Tag Archives: King Crimson

POLARIS, POLARIS, AUTOPRODUZIONE 2016

I Polaris sono Dario Nistri (batteria e voce), Gabriel Di Maggio (sax), Mitch Coda (basso), Andrew Casa Apice (synth) e, in 5 brani, Robert Barrett (chitarra). La loro proposta è difficilmente inquadrabile, racchiude elementi di space rock, progressive, jazz e post rock, ma penso di poter dire che la componente fondante del progetto sia l’attitudine jazzistica (intesa come approccio più che come sound): ne è un macroscopico esempio l’onnipresente sax, ma l’attitudine si manifesta in moltissimi altri dettagli (i tempi, il tocco sulla batteria…) e soprattutto nella vena improvvisativa; i pezzi registrati per questo debutto nascono come vere e proprie jam session, l’attitudine ad esplorare e sperimentare liberamente emerge in ogni momento e la “band” stessa, del resto, è molto più a suo agio nel definirsi progetto piuttosto che gruppo, a riprova di un approccio jazz presente fin nel midollo. Ciò detto, è incredibile come nulla di tutto questo precluda alla altrettanto evidente presenza di numerose altre spinte ed influenze, un background eclettico (dai King Crimson fino ai nostrani Julie’s Haircut) che si respira ad ogni nota, siano quelle inquietanti dell’iniziale Lovers and Giants, quelle ossessive di Cassiopea, quelle acide di Dreamscape o quelle stratificate che compongono il raffinatissimo chiaroscuro di Bible Black, crimsoniana anche nel titolo. Siamo insomma al cospetto di un lavoro (10 pezzi in tutto) incredibilmente denso, complesso, certo non per tutti, ma che può regalare gioie ai più temerari. (Elisa Giovanatti)

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MOORDER, MOORDER II, LIZARD 2014

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Con colpevole ritardo ripesco dal 2014 un disco che avevo sbadatamente perso per strada e, fidatevi, val la pena di fare questo passo indietro di qualche mese. I Moorder sono una gustosissima formazione strumentale,  composta da chitarra, trombone, bassotuba, basso e batteria, che propone un mix caleidoscopico di generi e colori, a cavallo fra jazz, rock, funk, spruzzate di post-psichedelia e persino blaxploitation (provare per credere la bellissima, sin dal titolo, Disco In Ferro). L’apertura di questo secondo lavoro, crimsoniana fino al midollo, è affidata a Jesus Zombies Crew, e Fripp (con Levin) è proprio il nome che più di frequente balza alla mente durante l’ascolto dell’album. Non sono, però, i soli paragoni ingombranti, per un disco che, diciamolo subito, non è mai una mera imitazione: John Zorn riecheggia a più riprese, Frank Zappa fa capolino qua e là dall’inizio alla fine, mentre la superba Afro Bones trasuda Pastorius e Weather Report – cui molto deve, qui, l’impiego assieme armonico, melodico e ritmico del basso. L’incessabile dialogo chitarra/trombone, così estroso e dinamico, è uno dei punti di maggiore interesse del disco. I continui cambi di tempo, le sterzate improvvise, possono qualche volta far perdere il senso dell’orientamento, ma ce ne dimentichiamo subito, trascinati dalla veemenza e dalla fantasia vulcanica di Lamborghini e soci. Ciliegina sulla torta il booklet interamente disegnato da Simone Cortesi. Un disco da applausi, complesso, da ascoltare a ripetizione per scoprirne tutta la raffinatezza. (Elisa Giovanatti)

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CATERINA PALAZZI SUDOKU KILLER, INFANTICIDE, AUAND 2015

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Il titolo un po’ forte – con esplicito riferimento a Incestiside dei Nirvana, fra gli ispiratori di questo nuovo lavoro – è da intendere come abbandono dell’ingenuità ludica e fanciullesca per un’età adulta spesso amara, con le sue ineludibili asperità. Questo, dunque, a 5 anni di distanza dal primo album con la formazione Sudoku Killer, il pensiero che ispira Infanticide, nuova creatura di Caterina Palazzi, e che si riflette in tutte le tracce, tanto ricche di sperimentazioni ardite, dissonanze stridenti, suggestioni noise, esplosioni elettriche, quanto toccanti nelle loro dolci melodie. È un mondo sonoro incredibilmente simile a quello della Starless dei King Crimson, ostico e oscuro ma non privo di squarci lirici, e pronto a qualsiasi metamorfosi. La contrabbassista romana, vincitrice nel 2010 del Jazzit Award come miglior compositrice, non ha certo paura di osare: jazz nord-europeo, rock, musica sperimentale, grunge e rock psichedelico forniscono continue sfumature cangianti ai 5 pezzi che compongono l’album (i titoli, in giapponese, si riferiscono a giochi numerici nipponici), suite strumentali con radici ben piantate negli anni ’70 ma proiettate nel futuro. Dirompente Sudoku Killer, con il suo urlo iniziale; affascinante la scrittura di Hitori, Futoshiki e Masyu, con le sue continue invenzioni; necessaria la tregua di Nurikabe. Da sottolineare l’abilità tecnica dei componenti della formazione, oltre alla bravissima Caterina: Antonio Raia al sax, Giacomo Ancillotto alla chitarra, Maurizio Chiavaro alla batteria. Grande prova, per iniziati. (Elisa Giovanatti)

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ROCCO LOMBARDI, GIG, 2014

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Il batterista elvetico dopo lunghe maratone al fianco dell’organista Frank Salis e dei chitarristi Joe Colombo e Luca Princiotta (tutti presenti in veste di guest) e picaresche avventure musicali che lo hanno portato ad attraversare l’Oceano, battezza il traguardo del primo album solista regalando al pubblico un vero e proprio arcobaleno ritmico. Rocco Lombardi riversa senza timidezza in Gig ltutti gli incontri delle sue peregrinazioni producendo un disco di assoluto e gioioso impatto sonoro. All’approccio eclettico e “senza confini” del jazz – fondamentale il contributo dei bassisti Flavio Piantoni e Gian-Andrea Costa – affianca la massiccia presenza del rock tanto da spingere le tracce verso la cosmologia zappiana ed abbracciare la sperimentazione dei King Crimson. Non manca a “sporcare” e rendere quel tanto appiccicosi i brani una venatura funk a metà tra Billy Cobham e Prince. Until the Sun, con la convincente prova vocale di Alessio Corrado, nel mood del miglior Lenny Kravitz, un singolo notturno già pronto per le scalette radiofoniche. (Matteo Ceschi)

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