roma lo scorso anno. In questo suo album di debutto sono racchiuse tutte le anime musicali che la appassionano. Così Naomi utilizza l’originale accoppiata voce-violoncello per interpretare Nick Drake (From the morning), come una composizione di Henry Purcell (A new round, del XVII Secolo), la solare Feelin’ Groovy di Paul Simon (suonata senza archetto, come un contrabbasso jazz) e la celebre canzone di protesta di Pete Seeger (scomparso proprio un anno fa) Where have all the flowers gone in una chiave molto intimista. Kind im Einschulummern del compositore tedesco Robert Schumann si alterna a Lifesaver, etereo brano della cantautrice italo-islandese Emiliana Torrini, passando per Baubles Bangles and Beads, vivace rifacimento in chiave jazz di String Quartet in D del compositore russo Alexander Borodin, fino ad arrivare al Claire de Lune di Claude Debussy. In From the ground c’è spazio anche per due brani folk tradizionali: lo scozzese Black is the color e l’irlandese The lark in the cler air. Ogni traccia, arrangiata in modo personale, viene interpretata da Naomi come un delicato soffio del vento sulle nuvole, creando un’atmosfera eterea che fa bene allo spirito. (Katia Del Savio)

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