Tag Archives: Mediterraneo

ZOIS, ZOIS, LULLABIT 2015

Cover

Gli Zois erano stati indicati da Mango come nuovo gruppo su cui puntare. Il cantautore scomparso un anno fa non fece solo il suo endorsement nei confronti della band bolognese, ma partecipò attivamente a questo disco  scrivendo, con la leader della band Valentina Gerometta, il brano Stella contraria. Non solo, Mango è presente nell’album accanto a Valentina anche nella cover di uno dei suoi maggiori successi, Oro, realizzata una versione densa e claustrofobica, totalmente diversa dall’originale. Al di là di questa preziosia collaborazione, gli Zois camminano tranquillamente sulle loro gambe con un rock deciso, dal groove accattivante, con venature dance vischiose, scorci mediterranei e attitudine fra l’epico e il pop-cantautorale. Un mix interessante che, aggiunto al carisma e alla notevole duttilità della voce di Valentina, funzionerà senz’altro bene anche dal vivo. Un sole d’inverno è il brano che racchiude il meglio di ciò che gli Zois sanno fare. Ascoltare per credere. (Katia Del Savio)

 

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SAMMY OSMAN, GERICO, MACISTE DISCHI 2015

gerico

Da un’angolatura spesso surreale il cantautore italo-somalo Sammy Osman racconta colori, profumi e suoni della realtà di ogni giorno, e se sembra voler evadere danzando su ritmi senza sosta, dall’altro lato è intimamente ancorato alla quotidianità, per via di tutti quei piccoli dettagli che ritroviamo nei suoi testi: vicoli chiassosi, notti insonni, sapori e incontri restituiscono con vividezza ambienti urbani, terre di mare, mondi lontani e vicini. Gerico, infatti, è un freschissimo viavai di mondi e influenze, che ha il suo centro nel Mediterraneo – esplorato da ogni sua sponda, da quelle a noi più familiari fino a includere sonorità e suggestioni ispaniche, gitane, magrebine e balcaniche – ma non disdegna incursioni in terre più lontane, Russia (Davai Tavarish) e Oriente (Salomè) in primis. Menestrello dalla voce calda, Osman si diverte e ci diverte fra spontanee serenate (Boom Boom), toni fantasiosi (La sposa cadavere), ritmi pulsanti (Vengo a prenderti così), accompagnato da una sezione strumentale estremamente capace e raffinata (clarinetto, percussioni, contrabbasso, chitarra e cori), che lo segue in una perfetta adesione di intenti. Il rischio di perdersi fra mille suggestioni era altissimo, e invece la formazione appare in pieno controllo. Un esordio caleidoscopico e maturo. (Elisa Giovanatti)

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PABLO E IL MARE, RESPIRO, LIBELLULA 2015

Cover Pablo e Il Mare

Fuori dal tempo. Respiro è un disco fuori dal tempo, lontano da mode sonore, dal cantautorato più trendy e “alternativo”, un po’ nevrotico e che vuole stupire a tutti i costi. Respiro, terza prova dei Pablo e il Mare (voce e chitarra, batteria e percussioni, pianoforte e sintetizzatori, violino, basso elettrico e contrabbasso), è un disco mediterraneo, latino, fresco, pieno di mare, un disco che ti fa stare bene, persino quando, come in A testa alta, si parla della Crisi con la C maiuscola. L’album parte con una milonga gitana, che accompagna il gestore dei bagni Tortuga mentre sistema la sua porzione di spiaggia nel deserto del mattino, prima che parta l’alta stagione. Tortuga è di impatto immediato e riassume la piacevole atmosfera malinconica che scorre per tutto il disco, e forse è per questo che è stato scelto come primo singolo. La delicatezza avvolge Di più, una ballata folk dal ritornello irresistibile, così come quello dell’incalzante Nausicaa. Con Ferdinandea ci si fa trasportare da atmosfere oniriche e acquatiche, lasciandosi affascinare dalla storia dell’omonima isola che apparve e scomparve nel canale di Sicilia. Una leggerissima bossa accompagna l’ascoltatore “a lezione di lentezza” sulla terrazza di Ana Luz (A Bahia). Per contrasto la successiva Ammanta avvolge l’ascoltatore nella nebbia invernale di Venezia, e poi, un po’ come Marco Polo, ci si dirige verso oriente finendo in Giappone, brano che aggiunge tipiche sonorità nipponiche a un impianto rock classico. Respiro si conclude con l’acustica Sottovoce, nella quale due voci si fondono delicatamente con chitarra e violino. Quest’ultimo, insieme al contrabbasso, dà una forte impronta stilistica a tutto l’album del gruppo sapientemente guidato da Paolo Antonelli. (Katia Del Savio)

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CARLO MAVER, TRACCE D’AFRICA, AUTOPRODUZIONE 2014

cover_tracce_d_africa

“Personalmente credo che la ricchezza ritmica che deriva dall’Africa e che ha fecondato tantissimi generi musicali sia uno dei più grossi debiti che il mondo ha contratto nei confronti del continente nero”. Così Carlo Maver spiega Tracce d’Africa, che in effetti altro non è che una personalissima esplorazione di alcune figure ritmiche africane e delle loro più disparate influenze. Di matrice prettamente jazzistica, l’album propone interessanti commistioni ed esperimenti, attraversando in lungo e in largo generi e continenti, America Latina e Medio Oriente, tango e choro, jazz e progressive (con piacevoli reminiscenze di Ian Anderson). Virtuoso suonatore di bandoneon – strumento a mantice, pilastro della tradizione tanguera argentina – Maver privilegia qui il flauto, di cui vanta un diploma al Conservatorio di Bologna: Chansonne de Chameaux, Bona Noite Leo, Rio de la Plata, Tubabu, così come diversi altri brani, avvolgono il flauto con percussioni dall’eco tribale e le affascinanti sonorità del vibrafono affidato a Pasquale Mirra, creando stratificazioni complesse rivelatrici di un’ottima vena compositiva e di una raffinata ricerca timbrica. (Elisa Giovanatti)

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