Tag Archives: Libellula Press

VIA LATTEA, QUESTA TERRA, 2016

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Rock e cantautorato vanno a braccetto con i toscani Via Lattea. A volerla dire tutta non si sentivano da tempo melodie e musiche così dense e ricche di sfumature di significato. La voce di Giovanni Rafanelli cresce minuto dopo minuto, canzone dopo canzone, nel segno di Guccini – ecco, l’ho fatto ancora, ho guardato con un po’ di nostalgia al passato – e, fate attenzione, non lo fa solamente nelle tonalità ma soprattutto nella costruzione e nello sviluppo dei testi. Vi basterà, se ne avrete la pazienza, ascoltare con attenzione la ricchezza verbale e di contenuti di Parole d’amore. A coronare questa spasmodica corsa del frontman alla ricerca di quello che ormai si ritiene scontato ci sono non una ma ben tre chitarre (Giovanni Coiro, Savino Minerva e Giulio Bracalante) impegnate a sfidarsi per tessere trame che accarezzano il sogno psichedelico più puro: ogni brano di Questa terra è una possibile jam, pronta a dilatarsi in direzione dell’ascoltatore fino a conquistarlo. Pescando qua e là dalla tracklist con un spirito un po’ hippie sicuramente Un angelo potrebbe benissimo essere la lama in grado di lacerare la vostra rassegnazione sonica e riportarvi a guardare, o meglio ascoltare, il mondo così com’è. (Matteo Ceschi)

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CIRCOLO LEHMANN, DOVE NASCONO LE BALENE, LIBELLULA/AUDIOGLOBE 2016

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Se una band ti fa sobbalzare, qualunque sia il suo nome, la sua provenienza e il genere suonato, è dovere di un critico degno di questo nome correre a segnalarla al suo pubblico. Detto e fatto! Dove nascono le balene, incredibile opera del Circolo Lehmann, ensemble letterario-musicale nato nel 2011, possiede davvero tutte le carte in regola per spingere il nome dei suoi creatori lontano dalla soffocanti gabbie provinciali dell’Italia indecisa a darsi un volto serio e a votare all’unanimità la sua maggiore età. Questa sana volontà a volere emergere e a gridare “Io ci sono!”, la si sente forte fin dalle prime battute e quasi obbligatoriamente spinge chi scrive (e magari anche chi ascolterà) a cercare altrove, lontano dai nostrani lidi, riferimenti utili per una più chiara lettura del lavoro. Dalla matrice tardo psichedelica à la Julian Cope emergono qua e là orecchiabili richiami ai Prefab Sprout (Niente di nuovo) ed altri più duri in stile Motorpshyco (La nostra guerra). Intendiamoci il Circolo Lehmann deve molto anche alla tradizioni dei grandi interpreti italiani, a cominciare da Battisti e Branduardi, ma qualunque siano i riferimenti che ognuno può trovare in Dove nascono le balene, ovunque l’orecchio si posi c’è il conforto di un’originalità oggi molto difficile da trovare. Io la mia parte l’ho fatta, ora tocca a voi! (Matteo Ceschi)

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LEBOWSKI, DISADOTTATI, LEBOWSKI/AUDIOGLOBE 2015

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Disadottati possiede tutto quello che un album dovrebbe avere. Lyrics sarcastiche e pungenti; un groove rock-funk-elettronico assassino privo di cadute; e un traccia capace di fare breccia nella memoria di un elefante, Una vita disarmata che a tutti gli effetti potrebbe suonare come l’ideale continuazione di Una vita spericolata di Vasco Rossi. Dall’inizio alla fine i Lebowski – il nome di chiara origine cinematografica, altro motivo per avere in simpatia la band – riescono a tenere sveglio l’ascoltatore con impennate di stile e attacchi al quotidiano incedere delle cose: tutto nella loro musica procede con la vigile convinzione di potere e volere dire qualcosa e con la certezza di riuscire prima o poi – prima, molto prima, nel caso di chi scrive – a conquistare quel giusto livello di attenzione nel pubblico necessario a inculcare la bellezza e le infinite possibilità del linguaggio pop. Gli otto brani – da Rent to Buy alla già citata Una vita disarmata passando per L’incapiente – denotano un’attenzione al matrimonio tra parole e suono facendo sempre coincidere il ritmo verbale con quello strumentale. A volere cercare riferimenti nel passato, i marchigiani Lebowski saccheggiano la genialità dei primi Bluvertigo, di Bugo e dei Velvet Underground ma al tempo stesso vanno fieri di essere allievi di Rino Gaetano. Concludendo, come non rimanere stregati da un album tra le cui rime primeggia il verso ? In pieno stile Grande Lebowski, non vi pare? E, allora, cosa aspettate? Correte a comprare Disadottati! (Matteo Ceschi)

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