Tag Archives: independent hip-hop

PULA+, FEATURING PULA, 2017

Una voce non eccessivamente roca – quel tanto da esaltare un mood destinato ad aumentare la ruvidezza della scena hip-hop nostrana – basi dal divertito sapore “casserole” e l’ambizione a spingere il rap nella “dimensione più vissuta” del blues, sono le principali skills dell’album dell’artista torinese. Con questo lavoro autoprodotto, Pula+, una volta annunciato di essere libero dalle altrui volontà – in passato, come ricordato ironicamente nel titolo del disco, tante importanti collaborazioni – può imbracciare la chitarra chiamando alla sua corte quei colleghi capaci nella sua visione artistica di sostenerlo nella non facile impresa di definirsi agli occhi degli altri: ecco allora Ezra, già collaboratore dei Casino Royale, affiancarlo per la produzione dell’album, e i due chitarristi Buzzy Lao (INRI) e Anthony Sasso (degli Anthony Laszlo) a irrobustirne l’evidente spinta live. Inutile cercare di stilare la classifica dei migliori brani della tracklist, qualunque scelta facciate il risultato sarà sempre soddisfacente. A me sono piaciute per l’impronta internazionale e la freschezza dei suoni Cerchio di fuoco e Cappello bianco. (Matteo Ceschi)

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NEX CASSEL, RAPPER BIANCO, SLW/SELF 2016

Nex Cassel

Ritmi hardcore minimali e cupe atmosfere urbane si fondono con rime che rimandano decisamente all’hip-hop degli anni Novanta. A due anni di distanza dal precedente lavoro, il rapper veneto Nex Cassel chiama alla sua corte il produttore palermitano St. Luca Spenish e inscena in grande stile il suo ritorno sulla scena. Tutto in Rapper Bianco suona “spinto ed estremo” a partire dalle numerose chitarre che infarciscono qua e là i beat. Figlio del padre e Benzinaio, migliore momento dell’album, ben rappresentano il mood con cui Cassel ha deciso di inscenare il suo ritorno: tutto si incastona alla perfezione e contribuisce a riportare in auge una versione rude del rap che fino adesso ha avuto nella scuola capitolina i suoi migliori rappresentanti. Pochi e ben pensati i featuring a cominciare da Ensi su Scuola classica e da Esa su Trasmissione del ritmo, brano che riaccende la leggenda notturna degli Heltah Skeltah. (Matteo Ceschi)

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METRICO, PERSONA EP, 2015

Metrico

Un lavoro contraddistinto da atmosfere party infarcite di rime al testosterone. Il rapper friulano Metrico se la cava bene come MC, ma da buon sound engineer & designer, il suo pezzo forte dell’EP rimangono le basi. D’altronde a Madlib non si chiedono certo rime assassine! In Strana analogia, pezzo dal groove futuribile à la Daft Punk, la base gira in perfetta sintonia con un flow che ricorda Tormento e pare possedere tutte le carte per diventare una hit (sempre che raggiunga i canali giusti… incrociamo le dita!). Spasmi di stasi, annuncia improvvise finestre melodiche che impreziosiscono una già ricca ed energica trama. In realtà, però, sono Pesci nelle reti e Io voglio andare al mare, realizzata nella tradizione dei Righeira, i migliori momenti del lavoro di Metrico. E lo sono nella misura in cui fanno vedere nuovi e possibili sviluppi di crescita artistica e – cosa apprezzabile da un vecchio old school boy fan di Public Enemy e ATCQ – in cui si staccano da un’ormai soffocante, sebbene redditizia, visione da “battle.” (Matteo Ceschi)

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HO99O9, HORRORS OF 1999 EP, 2015

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Se vi foste mai chiesti se in un brano potessero coesistere i Bad Brains e gli Heltah Skeltah, il primo EP degli Ho99o9 vi fornirà tutte le risposte affermative che andavate cercando. Il duo del New Jersey, formato da Eaddy & TheOGM, irrompe e sconvolge la scena dell’hip-hop alternativo con un serrata sequenza di cinque brani tiratissimi che spalancheranno al mondo i vostri più oscuri, torbidi e sudati pensieri. Hardcore, rap e “disturbanti” presenze punk-core trovano il loro habitat ideale nelle folli e esplosive composizioni degli Ho99o9, le uniche in grado di ridare consistenza a una black music comodamente appiattita sui modelli degli anni Settanta. Da dove cominciare l’ascolto? Dall’ultima traccia, Savage Heads. (Matteo Ceschi)

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L’ARCANO & THE MICRO B ORCHESTRA, DENTRO IL BAULE, IRMA/MANDIBOLA 2015

Micro B Orch

Progetto crossover nel segno dell’hip-hop e del jazz che, rispetto ai compagni di scuderia Loop Therapy, scivola decisamente verso lo swing delle big band della prima metà del secolo scorso. Il beatmaker Luca Kato Caminiti per evitare di cadere nel cliché Jazzmatazz ha scelto di seguire un mood decisamente più frusciante e polveroso – potremmo azzardarci a dire “roots” – rispetto a quello lanciato da Guru negli anni Novanta nella certezza che il risultato finale sarebbe stato sufficientemente groovy da catturare l’attenzione di Francesco L’Arcano, in arte semplicemente L’Arcano. Da questo incontro – ai due menzionati protagonisti aggiungete Andrea Ras Mancuso e Hugo Foktu Hannoun – nasce The Micro B Orchestra e la sua incredibile musica, capace di restituirci in un paio di loop tutta l’audacia del jazz delle origini e al tempo stesso di legarla con grande maestria a una tradizione tutta nostrana che della musica di New Orleans ha saputo distillare l’anima più pop, la stessa sulla quale già negli anni Quaranta del secolo scorso il Quartetto Cetra costruì le sue fortune discografiche e televisive. Proprio la ricerca di questa radice ha permesso al gruppo di entrare in contatto con diversi artisti d’oltreoceano – Respect Tha God, Traum Diggs e Brian Godilla – e di arricchire ulteriormente una proposta sonora degna di tutte le attenzione della critica. Vi sentirete persi se vi lascerete sfuggire la Micro B Orchestra! (Matteo Ceschi)

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IN ATTESA DI PETE ROCK

Pete Rock_easy

Cresce tra gli appassionati della musica rap l’attesa per PeteStrumentals 2, disco strumentale di Pete Rock, uno dei più innovativi e solidi produttori hip-hop degli ultimi vent’anni. Il disco arriverà a una certa distanza, notevole, per la verità, dal precedente volume uno uscito ormai nel lontano maggio del 2001 per l’indipendente BBE Records. A distanza di quattordici anni – PeteStrumentals 2 uscirà il prossimo 23 giugno – cambia solo l’etichetta, questa volta la Mellow Music Group, label che sta raccogliendo da un paio di anni al suo ovile i migliori nomi della scena rap d’oltreoceano. Il talento del rapper/produttore, come si può ascoltare dal singolo Cosmic Slop (stesso titolo di un album dei Funkadelic) pare avere acquisito nel tempo ancora maggiore consapevolezza fino a condensare in soli due minuti e mezzo più di cinquant’anni di black music: il caratteristico “ritardo” del beat, vero e proprio marchio di fabbrica della casa, è solo l’architrave su cui Pete Rock erige la sua Babele sonora. Tutto in Cosmic Slop possiede un equilibrio e una giusta collocazione tanto che dal tappeto di note e di suoni campionati emerge distintamente il respiro della metropoli contemporanea. Il suggestivo video in bianco & nero, opera di Jay Brown & Zack Kashkett, non fa che accentuare le profonde radici street del pezzo. (Matteo Ceschi)

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GLI SLEAFORD MODS FINALMENTE IN ITALIA!

Sleaford Mods Italian Tour poster

Di seguito un assaggio dell’intervista concessa dagli Sleaford Mods in esclusiva per l’Italia ed uscita sullo “Speciale Punk” dello scorso febbraio, intervista che potrete leggere per intero – ve la consigliamo vivamente! – scaricando gratuitamente il numero speciale nella sezione “Magazine.” Già che ci siamo, vi ricordiamo le tre date che il duo punk-electro-hip-hop inglese terrà a giorni nel nostro paese: 2 maggio, Bologna, al Covo Club; 3 maggio, Milano, all’Arci Biko; 4 maggio, Roma, all’Init.

INDIANA: Una volta Nottingham era nota come la città di Robin Hood e del Forest di Brian Clough, la squadra due volte vincitrice della Coppa Campioni. Ora ci sono gli Sleaford Mods. Come è cambiata la scena cittadina da quei tempi e dopo il vostro esordio del 2007?

JASON WILLIAMSON: Guarda, ad essere onesti Nottingham non è mai brillata nel panorama musicale e fa piacere poter dire di avere fatto qualcosa di decente e che qualcosa fatto dalle nostre parti comincia a essere apprezzato in Inghilterra e anche all’estero. A Nottingham tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta c’era una bella scena di musica da club, un mondo, ti confesso, che qualcosa mi diceva e che deve avere contribuito non poco alla mia formazione musicale. Ammetto di non avere mai tanto seguito il Nottingham Forest, ma la squadra, come hai ricordato, andava molto forte negli anni Settanta. Ho molti amici tifosi che vanno allo stadio e come ogni tifoso che si rispetti conducono una vita di alti e bassi. Come non capirli, è ovvio che oggi rimpiangono i bei tempi.

Vi considerate gli eredi di qualcuno o pensate di avere avviato voi stessi una tradizione musicale?

Si tratta semplicemente di punk. Nulla di più. Divertente, molto inglese e carico di rabbia. Ma dirti che discendiamo in linea diretta da tutti quegli altri grandi, questo proprio non so. Non ne sono tanto sicuro…

CONTINUA LA LETTURA SCARICANDO GRATUITAMENTE LO “SPECIALE PUNK” NELLA SEZIONE “MAGAZINE”

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INDIANA PLAYLIST APRILE

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Credevate che ci fossimo dimenticati… ma eccoci qui con l’INDIANA PLAYLIST di APRILE! Come sempre c’è l’imbarazzo della scelta: da Imperfezione di Meg, artista antesignana della nuova generazione degli elettro-cantautori e protagonista con un’interessante intervista del nostro MAGAZINE di aprile, alle eleganti sonorità pop-dance dei bolognesi Wolther Goes Stranger, dal jazz-rock-funk di Disco in ferro dei bravissimi Moorder al folk in siciliano di Malutempu sapientemente creato da Salvo Ruolo, dal pop-rock semplice e romantico di Enrico Farnedi (qui in Fammi vedere) al post-punk di Mad Truth degli inglesi The Pop Group (prossimamente recensiti su Indiana), dalle geniali sperimentazioni di Iosonouncane (qui con Carne) all’indie-folk di Courage degli irlandesi Villagers (domani la recensione del loro album sarà online) fino ad arrivare all’hip-hop industriale dei Death Grips (qui con Billy Not Really). In tutto 13 brani da assaporare qui in streaming. Buon ascolto.

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DIAMOND DISTRICT, MARCH ON WASHINGTON, FATBEATS RECORDS/MELLO MUSIC GROUP 2014-15

March on Washington_easy

Oddisee, Uptown XO e yU provengono dal più profondo underground del District of Columbia e il fatto di essere approdati alla Fatbeats Records – oggi la migliore etichetta hip-hop statunitense che per la qualità dei prodotti può rivaleggiare persino con l’estinta Rawkus – non ha smussato il loro approccio street e da commentario sociale. Il loro sguardo musicale rimane critico anche in un momento, quello della presidenza Obama, in cui molti con superficialità facilona dimenticano il “brutto che rimane in giro.” I Diamond District piombando sui palazzi del potere, li scoperchiano e rammentano a chi li abita che, solo a poche centinaia di metri dal Campidoglio e della Casa bianca, orde di disperati e delinquenti premono per uscire da edifici fatiscenti e ridisegnare con tinte forti la cartolina della capitale mondiale del potere. Ed è proprio al concetto di “power”, in particolare al potere delle parole e del suono, che il trio di MCs capitano da Oddisee (che produce tutto l’album) si affida per fare ritornare il rap alla sua prima missione, quella di “voce dei senza voce.” Senza gli isterismi “gansta” degli N.W.A., March on Washington raggiunge con un’efficacia tagliente in stile Public Enemy le menti di quanti sono disposti a vedere. A facilitare il compito, un tappeto di beat che più che al mood hardcore di Terminator X e soci sembra, invece, rifarsi al mood jazzato dei Gang Starr di Guru e DJ Premier. (Matteo Ceschi)

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NUOVO SINGOLO DAL MACHETE MIXTAPE VOL. III

Phil de payne

Spetta a Nitro, uno dei rapper più taglienti della scuderia Machete, l’onore dell’ennesimo singolo estratto dal fortunato Mixtape Vol. III. Il brano Phil De Payne, prodotto dal milanese Low Kidd, accarezza prima e poi abbraccia il genere horror-core schierandosi con dignità accanto ai maestri del genere, gli statunitensi Necro e Gravediggaz. La durezza del beat, tuttavia, non esclude una certa e scanzonata vena pop tipo Scooby-Doo.

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