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ALT-J, THIS IS ALL YOURS, INFECTIOUS 2014

alt-J

Viene da sorridere, perché ce l’hanno fatta. Alla faccia di chi li voleva il solito flop da un successo e poi il nulla, delle attese schiaccianti dopo il Mercury Prize all’esordio (An Awesome Wave, volenti o nolenti, è tra i dischi più significativi degli ultimi anni) e dell’abbandono del bassista Gwil Sainsbury, gli Alt-J (foto di Gabriel Green) superano la prova difficilissima del secondo lavoro. This Is All Yours, pur non perfetto, è esattamente quello che ci voleva, il lavoro di una band che prosegue dritta per la sua strada, grazie a una vena creativa intatta, per la pura gioia del fare musica. Incorniciato dal trittico dedicato a Nara, città giapponese in cui i cervi girano liberamente per i parchi (a rappresentare la libertà creativa della band), This Is All Yours è un mix di artigianato studiato fin nei minimi dettagli e calda umanità: troviamo da un lato il lavoro sul suono, la limatura, la sovrapposizione di strati, la rifinitura maniacale, e dall’altro testi sensuali e passionali, piuttosto che accostamenti nonsense, accentuati dal carisma vocale di Joe Newman, con quel suo cantato tra l’hip hop e il soul, fatto di continui saliscendi, un incedere stralunato, con finti inciampi ed esitazioni; in musica, poi, i frequenti prestiti dalla world music, i momenti “tribali”, anche a commentare i tanti riferimenti alla natura e le sue forze, le strutture spesso sorprendenti dei brani, apparentemente disconnesse, non fanno che amplificare la dimensione istintuale, talora animalesca, dell’album. Un istinto sotto controllo, però, regolato da una logica puramente musicale. Solo così si giustificano certi accostamenti di parole, poste l’una accanto all’altra per un gioco di sonorità, e anche il tanto chiacchierato sample di Miley Cyrus che canta “I’m a female rebel” (da “4×4”) in Hunger Of The Pine è lì per un’unica, semplice ragione: suona bene. C’è, poi, il gusto del gioco: nella pur sensualissima Every Other Freckle, brano molto bello e persino sovraccarico di idee,  non è solo lascivia quella che fa cantare a Newman “turn you inside out and lick you like a crisp packet”, ma anche umorismo. Rispetto al lavoro precedente si accentua l’esplorazione folk (trip folk, del resto, avevano auto definito il proprio stile gli Alt-J), mentre trapela anche una delicata vena cantautorale (la dolcissima Warm Foothills, Pusher). Il rock-blues di Left Hand Free è forse il brano meno interessante, mentre ogni altra traccia sa stupire. A volte criticati per non essere particolarmente innovativi, gli Alt-J hanno dalla loro uno stile personale e parecchio mestiere. This Is All Yours è un ottimo album, che merita di essere ascoltato, pensato, e ascoltato di nuovo. (Elisa Giovanatti)

 

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SINEAD O’CONNOR, I’M NOT BOSSY. I’M THE BOSS, NETTWERK 2014

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A 47 anni, l’artista che sa essere convincente sia con la sua voce dolcissima che con la sua rabbia ha deciso di stupire ancora una volta. Già il titolo e la copertina che vede Sinead O’Connor in versione sensuale e ammiccante svelano una trasformazione, l’ennesima, dell’artista. Lo ha fatto per provocare di nuovo? Visto che solo pochi mesi fa mandò una lettera alla popstar americana Miley Cyrus consigliandole di non lasciare che usassero il suo corpo per far vendere più dischi, la provocazione sembra riferirsi a quella questione. Dietro a I’m not bossy. I’m the boss (Non sono prepotente. Sono semplicemente il capo) si cela in realtà la campagna per l’affermazione delle donne forti e capaci che non devono essere discriminate, lanciata dal direttore operativo di Facebook Sheryl Sandberg, alla quale la O’Connor (oltre ad altre star come Beyoncé) ha aderito. Ma l’ultimo album dell’artista irlandese non è solo questo, naturalmente. Come sempre la complessità di Sinead è rappresentata da ogni singolo brano e da tutte le sfumature che riesce a rappresentare con la sua splendida e unica voce. Dall’r’n b di Kisses like mine al folk irlandese di The Vishnu Room, dal rock potente e drammatico di Harbour (il finale ricorda la forza e l’intensità di You made me the thier of you heart incisa per la fantastica colonna sonora del film In the name of the father del 1993) fino al divertente funky intitolato James Brown, interpretato insieme al sassofonista nigeriano Seun Kuti, figlio del grande Fela Kuti, Sinead mostra le sue mille sfaccettature. La cantautrice stessa ha dichiarato che, tranne il brano d’apertura How About Be Me, I’m not bossy. I’m the boss non è un album autobiografico, ma in esso lei interpreta alcuni personaggi femminili. Questo espediente artistico è stato utilizzato anche da altre cantautrici, come Tori Amos nel disco di cover Strange Little Girls. In Take me to church Sinead dice “Per quale motivo scrivo canzoni d’amore? Non le voglio scriverne mai più”. In realtà amore e sesso sono il filo conduttore dell’album, dalla dolce How about I be Me all’incisiva Dense water deeper down non si celano sentimenti e desideri, in modo libero, esplicito e semplice. Nulla da stupirsi: le contraddizioni fanno parte del mondo artistico di Sinead. Il precedente album How about I be me (And you be you)? conteneva maggiori punte di diamante, ma l’ultimo lavoro della cantautrice ha il pregio di essere più positivo e leggero. (Katia Del Savio)

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