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RONIN, ADAGIO FURIOSO, TANNEN RECORDS/SANTERIA 2014

ronin2014

Nuovo importante tassello nella carriera dei Ronin, Adagio furioso è un disco tecnicamente maturo e rigoroso, senza per questo perdere la capacità di emozionare, nonostante la formazione sia ancora una volta rimaneggiata. Cinematografico, morriconiano, narrativo, l’album avanza granitico, con una solennità che si innesta su una pervasiva malinconia di fondo. C’è poco, diciamolo, di furioso, o almeno non quello che ci si potrebbe aspettare: quello che c’è va individuato nell’urgenza espressiva, nel crescendo emozionale che si delinea dalla prima all’ultima traccia, quella bellissima Ex che condensa in sé questo crescendo, esplodendo, lei sì, con furia. Piuttosto, Adagio furioso è un disco pacato, della lentezza (i guizzi di Gilgamesh, Catfish e Preacher Man sono le sole eccezioni), un lavoro delicato fatto di dettagli dosatissimi e ricercati (gli archi di Nicola Manzan, il flauto di Claudia Muratori), che non lascia nulla al caso. Far Out è morbida e dolente, merito non solo della vocalità soffice di Francesca Amati (Comaneci) ma di tutti gli strumentisti impiegati in un efficace gioco di squadra. La titletrack, uno dei brani migliori, è studiata in ogni dettaglio ed arricchita dal violino di Matt Howden, a disegnare linee struggenti. Coi suoi accenti western e desertici (tanto cari a Bruno Dorella), forte del suono riverberato delle chitarre – un suono così tridimensionale da sembrare quasi una presenza fisica – Adagio furioso non sfigurerebbe in una colonna sonora tarantiniana. (Elisa Giovanatti)

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