Tag Archives: indie music

TANTA VOGLIA DI RICOMINCIARE: QUATTRO CHIACCHIERE SUL PRESENTE E SUL FUTURO DELLA MUSICA CON I VAN DAMMES

Van Dammes 3

Cominciamo la nostra chiacchierata dal vostro ultimo singolo, Tax Free World: nel brano si può ascoltare un mix perfetto di energia punk classica e melodia pop-core tipiche della scena californiana di fine degli anni Novanta. Mi sono perso qualcosa lungo la strada?

MARKUS KUJAWA: Come darti torto! Ho ascoltato molto i primi album di Weezer. Penso che le nostre melodie pop-core groove provengano proprio da quel gruppo e dalla scena californiana. Ad un certo punto ci siamo chiesti se le nostre canzoni fossero troppo brevi e veloci perché il pubblico potesse veramente memorizzarle ed apprezzarle. Con il nuovo singolo abbiamo in un certo senso lavorato per facilitare l’ascolto, speriamo di esserci riusciti.

Puoi raccontarci qualcosa del video del nuovo singolo?

Buona parte del video, le parti principali, per intenderci, sono state girate a Bruxelles non lontano dal quartiere dove vivo. Juho, il nostro guitar hero, è venuto a trovarmi da Helsinki e abbiamo deciso di girare senza impegno qualcosa un venerdì sera. Siamo andati in una specie di “liceo rock”, una scuola di musica, per chiedere in prestito una chitarra. Non sono sicuro se i ragazzi dell’istituto avessero in mente che la storia sarebbe poi finita sulla pagine di una rivista di musica italiana. Nel video, ci sono anche alcuni filmati del campo estivo organizzato dalla nostra etichetta discografica a Playa del Inglés nelle Isole Canarie.

 

Che feedback avete avuto e continuate a ricevere per il vostro album Risky Business?

Inutile dire che la risonanza che il disco ha avuto in giro per i circuiti punk non mainstream, nel giro del punk alternativo, nel circuito dei live negli atenei e sulle radio dedicate al punk ci ha reso felici e orgogliosi. Questo significa molto per noi. Anche con il tour live le cose sono andate molto bene: l’anno scorso abbiamo visitato molti paesi europei. Quest’anno, purtroppo, la pandemia ha incasinato non poco i nostri piani.

Che ricordi avete dei primi giorni del lockdown causato dalla pandemia di covid-19? Sono stati dei giorni davvero strani, per usare un eufemismo.

In effetti l’intera primavera è stata davvero molto strana. Personalmente mi sono comunque divertito almeno nei primi giorni e nelle prime settimane perché normalmente non ho la possibilità di spassarmela così tanto a casa in relax. Tuttavia è stato proprio nei primi giorni del lockdown che ci siamo resi conto che avremmo dovuto annullare e posticipare le nostre nuove session di registrazione in studio.

Ritieni che la musica abbia giocato una sua parte nel mantenere la normalità nella vita delle persone? Per farla breve, la musica ha fornito un antidoto (quantomeno temporaneo) contro il covid-19?

Spero proprio che ci sia riuscita. Io ho ascoltato un sacco di radio, in particolare un’emittente che trasmetteva delle ottime cose degli anni ’80, un passatempo, lo ammetto, a cui normalmente non mi dedicato troppo. All’inizio ho persino provato ad unirmi ad alcuni “concerti//jam” in streaming, ma non l’ho trovato un’esperienza gratificante. Questa è l’idea che i sono fatto, ciò non toglie che, invece, altri ne abbiano tratto buone sensazioni.

La pandemia ha sicuramente scombussolato e stravolto il mondo della musica con tour e shows cancellati. Come si ripartirà da questa stop epocale?

Ci vorrebbe il nostro booking agent e la nostra casa discografica per rispondere a questa domanda. Per loro, in particolare i promoter, non è stata e non è tuttora una situazione facile, lo stesso vale per gli organizzatori di eventi. Ad esempio quelli dell’IF Festisval ci hanno confermato l’ingaggio per l’edizione della prossima estate, ammesso che la kermesse nel 2021 esista ancora… Sinceramente spero che i vari governi nazionali siano in grado di sostenere l’intero campo della cultura, ma sarà difficile perché in molti paesi ci sono sicuramente altre priorità oltre alla musica e al punk rock.

Ritengo che la musica per vivere abbia bisogno della dimensione live e la parentesi del web da sola non possa sostenere debitamente le necessità dell’ambiente. Cosa pensi a tale riguardo?

Condivido pienamente. Mi manca la sensazione del basso che vibra e si diffonde in tutto il tuo corpo. E il sudore. Un’esperienza on-line o concerti drive-in sono completamente diversi rispetto agli eventi dal vivo “reali”, quelli tradizionali, per intenderci. È stato comunque bello vedere quanta creatività e innovazioni le persone hanno messo in campo per sostenere e mantenere viva la cultura. Tuttavia, non vedo l’ora di suonare per un pubblico dal vivo non appena la situazione sarà sicura e ci consentirà di farlo.

(Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

CRISTIANO GODANO, MI ERO PERSO IL CUORE, ALA BIANCA 2020

GODANO PACK CD  scelto.indd

I fan più sfegatati dei Marlene Kuntz troveranno poco del loro gruppo preferito. Dopo trent’anni Cristiano Godano ha voluto fare tutto da solo, o quasi, realizzando il primo disco a suo nome. Qui il suono è quasi totalmente acustico, scarno, per far emergere con forza il suo io, quello più fragile, più vulnerabile. In Mi ero perso il cuore Godano è in continua lotta fra “ragione e sentimento”, fra i fantasmi della mente e la leggerezza del cuore, fra depressione e paura e la voglia di amare. I tredici brani di questo album, che sembra essere stato scritto durante il lockdown, ma che in realtà è stato registrato circa un anno fa, sono stati realizzati in questo stile “fuori dal tempo” grazie al contributo alla produzione degli amici di vecchia data Gianni Maroccolo e Luca A. Rossi. I due  musicisti hanno anche suonato, insieme a Simone Filippi, l’interro disco, accompagnando Cristiano in questo suo viaggio inedito. Un paio di canzoni hanno addirittura un’impronta country-folk. Chi l’avrebbe mai detto? Si tratta di Com’è possibile, secondo singolo dell’album in cui il cantautore si appoggia a Bob Dylan per dire “La risposta è lassù e soffia nell’aria”. Nella parte finale del video Godano inserisce un omaggio a George Floyd comparendo con la scritta “I can’t breathe”. L’altro è il conclusivo Ma il cuore batte. L’album contiene anche due brani più rock, Lamento del depresso e Panico, ma io mi soffermo su Dietro le parole, ballata acustica di una sincerità disarmante: l’artista dice di sentirsi nudo, debole senza le sue parole e lo fa con un canto acuto e flebile che non si dimentica. Ottimo debutto per un signore che, piaccia o non piaccia, ha fatto la storia del rock italiano degli ultimi trent’anni. (Katia Del Savio)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

CHI NON SI ANNOIA SOPRAVVIVE… GRAZIE ALLA MUSICA

Stahlwerk

Se in un momento difficile per l’umanità intera John McLaughlin ha donato generosamente agli ascoltatori la sua nuova fatica Is That So? per aiutare le persone a resistere a serrate e quarantene, sono numerosi i giovani colleghi che continuano a produrre musica nuova e a distribuirla sugli ormai consueti canali digitali. È il caso degli Stahlwerk, trio jazz elvetico formato dal pianista Dominic Stahl, dal bassista Francesco Rezzonico e dal batterista Tobias Schmid, che con l’omonimo album (Hout Records/Radio SFR2) abbracciano il silenzio di questi giorni regalando un lavoro solido, poetico e magistralmente registrato e mixato. Il più grande merito degli Stahlwerk è, infatti, essere riusciti a ricreare su disco, con l’aiuto di Andy Neresheimer, l’atmosfera di genuina complicità dello studio con tutte le sfumature e i colori dei suoni. E sono propio queste nuances a rendere le dodici tracce che compongono i quattro movimenti un assoluto momento di evasione. Jazz, classica e contemporanea sono un’unica cosa per queste ragazzi di grande talento. Alessandro Zannier in arte Ottodix, ritorna invece con Entanglement (Discipline Records) un lavoro che vuole esplorare a 360° il mondo che ci circonda: a cominciare dagli invisibili principi fisici che governano le vite di ogni essere vivente sul Pianeta per finire a con le gesta di personaggi storici come Cristoforo Colombo e Gengis Khan. Il brano ispirato ispirato al grande condottiero mongolo, il migliore momento dell’intera tracklist, suona molto à la Garbo ed apre finestre sulla globalizzazione e ricorda l’importanza delle istanze ecologiste. Nel mondo di oggi connesso (nel bene e nel male) e uploadato, l’artista, molto più di una divinità qualunque, ha ancora qualcosa da dire alla sua gente. (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

HANDSHAKE, AN ICE CREAM MAN ON THE MOON, URTOVOX 2020

Photo2

Giovani. Toscani, per l’esattezza fiorentini. E pazzi per i Pink Floyd. Così potrebbero scrivere sul biglietto da visita gli Handshake. Il trio formato da Giulio Vannuzzi, Lorenzo Burgio, Tommaso Giuliani sorprende sia per la naturalezza con cui si inserisce nella galassia del rock psichedelico sia per l’evidente voglia di aggiungere la propria visione ad una storia sonora ben radicata nell’immaginario collettivo e ricca di estimatori. Il lavoro è prodotto molto bene da Samuele Cangi e lo si sente fin dall’ascolto del singolo bold//brash finito nei radar della BBC Radio London: non ci sono “eccessi da studio” e tutto suona come dovrebbe suonare. La migliore qualità di An Ice Cream Man on the Moon è la compostezza sonora capace di contenere le sfumature creative del credo psichedelico senza mai scadere nella sterile esaltazione del genere – una conferma viene da Promises, traccia accattivante con le sue atmosfere oniriche stile Kula Shaker. Unica nota dolente la copertina dell’album: anti-estetica e lontana anni luce dalle accattivanti grafiche che hanno accompagnato l’epopea psych. (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

SUDAN ARCHIVES, ATHENA, STONES THROW 2019

Sudan_Archives_photo_by_Eric_Coleman

Era dai tempi dei Massive Attack e di Erykah Badu che non mi capitava di mettere orecchio su un prodotto musicale così fresco e votato al futuro. La statunitense Sudan Archives con Athena non solo porta una ventata di innovazione nel panorama pretenziosamente hipster della black music degli ultimi anni, ma spinge il genere – e più in generale l’intrattenimento sonoro – verso una ritrovata consapevolezza nei propri mezzi. Down On Me, non solo invita le nostre voglie musicali a palesarsi e a sbirciare al di là delle mode ma riallaccia concretamente il confronto tra artista e pubblico. La scelta del violino – che Sudan Archives condivide, ad esempio, con jazzisti del calibro di Ben Williams e Ambrose Akinmusire – solo apparentemente scoraggia l’ascolto: in realtà l’uso sapiente dello strumento reso celebre da Vivaldi (doveroso citare Black Vivaldi Sonata) regala ad ognuna delle composizioni dell’album un tocco etereo sufficientemente distante per fare viaggiare la mente di chi si mette in ascolto. Così la libertà d’espressione dell’artista si sovrappone quasi perfettamente a quella del pubblico rompendo ogni schematismo discografico. Athena è l’album che in molti aspettavano di aver tra le mani da tempo… Forse non tutto è perduto… (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

INDIANA PLAYLIST ESTATE 2019

IndianaPlaylistEst19E’ arrivata l’Indiana Playlist dell’estate! Come sempre i Tre Piccoli Indiani vi propongono suggestioni sonore molto eterogenee, tutte da gustare. Veri e propri miti internazionali si mescolano a pilastri della scena indipendente italiana e ad artisti emergenti tutti da scoprire. Buon ascolto, be indie be free!

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

VALERIA VALERIANO: DECLINARE IL RITMO DEL BLUES AL FEMMINILE

Eccoci ritornati, giunti ormai al numero 31 di INDIANA MUSIC MAGAZINE, per il quale ringraziamo la protagonista indiscussa, Valeria Valeriano: nella bella intervista qui raccolta Valeria ci fa conoscere la sua attività di bassista blues-rock e di produttrice, svariando tra modelli di riferimento, attività live e in studio, progetti e molto altro. Vi offriamo poi una selezione di recensioni di produzioni indie italiane e internazionali, da Kishi Bashi a Libero, dai Northwest a Saffelli, e qualche altro consiglio sul finale. Buona lettura quindi, basta cliccare sulla copertina!

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

KISHI BASHI, OMOIYARI, JOYFUL NOISE 2019

Le sonorità accattivanti di Omoiyari non vi devono ingannare: c’è della protesta dietro tanta grazia, c’è dolore, c’è un percorso umano e storico che ha ormai assolto la storia, ma non la dimentica. Americano figlio di immigrati giapponesi, Kaoru Ishibashi – in arte Kishi Bashi – riflette in questo suo quarto album sul terribile episodio dell’internamento di oltre 110 mila nippo-americani in campi di prigionia statunitensi durante la Seconda Guerra Mondiale. “Non volevo che questo progetto parlasse di storia, ma piuttosto dell’importanza della storia, delle lezioni che possiamo ricavarne”, ha dichiarato l’artista, che infatti incentra le sue canzoni non tanto su una denuncia esplicita, ma piuttosto su vicende individuali (la madre di Theme for Jerome (Forgotten Words), il giovane di Summer of ’42) o su relazioni (A song for you, per esempio, che con delicatezza tocca il tema della separazione e della lenta erosione della memoria). Non è difficile, tuttavia, intravedere dietro a tutto ciò anche continui riferimenti all’attuale amministrazione americana, le sue ansie xenofobe, i suoi muri, che anzi di fatto hanno avuto la funzione di vero e proprio input per questo album. E del resto pur essendo ispirato ad una vicenda storica particolare, avvenuta negli anni ’40, Omoiyari convoglia un messaggio che non ha tempo, a partire proprio dal titolo: si tratta infatti di una parola giapponese dal significato complesso che ruota attorno a quella che per noi è l’empatia, la comprensione degli altri, la compassione, il pensare agli altri, insomma una disposizione umana che per Kishi Bashi è l’unico modo per superare conflitti, xenofobia, intolleranza, paura. Musicalmente parlando Omoiyari è frutto di una scrittura solida ed elaborata, fatta di stratificazioni minuziose e sovrapposizioni delicatissime di voci e strumenti, che la produzione (più sobria rispetto ai lavori precedenti) mette in risalto in maniera pulitissima. Il violino resta lo strumento prediletto da Bashi, che qui abbandona certi virtuosismi a favore di una musica che suona più sobria, sincera, a cuore aperto. Lo stile, certo, resta quello di un pop sempre leggermente sopra le righe (“barocco” nei precedenti album), lussuoso e raffinato, ma meno appariscente ed ostentato. Omoiyari è un lavoro godibilissimo ma non a cuor leggero, perché anche il pop sa parlare di cose serie. (Elisa Giovanatti)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , ,

SE IL MONDO FOSSE INDIE…

NANO

… Ci sarebbe sicuramente meno omologazione sonora. Forse un’osservazione scontata, ma pur sempre da ribadire in un mondo appiattito sulle impellenti esigenze dei format televisivi. Intendiamoci, i grandi nomi da cui trarre ispirazione sono sempre quelli ma un artista libero dall’assillo dello share e dei like sui social è decisamente più indipendente e libero di sviluppare il proprio gusto. N.A.N.O., all’anagrafe Emanuele Lapiana, membro fondatore dei C.O.D., guarda con uguale affetto a Franco Battiato e ai Tiromancino per realizzare con Bionda e Disperata (FiabaMusic/SELF) la sua visione artistica del mondo. Quattordici brani delicati e ben pensati che lasciano nell’ascoltatore non tanto l’agrodolce gusto del déjà vu, bensì la speranza che, infine, qualcosa nel music business sia ancora vivo e non condizionabile. L’esempio del cammino artistico di Lapiana è Giga, un brano che fa pulsare tutta l’italica creatività pur non tralasciando l’esotismo di un’esterofilia che punta direttamente al nord dell’Europa. Alle esperienza extraeuropee, in particolare a una fusion in stile Carlos Santana, guarda con convinzione ed intenzione Larry Manteca con il suo Zombie Mandingo 2. Il risultato è sorprendentemente funky & cinematografico e accresce nell’ascoltatore il desiderio di vedere i suoni accompagnati dalle immagini. Insomma, lasciate che ve lo ripeta per l’ennesima volta: BE INDIE, BE FREE! (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

TRE PER UNO FA TRE

 

Van Dammes

I finlandesi Van Dammes i lettori di Indiana li conoscono bene, ma ciò non mi impedisce di segnalare in questo breve bollettino sonoro il loro nuovissimo Risky Business, EP pubblicato nei primi mesi del 2019 dalla tedesca Rockstar Records. I quattro rockers finnici proseguono ad esplorare gli interstizi sonori che emergono qua e là tra il garage e il punk. I Ramones rimangono sicuramente i numi tutelari della band ma l’incedere sferragliante di I don’t Like Music Anymore e delle altre tracce lascerebbe intuire un progressivo scivolamento verso atmosfere party à la Animal House. Qualunque strada prenderanno, i Van Dammes rimarranno tra i miei favoriti! Dall’incontro della cantante madrilena Marta Tai e del chitarrista romano Vincenzo Tancorre nasce il duo elettro-acustico dei Taiacore. Raminghi per l’Europa con il loro recente secondo album Freedom, il duo sarà in Italia nella seconda metà di marzo per tre tappe: la giusta occasione per saggiare il loro approccio eclettico alla musica e valutare di persona il tocco leggero ma al tempo stesso avvolgente di brani capaci di riproporre in chiave contemporanea (un po’ in stile Daft Punk) certe geniali intuizioni degli anni Ottanta. Insieme in nome di una musica che non riconosce i confini tracciati dall’uomo (i tre componenti provengono rispettivamente da Germania, Cile e USA) i St. Beaufort ricordano per l’approccio asciutto e diretto dei brani l’affiatamento della Incredible String Band; la spiccata verve narrativa, invece, spinge a guardare maggiormente a Donovan e alla poesia vellutata di Cat Stevens. Non mi credete? Andate ad ascoltarvi di gran volata Hidden Force e gli altri brani di Trail & Guns (Blue Whale Records 2018) oppure cercateli in giro per lo stivale, marzo è il loro mese! (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
%d bloggers like this: