Tag Archives: jazz-rock

BOL&SNAH, SO?NOW?, GIGAFON RECORDS 2016

bolsnah_2_credit-geir-mogen

Titolo enigmatico al limite della grafica esasperata per il progetto che vede insieme Hans Magnus “Snah” Ryan, chitarrista dei Motorpsycho e il trio norvegese prog-rock BOL composto da Tone Åse, Ståle Storløkken e Tor Haugerud. Rompendo ogni indugio, annuncio che il risultato è poetico e potente al tempo stesso, ricco, sembrerà strano vista la nazionalità dei protagonisti, di passione e passionalità. The Sidewalks, brano d’apertura, sposa alla perfezione la voce di Tone Åse, a tratti vicina alla vivacità di Kate Bush, con il wall of sound dei suoi compagni regalando l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo. Per la forma e gli arrangiamenti i sei brani più che al rock guardano alla scena free jazz, proponendo un’infinita sequenza di mood, suggerimenti melodici e ritmi incalzanti: #tahtfeeling, forse è la traccia che meglio rappresenta le intenzioni serie e battagliere dei BOL&SNAH. Un album per tutti quelli che dimostrano di possedere il coraggio e la volontà di cambiare: se ci fosse mai un equilibrio tra uomo e natura, forse lo si potrebbe trovare tra i solchi di SO?NOW? (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

OUT SOUTH, DUSTVILLE, FITZCARRALDO RECORDS/800A RECORDS

Dustville

Secondo album per il quartetto siciliano Out South, Dustville è un lavoro dall’anima profondamente blues che non disdegna le più disparate contaminazioni, tutte mantenute saldamente sotto controllo dall’impronta del tutto personale della band. Otto tracce strumentali, composte da  Lorenzo Colella (chitarra elettrica e acustica) e registrate live in studio, esprimono un sound evocativo e molto diretto che lascia fluire colori e sfumature diverse con grande eleganza. Dustville è un luogo immaginario, in cui i musicisti lasciano convergere le proprie esperienze umane e artistiche, per creare nuova musica e partire per un nuovo viaggio. E mentre davanti ai nostri occhi si affastellano immagini di una polverosa America on the road, le trame di questo lavoro via via si complicano e si infittiscono (Junk, Red Towers e Up), dando vita a un’ultima parte dell’album in cui si percepisce un retrogusto rock-jazz (interpretato, di nuovo,  con grande sensibilità) e si infiltra anche la tradizione delle grandi jam band americane. Fabio Rizzo (chitarra slide), Luca Lo Bianco (basso) e Ferdinando Piccoli (batteria) completano con grande qualità la formazione degli Out South, da tenere d’occhio. (Elisa Giovanatti)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

MOORDER, MOORDER II, LIZARD 2014

moorder_ii

Con colpevole ritardo ripesco dal 2014 un disco che avevo sbadatamente perso per strada e, fidatevi, val la pena di fare questo passo indietro di qualche mese. I Moorder sono una gustosissima formazione strumentale,  composta da chitarra, trombone, bassotuba, basso e batteria, che propone un mix caleidoscopico di generi e colori, a cavallo fra jazz, rock, funk, spruzzate di post-psichedelia e persino blaxploitation (provare per credere la bellissima, sin dal titolo, Disco In Ferro). L’apertura di questo secondo lavoro, crimsoniana fino al midollo, è affidata a Jesus Zombies Crew, e Fripp (con Levin) è proprio il nome che più di frequente balza alla mente durante l’ascolto dell’album. Non sono, però, i soli paragoni ingombranti, per un disco che, diciamolo subito, non è mai una mera imitazione: John Zorn riecheggia a più riprese, Frank Zappa fa capolino qua e là dall’inizio alla fine, mentre la superba Afro Bones trasuda Pastorius e Weather Report – cui molto deve, qui, l’impiego assieme armonico, melodico e ritmico del basso. L’incessabile dialogo chitarra/trombone, così estroso e dinamico, è uno dei punti di maggiore interesse del disco. I continui cambi di tempo, le sterzate improvvise, possono qualche volta far perdere il senso dell’orientamento, ma ce ne dimentichiamo subito, trascinati dalla veemenza e dalla fantasia vulcanica di Lamborghini e soci. Ciliegina sulla torta il booklet interamente disegnato da Simone Cortesi. Un disco da applausi, complesso, da ascoltare a ripetizione per scoprirne tutta la raffinatezza. (Elisa Giovanatti)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

MORPHINE, LIKE SWIMMING, RYKO 1997

MorphineLikeSwimming

Cercando di sfuggire a sterili definizioni, sarà sufficiente inserire gli statunitensi Morphine in quell’ampio, e spesso ribollente calderone sonoro, chiamato avanguardia. I trio formato da Mark Sandman (voce, basso e chitarra), Dana Colley (sax) e Billy Conway (batteria e percussioni) nel 1997, anno di pubblicazione di Like Swimming, aveva già riscosso successi di critica e pubblico senza però placare la sua vulcanica verve creativa. I fan ne erano al corrente e continuavano per questo motivo ad aumentare giorno dopo giorno. Il sound “decadente” e, per i tempi, assolutamente alieno, ben rappresentato da tracce come Early to Bed e Murder for the Money, rappresentava l’azzardo che paga e rilancia le ambizioni sonore non solo di una band ma di un intero movimento che, per scelta, ai margini del mainstream sopravviveva in nome di una visione eclettica e librera della musica. Nelle dodici tracce ci si può perdere tra improvvisazioni free jazz, exploit da cabaret, blue notes tutte blues, e richiami alla tarda età psichedelica degli Hawkwind. In questa dimensione senza costrizioni e confini fisici l’ascolto si faceva quel tanto anarchico da arrivare ad apprezzare ogni singolo sfumatura del trio di Cambridge, Massachusetts. Un disco da recuperare in gran fretta se già non ci avete messo sopra mani & orecchie. (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

ROCCO LOMBARDI, GIG, 2014

gig

Il batterista elvetico dopo lunghe maratone al fianco dell’organista Frank Salis e dei chitarristi Joe Colombo e Luca Princiotta (tutti presenti in veste di guest) e picaresche avventure musicali che lo hanno portato ad attraversare l’Oceano, battezza il traguardo del primo album solista regalando al pubblico un vero e proprio arcobaleno ritmico. Rocco Lombardi riversa senza timidezza in Gig ltutti gli incontri delle sue peregrinazioni producendo un disco di assoluto e gioioso impatto sonoro. All’approccio eclettico e “senza confini” del jazz – fondamentale il contributo dei bassisti Flavio Piantoni e Gian-Andrea Costa – affianca la massiccia presenza del rock tanto da spingere le tracce verso la cosmologia zappiana ed abbracciare la sperimentazione dei King Crimson. Non manca a “sporcare” e rendere quel tanto appiccicosi i brani una venatura funk a metà tra Billy Cobham e Prince. Until the Sun, con la convincente prova vocale di Alessio Corrado, nel mood del miglior Lenny Kravitz, un singolo notturno già pronto per le scalette radiofoniche. (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
%d bloggers like this: