Tag Archives: Massimo Volume

MÈSICO, A LONG BETRAYAL, UPUPA PRODUZIONI/RIFF RECORDS 2016

mesico

Per chi si avvicina al progetto solista di Paolo Mazzacani (fondatore, con Luciano Ermondi, dei Tempelhof) aspettandosi una sorta di continuazione del lavoro fatto col duo elettronico, la sorpresa è assicurata: imbracciata una chitarra acustica, Mazzacani scopre una vena cantautorale dolce e profonda, accompagnato in questo nuovo viaggio da qualche ospite d’eccezione come Gionata Mirai de Il Teatro degli Orrori, Stefano Pilia (Massimo Volume, Afterhours) ed altri ancora. Proprio da un viaggio deriva il nome scelto, Mèsico, il nonno dell’artista, venuto al mondo nel mezzo dell’oceano sul ponte di una nave che riportava a casa la sua famiglia, emigrata in Brasile; nella campagna mantovana un posto esotico valeva l’altro: “fosse Cile o Argentina, Brasile o Messico, appunto, non faceva alcuna differenza, così eccolo marchiato a vita: Mèsico, con una esse sola, come vuole la spiccia fonetica del poco cerimonioso dialetto padano. E Mèsico fu mio padre e Mèsico sono anch’io”. Le brevi ballad che compongono l’album svelano una felice attitudine evocativa, l’abilità nell’offrire una vera e propria colonna sonora a storie che nascono dall’ispirazione più intima; non a caso, uno dei piccolissimi gioielli di questo A Long Betrayal è il primo frammento strumentale: offerto forse senza alcuna pretesa colpisce decisamente nel segno per essenzialità e incisività, come del resto sanno fare tutti gli altri brani a partire dal primo, No Pain In The Sea. È una musica dall’approccio delicato, che va lasciata sedimentare: cresce, poi, ascolto dopo ascolto, insinuandosi nella nostra memoria, nei momenti di pausa dalla frenesia contemporanea. E fa venire voglia di concedersela, quella pausa. (Elisa Giovanatti)

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DADAMATTO, ROCOCO’, LA TEMPESTA 2014

CV_Dadamatto

Nell’anno in cui scompare il grande Francesco Di Giacomo, papà del progressive italiano, un gruppo nato solo 10 anni fa pubblica un disco dalla forte impronta prog. I Dadamatto hanno già alle spalle tre album, ma per Rococò sono riusciti ad agguantare un contratto con La Tempesta Dischi, etichetta che non sbaglia mai un colpo, dando così una svolta alla loro carriera, anche in termini di visibilità. Non basta, il disco, davvero interessante, è prodotto da Marco Caldera, già curatore del fortunato album dei Massimo Volume Aspettando i barbari (e non a caso il loro leader Emidio Clementi presta qui la voce nel brano America), mentre la copertina in stile settecentesco è stata realizzata dall’originale cantautrice Maria Antonietta. Date tutte queste premesse possiamo finalmente entrare in Rococò, facendoci trascinare dalle atmosfere decadenti e da un mondo sonoro dilatato, che sa di mobili impolverati abbandonati in una villa disabitata, dove una volta si svolgevano feste dell’alta società. Ma qui i fantasmi non c’entrano, anche se l’uso del theremin in Marina e del mellotron in tracce come la coinvolgente Pluridimensionalità forniscono un tocco di mistero, c’entra invece l’evocazione di un’epoca lontana, proprio come quella dello stile artistico rococò, sontuosa ma elegante, ironica ed erotica. I Dadamatto, Marco Imparato, Andrea Vescovi e Michele Grossi, con Rococò sono riusciti a creare un mondo, uno stile, senza forzature, né autocompiacimento. (Katia Del Savio)

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