Tag Archives: Lucio Battisti

SCHNEIDER NUR, UN NUOVO MAGGIO, AUTOPRODUZIONE 2016

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Un involontario concept album che ruota attorno a un ventenne alla costante ricerca di una persona da avere accanto e alla sua inadeguatezza nei rapporti con gli altri: così è presentato Un nuovo maggio nel comunicato di lancio, ed effettivamente è una descrizione che ben riassume il senso del lavoro degli Schneider Nur, giovani veronesi con alle spalle due Ep e decine di date live in apertura a band del calibro di Intercity, Ex Otago e C+C=Maxigross. Proprio con questi ultimi è nata un’amicizia che li ha portati a registrare questo ultimo lavoro nei loro Veggimal Studios sui monti della Lessinia. È lì, allo scoppiettio di un camino acceso, che sono state fissate le sonorità calde delle tante piccole storie racchiuse in Un nuovo maggio, racconti in miniatura con l’amore a farla da padrone, scandagliato in lungo e in largo in modi mai banali. E se il pop cantautorale nostrano anni ’70 è il più chiaro dei punti di riferimento degli Schneider Nur (Battisti su tutti), aleggia in realtà in ogni dove la presenza di un amatissimo Morrissey, omaggiato in Un uomo senza importanza ed interiorizzato in tutti i testi dell’album, piccole poesie agrodolci, a volte ciniche, persino brucianti. A portare avanti questa sorta di viaggio sentimentale è una voce su cui forse c’è ancora un po’ da lavorare, ma apprezzabilissimi sono gli arrangiamenti complessi e sofisticati e i begli impasti strumentali, arricchiti da fiati (sax, trombone), moog e persino la viola della brava Federica Furlani. Ottima, anche, la vena poetica e tutta la sua carica di comunicatività. (Elisa Giovanatti)

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CIRCOLO LEHMANN, DOVE NASCONO LE BALENE, LIBELLULA/AUDIOGLOBE 2016

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Se una band ti fa sobbalzare, qualunque sia il suo nome, la sua provenienza e il genere suonato, è dovere di un critico degno di questo nome correre a segnalarla al suo pubblico. Detto e fatto! Dove nascono le balene, incredibile opera del Circolo Lehmann, ensemble letterario-musicale nato nel 2011, possiede davvero tutte le carte in regola per spingere il nome dei suoi creatori lontano dalla soffocanti gabbie provinciali dell’Italia indecisa a darsi un volto serio e a votare all’unanimità la sua maggiore età. Questa sana volontà a volere emergere e a gridare “Io ci sono!”, la si sente forte fin dalle prime battute e quasi obbligatoriamente spinge chi scrive (e magari anche chi ascolterà) a cercare altrove, lontano dai nostrani lidi, riferimenti utili per una più chiara lettura del lavoro. Dalla matrice tardo psichedelica à la Julian Cope emergono qua e là orecchiabili richiami ai Prefab Sprout (Niente di nuovo) ed altri più duri in stile Motorpshyco (La nostra guerra). Intendiamoci il Circolo Lehmann deve molto anche alla tradizioni dei grandi interpreti italiani, a cominciare da Battisti e Branduardi, ma qualunque siano i riferimenti che ognuno può trovare in Dove nascono le balene, ovunque l’orecchio si posi c’è il conforto di un’originalità oggi molto difficile da trovare. Io la mia parte l’ho fatta, ora tocca a voi! (Matteo Ceschi)

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ODD-REY, EQUILIBRIO, MANINALTO RECORDS 2015

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A due anni di distanza dal primo disco, e dopo tanta gavetta live, i giovani vicentini Odd-Rey – già sulla buona strada per un secondo album – pubblicano intanto i tre brani di questo Ep: poche note di Equilibrio, la titletrack, ballatona riflessiva fortemente venata di blues, e respiriamo il perfetto affiatamento fra i componenti della band e il loro sound così ben amalgamato, capace di fondere energia rock ed animo blues  in tutta naturalezza; seguono il ritmo funk di Rosso, pezzo molto sfaccettato che fa venire voglia di sentirli esibirsi dal vivo, e una rivisitazione in chiave blues-rock di Insieme A Te Sto Bene, grande classico targato Battisti/Mogol, omaggio non casuale alla nostra canzone d’autore: dopo un primo lavoro in inglese, infatti, gli Odd-Rey hanno deciso di complicarsi la vita passando all’italiano, la nostra bella e difficilissima lingua, una sfida su cui hanno ancora da lavorare ma che hanno tutte le carte in regola per vincere. (Elisa Giovanatti)

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COLAPESCE, EGOMOSTRO, 42 RECORDS 2015

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“Dentro la bocca dell’io estraggo il dente”. Inizia così il secondo album di Colapesce che ruota intorno al concetto di egocentrismo, legato in particolare allo smisurato uso di selfie e autocompiacimento sui social network. Per dare forma a questo concetto l’artista siciliano ha fatto stampare la sua statua in 3D alta 30 cm che vedete nella copertina. Manifesto dell’album è proprio la titletrack Egomostro, un elettropop anni ’80 che ironizza: “non c’è scampo per il cibo, è già condiviso ancor prima di mangiare”. Colapesce (alias Lorenzo Urciullo) si conferma un ottimo paroliere capace di evocare immagini originali, come quando nell’eterea L’altra guancia descrive la sensazione dello scorrere del tempo con queste parole: “ci sono dei giorni in cui le ore sono briciole/raccolgo i minuti sopra al tavolo/la vita è solo una manciata di domeniche”. E poi, in Copperfield, brano fra i più belli del disco, con diversi strati sonori e cambi di rotta, nel ritornello scrive: “le emozioni no, neanche Copperfield può farle sparire, non c’è una formula che fermi una lacrima, uno tsunami dentro”. Elettronica, strumenti e cantautorato funzionano alla perfezione anche in questo secondo lavoro dell’artista che tre anni fa fece gridare al miracolo la critica con Un meraviglioso declino. In alcuni brani, come Reale, il nostro sembra aver imparato la lezione dell’ultimo Battisti, in altri, come nel ritmato Brezsny (dedicato proprio all’oroscopista della rivista Internazionale Rob Brezsny) è forte il richiamo di Battiato. Da vedere, infine, il provocatorio video del singolo Maledetti italiani in cui un cicciotello bambino nero distrugge le immagini di celebri personaggi italiani: politici, artisti, intellettuali, stilisti, imprenditori sportivi, ecc. Per questo album Colapesce si è avvalso della collaborazione di uno stuolo di musicisti di varie provenienze artistiche ed è prodotto dallo stesso Lorenzo insieme a Mario Conte, collaboratore, fra gli altri, di Meg. Complimenti alla 42 records, capace come sempre di cogliere, come nel caso ad esempio dei Drink to me, strade trasversali per raggiungere il bello in musica. (Katia Del Savio)

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LUCIO CORSI, ALTALENA BOY/VETULONIA DAKAR, PICICCA 2015

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In una serata di quelle di decompressione, fra Capodanno e l’Epifania, mi metto ad ascoltare un disco con il desiderio di sentire qualcosa che mi prepari ad affondare un nuovo anno con entusiasmo e fiducia nella musica che gira intorno a questo vivace mondo indie. Mi imbatto nel disco (ops…file musicale) di Lucio Corsi e penso che sia proprio quello che stavo cercando in quel momento: freschezza e originalità, cantautorato leggero e poetico. Il giovanissimo Lucio (21 anni), con il suo ingombrante nome di battesimo, si porta dentro la lezione dei suoi celebri omonimi colleghi e di Rino Gaetano, ma soprattutto mostra di essere fratello minore dei recenti talenti come Vasco Brondi (Le Luci della Centrale Elettrica), Dente e Tricarico. Con Lucio Corsi, e con altri, fra i quali il gruppo L’officina della Camomilla recensito poche settimane fa su Indiana, il cantautorato inaugura un’altra generazione che scrive in modo asciutto, diretto, ironico, surreale, cantato con voci acerbe, che si contrappone (anche se in alcuni casi si serve del suo stile) al grande filone di successo degli ultimi anni: il rap italiano. Altalena boy è un ep di 5 brani, ma è inserito in un unico Cd che contiene anche il precedente ep, Vetulonia Dakar, uscito lo scorso aprile: insieme formano quindi un unico album con un lato A e un lato B. Se si ascoltano i due lati come due lavori distinti, ci si rende conto di come, in pochi mesi, ci sia stata una netta evoluzione. Altalena Boy è un progetto più completo rispetto a Vetulonia Dakar, meno grezzo soprattutto dal punto di vista musicale e più ambizioso con la sua poetica sognante e meno intimista (vedi L’astronave e Migrazione generale dalle campagne alle città). Non a caso c’è lo zampino del produttore Federico Dragona, componente dei Ministri e già curatore di suoni per lo stesso Vasco Brondi e per il duo elettronico Iori’s Eyes. Se volete iniziare il nuovo anno in modo soffice ascoltate Altalena Boy! (Katia Del Savio)

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